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La porta della cantina di Burk

© 2003 by Alberto Dal Lago

Il Male scruta Ahr Delmar Lork.

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Libro Secondo: “L'arcimago Lork

 Interludio del Male

   In quella dimensione ultraterrena nulla si poteva vedere, nulla si poteva toccare, nulla si poteva percepire. Nella Dimensione Divina vi era il nulla. Ma quel nulla era il tutto che i mortali non potevano scorgere nelle loro grame esistenze... troppo distanti per scorgere, troppo brevi per comprendere.
   E nella Dimensione Divina il tutto appariva diafano, intangibile, tanto assente che cadendo in errore si sarebbe potuto ipotizzare che lì esistesse il solo nulla. Eppure il tutto era onnisciente, onnipresente.
   Il tutto era la Natura. E la Natura era perfetta, giacché comprendeva in sé il tutto; la Natura era la vita e la morte. Ed essa, onniveggente, dettava le leggi a cui il tutto doveva sottostare... e non poteva sottrarvisi.
   Tuttavia, affinché tale perfezione durasse nei tempi, Essa doveva racchiudere in sé il nulla.
   E il nulla non si mostrava diverso dal tutto; anch’esso appariva diafano, intangibile. Questo, però, unicamente poiché la Dimensione Divina era vuota, oppure talmente piena da sembrare vuota, e le difformità erano impercettibili per uno qualsiasi dei miseri esseri mortali. Soltanto a causa degli umani limiti nessuno avrebbe notato differenze tra il tutto e il nulla.
   Nondimeno si sarebbe potuto descrivere il nulla come un’enorme macchia di tenebre che inghiottiva il tutto, oppure si sarebbe potuto affermare che il tutto comprendeva in sé il nulla.
   In Principio quella smisurata macchia di tenebre era già presente.
   Una ragione esisteva: la Natura era il tutto, la Natura era il nulla. E in aggiunta, nonostante fosse impossibile da percepire, il tutto era il Bene e il nulla era il Male.
   Dal Principio, per l’innato istinto, il Male si era contrapposto al Bene.
   Dal Principio, per l’innato istinto, il Bene limitava il Male.
   La loro guerra, in quel tempo, era ben lungi dall’essere terminata.
   Il Male, crogiolandosi nelle proprie tenebre, osservò la Terra Uhda’etsolaêy; volse i sensi verso il basso dalla Dimensione Divina, attraverso la Dimensione Onirica... giù, sempre più giù, fino a scrutare la Dimensione Terrena. Ed era lì che il Male aveva combattuto, combatteva e avrebbe combattuto le sue battaglie contro il Bene, ossia laddove stavano le grezze ma pur sempre insostituibili fondamenta dell’universo, laddove esistevano la vita e la morte come due entità distinte.
   Così il Male volse i sensi alla Terra Uhda’etsolaêy. Accantonò la parte centro orientale del Continente Australe, giudicando il lavoro dei Prescelti ancora primordiale per essere valutato. Avvolse d’oscurità il Continente Boreale, le cui lotte intestine per la sopravvivenza stavano evolvendosi da troppo poco tempo. Ottenebrò con un velo nero l’Arcipelago della Mano Nera e i maligni indigeni dai propositi affascinanti. Calò cupe nebbie sull’Ottavo Mondo, in cui i Demoni stavano organizzando il Pandemonio.
   Infine pronto, il Male si concentrò sulla parte occidentale del Continente Australe e vi cercò il suo prediletto, l’uomo che con tanta arguzia stava portando innanzi parte della Capitolazione. Sondando il Mondo Interno, il Male scovò il mago e compiaciuto, in un breve istante, constatò i propositi che egli si era prefisso. Vedendo che stava agendo per il meglio, il Male si ritirò, contorcendosi su se stesso in una vorticosa spirale.
   In quell’istante, una scura propaggine si ritrasse fulminea dal mortale che si faceva chiamare Ahr Delmar Lork.

               
 
           
           
 
 



© by Andrea D'Angelo

 

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