In quella dimensione ultraterrena
nulla si poteva vedere, nulla si poteva toccare, nulla
si poteva percepire. Nella Dimensione Divina vi era
il nulla. Ma quel nulla era il tutto che i mortali non
potevano scorgere nelle loro grame esistenze... troppo
distanti per scorgere, troppo brevi per comprendere.
E nella Dimensione Divina il tutto
appariva diafano, intangibile, tanto assente che cadendo
in errore si sarebbe potuto ipotizzare che lì
esistesse il solo nulla. Eppure il tutto era onnisciente,
onnipresente.
Il tutto era la Natura. E la Natura
era perfetta, giacché comprendeva in sé
il tutto; la Natura era la vita e la morte. Ed essa,
onniveggente, dettava le leggi a cui il tutto doveva
sottostare... e non poteva sottrarvisi.
Tuttavia, affinché tale perfezione
durasse nei tempi, Essa doveva racchiudere in sé
il nulla.
E il nulla non si mostrava diverso
dal tutto; anch’esso appariva diafano, intangibile.
Questo, però, unicamente poiché la Dimensione
Divina era vuota, oppure talmente piena da sembrare
vuota, e le difformità erano impercettibili per
uno qualsiasi dei miseri esseri mortali. Soltanto a
causa degli umani limiti nessuno avrebbe notato differenze
tra il tutto e il nulla.
Nondimeno si sarebbe potuto descrivere
il nulla come un’enorme macchia di tenebre che
inghiottiva il tutto, oppure si sarebbe potuto affermare
che il tutto comprendeva in sé il nulla.
In Principio quella smisurata macchia
di tenebre era già presente.
Una ragione esisteva: la Natura era
il tutto, la Natura era il nulla. E in aggiunta, nonostante
fosse impossibile da percepire, il tutto era il Bene
e il nulla era il Male.
Dal Principio, per l’innato
istinto, il Male si era contrapposto al Bene.
Dal Principio, per l’innato
istinto, il Bene limitava il Male.
La loro guerra, in quel tempo, era
ben lungi dall’essere terminata.
Il Male, crogiolandosi nelle proprie
tenebre, osservò la Terra Uhda’etsolaêy;
volse i sensi verso il basso dalla Dimensione Divina,
attraverso la Dimensione Onirica... giù, sempre
più giù, fino a scrutare la Dimensione
Terrena. Ed era lì che il Male aveva combattuto,
combatteva e avrebbe combattuto le sue battaglie contro
il Bene, ossia laddove stavano le grezze ma pur sempre
insostituibili fondamenta dell’universo, laddove
esistevano la vita e la morte come due entità
distinte.
Così il Male volse i sensi
alla Terra Uhda’etsolaêy. Accantonò
la parte centro orientale del Continente Australe, giudicando
il lavoro dei Prescelti ancora primordiale per essere
valutato. Avvolse d’oscurità il Continente
Boreale, le cui lotte intestine per la sopravvivenza
stavano evolvendosi da troppo poco tempo. Ottenebrò
con un velo nero l’Arcipelago della Mano Nera
e i maligni indigeni dai propositi affascinanti. Calò
cupe nebbie sull’Ottavo Mondo, in cui i Demoni
stavano organizzando il Pandemonio.
Infine pronto, il Male si concentrò
sulla parte occidentale del Continente Australe e vi
cercò il suo prediletto, l’uomo che con
tanta arguzia stava portando innanzi parte della Capitolazione.
Sondando il Mondo Interno, il Male scovò il mago
e compiaciuto, in un breve istante, constatò
i propositi che egli si era prefisso. Vedendo che stava
agendo per il meglio, il Male si ritirò, contorcendosi
su se stesso in una vorticosa spirale.
In quell’istante, una scura
propaggine si ritrasse fulminea dal mortale che si faceva
chiamare Ahr Delmar Lork.