In passato sì; avrei voluto
pubblicare come Shoâ’nhadêy. Tuttavia,
col tempo ho iniziato ad apprezzare gli pseudonimi (o
“nickname”) soltanto in poche circostanze.
Adoro il mio nome di battesimo e cognome,
anche perché sono entrambi talmente comuni che
sono anonimo e mi piace! :-)
·
Quando
scrivi, stai seduto davanti al monitor oppure usi
carta, penna e calamaio?
Utilizzo il mio computer portatile:
un ufficio in movimento, fantastico! I vantaggi sono
notevoli: scrivo veloce quasi quanto penso, posso intervenire
subito e in modo pulito sul testo appena scritto e posso
scrivere al buio.
Le revisioni, invece, le affronto
sia a video che su carta, utilizzando metodi diversi,
poiché nel tempo ho capito che a me servono entrambe.
Ad ogni modo, l’ultima rilettura è sempre
su carta.
Ho tre fasi.
Prima fase: a monte di tutto, stendo
una cronologia schematica di tutti gli avvenimenti che
devo narrare (non solo; rimando alla sezione Scrittura
per comprendere il mio metodo di lavoro). Finché
l’intera cronologia non è ultimata, non
passo alla seconda fase.
Seconda fase: seguendo la cronologia,
rileggo gli avvenimenti che devo narrare (solitamente
un po’ per volta, ma più di una decina),
approfondendoli in quelle che io chiamo “focalizzazioni”.
Diciamo che schematicamente mi segno per punti le cose
che devo assolutamente dire.
Terza fase: leggo una focalizzazione
e scrivo la scena corrispondente, stando attento solamente
ai punti che non posso tralasciare. Il resto è
estro del momento.
Detto così sembra una scrittura
incatenata a se stessa, prigioniera. In realtà
vi ho fatto presto l’abitudine, anche in virtù
dei numerosissimi vantaggi di un tale approccio: raggiungo
più facilmente la coerenza interna necessaria
al romanzo e, nel contempo, nulla mi impedisce di sconvolgere
una scena rispetto a quanto immaginato/previsto (cosa
che mi capita più spesso di quanto si possa immaginare),
l’importante è che dica quanto devo
dire.
Il perché di questa organizzazione
è semplice. Seguire la trama con ordine è
una delle capacità richieste a uno scrittore
professionista. E non sono io a dirlo, ma decine di
scrittori affermati. La pianificazione per me è
sempre stata un istinto; sono stato semplicemente fortunato
in questo, perché ho fatto meno fatica di altri.
Se si devono gestire grandi quantità
di dati, o ci si organizza o si perde il controllo.
E La
Triade è davvero molto vasta.
Rileggo una volta a video, di solito
intervenendo pesantemente sul testo.
Rileggo una seconda volta a video,
mettendo a posto il poco che resta.
Stampo e rileggo su carta, segnando
a matita le revisioni.
Riporto le revisioni dalla carta a
video. Se sono poche mi fermo qui, altrimenti rileggo
a video un’ultima volta (solitamente questo non
avviene mai, se non per brani particolarmente insoddisfacenti;
l’ultima rilettura è sempre su carta).
·
“La
Triade” è formata da diciassette libri.
Come fai a stabilire che saranno diciassette e non,
ad esempio, sedici o diciotto? Non corri il rischio
di scrivere un libro di 10 pagine o uno di 2000
soltanto per mantenere simili premesse?
Il rischio c’è, ma è
davvero limitato.
So già cosa tratterà
ognuno dei 17 libri, parlando di eventi principali;
con simili informazioni, non posso sbagliare. Scrivere
in modo professionale significa anche saper prevedere
e poi controllare la lunghezza dei propri scritti.
Potrò scrivere un romanzo di
50 pagine più lungo o più corto di quanto
ho previsto, ma questo non cambia la sostanza.
Diciassette libri sono previsti e
diciassette saranno, senza stiracchiare o spremere La
Triade.
·
Mentre
scrivi, stai attento alla grammatica o ci pensi
dopo?
1°.
a) Ho scritto talmente
tanto in vita mia, che oramai sto attento alle ripetizioni
d'istinto. b) In linea di
massima le mie prime stesure sono piene di ripetizioni!
Ma queste due
frasi si contraddicono!
Nonostante stia attento alle ripetizioni
istintivamente e mi renda conto quando ne commetto,
alla fine i miei testi ne sono comunque pieni. Diciamo
che all'inizio ce n’erano almeno il doppio rispetto
ad adesso.
Questo era un esempio per sottolineare
che anche gli aspetti più banali della grammatica
durante la prima stesura, almeno per quanto riguarda
il mio modo di intendere la scrittura, non possono essere
controllati del tutto.
La prima stesura dev’essere
il più libera possibile.
2°. Relativamente
a questioni più sottili, invece, dipende molto
dalla foga con cui sto stendendo il testo. Solitamente
il “suono” di una frase è sufficiente
a richiamare la mia attenzione su qualche errore (e
ogni momento è buono per togliere di mezzo un
errore), ma buona parte delle mie revisioni dimostrano
che sono tutt’altro che infallibile.
3°. Sintatticamente
è ancora peggio: non si è mai finito d’imparare.
Gli asterischi venivano inseriti
a ogni cambio del fronte d’azione, ossia quando
i personaggi cambiano. Al loro posto, perché
è prassi più comune, sono state inserite
due righe di spazio.
Se non c’è il cambio
di fronte d’azione, ma necessito di uno stacco
maggiore, nonostante i personaggi siano gli stessi,
inserisco una sola riga di spazio.
Ne L’arcimago
Lork purtroppo sono state eliminate alcune delle
righe singole, per esigenze di stampa off-set (il testo
non stava nelle pagine previste; sforare di una sola
pagina con il testo e per questo pagare molta carta
in più - troppo lungo spiegare qui come funziona
la stampa off-set - è economicamente inaccettabile).
05.07.2004
·
Lo stile del romanzo è sensibilmente
diverso, migliore. È forse dovuto a un editing più
accurato?
No.
È frutto di più cose.
La prima è che è stato
scritto due tre anni dopo il primo; sono migliorato
io.
La seconda è che ho avuto molto
più tempo per rivederlo (e partivo da una base
migliore). Ho avuto un mese e mezzo di tempo con Le
sette gemme per tagliare 150 pagine di 600. Poi,
non ho avuto il tempo di rileggerlo nemmeno una volta
su carta. Per L’arcimago
Lork ho avuto almeno il doppio del tempo e l’ho
accorciato assai meno (la stessa cosa è valida
per La
Fortezza).
La correzione delle bozze è
stata minima in entrambi i casi (me le sono fatte spedire,
per imparare dai miei errori). Quindi, come mi accollo
i difetti del Libro Primo, così mi godo i pregi
del Libro Secondo (e Terzo).
Lo stile è divenuto più
introspettivo, è maturato, un po’ di conseguenza
a ciò che narra L’arcimago
Lork, un po’ per via della mia evoluzione
personale.
Ne La
Fortezza, infatti, rimane introspettivo, anche se
più ci si avvicina all’epilogo, più
gli accadimenti accelerano e con essi la narrazione
(e per questo, ovvio, è comunque meno introspettivo
del secondo: il ritmo è un aspetto importantissimo).