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FAQ - Scrittura


» Hai mai pensato di pubblicare sotto pseudonimo?
» Quando scrivi, stai seduto davanti al monitor oppure usi carta, penna e calamaio?
» Qual è l’esatto processo della prima stesura?
» E dopo la prima stesura, come attui la revisione?
» “La Triade” è formata da diciassette libri.
Come fai a stabilire che saranno diciassette e non, ad esempio, sedici o diciotto? Non corri il rischio di scrivere un libro di 10 pagine o uno di 2000 soltanto per mantenere simili premesse?
» Mentre scrivi, stai attento alla grammatica o ci pensi dopo?
» Dove sono finiti gli sterischi e gli spazi che separano le scene?
» Lo stile del romanzo è sensibilmente diverso, migliore. È forse dovuto a un editing più accurato?
   


· Hai mai pensato di pubblicare sotto pseudonimo?

   In passato sì; avrei voluto pubblicare come Shoâ’nhadêy. Tuttavia, col tempo ho iniziato ad apprezzare gli pseudonimi (o “nickname”) soltanto in poche circostanze.
   Adoro il mio nome di battesimo e cognome, anche perché sono entrambi talmente comuni che sono anonimo e mi piace! :-)


· Quando scrivi, stai seduto davanti al monitor oppure usi carta, penna e calamaio?

   Utilizzo il mio computer portatile: un ufficio in movimento, fantastico! I vantaggi sono notevoli: scrivo veloce quasi quanto penso, posso intervenire subito e in modo pulito sul testo appena scritto e posso scrivere al buio.
   Le revisioni, invece, le affronto sia a video che su carta, utilizzando metodi diversi, poiché nel tempo ho capito che a me servono entrambe. Ad ogni modo, l’ultima rilettura è sempre su carta.


· Qual è l’esatto processo della prima stesura?

   Ho tre fasi.
   Prima fase: a monte di tutto, stendo una cronologia schematica di tutti gli avvenimenti che devo narrare (non solo; rimando alla sezione Scrittura per comprendere il mio metodo di lavoro). Finché l’intera cronologia non è ultimata, non passo alla seconda fase.
   Seconda fase: seguendo la cronologia, rileggo gli avvenimenti che devo narrare (solitamente un po’ per volta, ma più di una decina), approfondendoli in quelle che io chiamo “focalizzazioni”. Diciamo che schematicamente mi segno per punti le cose che devo assolutamente dire.
   Terza fase: leggo una focalizzazione e scrivo la scena corrispondente, stando attento solamente ai punti che non posso tralasciare. Il resto è estro del momento.
   Detto così sembra una scrittura incatenata a se stessa, prigioniera. In realtà vi ho fatto presto l’abitudine, anche in virtù dei numerosissimi vantaggi di un tale approccio: raggiungo più facilmente la coerenza interna necessaria al romanzo e, nel contempo, nulla mi impedisce di sconvolgere una scena rispetto a quanto immaginato/previsto (cosa che mi capita più spesso di quanto si possa immaginare), l’importante è che dica quanto devo dire.
   Il perché di questa organizzazione è semplice. Seguire la trama con ordine è una delle capacità richieste a uno scrittore professionista. E non sono io a dirlo, ma decine di scrittori affermati. La pianificazione per me è sempre stata un istinto; sono stato semplicemente fortunato in questo, perché ho fatto meno fatica di altri.
   Se si devono gestire grandi quantità di dati, o ci si organizza o si perde il controllo. E La Triade è davvero molto vasta.


· E dopo la prima stesura, come attui la revisione?

   Rileggo una volta a video, di solito intervenendo pesantemente sul testo.
   Rileggo una seconda volta a video, mettendo a posto il poco che resta.
   Stampo e rileggo su carta, segnando a matita le revisioni.
   Riporto le revisioni dalla carta a video. Se sono poche mi fermo qui, altrimenti rileggo a video un’ultima volta (solitamente questo non avviene mai, se non per brani particolarmente insoddisfacenti; l’ultima rilettura è sempre su carta).


· “La Triade” è formata da diciassette libri.
Come fai a stabilire che saranno diciassette e non, ad esempio, sedici o diciotto? Non corri il rischio di scrivere un libro di 10 pagine o uno di 2000 soltanto per mantenere simili premesse?

   Il rischio c’è, ma è davvero limitato.
   So già cosa tratterà ognuno dei 17 libri, parlando di eventi principali; con simili informazioni, non posso sbagliare. Scrivere in modo professionale significa anche saper prevedere e poi controllare la lunghezza dei propri scritti.
   Potrò scrivere un romanzo di 50 pagine più lungo o più corto di quanto ho previsto, ma questo non cambia la sostanza.
   Diciassette libri sono previsti e diciassette saranno, senza stiracchiare o spremere La Triade.


· Mentre scrivi, stai attento alla grammatica o ci pensi dopo?

   1°.
   a
) Ho scritto talmente tanto in vita mia, che oramai sto attento alle ripetizioni d'istinto.
   b) In linea di massima le mie prime stesure sono piene di ripetizioni!

   Ma queste due frasi si contraddicono!

   Nonostante stia attento alle ripetizioni istintivamente e mi renda conto quando ne commetto, alla fine i miei testi ne sono comunque pieni. Diciamo che all'inizio ce n’erano almeno il doppio rispetto ad adesso.
   Questo era un esempio per sottolineare che anche gli aspetti più banali della grammatica durante la prima stesura, almeno per quanto riguarda il mio modo di intendere la scrittura, non possono essere controllati del tutto.
   La prima stesura dev’essere il più libera possibile.

   2°. Relativamente a questioni più sottili, invece, dipende molto dalla foga con cui sto stendendo il testo. Solitamente il “suono” di una frase è sufficiente a richiamare la mia attenzione su qualche errore (e ogni momento è buono per togliere di mezzo un errore), ma buona parte delle mie revisioni dimostrano che sono tutt’altro che infallibile.

   3°. Sintatticamente è ancora peggio: non si è mai finito d’imparare.


05.07.2004
· Dove sono finiti gli sterischi e gli spazi che separano le scene?

   Gli asterischi venivano inseriti a ogni cambio del fronte d’azione, ossia quando i personaggi cambiano. Al loro posto, perché è prassi più comune, sono state inserite due righe di spazio.
   Se non c’è il cambio di fronte d’azione, ma necessito di uno stacco maggiore, nonostante i personaggi siano gli stessi, inserisco una sola riga di spazio.

   Ne L’arcimago Lork purtroppo sono state eliminate alcune delle righe singole, per esigenze di stampa off-set (il testo non stava nelle pagine previste; sforare di una sola pagina con il testo e per questo pagare molta carta in più - troppo lungo spiegare qui come funziona la stampa off-set - è economicamente inaccettabile).


05.07.2004
· Lo stile del romanzo è sensibilmente diverso, migliore. È forse dovuto a un editing più accurato?

   No.
   È frutto di più cose.
   La prima è che è stato scritto due tre anni dopo il primo; sono migliorato io.
   La seconda è che ho avuto molto più tempo per rivederlo (e partivo da una base migliore). Ho avuto un mese e mezzo di tempo con Le sette gemme per tagliare 150 pagine di 600. Poi, non ho avuto il tempo di rileggerlo nemmeno una volta su carta. Per L’arcimago Lork ho avuto almeno il doppio del tempo e l’ho accorciato assai meno (la stessa cosa è valida per La Fortezza).
   La correzione delle bozze è stata minima in entrambi i casi (me le sono fatte spedire, per imparare dai miei errori). Quindi, come mi accollo i difetti del Libro Primo, così mi godo i pregi del Libro Secondo (e Terzo).

   Lo stile è divenuto più introspettivo, è maturato, un po’ di conseguenza a ciò che narra L’arcimago Lork, un po’ per via della mia evoluzione personale.
   Ne La Fortezza, infatti, rimane introspettivo, anche se più ci si avvicina all’epilogo, più gli accadimenti accelerano e con essi la narrazione (e per questo, ovvio, è comunque meno introspettivo del secondo: il ritmo è un aspetto importantissimo).

               
 
           
           
 
 



© by Andrea D'Angelo

 

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