Commettendo qualche errore, fortunatamente
non di troppo.
A suo tempo, spedii all’Editrice
Nord il manoscritto de Le
sette gemme, con una lettera di presentazione personale
e una intitolata “Dove e quando”, che trattava
della mia trilogia.
La risposta di Gianfranco Viviani
mi arrivò all’incirca un mese dopo. Aveva
valutato sommariamente l’opera, giudicandola interessante,
ma avanzando alcune critiche. Terminava la lettera pregandomi
di fargli avere un riassunto dell’intera trilogia,
per meglio valutarla.
Mai lasciare nulla d’intentato,
anche se scoraggiati. Scrissi una risposta che evidenziava
aspetti dell’opera che per forza di cose non aveva
notato (un editore è una persona che ha sempre
un gran daffare), citando parti precise dell’opera
per facilitargli il lavoro. Poi ho lavorato su due riassunti,
uno stringatissimo e uno un po’ più particolareggiato,
spedendoli entrambi.
La risposta non si è fatta
attendere: tre giorni dopo mi è arrivata la lettera
con le copie del contratto.
Quindi, quali
sono stati i tuoi errori?
In primo luogo spedire il manoscritto.
Un editore non potrà mai valutare un intero manoscritto.
Se proprio si vuole mandare qualcosa dell’opera,
si mandi un brano significativo (o più d’uno,
ma comunque poche pagine).
In secondo luogo, non ho allegato
un riassunto alla prima spedizione. Il riassunto dell’opera
è fondamentale per valutare in modo rapido sia
il lavoro che viene presentato sia le capacità
dell’autore, poiché riassumere la propria
opera in modo conciso è cosa di una certa complessità.
Esistono ancora editori che si occupano
delle nuove leve, che invece di gettare il manoscritto
in un angolo, tentano di capire se il contenuto è
valido, basandosi principalmente sui gusti dei loro
lettori.
Nel mio caso la fortuna è stata
aver trovato Gianfranco Viviani disposto a valutare
il contenuto nel periodo in cui gli ho spedito il manoscritto.
Ma se la storia non è buona
e non c’è tecnica narrativa, col cavolo
che la fortuna ti pubblica!
E vi è un terzo elemento fondamentale,
la professionalità. Iniziare un rapporto professionale
con una casa editrice comporta molta serietà,
capacità di valutare tempi di scrittura, elasticità
mentale; tutte cose che un editore soppesa attentamente,
per quanto può, prima di metterti sotto contratto.
Pubblicare è un sogno per chiunque
scriva, ma la realtà è un’altra
cosa.
Una volta editi, il sogno resta, non
sono così ipocrita da negarlo: è bello
essere pubblicati, molto bello. Tuttavia la vita per
uno scrittore è dura anche in seguito alla firma
del contratto.
La fortuna non pubblica nessuno.
Per quanto riguarda l’Editrice
Nord, la quarta di copertina viene scritta dall’autore
italiano (quella dei romanzi di autori stranieri probabilmente
viene ripresa dalle edizioni estere). Ma si tratta di
una bozza, che poi viene rimaneggiata dall’editore,
anche pesantemente.
La seconda possibilità, quella
che prediligo, è che in quarta di copertina venga
messo un breve estratto dell'opera. Questo espediente,
probabilmente vecchio quanto l'editoria, è molto
più efficace di qualsiasi quarta di copertina
esplicativa.
Avevo una cassetta in banca, in cui
depositavo i miei romanzi prima di spedirli a chiunque.
La cassetta veniva chiusa e mai più aperta (la
spesa è annuale e certamente ammortizzabile).
Nel caso in cui qualcosa vada storto,
si fa causa e al momento opportuno si va ad aprire la
cassetta con qualcuno presente. Dal registro della banca
risulterà che la cassetta non è mai
stata aperta da prima che l’opera venisse
spedita ai furbi in questione.
Tra le tante possibilità valutate,
questa è la migliore che sia venuta in mente
a me e, soprattutto, ad alcuni miei amici notai.
05.07.2004
·
Il primo romanzo ha venduto
molto? Sei diventato miliardario come J. K. Rowling?
Ahimè, non sono diventato
miliardario! ;-)
Tuttavia, grande cosa, ho guadagnato
con tutti e tre i romanzi. Per aver esordito con una
trilogia piuttosto voluminosa, in cui la vicenda termina
soltanto con il terzo libro, è una bella soddisfazione.
Più ancora se penso che lo
stile non fosse ancora maturo. Al prossimo romanzo,
dunque! :-)
05.07.2004
·
Non ti sembra un azzardo
rispondere a tutti i lettori? Rischi di non poterlo
pił fare, in futuro.
Vero, rischio di non poterlo più
fare, in futuro. Ma considero due cose: primo, che non
arriverò a una maggiore notorietà in un
batter d’occhio; secondo, siccome sarebbe graduale,
avrei il tempo di prendere delle contromisure che non
scontentino nessuno.