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FAQ - Le sette gemme


» È possibile leggere un estratto de “Le sette gemme”?
» Chi ha disegnato la copertina?
» I due passi del Manoscritto sono criptici, si capiranno nel prosieguo della storia?
» I due passi non usano alcuna metrica, ma i versi sono in rima: come mai?
» L’inizio del tuo romanzo ricorda molto l’inizio della “Trilogia dei Draghi” di Dragonlance. C’è qualche relazione?
» Come mai Flirnes e Dlirnes sono così poco presenti?
» Perché Lork è così malignamente banale nella sua prima apparizione, quand’è a tu per tu con il servo?
» La “storia d’amore” tra Tarko e Dana non è un po’ stupida?
» Come mai la compagnia viene catturata tre volte e non viene mai perquisita a dovere?
» I Congregati camminano per tre giorni sottoterra prima di arrivare a Doom. Da quanto si apprende, le gallerie sono artificiali: non sono troppo lunghe per essere state scavate dai Ribaldi, considerando l'età media degli insediamenti in quella zona?
» Oggetto: il colloquio telepatico con Sashkaêtlaân, la Redentrice (bianca). La gemma spinge Tarko a cercare Fairkaêtlakram, la Lunare (rossa), dicendo di percepirla più vicina delle altre. Poi, quando il Meek le chiede se può aiutarlo a individuarla precisamente, questa gli risponde che il concetto di spazio di una Gemma dell’Equilibrio è differente rispetto a quello umano e che, quindi, non è in grado di aiutarlo.
Non c’è contraddizione in questo?
» Lo scontro con la Pattuglia Notturna, nella Foresta Cuore, non è troppo fortunoso?
   


· È possibile leggere un estratto de “Le sette gemme”?

   Il prologo di tutti e tre i romanzi della Trilogia delle Sette Gemme dell'Equilibrio sono disponibili su questo sito, nella sottosezione Libri.
   Cliccate qui per raggiungerli.


· Chi ha disegnato la copertina?

   L’Editrice Nord usa un catalogo di copertine già utilizzate all’estero. L’autore non so chi sia, né so perché non compaia il suo nome all’interno del romanzo.


· I due passi del Manoscritto sono criptici, si capiranno nel prosieguo della storia?

   È chiaro che i due passi sono volutamente criptici. Tra quelle righe si nascondono verità che la storia dipana gradualmente.
   Com’è avvenuto ne Le sette gemme, alcuni versi dei passi divengono chiari per i personaggi e, quindi, per i lettori anche nel prosieguo della storia.
   Entrambi i passi, comunque, non vengono spiegati interamente in modo esplicito. Se riletti a fine trilogia, comunque, saranno sufficientemente chiari.


· I due passi non usano alcuna metrica, ma i versi sono in rima: come mai?

   Questo è un mio peccato di gioventù, che purtroppo è rimasto nella versione definitiva.
   Ed è, soprattutto, un errore di coerenza interna.
   Primo, l’intenzione di inserire una qualsivoglia metrica non c’è mai stata. Secondo, se riscrivessi oggi i due passi, non sarebbero in rima.
   Il Manoscritto non è scritto in rima, non è poesia: è prosa, criptica. Questo è l’errore di coerenza interna.
   Se in futuro vi saranno altri passi del Manoscritto, come credo, saranno prosa criptica e basta.


· L’inizio del tuo romanzo ricorda molto l’inizio della “Trilogia dei Draghi” di Dragonlance. C’è qualche relazione?

   No, non c’è relazione.
   C’è, però, qualcosa da dire a tal proposito.

   Esistono due spunti, consapevoli, all’interno della Trilogia delle Sette Gemme dell’Equilibrio; uno di questi riguarda l’inizio della vicenda.
   Tali spunti sono rimasti nella versione definitiva della trilogia, come tributo a due maestri della fantasy mondiale, pur venendo decisamente stravolti nel corso degli anni.
   La prima stesura del capitolo iniziale era davvero molto simile all'inizio de “Lo Hobbit” di J.R.R.Tolkien. Poi l’approccio è stato modificato, aggiungendo l’avvicinamento a Meekkârja di Flirnes e Dlirnes Kafhdimje, Ratan Darhol e Netomirk Meegrow. Il motivo è semplice: l’espediente mi ha permesso di introdurli meglio. Una prima scena con sette personaggi tutti in una volta avrebbe avuto un impatto negativo sul lettore, probabilmente confondendolo. Così, invece, c’è più gradualità.

   L’inizio di Dragonlance, in effetti, somiglia molto. Penso la somiglianza sia dovuta ad un ragionamento di fondo pressoché identico: anche in Dragonlance ci sono molti personaggi, anche lì introdurli tutti all’interno della locanda sarebbe stato azzardare troppo... siamo semplicemente arrivati alla stessa soluzione (senza voler fare paragoni sulla qualità del risultato finale, sia chiaro).
   Narrare, a volte, è calcare un sentiero angusto.


· Come mai Flirnes e Dlirnes sono così poco presenti?

   Questo è un punto cui tengo molto. Ringrazio quanti l’hanno sollevato, perché mi danno la possibilità di spiegare il modo in cui concepisco certi aspetti dei miei romanzi.
   E perdonatemi se la risposta parte da lontano.

   Le sette gemme non è certo un romanzo originale: tratta di una cerca, ossia del tema più sfruttato dal genere fantasy. Questo a me piace; non ricerco ossessivamente l'originalità, anzi, adoro la rivisitazione del già scritto in chiave originale (è una grossa sfida anche questa).
   La Trilogia delle Sette Gemme dell'Equilibrio è la mia prima opera (le prime tre, per essere precisi) ed è la risposta all’iniziale pulsione che mi spinse alla scrittura: volevo qualcosa che riprendesse gli elementi amati dei romanzi letti e che nel contempo ne introducesse altri che avrei voluto leggere e non avevo trovato (originali, quindi, per quanto avevo letto fino ad allora: non sono un’enciclopedia!).
   Questo è quanto tentai di fare ideando l’intera trilogia.
   Ora vengo alle conseguenze.
   Tra le originalità più sottili vi sono Flirnes e Dlirnes.
   La decisione di caratterizzare così questi due personaggi mi è venuta dopo aver letto le prime due trilogie di Dragonlance. Ho amato sia la “Trilogia dei Draghi” che la “Trilogia dei Gemmelli”, come vengono familiarmente chiamate; tuttora le ritengo uno degli intrecci più affascinanti che abbia letto. Una cosa, però, mi aveva colpito negativamente: in un modo o nell'altro, pur essendo gruppo, tutti i personaggi presenti finiscono per avere una parte importante nella vicenda.
   Questo è, dal mio punto di vista, inverosimile.
   E fastidioso: durante la lettura si attende sempre il momento in cui il personaggio in disparte farà qualcosa d'importante... e immancabilmente quel momento arriva. Certo, questo è un ottimo modo per accattivarsi i lettori: ognuno ha il proprio preferito e ognuno, quindi, avrà la sua parte di gloria.
   Da qui la decisione di creare due personaggi che, pur protagonisti nella vicenda, non avessero grosse responsabilità, né agissero in modo ecclatante.
   In linea di massima, Flirnes e Dlirnes non saranno mai presenti più di così. Questo può infastidire o può sembrare un peccato; può anche sembrare un aspetto della storia mal gestito. Nondimeno, è esattamente quanto decisi di inserire a suo tempo.

   C'è una frase all'interno del romanzo (pag. 116) che è la prova implicita di questo mio intento: “Flirnes e Dlirnes restavano chiusi nel loro silenzio pressoché perenne. La loro partecipazione, tuttavia, era come la luce del primo albeggiare: distante, fioca, ma regolarmente presente.
   Questo sono Flirnes e Dlirnes: parte dei Sette, ma discreti, tutt'altro che malati di protagonismo, né capaci di gesti eccessivi. Ci sono, ma nulla più.
   Ovviamente contano: nelle decisioni hanno due voti su sette (è bene ricordarlo), nei discorsi intervengono in modo intelligente (anche se di rado). Ma non sono, volutamente, due protagonisti in senso assoluto.
   Spero che questa mia spiegazione possa farli vedere sotto una luce diversa, più vera.


· Perché Lork è così malignamente banale nella sua prima apparizione, quand’è a tu per tu con il servo?

   A modo suo, Lork è perverso.
   Il perché sta nel modo in cui è arrivato alle conoscenze di Magia Profana che ora possiede. Per capire qualcosa di nuovo, egli è abituato a infliggere ogni sorta di tortura alle sue cavie, spesso umane; alla lunga simili atti diventano parte della persona.
   E una persona perversa, se osservata dall'esterno, compie atti apparentemente gratuiti e stupidi; in realtà sono un'esigenza del suo animo.
   Il fatto che Lork tratti in quella maniera il servo non c'entra nemmeno lontanamente con le sue ambizioni; è la sua perversione che gli dà quell'impulso.


· La “storia d’amore” tra Tarko e Dana non è un po’ stupida?

   Esiste una regola per cui le storie d’amore di un protagonista devono essere intelligenti?
   Tarko è immaturo da questo punto di vista, fortemente immaturo. Dana, invece, è una sognatrice un po’ troppo sola per difendersi a dovere da simili accadimenti.
   Invece di dire “che schifo!”, bisognerebbe dire “poveretti!”.
   È un errore giudicare gli atti dei personaggi in base a quanto si ritiene intelligente e maturo, è un errore di prospettiva. Uno scrittore deve tenere conto che i personaggi spesso agiscono in maniera molto diversa da come farebbe lui. E, spesso, a causa dei loro difetti.

   Comunque, quanto avviene tra Tarko e Dana è soltanto l’inizio di una storia d’amore; è bene ricordarlo.


· Come mai la compagnia viene catturata tre volte e non viene mai perquisita a dovere?

   Ai Saccesi non passa nemmeno per l’anticamera del cervello di perquisirli: per loro è assurdo. Underdom è un’enorme prigione da cui è impossibile scappare, popolata da uomini che non ci penserebbero su due volte a spaccare loro il cranio con i Goulak (i bastoni ricurvi). I Saccesi sanno che nessuno proverebbe ad attaccarli in casa loro: troppo sciocco.
   Catturati per la prima volta nelle pianure corvine, vengono perquisiti sommariamente dopo essere stati legati come salami. Poi, una volta nella tenda dell’accampamento darfy, vengono perquisiti bene in seguito alla visita del Generale Prâtdart.
   Nella foresta Dasta, invece, non vengono perquisiti soltanto in apparenza; semplicemente, la cosa non viene descritta. Anche se, questo si legge ne L’arcimago Lork, comunque il Capitano che comanda i cinquanta Darfy si accontenta di una perquisizione veloce (poco lungimirante, se volete il mio parere). Perché si accontenta? Per lui è sufficiente togliere di dosso ai prigionieri eventuali armi, che con una perquisizione veloce si trovano (gli oggetti piccoli, invece, sfuggono).
   In pratica, sono tre casi diversi e uno solo è un “errore” del personaggio.


· I Congregati camminano per tre giorni sottoterra prima di arrivare a Doom. Da quanto si apprende, le gallerie sono artificiali: non sono troppo lunghe per essere state scavate dai Ribaldi, considerando l'età media degli insediamenti in quella zona?

   Qual è l'età media degli insediamenti in quella zona?
   Non è stato detto. :-)

   0. Premessa: consideriamo una galleria di due metri di larghezza per due metri d’altezza.
   1. Una persona forte e sana, munita di attrezzi adatti, riesce a scavare massimo due metri cubi di terra all’ora.
   2. Nell’ipotesi più rosea, una persona riesce a scavare dieci ore al giorno (dormendone altre dodici e trascorrendo le rimanenti due rifocillandosi). Questo significa che una persona scava cinque metri di galleria al giorno.
   3. Se lavorano due persone, una di fianco all’altra, i metri di galleria scavati al giorno sono dieci.
   4. Spazio per una terza persona non c’è.
   5. In un anno del Mondo Interno, la cui durata è di 407 giorni - come illustra l’Antico Lunario -, due uomini abbastanza costanti da lavorare sempre riescono a scavare poco più di 4 chilometri di gallerie.
   6. Le gallerie utilizzate dai Ribaldi nelle Pianure Corvine si snodano, a occhio e croce, per oltre 600 chilometri.
   7. Per scavare 600 chilometri di gallerie, dunque, due uomini impiegherebbero 150 anni.
   8. Diciamo che i Ribaldi hanno potuto utilizzare 10 coppie di uomini, partendo da punti diversi delle pianure corvine. Per realizzare le gallerie delle Pianure Corvine dovrebbero aver scavato per 15 anni ininterrottamente.
   9. I Ribaldi, come forza unita e organizzata, al tempo degli eventi descritti ne Le sette gemme, esistono da due anni.
   10. Anche ammesso che esistesse una forza segreta precedente alla costituzione del movimento dei Ribaldi, poi unitasi ai Ribaldi grazie all’azione dei Saccesi, per quale folle motivo avrebbe impegnato uomini in anni di durissimo lavoro per scavare delle gallerie? Spiare i Darfy? Bene...
   11. ...i Darfy non erano accampati nelle Pianure Corvine fino a due mesi prima dell’inizio della vicenda de Le sette gemme.

   Tutto questo porta a una conclusione piuttosto evidente: i Ribaldi non hanno scavato interamente le gallerie delle Pianure Corvine, bensì solo parte.


· Oggetto: il colloquio telepatico con Sashkaêtlaân, la Redentrice (bianca). La gemma spinge Tarko a cercare Fairkaêtlakram, la Lunare (rossa), dicendo di percepirla più vicina delle altre. Poi, quando il Meek le chiede se può aiutarlo a individuarla precisamente, questa gli risponde che il concetto di spazio di una Gemma dell’Equilibrio è differente rispetto a quello umano e che, quindi, non è in grado di aiutarlo.
Non c’è contraddizione in questo?

   No, nessuna contraddizione.
   La Redentrice percepisce più vicina la Lunare, ma non può guidare Tarko fino alla caverna, ossia non è in grado di individuare con precisione un lembo di terra di qualche centinaio di metri quadrati.
   Le Sette Gemme dell'Equilibrio funzionano in un modo particolare, piuttosto complesso (l’argomento verrà affrontato in parte nel Secondo Ciclo Minore e, più approfonditamente, nel Terzo Ciclo Minore - per saperne di più andate alla Struttura della Saga -).
   Quanto bisogna sapere, per ora, è che le Sette Gemme dell’Equilibrio percepiscono a grande distanza la posizione delle sorelle e se esse sono state recuperate o meno.


· Lo scontro con la Pattuglia Notturna, nella Foresta Cuore, non è troppo fortunoso?

   Ho riflettuto a lungo su questa scena de Le sette gemme, prima della pubblicazione, intendo. In effetti, a me era venuto lo stesso dubbio. Le mie conclusioni, però, mi hanno portato a non tagliarla.
   Avrei potuto evitare lo scontro facilmente, se ci pensate. La Pattuglia Notturna non sarebbe passata sotto l’albero dove stavano appollaiati i Sette e Dron e il Grassatore l’avrebbe comunque massacrata in seguito. Il resto della trama non sarebbe cambiato e la variazione sarebbe costata poco lavoro; semplice, indolore.
   Ho lasciato l’accadimento perché è verosimile.
   I Darfy delle Pattuglie Notturne hanno alcuni dei cinque sensi ipersviluppati, vero. Relativamente all’udito, Dron crede che essi possano perfino percepire i respiri (pagg.149 e 150: “Vi ho già detto dell’abilità dei Darfy, ci hanno sicuramente udito e non impiegheranno molto tempo a scoprire dove siamo. Se passassero sotto il nostro albero sarebbero in grado di sentire anche i nostri respiri: è troppo rischioso ”).
   I miei personaggi non sono perfetti, lungi da me crearne di tali. Non sbagliano soltanto in modo evidente con azioni infelici, sbagliano anche a parole per ignoranza, dando a me scrittore una duplice soddisfazione: uno, li sento più umani; due, ingannano il lettore, che spesso prende per oro colato le loro ferme convinzioni (in pratica, il personaggio convince il lettore, quasi sempre, proprio perché lui stesso crede verità quanto dice).
   La conseguenza, nel caso della Foresta Cuore, è questa: i Darfy sentono l'oggetto che cade a Balko; ha fatto davvero molto rumore toccando terra. Pag. 149 de Le sette gemme: “Al tuo amico è appena [...] Il rumore è stato sufficientemente forte da svegliare l'intera foresta”, dice Dron. Certo è, però, che nessun soldato individua l'albero preciso su cui stanno i protagonisti (non pensano nemmeno alla possibilità di un agguato dall'alto, non mentre stanno passando sotto i Sette). La tensione gioca brutti scherzi ed è molta in loro, perché troppe Pattuglie Notturne sono finite male in quel luogo. La sorpresa fa il resto.
   Sottolineo: per poco Netomirk non viene ammazzato comunque; è costretto a uccidere prima di essere ucciso. Inoltre, due Darfy vengono freddati da Dron. In pratica, nonostante i buoni propositi, uccidono tre uomini su otto. Le cose sono andate tutt’altro che lisce.
   Vero, non si sono fatti un graffio. Vero, questo mette in cattiva luce la Pattuglia Notturna di Erb (e le Pattuglie Notturne tutte, volendo). Ma, in quanto è accaduto, non vi è nulla di troppo o, meglio, non vi è nulla di inverosimile.

               
 
           
           
 
 



© by Andrea D'Angelo

 

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