Esiste una sorta di numerologia,
di logica nascosta, diciamo.
Esiste, insomma, un disegno generale
che si intreccia con le vicende, più o meno palesemente.
Non è, comunque, qualcosa che verrà esplicitato,
se non in casi particolari e limitati.
Nel mio mondo i numeri sono molto
tradizione. In aggiunta, per le popolazioni spesso
i numeri hanno forte valore simbolico e a volte
mistico. Magico e superstizioso, invece, si mescolano
a caso e non riescono a delineare tratti comuni alle
varie culture; spesso è l’interpretazione
dei singoli individui a emergere.
Non è detto si debba capire,
anzi!
Il destino è sempre stato un
concetto confuso e tale volevo che fosse anche nella
mia trilogia. Il Manoscritto rivela qualcosa, anche
se in modo quasi incomprensibile; questo è il
miglior elemento per capire che il destino non agisce
in modo chiaro, come talvolta ci si aspetterebbe, nemmeno
nel Mondo Interno.
·
Vi
è un preciso “sense of wonder”
nei luoghi che descrivi, come mai?
Perché stupivano anche me
quando me li trovavo di fronte; di più, tuttora
destano in me meraviglia.
Questo è uno degli aspetti
che più adoro della scrittura e dell’immaginazione,
perlomeno per come la vivo personalmente: è ovvio,
prevedo l’esistenza di un luogo, figurandomelo
almeno sommariamente. Tuttavia, finché non lo
visito seguendo i miei personaggi, non lo conosco davvero.
E quando lo visito, l’insieme di particolari spesso
mi sorprende.
Sono, in pratica, vittima della visione.
Quello che tento di fare e riportarne almeno in parte
la bellezza, conscio di non riuscirvi mai appieno: la
parte mancante è l’immaginazione di chi
mi leggerà.
Non è un caso, non è
una scelta discrezionale né di comodo (anche
se, ovviamente, in parte è comoda).
È una scelta ragionata e il
ragionamento è il seguente: esistono altri quattordici
libri dopo questa trilogia... :-)
Il mio mondo è costituito da
stati che, grandi o piccoli, interagiscono tra loro
da sempre (e in seguito alla Guerra delle Cento Genti
e alle Guerre Fratricide - e ad altre guerre del passato
- le culture si sono ulteriormente mescolate).
La “lingua corrente”,
quella comune, è diffusa e utilizzata a scapito
delle tradizioni, anziché il contrario.
Dunque, se le razze
intergiscono tra loro da sempre, hanno sentito il bisogno
di creare una “lingua comune” per gli scambi
commerciali e culturali? Oppure una “lingua comune”
si è creata naturalmente nei secoli in forma
sovranazionale mista e col tempo è stata assunta
come linguaggio ufficiale?
In realtà è vera una
terza cosa, che comprende le due soprastanti (migliaia
di anni di storia), ma che parte da una lingua comune
a tutti: la Lingua Antica, andata quasi del tutto persa.
Se fosse stato possibile, avrei creato
la “lingua corrente”, proprio come una sorta
di derivato della Lingua Antica. La “lingua corrente”
è, forzatamente, l’italiano.
Spiego.
Non esiste nessuna corrispondenza
logica tra il vocabolo antico “kaêtl”
(che significa “gemma”) e il nostro “gemma”;
già il suono lo evidenzia. Se avessi potuto inventare
la “lingua corrente” e farla imparare in
un minuto a chi mi legge, allora i personaggi non avrebbero
detto “gemma”, bensì “chetla”
o “catla” o qualcosa di simile, rendendo
la “lingua corrente” una palese derivazione
della Lingua Antica.
Rimando questo discorso, molto ampio;
lo affronterò più in dettaglio a trilogia
ultimata.
·
Vi
è un unico accenno ai Saccesi che parlano
tra loro una lingua sconosciuta, poi più
niente. Come mai?
I Sette incontrano principalmente
Saccesi che hanno continui contatti con il mondo esterno
(in aggiunta, Monedan è molto vecchio: il mondo
esterno lui l'ha vissuto) e che, quindi, parlano in
modo fluente la “lingua corrente” utilizzata
nel Mondo Interno.
Nelle prime versioni de Le
sette gemme vi erano dei cenni alla lingua saccese.
In seguito alle numerose revisioni, li ho tolti per
alleggerire la narrazione.
Un esempio per tutti. È saltato
un particolare, nella scena in cui i Sette sono nello
studio di Dron e parlano del Giudizio del Popolo. Ratan
si accorge che la libreria alle spalle del Saccese contiene
soltanto volumi con scritte indecifrabili (che per Burk
non sono così indecifrabili).
Cosa puoi dire della
lingua dei Saccesi?
È necessaria un’ulteriore
spiegazione per dare un’idea più precisa
del rapporto che i Saccesi hanno con la “lingua
corrente” e con il “Saccese”.
Una piccola premessa.
Primo fatto: quando Tarko viene portato
in cella, Guron parla in un idioma sconosciuto con la
guardia posta all’entrata della zona in cui sono
situate le celle. Da questo si evince che i Saccesi
parlano un’altra lingua.
Secondo fatto: mentre i Sette sono
in cella, hanno un breve dialogo con una guardia che
parla male. La cosa viene sottolineata da uno scambio
di battute tra Balko e Tarko sulla parola “delucizioni”,
che doveva essere “delucidazioni” (uno dei
particolari che non sono saltati). Da questo si evince
che i Saccesi sono in grado di parlare la “lingua
corrente”, seppur male, e soprattutto di capirla
bene.
Come ogni popolazione, prima della
Guerra delle Cento Genti i Saccesi erano in contatto
con le altre razze. Quindi i Saccesi sanno parlare la
“lingua corrente” del Mondo Interno per
ragioni storiche.
In seguito all’esito della guerra,
e alla loro conseguente cacciata dal Mondo Interno,
si chiusero all’interno della catena montuosa
Mêduseth. Pian piano, e arriviamo ai giorni de
Le
sette gemme, si sono chiusi anche culturalmente.
Le nuove generazioni hanno disimparato la “lingua
corrente” fino a parlarla male; nel contempo,
però, continuano a capirla bene (molti documenti
storici dei Saccesi sono scritti nella “lingua
corrente”, poiché venivano letti dal mondo
non ancora devastato dalla Guerra delle Cento Genti
- relazioni diplomatiche, commerciali, militari, ecc...
documenti che dovevano essere letti da tutti -).
Questo spiega perché quando
Dron parla durante il Giudizio del Popolo tutti lo capiscono,
Sette compresi (e perché Mja Dell fa altrettanto).
È necessario che approfondisca
ancora.
Diretta conseguenza di quanto detto
sopra, è una riflessione sulle tradizioni del
Mondo Interno. Sottolineo brevemente un aspetto
importante: nel Mondo Interno la tradizione è
legata alla “lingua corrente”, ossia esattamente
il contrario di quanto avviene nel nostro mondo, in
cui la tradizione è sempre legata a lingua, usi
e costumi locali (anche perché una “lingua
corrente” non esiste: diventerà l’inglese?).
Sulla Terra Uhda’etsolaêy l’evoluzione
culturale è stata diversa, quasi il mondo fosse
globalizzato (nell’accezione più positiva
che potete dare al termine) fin dal principio. Certo,
esistono anche popoli che legano le tradizioni alla
loro lingua, ma vengono visti come mosche bianche.
A fine Giudizio del Popolo, i Saccesi
iniziano a cantilenare in “lingua corrente”
(i Sette, condannati, capiscono). Le ragioni sono semplici.
In primo luogo: il Giudizio del Popolo
è una tradizione, che da sempre si è svolta
in “lingua corrente”. Il Giudizio del Popolo,
infatti, esisteva già in passato: i Saccesi sono
un popolo ferreo e intransigente nel farsi rispettare,
che interagiva con gli stranieri per convenienza, non
perché amasse farlo (e la convenienza c’era,
altrimenti sarebbero stati per loro indole delle mosche
bianche; ma qui il discorso si dilungherebbe troppo,
entrando nella sfera del geopolitico...).
In secondo luogo, contrariamente a
quanto si potrebbe pensare, ora che sono chiusi a Underdom
hanno un motivo in più per usare la “lingua
corrente”. I Giudizi del Popolo vengono emessi
quasi esclusivamente contro stranieri (i Darfy,
ad esempio); e i condannati devono capire quanto accade.
Conclusione: le cantilene sono di
derivazione storica e ogni Saccese le impara non appena
ha l'età per giudicare (concetto che mi fa orrore,
ma i Saccesi sono fatti così).
In pratica i Saccesi,
prima di Underdom, utilizzavano correntemente due lingue?
Parlavano entrambe discretamente;
correntemente è credere troppo.
Se si pensa all'intera popolazione
la risposta è, quindi, no. I più istruiti
e ricchi - coloro che viaggiavano, in pratica - parlavano
entrambe le lingue in modo fluente. Gli altri, a seconda
della loro posizione sul territorio, parlavano meglio
una delle due a detrimento dell’altra (in zone
di confine e/o di scambi commerciali i Saccesi parlavano
meglio la “lingua corrente”; in campagne
e paesi piuttosto isolati il Saccese).
·
Puoi
spiegare i nomi propri di luoghi e personaggi del
tuo mondo?
La risposta sarebbe davvero troppo
complessa se tentassi di affrontare l’argomento
dal punto di vista storico. Quindi, soltanto un breve
accenno.
La storia degli Antichi, dal Principio
a prima del Declino, fu piuttosto lineare e priva di
grossi scossoni. Fu, tuttavia, ricca di sfaccettature
culturali: il popolo era uno, ma abitava l’intero
pianeta.
Il Declino, invece, fu una conseguenza
naturale che generò la nascita delle Razze e,
perciò, il segno che gli Antichi si sarebbero
estinti. Anzi, nel “momento” stesso in cui
il Declino iniziò, gli Antichi cessarono di esistere.
La loro cultura, però, rimase
e venne tramandata in ogni modo conosciuto. Tant’è
che, a millenni di distanza, i popoli ancora ne portano
parte in seno.
Fatta questa stringatissima premessa,
va detto che esistono tre tipi di nome proprio, a grandi
linee: i nomi antichi, i nomi che derivano dagli antichi
e i nomi che con l’antico non hanno nulla a che
fare.
I primi sono facilmente riconoscibili
per gli accenti circonflessi, qualora il vocabolo lo
voglia secondo le regole dell’Arcaicogramma, che
in realtà sono dei semplici accenti tonici.
I secondi e terzi, invece, non sono
facilmente distinguibili tra loro.
I nomi che derivano dalla Lingua Antica
hanno subito la loro “metamorfosi” per vari
motivi, tutti riassumibili sotto l’unica definizione
di naturale evoluzione culturale nel corso dei
millenni di storia, che separano la Terra Uhda’etsolaêy
attuale da quella degli Antichi.
I nomi che con la Lingua Antica non
hanno nulla a che spartire, invece, sono nati in seno
alle Razze e, per la maggior parte, hanno storia recente,
al massimo qualche secolo.
·
Qual
è la pronuncia corretta dei nomi propri dei
personaggi e dei luoghi?
L’unica pronuncia esistente
è quella per i nomi propri, e ovviamente i vocaboli,
della Lingua Antica.
Esistono regole precise che creano
alcuni suoni particolari, ma nel 95% dei casi la pronuncia
è semplice: si legge la parola “all’italiana”
e si mette l’accento tonico sulle vocali che sottostanno
al/ai circonflesso/i.
Gli altri nomi propri: a meno che
non siano derivati della Lingua Antica o Lingua Antica
pura, non esistono regole di pronuncia. Personalmente
a volte li pronuncio all’italiana, a volte all’inglese,
a volte come mi suona meglio.
Un singolo nome, comunque, ha per
me una sola pronuncia corretta.
In pratica, ognuno pronunci i nomi
come meglio crede, compreso l’autore! :-)
1. Non mi piacciono
i nomi italiani nel genere fantasy: mi ricordano troppo
la realtà. 2. Più importante.
La Terra Uhda’etsolaêy non è l'Italia,
la cultura e la tradizione non vengono da una lingua
simile all’italiano, tanto meno come suono. Sarebbe
incoerente, quindi, avere nomi italiani.
Spesso, infatti, i nomi propri dei
personaggi hanno un significato vero e proprio - o radici
- nella Lingua Antica.
·
Come
mai, ad esempio, Burk e Lork suonano così
simili pur essendo il primo un Baile e il secondo
un Occidentale?
La storia della Terra Uhda’etsolaêy
si può sommariamente riassumere in tre grandi
“ere culturali”: 1. Dal Principio, per
millenni, esisteva un’unica lingua, la Lingua
Antica, parlata dagli Antichi, che popolavano l’intero
pianeta. 2. Durante il Declino,
le culture si sono diversificate, mantenendo però
saldi i legami culturali con la Lingua Antica e la cultura
che essa rappresentava. 3. Dopo il Declino,
fino al presente, il mondo è dominato dalle Razze,
ossia da brandelli dell’originaria grande realtà
che costituivano gli Antichi prima del Declino. Grazie
alle origini comuni, mai rinnegate né combattute,
la Terra Uhda’etsolaêy è un pianeta
per buona parte multirazziale (felicemente).
Veniamo al presente.
Nel Mondo Interno, pur esistendo molte
culture diverse, esiste una società multirazziale:
i popoli sono una mescola di etnie soltanto in minor
parte costituita da razze che vivono isolate. Nelle
grandi città, Meek, Growl, Occidentali, Orientali,
Korbit, Baile e altre razze convivono.
Da ciò, è evidente che
la diversificazione dei nomi resiste, o si è
affermata, soltanto in alcune culture particolarmente
tradizionaliste e isolazioniste.
In molti casi, la diversificazione
non c’è mai stata, poiché storicamente
impossibile.