Senzanome

.:  Diari

.:  Secondo Ciclo Minore
.:  Prologo

.:  La Rocca dei Silenzi
.:  Prologo

.:  Il giorno dopo
.:  Prologo

.:  La Guerra dei Venti
.:  Prologo

.:  Luce
.:  Prologo

.:  Senzanome
.:  Prologo

 
 

 

 

   Senzanome è un romanzo senza descrizione. Con un diario strano, poco con e molto senza.
   Per Senzanome parlerà il romanzo stesso.


.: Scritto il 28 giugno 2006 :.
E per capriccio divino pubblicato on-line ora, cioè troppo tardi.
Lassù qualcuno si beffa di me, credo.

   1 agosto 2006
   Un ragno tesse una nuova tela, tra l’intelaiatura metallica della finestra e il marmo del davanzale, nel mio ufficio. Non si chiede se è bella, l’estetica è per esseri che non combattono per la sopravvivenza. Il ragno pensa soltanto a renderla efficace.
   Fuori il cielo è grigio, finalmente, ma la cappa d’umidità che opprime Trieste è a dir poco nauseante. Il cielo scherza, illude più che altro. Mi lascia poca energia, spossato, come quando ti risvegli in preda a un torpore doloroso dopo un breve riposo pomeridiano.
   Quest’accidia è come un veleno che si spande nell’animo, anestetizzandolo per poi paralizzarlo. Reagire diviene ogni giorno più difficile e la reazione ogni giorno meno importante.
   È necessario sforzarsi, scuotersi di dosso il torpore e alzarsi a sedere. Prima o poi le membra torneranno riposate e forti abbastanza per agire ed ergersi. Agire a piccoli passi, per reagire. Pazientare, per raggiungere prima la meta.
   Buffo? No, essenziale.

   «Ispirazione improvvisa?»
   «Non credo. Riflessione, più che altro.»
   «Il ragno?»
   «La pallina di carta, quella che ho gettato sulla tela per vederlo muoversi.»
   «Stupefacente, non è vero?»
   «Vero. Immobile per giorni, senza mangiare, e non appena la pallina sfiora la tela lui scatta fulmineo... e chiude la pallina.»
   «Cosa ne pensi?»
   «Fulmineo a muoversi, anche se piuttosto lento a capire che la pallina non era cibo.»
   «Sorprendente! Quindi?»
   «Impressiona la prima parte della sua azione. Questo non è soltanto istinto, è qualcosa di più: è natura in tutte le sue componenti. Ci si rende conto delle potenzialità...»
   «Non ti seguo.»
   «Seguire il proprio istinto è soltanto l’ultimo atto di un processo molto più complesso, che include crescita, apprendimento, sviluppo, riflessione... Non necessariamente in questo ordine.»
   «Dunque?»
   «Ultimamente mi sembri nervoso. Hai fretta?»
   «Non so cosa sia la fretta.»
   «E allora?»
   «Tu dovresti affrettarti, pur misurando i passi.»
   «Capisco...»
   «Lo so. Dunque?»
   «Devo seguire l’istinto, perché è l’unica cosa che mi può guidare in questo caos indistinto di luce e tenebra.»
   «Drammatico...»
   «Grazie!»
   «Tu non sai cosa sia la tenebra, per tua fortuna.»
   «E so cos’è la luce?»
   «...»
   «Ecco, vedi? I pro e i contro si equivalgono, come su una bilancia i cui piatti resteranno sempre in equilibrio, non spostando mai l’ago a un’estremità.»
   «Dunque?»
   «Pian piano, un passo alla volta.»
   «Bravo.»
   «Certo che fa caldo, eh? Ma non puoi fare niente?»
   «No. Ho liberato lo schema al principio.»
   «Lo schema?»
   «Il tempo meteorologico, è uno schema. Uno schema divino, se preferisci.»
   «Schema divino?»
   «Sì, uno schema che muta nel tempo, pur restando immutato. Un concetto un po’ complicato da spiegare.»
   «Ne sei fiero come per la frutta?»
   «Perché dovrei?»
   «Non sono in grado di capire come funzioni uno schema divino, ma è certo un concetto complesso e sottile nel contempo. Voglio dire, hai inventato qualcosa che muta pur restando fisso... se ho capito bene...»
   «Hai capito il concetto, ma non la sua natura. La frutta è una mia creazione, deliziosa. Mentre non c’è nulla di eccezionale in uno schema divino, per me: è il solo modo di ragionare che io conosca.»
   «Ah!»
   «Bi!»
   «Mi prendi in giro?»
   «Zeta!»
   «E se ti ci mandassi?»
   «Spiacente, sono già stato dappertutto.»
   «Ah. Quando?»
   «Un attimo fa. Adesso. Un altro attimo fa... in questo istante... Fra un attimo sarò di nuovo là... ora...»

Fine del capriccio divino... o della beffa.
Fate voi.

   12 febbraio 2005
   «...»
   «Vuoi parlare?»
   «Non so cosa dire...»
   «E allora perché sei qui?»
   «...»
   «Capisco, un’altra volta.»
   «Non avrà mai fine.»
   «Non essere pessimista.»
   «Semplice constatazione, in realtà. Non avrà mai fine, prima o poi mi ci abituerò... e comunque non posso farci niente. Sono fatto così.»
   «Lo sai perché sei qui, allora.»
   «Forse. C’è una macchia, dentro di me... come un buco nero, inghiotte le mie energie. Se ne sta lì, ferma e non cresce. Ma inghiotte il meglio di me, con costanza.»
   «Ieri non c’era più, vero?»
   «Vero. Per un attimo se n’è andata ed è stato come se fossi di nuovo all’inizio del cammino, pieno d’energie e di entusiasmo. Ho perfino scritto quella scena del viandante all’inizio del viaggio. Significativa.»
   «Hai capito, dunque?»
   «...»
   «Perché taci?»
   «Dimentico sempre che sai già tutto prima che te ne parli...»
   «Fastidioso, vero?»
   «Spiritoso!»
   «Credi sempre io si...»
   «Lo so, lo so! Non sei questo, né quello... tranquillo. È solo abitudine a parlare con me stesso.»
   «Ah!»
   «...»
   «Perché taci, di nuovo?»
   «Non so mai se ti sorprendo davvero o se fingi anche in questo.»
   «Niente finte.»
   «Va bene, va bene... comunque, sì.»
   «Cosa?»
   «Ho capito.»
   «Bene.»
   «Quando mi risponderanno non ha più molta importanza, in fondo.»
   «...»
   «Che importanza può avere? Conta solo il tipo di risposta... e anche quello, a ben vedere, non è vitale. La mia vita resta mia, non cambia. Ho così tante cose dentro e così tanti modi per donarle.»
   «...»
   «La cosa più difficile è, in fondo, mantenere la propria individualità. Starsene lì, alla finestra, e guardare il mondo che cambia attorno a te, senza che i suoi cambiamenti influenzino i tuoi, non nella misura in cui non dovrebbero. Il cammino da percorrere è intimo.»
   «Condivido.»
   «L’intromissione subdola e l’imposizione sono il vero problema. Subire i ritmi altrui, incompatibili con il proprio modo di vivere, di sentire... questo è pericoloso. Impedisce di mettere a frutto, di completare la maturazione interiore.»
   «Mettere a frutto... mi piace. È sempre stata una cosa che mi ha reso orgoglioso.»
   «Scusa? Cosa intendi?»
   «La frutta.»
   «Ah!»
   «E il miracolo che la rende così succosa e dolce.»
   «Miracolo, eh?»
   «Per me non è che sia una parola così speciale.»
   «Già...»
   «Ti ci devi abituare. È come sentir parlare un pilota di Formula 1 di correre a 300 chilometri all’ora: una cosa all’ordine del giorno.»
   «...»
   «Perché taci, adesso?»
   «Mi lascia sempre interdetto questo tuo voler scendere al mio livello con paralleli assurdi...»
   «Oh...»
   «Non ti riesce bene, dovresti stare più attento.»
   «Attendiamo, dunque?»
   «Ti sei innervosito?»
   «No, perché?»
   «Attendiamo.»

   13 novembre 2005
   «Come va?»
   «Bene.»
   «E lo dici così?»
   «Ma, sì... va un po’ così.»
   «Cioè?»
   «Passerà.»

   Passerà, Andrea? O sei tu?

   «Chiudi il mondo fuori, vuoi? Forse ce la fai a chiuderlo fuori, eh? Potrebbe essere una soluzione, non trovi?»
   «No. Il mondo s’impone sempre. E tutti questi sassolini nelle scarpe non sono piacevoli, quando cammini. Se poi ti chiedono di correre, nonostante tutto...»
   «Nonostante tutto?»
   «Sì, nonostante... tutto.»
   «Oh, quel tutto.»
   «Già.»

   «Ancora lì?»
   «E dove dovrei andare, secondo te?»
   «Muoviti un po’, male non può fare.»
   «Ma se mi fa male ogni piccolo movimento? Sussulto a qualsiasi piccola vibrazione. E finisco per fare male a chi meriterebbe soltanto appoggio e affetto.»
   «Non è poi così grave.»
   «Questo lo dici tu!»
   «L’ho appena detto, infatti.»

   «Veniamo al punto?»
   «Con te è doloroso, di solito.»
   «Pensi di non valere niente?»
   «Penso di valere. E penso di essere molto fortunato. Ma, lo sai...»
   «Cosa?»
   «Non valgo abbastanza.»
   «...»
   «Senza parole? Tu?»

   «Perché non ti lasci libero?»
   «Non lo sono.»
   «Questo non puoi deciderlo, come se dipendesse da te. Non è così che funziona.»
   «E come, allora?»
   «Banale. La mente non comanda il cuore.»
   «Appunto!»
   «Appunto. Questo significa che non sei certo tu a decidere di restare lì impalato, fuori e dentro
   «...»
   «Che tu sia senza parole è divertente.»
   «Perché?»
   «Vuoi sempre avere l’ultima parola. Anche con me.»
   «Capirai... è soltanto una nevrosi.»
   «Adoro la tua ironia!»
   «Qualcuno mi ha detto “Falle ridere, le conquisterai!”»
   «È meglio che farle piangere.»
   «Sbagliava. La verità è che non esiste scelta.»
   «Esatto.»
   «Cosa vuoi dire?»
   «Non pensare di continuo a cosa puoi fare. Non c’è scelta. L’ombra è lì, ora, forse se ne andrà. Che tu viva o che tu chiuda il mondo fuori.»

   «Non sei stato tu a suggerirmi di chiudere il mondo fuori?»
   «Sì. Così forse lo affronterai.»
   «Curioso.»
   «Per te, c’è un tempo pieno e un tempo vuoto.»
   «Sibillino. Vieni al punto?»
   «Scrivi.»
   «Fosse facile...»
   «Lo sai che ti darò una mano. Sarò al tuo fianco.»

   «Va bene.»

   8 ottobre 2005
   Di questo romanzo non ho intenzione di dire alcunché. È nato così, per caso, ma ha messo in disparte tutti gli altri. Non perché gli altri siano meno importanti ai miei occhi, bensì perché, ora, questo romanzo è ciò che sento di scrivere.

   Questo significa che il qui presente diario verrà lasciato vuoto? No.

   Non si pensi male di me. Un autore cambia spesso idea, specie quando deve iniziare un nuovo romanzo. Un romanzo è una cosa lunga, che richiede grande abnegazione. È necessario essere pronti. Sentirlo scorrere nelle vene. Meno di così sarebbe troppo poco. Già così è difficile.
   Chi ha mai detto che scrivere è seguire degli schemi?
   Se manca la spinta, bisogna attendere che si manifesti. E quando la spinta si manifesta, non bisogna andare in una direzione sbagliata, tradendo l'idea originale.
   Ho scelto il romanzo che va nella mia stessa direzione, Senzanome.

   Né si pensi male del titolo. Senzanome non significa che non abbia ancora un titolo. Al contrario, ne ha molti.
   Senzanome è il titolo del romanzo.
   Ha molti significati, è molti titoli in uno solo.

   Ciao, a presto.

               
 
 
Negróre
           
           
E-mail
 
 
 



© by Andrea D'Angelo

 

Homepage Negrore.com Homepage Negrore.com Homepage Tomi