La Rocca dei Silenzi

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   La Rocca dei Silenzi è un romanzo di personaggi, più che di trama. E i personaggi sono Umani, Nani, Elfi... questo volevo che fosse, per la mia prima volta, e questo sarà.
   Lontano dal classico, per questo genere di storie, è il tema di fondo, che qui non svelo.


La Rocca dei Silenzi
Dal 17 marzo 2005 in libreria
Leggete il primo capitolo.


   1 marzo 2005
   Dopo tutta questa attesa - e tutto il lavoro svolto - in extremis ho ricevuto una sorpresa. La data d'uscita del mio romanzo, che doveva essere il 24 marzo, è stata anticipata di una settimana.
   La Rocca dei Silenzi sarà nelle librerie d'Italia il 17 marzo.
   E sono emozionato, lo ammetto, come un bambino nel paese dei balocchi. Più l'uscita si avvicina, più l'attesa cresce... e veder diminuire di sette lunghissimi giorni l'agonia sembra un grazia.
   D'accordo, d'accordo... sto esagerando.
   Ciò che conta è che credo d'aver fatto un buon lavoro, di cui sono soddisfatto. E siccome un autore non fa tutto da solo, va detto, senza retorica, che sono felice di essere un autore dell'Editrice Nord e del Gruppo Longanesi.

   Entro pochi giorni pubblicherò anche la copertina e il prologo.

   26 gennaio 2005
   Posso “mettermi le pantofole”, come l'editor mi ha scritto.
   E la data d'uscita è ancora ferma alla fine del prossimo marzo.

   Non appena avrò la data precisa di pubblicazione, nonché la copertina definitiva e il prologo, non esiterò a segnalarlo ben in evidenza proprio qui.

   Per quanto mi riguarda, pur “in pantofole”, adesso riprenderò l'oscuro lavorio. I prossimi due romanzi attendono le mie cure e non sia mai che li trascuri!
   E, soprattutto, chi si ferma è perduto...

   15 gennaio 2005
   È quasi fatta.
   L'editing è terminato e La Rocca dei Silenzi ha preso la sua forma definitiva. In pratica, manca soltanto la correzione delle bozze. La sostanza, ormai, c'è tutta.
   Non voglio tirare le somme già adesso, voglio attendere ancora un po'. Ma sono soddisfatto, questo è certo.

   Ora vivo nell'impazienza più totale. Tento di non pensarci, ma è così. Se sono stati duri i mesi in attesa di cominciare l'editing, ora che quest'ultimo è terminato, l'attesa di vedere il romanzo sugli scaffali e sui pavimenti delle librerie è ancora più spasmodica.

   Ho una qualche speranza? Sì, che La Rocca dei Silenzi chiarisca una volta per tutte qual è il mio pensiero sulla fantasy attuale, che troppo spesso perde il senso della misura.
   Non avrete tra le mani un libro di 800 pagine, con 40 personaggi diversi e 10 trame parallele. I miei numeri, questa volta, sono più bassi. Ma, spero, più difficili da dimenticare.

   2 aprile 2004
   Ho terminato La Rocca dei Silenzi tre giorni fa, il 31 marzo 2004. Un mese in ritardo rispetto al termine ultimo che mi ero prefisso.

   Non so esattamente cosa pensare di quanto ho scritto. Mi piace, ma nel contempo sono contento d'averlo finito. Sono impaziente di passare a qualcosa di nuovo.
    In ogni caso, sono soddisfatto del risultato. Dopo due anni in cui ho soltanto rivisto la mia trilogia d'esordio, il Primo Ciclo Minore, in questi ultimi mesi ho dimostrato a me stesso di essere ancora in grado di immaginare e di tradurre le immagini in testo. E, cosa ben più importante, di infondere al testo parte della passione che mi anima.
   Ancora una volta ciò è stato possibile perché il tema di fondo mi interessa e suscita in me numerose riflessioni, spesso dolorose. Amo la fantasy; dopo più di dieci anni di fantasticherie, resta il veicolo che più mi si confà per comunicare la mia visione del mondo reale.

   Adesso, per chi non lo sapesse, il lavoro non è affatto terminato.
   Mi attende l'editing e, come sempre in questi casi, probabilmente ci sarà ancora un gran daffare prima che il libro veda le stampe. La casa editrice sta lavorando a pieno ritmo, comunque, e la conseguenza è che il mio romanzo verrà considerato non prima di maggio, ma probabilmente più in là.

   Frattanto mi dedicherò a ideare i prossimi romanzi. Concretamente, lavorerò contemporaneamente a cinque romanzi (che non saranno forzatamente i prossimi): la prossima trilogia, il Secondo Ciclo Minore, e due libri singoli.
   Questo è il presente.

   Per ora è tutto su La Rocca dei Silenzi.
   A presto, un sorriso.

   19 febbraio 2004
   Sono giunto più o meno a metà revisione. Mi sembra il momento giusto per fare il punto.

   Il libro scorre abbastanza, ma non sono soddisfatto di alcuni capitoli, che hanno ancora bisogno di essere rivisti con occhio rovente e dita spietate. Come volevo, mi pare sia un romanzo molto denso e in quanto tale, spesso la scorrevolezza esce un po' malconcia a causa della velocità con cui propino particolari su particolari ai lettori... sembra un paradosso, ma è esattamente questo che succede.
   Non mi resta che lavorarci ancora, affinché sia il migliore possibile.

   Detto questo, confesso che questo romanzo mi piace e che va esattamente nella direzione che mi ero auspicato: intensità e nessuna pietà con ciò che è sciocco buonismo. Nel contempo, è fantasy classica, perché, mi dico, cosa, noi italiani non siamo in grado di scriverne di buona? Mi spiace, ma penso proprio questa sia una sciocchezza, come lo è volersi instradare a forza in direzione mediterranea, più nostrana: lo faccia chi sente di esservi incline. Io no.
   Sono cresciuto con romanzi anglosassoni, relativamente al fantastico, e questo scrivo per il momento, senza preoccuparmi troppo perché sono mosso dall'entusiasmo più genuino. E perché è ancora il tempo del revisionismo, per me, ne sono fermamente convinto; c'è ancora troppo che vorrei nei filoni con cui sono cresciuto.
   Quello dello stacco totale, dell'originalità piena, non è ancora prossimo. Arriverà, le radici attecchiscono lentamente e devono espandersi forti e ramificarsi; poi sarà il momento.

   Intanto, La Rocca dei Silenzi cresce e pian piano si avvicina alla bocca della leonessa, che lo vivisezionerà a dovere, quando sarà il suo tempo... tra qualche tempo.

   A presto. Un sorriso.

   6 gennaio 2004
   La prima stesura è terminata.
   Oggi ho scritto l'intero Capitolo XVIII, epilogo de La Rocca dei Silenzi. Sulla carta era più breve degli altri, in realtà è diventato un capitolo vero e proprio (sebbene non tra i più lunghi). Mi ero ripromesso di ultimare la prima stesura entro la fine delle feste natalizie e ci sono riuscito in extremis.
   Come sempre è l'accelerazione finale che mi salva! Lento a carburare? :-)

   Sono soddisfatto? Direi di sì, per una prima stesura.
   Poi, per esserlo davvero devo rileggere interamente il romanzo; solo così capirò qual è il senso globale dello scritto: il suo pathos, la sua coerenza, l'effetto che fa. Lo spirito di cui volevo infonderlo c'è, mi pare, ancora più presente di quanto avessi immaginato. Quando si stende la scaletta, si pensa che i picchi dell'atmosfera siano in quegli avvenimenti clou che caratterizzano la vicenda. Questa volta, Invece, ho l'impressione vi siano più picchi di quanti ne avevo programmati. Parlo di picchi emotivi, non di qualità (che non posso giudicare da solo).

   La cosa che mi ha sorpreso di più, è il modo in cui agisce la mia fantasia mentre scrivo. Mentre stendo il testo, questo si incrocia con quanto ho già scritto nei capitoli precedenti, completandosi e complicandosi nel contempo. È un processo stupefacente, che mi affascina ogni volta. Sono felice di non aver perso questa capacità, perché penso sia, in definitiva, ciò che può dare alle mie idee (non certo innovative) quel pizzico in più.
   Sono il primo a stupirmi dei luoghi che visito e dei collegamenti che faccio grazie alla fantasia, sovrapponendo una frase all'altra.
   E i personaggi, una volta di più, vivono di vita loro. Mi emozionano, mi catturano. Sono il motivo per cui ho puntato così tanto su di loro: per me sono persone, non personaggi. Il fatto che a voi lo sembrino o meno, dipende soltanto dalla mia abilità. Se non vi sembreranno godibili, sarà colpa mia, non loro, perché a me appaiono vividi e sfaccettati; spero di essere riuscito a trasmettervi il loro valore.

   E alla luce di queste parole, sono ancora più convinto dell'intento iniziale di questo romanzo: rivisitare la fantasy classica alla Dragonlance, alla Forgotten Realms e tutti quei romanzi e cicli di romanzi che puntano sugli effetti speciali. Sono convinto che come ambientazione possano dare molto, seguendo un sentiero poco calcato: il realismo, la sua drammaticità. Il fantastico può diventare metafora e allegoria della realtà e come tale sprigionare la stessa profondità della narrativa non-fantastica.
   Ne La Rocca dei Silenzi ci sono effetti speciali, c'è una trama, ma prima di tutto ci sono personaggi. Se il libro è vivo e se lo sarà per qualcuno, quando verrà pubblicato, sarà per via dei personaggi, prima che per la vicenda in sé.

   Un po' di cifre.
   I 18 capitoli stanno tutti in 206 fogli A4 digitati in Times New Roman corpo 11 e margini standard (word). Questo fa sì che il romanzo avrà più di 350 pagine, nel formato editoriale. Molto probabilmente si avvicinerà alle 400. È esattamente come speravo che fosse: tutt'altro che lungo. In un panorama del fantastico che vede sempre più spesso sfornare romanzi da centinaia di pagine, che quando li leggi pensi avrebbero potuto essere accorciati di un quarto.
   Non era questo che volevo: volevo fosse un romanzo denso, intenso.
   Spero di esserci riuscito.

   Ora sotto con la revisione!
   Un sorriso, a presto.

   5 gennaio 2004
   Ho ultimato il Capitolo XVII, il penultimo o, se volete, l'ultimo... manca soltanto l'epilogo.
   Questo è uno di quei capitoli di cui sono già molto soddisfatto, nonostante sia ancora e soltanto una prima stesura. Le scene sono particolarmente intense, soprattutto alcune, e il modo in cui le ho vissute, con rabbia, con dolore, con sincera partecipazione, mi fa sentire bene.

   La sensazione è un po' quella d'aver completato l'opera e di dover semplicemente tirare la somma delle somme. In realtà ho ancora alcune scene fondamentali per chiudere il cerchio e dare un senso compiuto al mio disegno.
   È, ancora una volta, una sensazione bellissima quella di giungere là dove ci si era ripromessi di giungere, mentre si scriveva la scaletta. È come compiere un viaggio e dopo aver visto posti meravigliosi, tornare a casa e sentirsi di nuovo al proprio posto nel mondo.

   È questo il motivo per cui scrivo: è il mio posto nel mondo, l'unico in cui mi sento sempre e comunque a mio agio. Digitando centinaia e centinaia di righe e, se guardate bene, mi scorgerete tra esse.

   Inutile dire che in questi pochi giorni di vacanza, il mio ritmo di scrittura è sensibilmente aumentato. Tanto che ho scritto uno dei capitoli più lunghi in soli tre giorni.
   Il ritmo con cui uno scrittore produce i propri romanzi non è indice di bravura, perché produrre tre romanzi all'anno di bassa qualità non è la stessa cosa che produrne uno ottimo ogni due o tre anni; è indice di impegno. Resta il fatto che ai miei occhi, rimanendo nel campo della fantasy, è molto facile comprendere la produttività e la qualità di alcuni autori stranieri, che vivono i romanzi da professionisti, avendo tutto il tempo di ogni singola giornata a disposizione.
   Per me non è così e se qualcuno, là fuori, ne è ancora convinto, si tolga il dubbio: Andrea D'Angelo non è uno scrittore che può permettersi il professionismo (per ora... guardo al futuro con ottimismo - o da illuso? -); Andrea D'Angelo deve lavorare come tutti! Ciò nonostante, chiedo a me stesso sia produttività che qualità. Peccando di presunzione? Possibile, forse persino probabile; sicuro sarebbe aprioristico.
   Una cosa è certa: non scrivo per vivere (ma se guadagno è meglio!), ma per sentirmi vivo.

   Mi rendo conto di avere il tono entusiastico di fine progetto. Sono precipitoso: oltre al fatto che devo scrivere ancora l'ultimo capitolo, mi attende tutta la revisione e le successive altre fasi. Mica roba da ridere...
   Un sorriso, a presto.

   2 gennaio 2004
   Ho ultimato il Capitolo XVI, il terzultimo (e cominciato il XVII, ma questo è un altro discorso).
   Ennesimo esempio di come, finché non scrivi ciò che hai pianificato, davvero non sai cosa succederà esattamente. L'ambientazione ha cambiato la situazione e la situazione, a sua volta, ha sensibilmente modificato la sequenza di eventi. È la dimostrazione che, per quanto si pianifichi, la fantasia esige i suoi spazi e se li prende a forza. Ciò che conta, una volta di più, è che il risultato delle scene sia quello previsto, perché il senso della trama dev'essere rispettato.
   Sono soddisfatto? Sì, perché mi pare l'atmosfera che si respira in ciò che ho scritto sia particolare, un misto tra tensione e stanchezza; e non poteva essere altrimenti... o forse sì, ma sarebbe stato meno coerente.
   Meglio soltanto tensione, per un maggior impatto? Direi di no. L'impatto dev'essere emotivo, non forzatamente legato alla frenesia. E, decisamente, la prima impressione che mi dà questo romanzo è quella di essere intenso (impressione che va comunque confermata durante la revisione e le riletture, perché a caldo non si capisce molto bene, il cuore pompa sangue con foga, battendo sordo nelle nostre orecchie... è intenso o siamo semplicemente coinvolti in tutto questo?).
   E perché fosse intenso, come in ogni suo capitolo, non doveva essere frenetico, bensì vissuto.
   Sono certo che i miei personaggi l'hanno vissuto... e io con loro. Un grazie a loro, di essere sempre così vivi e dannatamente schietti nel parlarmi tra le righe.

   Ora mi attende il rush finale, come si suol dire. Sono due capitoli, uno piuttosto lungo e delicato, uno piuttosto breve e divertente. La trama infine forma il suo disegno e tutti i fili si intrecciano alla perfezione (bella questa... vedremo quante cose dovrò correggere durante la revisione). Quello che conta, comunque, è che sto per ultimare la prima stesura, che vedo il traguardo e spingo con la gambe, gonfiando i quadricipiti nel tentativo di rendere giustizia all'idea originale.
   Non è detto, anzi, che una buona idea venga sviluppata a dovere.
   Soprattutto quando si tratta di opera revisionista, come ho scritto sinora (Primo Ciclo Minore) e come amo scrivere. Staremo a vedere.

   Frattanto ho pianificato un po' i miei progetti futuri (come sempre ambiziosi). Ne riparlerò a breve, una volta terminata questa mia ultima fatica.

   21 dicembre 2003
   Ho ultimato il Capitolo XV, in tempi ragionevoli.
   Non è stato semplice scriverlo, come non sarà semplice scrivere i prossimi due. L'ultimo, invece, dovrebbe essere meno impegnativo: solitamente tirare le somme di una vicenda mi riesce facile, il testo scorre sotto le mie dita agilmente e tutti i nodi vengono al pettine... è un piacere, insomma.
   A volte penso che scrivo un intero romanzo per arrivare alla gioia dei capitoli finali. Mi danno un senso di compiutezza, sono la chiusura del cerchio che avevo immaginato all'inizio. D'altro canto, in un certo senso sono la resa dei conti, il momento in cui capisci se tutto ciò che hai scritto prima ha davvero senso e se l'hai scritto bene.

   In ogni caso, questo Capitolo XV mi piace. E' differente dagli altri, per molti versi. E' più riflessivo e le cose che vi accadono non sono molte; sono sufficienti a far intuire al lettore che molto di quanto nascosto aveva un senso, anche se il senso globale della vicenda ancora non appare nella sua interezza... ma non c'è molto da aggiungere (le ciliegine?). Il viaggio verso la fine non è lungo, ormai, e spero il capitolo invogli il lettore a scoprire cosa accadrà.
   Il titolo, questa volta, è stato facile da scegliere. Dopo le prime due scene il capitolo si intitolava Ebano liquido; ora non più. Dopo l'ultima scena, il titolo è cambiato, così, naturalmente... era quello giusto, non c'è altra spiegazione; calza alla perfezione. Non sempre è stato così facile, nemmeno dopo aver riletto un intero capitolo... i titoli a volte sono sfuggenti. Infatti, su quindici capitoli, ne ho tre cui devo ancora ripensare. Gli altri mi convincono.

   8 dicembre 2003
   Molto in ritardo sulla mia tabella di marcia, ho ultimato il Capitolo XIV. Purtroppo, quando la quotidianità chiama con troppa insistenza, inizia a farsi strada nell'inconscio e blocca il normale fluire delle emozioni. Per quanto mi riguarda, quando le emozioni non fluiscono a valle incontrastate, non riesco a scrivere come vorrei; indi per cui, non scrivo.
   In ogni caso, ora la quotidianità è rientrata nei ranghi, senza invadere spazi che non le competono, e il quattordicesimo capitolo è stato ultimato in poco più di due giorni (se avessi scritto a questo ritmo avrei completato il capitolo in quattro giorni). Confido che i prossimi escano dalle mie dita senza più intoppi.

   Cosa dire del capitolo? Ho iniziato a tirare delle somme, in pratica. Somme dolorose, da molti punti di vista; ma le somme sono fondamentali, per arrivare al totale. C'è sempre un conto da pagare...
   E' uno strano capitolo, tanto che ho avuto difficoltà a dargli un titolo: ne avevo in mente molti, ma nessuno indicato. Alla fine, forse non definitiva, ho colto il succo di quanto ho scritto; ora ne ha uno che mi soddisfa. Alla prossima rilettura ci ripenserò.

   Ora mi attende la parte più impegnativa del romanzo, quella più sentita, almeno sulla carta. Vedremo cosa scoprirò di me stesso. Avete mai pensato alla scrittura come a una ricerca delle proprie verità recondite? Be', io sì. Quando mi avvicino al nucleo di un romanzo, scopro cose di me che non so o, se le so già, faccio ordine.

   12 novembre 2003
   Ho ultimato il Capitolo XIII e ne ho deciso anche il titolo. Devo ancora rileggerlo, ma sono piuttosto soddisfatto delle scelte fatte e dell'impronta che mi hanno permesso di dare alla sua parte portante.
   C'è una scena piuttosto delicata, in questo capitolo, difficile da scrivere e difficile da rendere dandole il giusto equilibrio. Penso di essermela cavata, anche se devo rimettervi mano con decisione, rileggerla più volte fino a rendermi conto del ritmo e del suo fluire.

   Il ritmo, in questo caso fondamentale. Senza il ritmo corretto, questa scena sarebbe da buttare. Dev'essere frenetica, ma ha parti in sé che godono del rallentatore. E deve sfruttare un punto di vista esclusivo. Non è facile spiegarlo, senza parlarne. Quello che conta è che volevo fosse diversa da scene analoghe che l'hanno preceduta. E penso lo sia.
   Troppo spesso, nei romanzi fantasy ho notato una piattezza di soluzioni tecniche che dà al lettore la sensazione di potersi godere in tutta tranquillità gli eventi, ma che nel contempo annoia i più esigenti. Ho voluto affrontare l'azione presente in questo mio nuovo romanzo in modi differenti, a seconda del caso, nella speranza che chi lo leggerà non avrà la sensazione di una ripetitività - insita in una certa parte d'azione della storia - eccessiva.
    Insomma, se non varia l'azione, che vari il modo di narrarla.

   24 ottobre 2003
   All'interno del Capitolo XII, affrontando un'introspezione, mi sono reso conto d'aver trascurato un personaggio. Terminata l'introspezione, ho deciso di dare un'occhiata al passato, ai capitoli già scritti, ricontrollando tutti gli interventi diretti e indiretti del personaggio, aggiungendo, modificando, precisando...
   Per me i personaggi sono qualcosa di più che oggetti da forgiare con raziocinio: diventano compagni di riflessioni e di esperienze. Quando uno se ne sta in disparte, mi sembra quasi di trascurarlo ingiustamente, di non dargli la dovuta importanza; è ben più un discorso relativo alla tecnica... è un discorso affettivo.

   Questo genere di revisioni/ripensamenti portano via tempo, ma danno più spessore alla storia. Sono, come sempre, tutt'altro che sorprendenti: la scrittura è fortemente legata all'evoluzione dello scrittore, del suo pensiero e del suo sentire. Una storia, anche se già sostenuta da una scaletta, prende forma durante la stesura di un testo, soprattutto nei suoi punti più profondi e sentiti.
   E di pari passo, inevitabile, i personaggi si trasformano.

   16 ottobre 2003
   Ho ultimato il Capitolo XI, ma non sono molto soddisfatto. L'ho letto e riletto, ma non mi convince in tutte le sue parti. Molto probabilmente inserirò una scena introspettiva, perché ritengo ce ne sia il bisogno per l'evoluzione di un certo personaggio e perché vorrei spezzare la rapidità - leggerezza - dei dialoghi con qualcosa di intenso.
   
   Questo romanzo ha una bizzarra caratteristica: mi pare un quadro dipinto a tinte forti, poiché non è una mescola di sfumature o di colori pastello. C'è molto del nero più cupo, del rosso più acceso e del bianco più candido. A volte, soltanto a volte, c'è quell'infinita sfumatura di grigi che caratterizzavano il Primo Ciclo Minore.
   In questo, direi, è più vicino a La Fortezza, non soltanto per questioni temporali. Ma è più estremo, quasi non avessi più intenzione di mediare con me stesso e con i personaggi, quasi la situazione non lo rendesse possibile. Ciò che ho scatenato genera sensazioni violente, nel bene e nel male.

   10 ottobre 2003
   Ecco là! Ti pareva... iniziato il Capitolo XI, mi sono reso conto di alcune incongruenze.
   Capita sempre che a un certo punto ci si renda conto di non aver previsto qualcosa e, spesso, questo qualcosa è disseminato in tutti i capitoli già scritti. Non resta altro che armarsi di pazienza e rivedere tutto, trovando una soluzione degna di questo nome... qualcosa che non sia una toppa, insomma.
   Questa volta ha rallentato la stesura, molto, ma io non riesco ad andare avanti se so che alle spalle ho qualcosa di importante che non va (se si tratta di piccolezze, le segno in grassetto all'inizio della scena e alla prima rilettura le metto a posto).
   In questo caso, la soluzione non è semplice e riguarda un particolare piuttosto importante della vicenda (non posso anticiparlo). Sono stato costretto a stendere una lista di tutti i punti in cui il particolare viene affrontato, da chi e come. Ogni personaggio ha un suo punto di vista, ogni personaggio sa o ignora a diversi livelli. Perché tutto fili liscio, il particolare deve comparire nella storia in modo coerente.
   Una faticaccia, ma alla fine è bello sapere che il difetto di coerenza interna non c'è più.

   6 ottobre 2003
   Ultimato il Capitolo X e riletti alcuni brani dei precedenti, per fare il punto della situazione.
   Sono soddisfatto di quanto scritto sinora, a parte di due dei dieci titoli (i capitoli sono intitolati, oltreché numerati). Il mio modo di procedere è diverso che in passato; la cosa si traduce in un sono più lento. Evitare di banalizzare ciò che accade, richiede riflessione; procedere speditamente, nonostante la scaletta sia già stata decisa - in linea di massima -, sarebbe un errore.

               
 
 
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