Dall'alba al tramonto

.:  Dall'alba al tramonto

.:  Prologo
.:  Brano uno
.:  Brano due
.:  Brano tre
 
 

 

Terzo brano

   – Ehi, Fred! Freeed! – ringhiò il mastino.
   – Oh? Che c’è? – socchiuse gli occhi il vecchio spinone. Poi prese subito a grattarsi dietro l’orecchia sinistra.
   – Guarda, ne sta arrivando un altro: che ne pensi?
   – Bah, tutti uguali da lontano – commentò lo spinone. – Che prurito... – si lamentò, grattando con più forza e passando da dietro l’orecchia al costato.
   – Per forza, non vedi un accidente! Sei un vecchio pulcioso, ecco cosa! – si voltò disgustato in direzione della porta dove il ragazzo stava discutendo con il tizio che dava loro da mangiare.
   – Ehi, Ringhio, vedi di non cacciarti nei guai, eh? – si alzò di scatto Fred, guardandosi il posteriore. – Cosa?! Anche lì sono andate?! – E prese a mordicchiarsi la zona dell’attaccatura della coda, che tutta spelacchiata pendeva poco nobile per qualche decina di centimetri.
   – Ringhio spostati da lì! Non vedo... non veeedo! – arrivò di corsa e ululando un piccolo bastardino, con la zampa posteriore destra che quando muoveva un passo procedeva prima verso l’esterno e poi in avanti.
   – E a te che importa, Jack! – sbottò Ringhio, senza degnarlo d’uno sguardo, riconoscendolo dall’abbaio. – Sei tutto storto, non ti prenderebbe nessuno!
   – Ah, perché a te, invece... non fai altro che ringhiare dalla mattina alla sera! – si piccò Jack.
   – Finiscila e stai zitto! – si girò minaccioso Ringhio, palesando la sua più truce espressione: un canino inferiore sporgente all’infuori, un occhio più grande dell’altro, la pelle che pendeva dal suo testone rotondo con qualche pelo bianco attorno al tartufo e le zampe rigorosamente piantate al suolo... con cui formavano un ovale sbilenco.
      – Dannazione che prurito! – iniziò a correre in cerchio Fred, frustrato dalle pulci, veloce... sempre più veloce, finché non decise di sedersi sul cemento per dare una controllatina alla coscia destra con maggior accuratezza.
   – Se per finirla Jack deve zittirsi, Ringhio, tu non puoi dirgli di finirla e stare zitto in una sola frase, ha poco senso ripetere lo stesso concetto in un solo periodo – intervenne una voce pacata e controllata. Poi comparve il muso di un vecchio levriero afgano, piuttosto sporco, ma pur sempre dignitoso nell’incedere.
   – Oooh, mioddio... ecco il Cane Sotutto! – ringhiò Ringhio.
   – Lascia in pace il Professore, Ringhio – si mise in mezzo Jack, con un evidente barcollio, arrivando sì e no all’altezza del mento dell’attempato mastino. – Lui sa tutto se confrontato a te, che non sai niente! – abbaiò, petulante.
   – Finiscila, Jack... stai zitto! – Ringhio lo guardò, nuovamente truce.
   – Oh, basta! – si intromise Fred, che era finalmente riuscito a placare il prurito... per poco? Si guardò minaccioso la coscia ancora un attimo. Poi si riscosse. – Diamo un’occhiata a questo ragazzo. Uhm... sembra gentile.
   – Ma perché è così serio? Non so se è buono... – si affacciò Jack. Ringhio lo sovrastò, ma gli lasciò lo spazio per vedere. Ashton, il levriero afgano, si mise alle loro spalle: vedeva bene comunque.
   – Più sono seri quando entrano qui e più sono buoni, Jack – disse.
   – E perché? – chiese il bastardino.
   – Perché soffrono, non sanno chi scegliere... – rispose Ashton, – scegliere è difficile, quando si tratta di sentimenti, Jack.
   – Ma non ci conosce – si fece più mesto l’abbaio di Jack.
   – Bisogna conoscere qualcuno per soffrire delle sue sofferenze quando sono palesi? – si domandò ad alta voce Ashton, constatando dentro sé la retorica della domanda.
   – Bene, ragazzi – rumoreggiò cupo Fred. – Sappiamo cosa fare, no? Quei due piccoletti laggiù sono troppo giovani per restarsene qui a soffrire il freddo e la fame.
   – Già... – bofonchiò Ringhio, – non hanno il fisico: noi siamo temprati dall’età.
   – Facciamo un po’ di baccano, dunque? – sorrise a modo suo Jack... un bellissimo sorriso dai canini appuntiti e bianchi che Ringhio si sarebbe sognato.
   – Pronti? – chiese Fred.
   – Pronti – accondiscese Ashton: detestava quel genere di manifestazioni barbariche. Ma per il bene dei più deboli un animo nobile doveva sopportare perfino simili umiliazioni.
   E fu così che Fred, Ringhio, Jack e Ashton cominciarono ad abbaiare a squarciagola, ringhiando e quasi mordendosi tra loro. Ringhio si gettò ripetutamente contro la rete, imitato dal piccolo Jack. Ashton si limitò a una buona imitazione di rabbia canina, arricciando il naso e mostrando i denti: gli riusciva bene, e si divertiva pure - ma non l’avrebbe mai ammesso -; tuttavia di più si rifiutava di fare. Durante la recita di beneficenza Fred dovette subire l’attacco feroce delle pulci e fu costretto a grattarsi con foga... la cosa, nel marasma, fece comunque il suo effetto.
   Il baccano ebbe successo: lo sconosciuto scelse i due giovani che erano arrivati da qualche settimana. Il tizio che dava loro da mangiare li prese e li fece uscire: liberi.
   – Bravi ragazzi! – esclamò Ringhio. – Diamine, quando fate così vi voglio bene! – si lasciò andare... e guardò con soddisfazione verso il fondo del cortile, dove lo sconosciuto stava aspettando. Poi questi fece una cosa inaspettata: tornò indietro e si fermò proprio davanti a loro. Si accovacciò, fissandoli, serio.
   Ringhio era sconcertato, non sapeva cosa fare... cosa voleva ancora, dannazione a lui?!
   – Be’? – disse lo sconosciuto, fissandolo. – Non abbaiate più?
   Ringhio si accorse che la messinscena poteva fallire da un momento all’altro. Sicché si riprese e iniziò a mostrare i denti. E venne subito raggiunto dagli altri. Ashton preferì nascondersi: due volte di fila era troppo. Ma il ragazzo non se ne andava. Restava lì e li fissava negli occhi, senza battere ciglio. Doveva andarsene, aveva già scelto quelli giusti!
   – Perché non se ne va?! – abbaiò forte Ringhio. – Dannazione a lui!
   – E che ne so, io?! – tentò di essere convincente Fred.
   – Non può cambiare idea proprio adesso! – saltellò Jack.
   Continuarono così per qualche secondo che sembrò loro un’eternità. Poi il tizio chiamò il ragazzo e questi gli rispose qualcosa che nessuno di loro sentì per quanto chiasso stavano facendo. Ringhio finì perfino per sbavare sulla rete e schizzò i pantaloni dello sconosciuto. Questi si mosse appena, osservando la goccia di bava. Poi sollevò il capo e li scioccò.
   Sorrise, a tutti loro. Sorrise, con lo sguardo triste.
   – Ciao, ragazzi – li salutò e si alzò.
   Un minuto dopo se ne andò, con i due giovani che trotterellavano dietro i lui.
   – È andata – commentò Jack, serio, prendendo fiato.
   – Già... – borbottò Ringhio.
   – Inizio a essere troppo vecchio per queste recite scalmanate, ragazzi – andò ad acciambellarsi in un angolo Fred.
   – Siamo tutti troppo vecchi, Fred. È questa la verità – commentò Ashton dalle ombre dell’angolo in cui si era seminascosto. E il silenzio calò pesante.
   Ringhio restò vicino alla rete, guardando verso la porta: perché vedeva tutto così fosco?

               
 
 
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