– Ehi, Fred! Freeed! –
ringhiò il mastino.
– Oh? Che c’è?
– socchiuse gli occhi il vecchio spinone. Poi
prese subito a grattarsi dietro l’orecchia sinistra.
– Guarda, ne sta arrivando un
altro: che ne pensi?
– Bah, tutti uguali da lontano
– commentò lo spinone. – Che prurito...
– si lamentò, grattando con più
forza e passando da dietro l’orecchia al costato.
– Per forza, non vedi un accidente!
Sei un vecchio pulcioso, ecco cosa! – si voltò
disgustato in direzione della porta dove il ragazzo
stava discutendo con il tizio che dava loro da mangiare.
– Ehi, Ringhio, vedi di non
cacciarti nei guai, eh? – si alzò di scatto
Fred, guardandosi il posteriore. – Cosa?! Anche
lì sono andate?! – E prese a mordicchiarsi
la zona dell’attaccatura della coda, che tutta
spelacchiata pendeva poco nobile per qualche decina
di centimetri.
– Ringhio spostati da lì!
Non vedo... non veeedo! – arrivò di corsa
e ululando un piccolo bastardino, con la zampa posteriore
destra che quando muoveva un passo procedeva prima verso
l’esterno e poi in avanti.
– E a te che importa, Jack!
– sbottò Ringhio, senza degnarlo d’uno
sguardo, riconoscendolo dall’abbaio. – Sei
tutto storto, non ti prenderebbe nessuno!
– Ah, perché a te, invece...
non fai altro che ringhiare dalla mattina alla sera!
– si piccò Jack.
– Finiscila e stai zitto! –
si girò minaccioso Ringhio, palesando la sua
più truce espressione: un canino inferiore sporgente
all’infuori, un occhio più grande dell’altro,
la pelle che pendeva dal suo testone rotondo con qualche
pelo bianco attorno al tartufo e le zampe rigorosamente
piantate al suolo... con cui formavano un ovale sbilenco.
– Dannazione
che prurito! – iniziò a correre in cerchio
Fred, frustrato dalle pulci, veloce... sempre più
veloce, finché non decise di sedersi sul cemento
per dare una controllatina alla coscia destra con maggior
accuratezza.
– Se per finirla Jack deve zittirsi,
Ringhio, tu non puoi dirgli di finirla e stare zitto
in una sola frase, ha poco senso ripetere lo stesso
concetto in un solo periodo – intervenne una voce
pacata e controllata. Poi comparve il muso di un vecchio
levriero afgano, piuttosto sporco, ma pur sempre dignitoso
nell’incedere.
– Oooh, mioddio... ecco il Cane
Sotutto! – ringhiò Ringhio.
– Lascia in pace il Professore,
Ringhio – si mise in mezzo Jack, con un evidente
barcollio, arrivando sì e no all’altezza
del mento dell’attempato mastino. – Lui
sa tutto se confrontato a te, che non sai niente! –
abbaiò, petulante.
– Finiscila, Jack... stai zitto!
– Ringhio lo guardò, nuovamente truce.
– Oh, basta! – si intromise
Fred, che era finalmente riuscito a placare il prurito...
per poco? Si guardò minaccioso la coscia ancora
un attimo. Poi si riscosse. – Diamo un’occhiata
a questo ragazzo. Uhm... sembra gentile.
– Ma perché è
così serio? Non so se è buono... –
si affacciò Jack. Ringhio lo sovrastò,
ma gli lasciò lo spazio per vedere. Ashton,
il levriero afgano, si mise alle loro spalle: vedeva
bene comunque.
– Più sono seri quando
entrano qui e più sono buoni, Jack – disse.
– E perché? – chiese
il bastardino.
– Perché soffrono, non
sanno chi scegliere... – rispose Ashton, –
scegliere è difficile, quando si tratta di sentimenti,
Jack.
– Ma non ci conosce –
si fece più mesto l’abbaio di Jack.
– Bisogna conoscere qualcuno
per soffrire delle sue sofferenze quando sono palesi?
– si domandò ad alta voce Ashton, constatando
dentro sé la retorica della domanda.
– Bene, ragazzi – rumoreggiò
cupo Fred. – Sappiamo cosa fare, no? Quei due
piccoletti laggiù sono troppo giovani per restarsene
qui a soffrire il freddo e la fame.
– Già... – bofonchiò
Ringhio, – non hanno il fisico: noi siamo temprati
dall’età.
– Facciamo un po’ di baccano,
dunque? – sorrise a modo suo Jack... un bellissimo
sorriso dai canini appuntiti e bianchi che Ringhio
si sarebbe sognato.
– Pronti? – chiese Fred.
– Pronti – accondiscese
Ashton: detestava quel genere di manifestazioni barbariche.
Ma per il bene dei più deboli un animo nobile
doveva sopportare perfino simili umiliazioni.
E fu così che Fred, Ringhio,
Jack e Ashton cominciarono ad abbaiare a squarciagola,
ringhiando e quasi mordendosi tra loro. Ringhio si gettò
ripetutamente contro la rete, imitato dal piccolo Jack.
Ashton si limitò a una buona imitazione di rabbia
canina, arricciando il naso e mostrando i denti: gli
riusciva bene, e si divertiva pure - ma non l’avrebbe
mai ammesso -; tuttavia di più si rifiutava di
fare. Durante la recita di beneficenza Fred dovette
subire l’attacco feroce delle pulci e fu costretto
a grattarsi con foga... la cosa, nel marasma, fece comunque
il suo effetto.
Il baccano ebbe successo: lo sconosciuto
scelse i due giovani che erano arrivati da qualche settimana.
Il tizio che dava loro da mangiare li prese e li fece
uscire: liberi.
– Bravi ragazzi! – esclamò
Ringhio. – Diamine, quando fate così vi
voglio bene! – si lasciò andare... e guardò
con soddisfazione verso il fondo del cortile, dove lo
sconosciuto stava aspettando. Poi questi fece una cosa
inaspettata: tornò indietro e si fermò
proprio davanti a loro. Si accovacciò, fissandoli,
serio.
Ringhio era sconcertato, non sapeva
cosa fare... cosa voleva ancora, dannazione a lui?!
– Be’? – disse lo
sconosciuto, fissandolo. – Non abbaiate più?
Ringhio si accorse che la messinscena
poteva fallire da un momento all’altro. Sicché
si riprese e iniziò a mostrare i denti. E venne
subito raggiunto dagli altri. Ashton preferì
nascondersi: due volte di fila era troppo. Ma il ragazzo
non se ne andava. Restava lì e li fissava negli
occhi, senza battere ciglio. Doveva andarsene, aveva
già scelto quelli giusti!
– Perché non se ne va?!
– abbaiò forte Ringhio. – Dannazione
a lui!
– E che ne so, io?! –
tentò di essere convincente Fred.
– Non può cambiare idea
proprio adesso! – saltellò Jack.
Continuarono così per qualche
secondo che sembrò loro un’eternità.
Poi il tizio chiamò il ragazzo e questi gli rispose
qualcosa che nessuno di loro sentì per quanto
chiasso stavano facendo. Ringhio finì perfino
per sbavare sulla rete e schizzò i pantaloni
dello sconosciuto. Questi si mosse appena, osservando
la goccia di bava. Poi sollevò il capo e li scioccò.
Sorrise, a tutti loro. Sorrise, con
lo sguardo triste.
– Ciao, ragazzi – li salutò
e si alzò.
Un minuto dopo se ne andò,
con i due giovani che trotterellavano dietro i lui.
– È andata – commentò
Jack, serio, prendendo fiato.
– Già... – borbottò
Ringhio.
– Inizio a essere troppo vecchio
per queste recite scalmanate, ragazzi – andò
ad acciambellarsi in un angolo Fred.
– Siamo tutti troppo vecchi,
Fred. È questa la verità – commentò
Ashton dalle ombre dell’angolo in cui si era seminascosto.
E il silenzio calò pesante.
Ringhio restò vicino alla rete,
guardando verso la porta: perché vedeva tutto
così fosco?