Ho pensato e ripensato a questo trentaduesimo capitolo.
L'ho perfino scritto e poi l'ho cestinato. Detesto i
riempitivi, adoro i romanzi in cui ogni scena è davvero
utile.
Niente da fare, scrivere questo capitolo
sulla narrazione e sui dialoghi non ha
senso.
C'è poco da dire, insomma.
Quando si scrive la prima stesura
(dialoghi compresi), la componente dell'estro, dell'istinto,
è talmente presente e influente che non si può fare
alcuna distinzione tra metodo e non-metodo. Non fraintendetemi, tra le due
scelte c'è una sostanziale differenza.
Se davvero non avete ideato nulla,
dovrete farlo mentre scrivete. Ma è normale inserire
parecchie cose nuove, cui non avevate pensato durante
l'ideazione precedente la prima stesura, ed è normale
anche seguendo un metodo che pondera in anticipo l'ambientazione,
la trama, i personaggi, eccetera.
Semplicemente, con il non-metodo
lo sforzo creativo - che un romanzo fantastico necessita
- è maggiormente presente al momento della prima
stesura e rischia di bloccarvi.
Vi faccio un unico esempio. Immaginate
una scena d'azione in cui due nuovi personaggi si aggirano
all'interno di un tempio. Mentre scrivete, dovete creare
i personaggi (fisicità, carattere, psicologia) oltreché
dar loro uno scopo nella scena, pensare alla trama e
a come far progredire la storia, pensare all'ambientazione
e capire com'è fatto questo tempio, chi lo anima e a
quale culto è stato dedicato.
Non è cosa semplice da fare, mentre
si tenta di scrivere in modo avvincente una scena d'azione
di cui non si sa comunque nulla (o il solo esito).
Certo, siete più liberi e questo è
bello e può portare a risultati insperati. Correte però
molti rischi, moltissimi. In primo luogo rischiate di bloccare
il vostro estro, perché troppe cose non sono state
ideate e, ad esempio, d'un tratto vi risulta difficile
immaginare qualcosa di originale. In secondo luogo rischiate di scrivere
qualcosa di talmente incoerente rispetto
a quanto avete scritto sino ad allora che la vostra
prima stesura dovrà essere cestinata e riscritta.
Ecco, è tutto qui, non c'è altro da
dire. Se proprio volete sapere cosa penso della narrazione
e dei dialoghi (o non ve lo ricordate più... cosa probabile),
andate a rileggervi i capitoli dal 17° - "Istinto e
razionalità" - al 23° - "Nel mentre".
Dal momento che c'è pochissimo da
dire circa la prima stesura, passo direttamente alla
revisione.
Con il "non-metodo" la revisione diventa
una fase cruciale e decisamente più complessa di come
lo sarebbe stata se aveste ideato e pianificato prima
di assecondare la spasmodica richiesta del vostro essere,
scrivendo.
Anche nel caso della revisione, comunque,
vale quanto ho scritto nella prima parte de "Un nuovo
mondo" (capitoli dal 24° - "Il mestiere dell'arte" -
al 27° - "Il cerchio"). Rileggete quei capitoli, perché
ritengo siano un buon concentrato del mio pensiero in
merito a ciò che dovrebbe essere qualsiasi revisione
(più altre cose molto importanti).
A questo punto sghignazzo! :-)
Eh, sì, me la godo proprio. Già vi
vedo, tutti impegnati a rivedere il frutto del vostro
estro, a rovistare tra le braci prodotte dal vostro
fuoco da scrittori.
Sapete una cosa? Mi piacerebbe sorprendervi
mentre, nel bel mezzo della revisione, vi ritroverete
a schematizzare qualcosa, a chiarire qualche collegamento
temporale o a tracciare qualche mappa, anche soltanto
uno schizzo... "ché queste cose sono il contrario
della creatività, non sia mai!" L'immaginazione può molto, ma ha
dei limiti quando occorre rendere i suoi frutti razionali
e, soprattutto, coerenti internamente.
Pazienza, avete fatto la vostra scelta:
vi siete letti tutta la prima parte de "Un nuovo mondo"
e poi l'avete gettata in un falò, saltando e ululando
al ritmo di qualche rito vudù che mi paralizzi le dita
con cui ho digitato quelle migliaia di caratteri spazzatura.
Il vostro desiderio si è avverato?
Poco male, in fondo non mi avete privato della voce
con cui ho dettato questi nuovi capitoli... ;-)
E ora me la godo, annuendo come fanno
gli anziani saccenti con i nipotini ben più scaltri
di loro. Perché, come cantò Bruce Springsteen, "With
every wish, there comes a curse", ossia "Con ogni desiderio
arriva una maledizione" (perdonate l'orrenda traduzione
alla lettera).
Il concetto è chiaro e lo faccio mio:
avete desiderato di poter scrivere a briglie sciolte,
privi di stupidi vincoli da metodici rincitrulliti e
poco creativi? Pagatene le conseguenze.
La maledizione sarà il groviglio che
avrete creato e che vi toccherà districare. Sia chiaro,
ci sarà chi avrà un gran daffare e chi invece se la
caverà con molto meno. Quanto dovrete faticare per sbrogliare
la situazione e giungere a un testo scorrevole e coerente
internamente non è prevedibile, perché dipende da troppi
fattori (non ultima la vostra inclinazione al non-metodo,
che non va confusa con la pigrizia! ;-).
In base alla mia esperienza, e ancora
una volta aggiungo un "per un mio limite", ritengo che
nella stragrande maggioranza dei casi la revisione si
rivelerà un'impresa ardua, faticosa e dispendiosa in
termini di tempo.
Ma tutto questo non importa; non scrivo
questa rubrica per avere ragione, ormai dovreste saperlo.
Ciò che mi dispiace è che, secondo me, il
non-metodo frustra maggiormente proprio il vostro potenziale,
la vostra fantasia, perché in un'opera del fantastico
l'inventiva conta molto e continuo a sostenere che molti
elementi di un romanzo fantasy necessitano riflessioni
profonde, impossibili mentre si sta stendendo una
prima stesura e complesse da gestire appena a prima
stesura ultimata.
Poco male, dovrete far emergere il
vostro potenziale comunque, anche se avete scelto di
non ideare un bel niente e di gettarvi a capofitto nella
storia che volevate scrivere e che, nella sua forma
primordiale, avete di fronte.
A questo punto non escludete nulla.
Spesso dovrete riscrivere alcune
scene, più che revisionarle. Se troppo di quanto
scritto in una scena non va più bene, per via di quanto
avete modificato durante la revisione, è più facile
riscrivere che tappezzare di toppe, rischiando di rendere
la prosa poco scorrevole o di dare l'impressione di
qualcosa di artefatto e poco genuino al lettore. Forse dovrete rivedere aspetti
del romanzo cui non avevate pensato prima e che influenzano
l'intera storia. Ecco, questo è forse il pericolo
maggiore, perché implica sforzi di revisione non indifferenti.
Ancora una volta, non risparmiatevi,
soprattutto voi che fino a questo punto vi siete divertiti
come forsennati.
Le ragioni per cui secondo me questa
strada porta a risultati potenzialmente peggiori le
ho già elencate. Tra tutte, mi preme ricordarne una:
migliore sarà la prima stesura, migliore sarà la stesura
definitiva. E non, come qualcuno potrebbe pensare, migliore
sarà la prima stesura, minore sarà la fatica per arrivare
alla stesura definitiva.
Poi, certo, ognuno ha il suo concetto
di migliore.
Il mio, ormai, lo conoscete.
A questo punto ho messo in campo tutto
ciò in cui credo, compromettendomi con un'estrema franchezza.
Qualunque sia la via che decidete di percorrere, l'importante
è che a lavoro ultimato giudichiate il vostro romanzo
buono, con la coscienza in mano, s'intende.
L'ottimo e l'eccellente lasciatelo
giudicare a chi vi leggerà.