In un romanzo riuscito, i dialoghi
solitamente sono una delle cose che rimangono più impresse
nel lettore. In questo capitolo vorrei considerare i
dialoghi del vostro ipotetico romanzo nel complesso,
considerando aspetti che non sarebbero altrettanto evidenti
se analizzassimo le singole scene.
Mentre il vostro romanzo può avere
dei narratori differenti e, quindi, mutare a seconda
del punto di vista, i dialoghi devono avere una loro
coerenza lungo tutto il romanzo o, meglio, devono
averla le parlate dei vari personaggi. Il massimo
che vi è concesso è un'evoluzione naturale, ma non uno
stacco netto e ingiustificato tra uno scambio di battute
e l'altro.
Mi spiego.
Poniamo che il vostro protagonista
sia un veterano, cresciuto in una famiglia povera e
arruolatosi in giovane età nell'esercito dell'Impero.
La sua parlata sarà difficilmente forbita e ricercata,
sia per la sua estrazione sociale, sia per la vita che
ha vissuto.
Prima cosa, quindi, non date al
vostro personaggio una parlata che cozzi con il suo
passato, né con il suo presente, ossia con il ruolo
che ricopre nel vostro romanzo. Nel caso in cui
vogliate farlo lo stesso, dovete giustificare la vostra
scelta con acume e renderla credibile.
Ad esempio, il vostro veterano potrebbe
parlare in modo ricercato nonostante le sue umili origini,
perché è diventato un ufficiale dell'esercito e l'Impero
impone un'istruzione ai propri graduati - in questo
caso si tratta di un Impero molto democratico, se mi
permettete la considerazione, perché permette a un soldato
analfabeta di far carriera e di istruirsi; come al solito,
qualsiasi decisione può ingenerare risvolti inattesi
e interessanti. :-)
Ma torniamo al vostro veterano. Quanto
suddetto è stato soltanto un bel sogno, da cui è stato
risvegliato bruscamente da un commilitone. Non ha fatto
carriera; sebbene la sua parlata si sia evoluta, egli
conferisce in modo secco, con frasi brevi e tutt'altro
che ricercate. È un tipo pragmatico, che punta al sodo,
sempre e comunque.
Bene, questa è la seconda cosa: durante
l'intero romanzo, il vostro veterano non potrà mettersi
a disquisire in modo forbito di punto in bianco,
non sarebbe coerente.
Messa così sembra una questione ovvia.
La cosa è dovuta al fatto che ho portato un esempio
estremo, per rendere il concetto più chiaro. Le situazioni
che dovrete affrontare durante la stesura del vostro
romanzo, invece, saranno molteplici e dovrete badare
alle sfumature; a volte anche una sola parola può rendere
incoerente un dialogo - ad esempio una parola precisa
che il veterano non vuol pronunciare, perché gli ricorda
un evento spiacevole -.
In questo senso è fondamentale che
voi consideriate i dialoghi nel loro complesso. Se
il vostro veterano parla in modo stringato e netto,
deve farlo sempre o, comunque, potete alterare la
sua parlata entro certo limiti - ad esempio potrebbe
limitare il proprio gergo da caserma durante un'importante
cerimonia, in presenza di alti ufficiali dell'esercito
-. Ciò che vi è concesso, come
accennavo all'inizio, è che il suo linguaggio si
evolva. Gli esempi sarebbero innumerevoli.
Altra cosa: è chiaro che il linguaggio
del veterano muterà per via degli eventi che vivrà durante
la vicenda.
L'evoluzione non dev'essere forzatamente
graduale. Mettiamo il caso che il vostro veterano sia
un tipo piuttosto ciarliero. Durante un tragico viaggio,
la truppa di cui fa parte subisce un'imboscata; l'uomo
lotta, ma per quanto riesca a salvarsi la vita, è costretto
a dire addio al proprio migliore amico, che gli muore
tra le braccia - oooh... che strano! :-). Da quel tragico
evento in poi, avete già capito dove sto andando a parare,
parlerà molto meno e sarà piuttosto brusco.
Non ci sono regole, non ci sono limiti.
Siete liberi di dare i colori che volete al vostro testo,
spruzzatelo di bianco, intingetelo in un ero abissale
o costringetelo ad attraversare un arcobaleno... in
tutto questo i vostri dialoghi saranno come un manifesto,
la parte più incisiva e diretta del vostro romanzo,
l'espressione delle sue tinte.
Fate sì che siano coerenti e che la
loro evoluzione sia naturale. Ma, prima di tutto, curateli
e amateli come fossero creature viventi.
Nel prossimo capitolo affronterò le
parti narrative all'interno dei dialoghi.