Fabrizio Valenza
Geshwa Olers e il Viaggio nel Masso Verde edito da Edizioni Età dell'Acquario
Finalmente ho terminato questo primo volume di Fabrizio Valenza. Avevo iniziato a leggerlo quand’era ancora in cerca di un editore, spinto dall’intraprendenza del suo autore. Tuttavia mi ero arenato, per via dei numerosi impegni, ma anche a causa della (bassa) qualità della scrittura.
Ora, letto l’intero romanzo nella versione edita dalle Edizioni Età dell’Acquario, posso dire che l’editing è riuscito a donare a questo romanzo quella correttezza formale che con la sua assenza mi aveva bloccato. Il risultato è un testo scorrevole. Ma, come spesso accade agli esordi, non tutto il “grezzo” è stato raffinato. Vi sono cadute di stile, sparse qui e là. Niente di così grave, ma il sapore acerbo è ancora presente.
Diverso, invece, il discorso sullo stile, forse perché più soggettivo. Non mi piace. È troppo piatto, insapore. Là dove l’autore ha tentato di darsi un tono poetico, a mio avviso, ha fallito miseramente. Tentativi un po’ goffi, che rispetto al resto costituiscono quasi sempre uno stacco troppo marcato. In una parola, inadeguati. Non è un caso che, infatti, i passaggi migliori siano proprio quelli in cui il narratore è rimasto al suo posto, senza voler strafare: in quei brani, il romanzo mi ha letteralmente trasportato nella vicenda. Credo che, col tempo, Fabrizio riuscirà a migliorare, riuscendo a donare maggior armonia ai suoi testi. Il potenziale c’è tutto e, a mio avviso, l'impegno anche.
Veniamo alla vicenda. È un romanzo di formazione, dall’inizio alla fine. Non amo i romanzi di formazione. L’unico che mi colpì, a suo tempo, fu “Il signore della magia” di Raymond E. Feist. Be’, non c’è male. Sono riuscito a terminare il romanzo, cosa che di questi tempi non è mai scontata, anzi. Geshwa risulta abbastanza simpatico e cre-dibile, tanto da strappare qualche sorriso, specie all’inizio. Poi, sul finire, le cose si fanno un po’ macchinose e non tutto ciò che accade al ragazzo fila altrettanto liscio. Le reazioni del protagonista a certi avvenimenti, drammatici, sono un po’ sottotono, rispetto a quanto ci si aspetterebbe. Per quanto ci si sforzi di vedere in lui un “pre-destinato”, cioè un personaggio dal carattere particolarmente impermeabile alle disgrazie della vita o, perlomeno, dalla tempra coriacea, il suo recupero è decisamente troppo rapido. L’autore saprà riparare col secondo romanzo a questa caduta di verosimiglianza? Staremo a vedere: c’è ancora un ampio margine, infatti.
Ciò che, invece, mi ha soddisfatto appieno, è l’ambientazione. Curata con amore – e si percepisce –, strizza l’occhiolino al lettore di continuo. A volte si fa più audace e si racconta, a volte se ne sta in disparte. Ma sempre, sempre, se ne avverte la presenza. E non è mai invasiva.
In questo contesto, lodevoli sono gli inserimenti di “mostri” – prendete il termine nel senso più lato possibile – e “creature” che non hanno l’intenzione di bucare la pagina, con chissà quali effetti speciali. Sono ben inserite nel contesto e non sfigurano affatto. Piacevoli, come se si stesse leggendo una qualche fiaba. Non hanno il sapore del Fantasy, infatti, ma più del Fantastico. E questo, se non si fosse ancora capito, è un complimento che sento di fare all’autore: ha scelto una strada poco battuta, meno “urlata”, e l’ha percorsa con coerenza.
La trama, infine, è studiata. Anche in questo caso lo si percepisce in modo chiaro. C’è il tempo anche di sorprendersi un po’, sul finire della storia. L’autore mi ha spiazzato con semplicità, va ammesso! Non me l’aspettavo, commettendo un peccato di presunzione. Purtroppo, però, quando le nebbie che avvolgono gli accadimenti si dipanano, la tecnica dell’autore mostra tutti i suoi limiti. Ancora una volta si legge in preda alla sensazione della fretta, cosa ben diversa dalla sintesi. E, fastidiosa, si percepisce una mano che guida i personaggi, cosa che impedisce di vivere le loro reazioni ed emozioni come se frutto di spontaneità.
In conclusione, questo testo ha pregi e difetti. Sono più i secondi, a mio avviso, ma si perdonano a un esordio. Troppi i momenti in cui ho percepito qualcosa che disturbava la lettura. Varie le motivazioni, che però potrei riassumere tutte con un “tecnica narrativa ancora insufficiente”.
Il lavoro di Fabrizio Valenza, però, c’è e si vede. Attenderò con curiosità il suo seguito, nella speranza di notare miglioramenti.
Voto: 5,5
Un voto che tiene conto dell’intera produzione Fantasy contemporanea, non può essere sufficiente per “Geshwa Olers e il Viaggio nel Masso Verde”.
Piccolo appunto, perché le contaminazioni linguistiche non sempre sono accettabili: l’italiano non vuole iniziali maiuscole nei titoli, cosa che invece vuole l’inglese. “Viaggio” andava scritto in minuscolo.