Marco Davide
Lothar Basler - La lama del dolore edito
da Armando Curcio Editore
Armando Curcio Editore ha pescato un coniglio dal cilindro, pubblicando Marco Davide. Ho letto con grande piacere questo corposo romanzo, scorrevole a tutto vantaggio delle sue oltre settecento pagine.
Riprendendo in mano la propria opera “giovanile”, scritta nel biennio 2000–2001, Marco Davide ha fatto bene e ha svolto, a mio avviso, un’egregia revisione. Per esperienza posso immaginare quale tipo di fatica gli sia costata, perché di norma i primi romanzi sono quelli su cui ci si forma; di conseguenza, sono anche quelli meno maturi stilisticamente – e di solito sono venuti a nausea. È stato bravo, perché l’opera non risente di una “creatività giovanile”, se non in alcuni brevi passaggi. Sono ammirato.
In alcuni brevi passaggi – in particolare in un punto – ho perso il senso d’immersione a causa di un eccesso di fantastico, per così dire. “Troppi mostri”, potrei sintetizzare. Ma sarebbe scorretto, perché il problema non è la quantità, bensì la frequenza con cui i protagonisti li incontrano, anche se in un certo senso è giustificata da ciò che Lothar e compagni sono costretti a fare. A momenti, insomma, ho avuto la sensazione di un Fantasy giovanile, per l’appunto, una lunga strada lastricata di pericoli a tavolino.
Marco Davide, però, non è un autore qualsiasi. È maturo e ha avuto l’intuizione – o lo sua è una naturale inclinazione – di costruire un mondo realmente medievale, nella sua crudezza e miseria, che è soltanto un bene non raggiunga le vette quasi grottesche toccate da Alan D. Altieri nella sua trilogia di Magdeburg – che è, per l’appunto, trilogia a sfondo storico, cosa ben diversa.
Le descrizioni paesaggistiche spesso mi hanno deliziato. Lo spettro di vocaboli è ampio, senza per questo rendere la prosa difficile da digerire – ma si guardino da Davide gli appassionati del Fantasy scritto con venti parole venti. E se gli scontri avvengono perlopiù con “mostri”, il lettore viene catapultato nelle menti e nei cuori dei protagonisti umani in modo convincente e coinvolgente: mostri sono e come mostri vengono trattati anche dai personaggi, cosa che è fondamentale in un romanzo fantasy con questo impianto (aspetto che troppo spesso viene sottovalutato). Si soffre per Lothar, soprattutto, ma anche per Mutio, a tratti persino per Moonz, che sembra più una creatura sfortunata e ingiustamente emarginata, invece di un obbrobrio da cui guardarsi. La scelta di scrivere scene piuttosto brevi dà al lettore la sensazione di procedere spedito. Tuttavia, e di questo mi compiaccio, l’autore non ha ecceduto e laddove servivano passaggi più esaustivi non ha esitato a dilungarsi, senza appesantire la lettura.
Ecco soltanto alcune delle riflessioni che ha suscitato in me quest’esordio coi fiocchi. Ed ecco perché sono ammirato: il romanzo è equilibrato, scritto bene e c’entra il suo obiettivo, avvincere il lettore e invogliarlo a leggere il seguito.
Se, come l’autore stesso dice e come io non ho dubbi che sia – anche perché vi sono passato e comprendo bene il perché di un simile crescendo, plausibile –, il terzo romanzo è il migliore e la trilogia è un crescendo di qualità narrativa, be’, sono felice d’aver scoperto un ottimo autore.
Per mia natura preferisco spaziare, affrontare autori diversi, anche perché sono un lettore–bradipo e il tempo mi sfugge tra le dita con troppa rapidità. Vorrei perciò godermelo leggendo un romanzo tutto nuovo, scritto con le capacità attuali, non inquinate da revisioni che rimettono in sesto anni di polvere. Tuttavia ho acquistato il secondo volume, uscito da poco in libreria (intitolato Lothar Basler - Il sangue della terra), perché questo merita un autore che soddisfa: un segnale che arrivi direttamente al suo editore.
Mi sembra d’aver detto troppo poco. Ma l’opera è complessa: sappiate che c’è molto di più – ed eventualmente sono sempre qui per discuterne sul blog. Voglio aggiungere una cosa soltanto, che è, per me, la più importante: la pagine trasudano umanità e sensibilità. L’atmosfera fantasy non riesce ad ammantare d’irreale le emozioni dei personaggi e la passionalità dell’autore, la cui storia m’è arrivata forte e chiara.
Vivi complimenti a Marco Davide, che entra di diritto tra gli autori che seguirò nei prossimi anni con attenzione, e un po’ d’affetto (come capita quando si ricevono in regalo ore piacevoli di “evasione”), perché si è guadagnato la mia stima.
Voto: 7
Il voto è alto, per me. Avrei voluto dargli un 8, ma lascio ampi margini perché sono certo Marco Davide farà molto bene in futuro. E non voglio togliermi la soddisfazione di dargli un voto più alto la prossima volta che lo leggerò.