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Steven Erikson
House of Chains
tradotto in Italia da Armenia come La Casa delle Catene
Michele Giannone - Il segreto di Krune

   Steven Erikson. Più continuo la sua mirabile saga, più mi rendo conto del genio di questo scrittore canadese.

   Il terzo volume della saga, Memories of Ice, è considerato dai suoi stessi lettori un capolavoro, superiore ai precedenti due. Questo quarto volume, dunque, rischiava di deludere i palati viziati di chi sta avidamente divorando la moltissime pagine dei Malazan Books of the Fallen. Ebbene, da estimatore dell'autore canadese quale sono, sono felice di affermare che questo House of Chains mi ha colpito e commosso.
   Un altro capolavoro, dunque? Sì, secondo i miei parametri. Anche se, è necessario sottolinearlo, mi è sembrato leggermente inferiore al precedente volume, per una questione di scheletro narrativo. House of Chains è frammentario, perché, se possibile, ancora più ricco di trame e sottotrame rispetto ai suoi predecessori. Di conseguenza, anche un lettore avido di stimoli intellettuali come me a volte si ritrova vagamente spaesato. Questo è, a mio avviso, l'unico difetto di un romanzo di grande livello - difetto a momenti piuttosto grave.
   Eppure, Steven Erikson rispetta se stesso e continua la saga seguendo le peculiarità che l'hanno fatto conoscere ai lettori del fantastico mondiali. Una prosa mai banale, dialoghi spiazzanti, situazioni molto varie, originalità assoluta delle trame. Grande quantità e qualità, insomma. Fin qui, però, nulla di nuovo. Una felice conferma... e non è poco.

   Tuttavia, che “personalità” ha questo quarto romanzo della saga?
   Due cose su tutto mi hanno colpito in positivo. Le due cose che mi hanno convinto, infine, a dargli lo stesso voto di Memories of Ice.
   Uno. La prima parte del romanzo, corposa, è interamente dedicata al personaggio di Karsa Orlong. Poche ciance: chiunque accusasse Steven Erikson di non essere capace di caratterizzare è servito. Karsa Orlong è un personaggio di grande spessore, complesso, che stuzzica l'intelletto e che suscita differenti emozioni, mai banali. Si conferma così quanto vado dicendo da tempo: le brevi pennellate con cui Erikson caratterizza i suoi personaggi sono frutto di una scelta, non d'incapacità.
   Due. Questa volta Erikson non ha girato al largo dell'argomento “amore”. Due storie hanno luogo in House of Chains, rivelandosi complesse e tutt'altro che superficiali. Due storie dall'esito diverso e di cui non voglio svelare i protagonisti. Ebbene, anche questo smentisce chi, come me, aveva visto nel Ganoes Paran di Gardens of the Moon una storia d'amore acerba, poco spiegata e, in definitiva, quasi insapore. L'autore detta le sue regole, una volta di più: niente melassa, niente soluzioni semplici, niente risvolti Harmony e niente “e vissero felici e contenti”, che finisca male o che finisca bene. Il canadese preferisce giocare di fino, suggerendo, anziché dicendo direttamente. Ma, alla fine, è comunque chiaro l'esito. La sensazione che resta addosso è quella che spesso la vita ci impone, riguardo all'amore: nonostante l'esito sia chiaro, infatti, qualcosa risulta inspiegabile, qualcosa sfugge... nel bene o nel male. Amore maturo, tutt'altro che superficiale, mescolato all'azione e alla gravità della situazione che i personaggi si trovano ad affrontare. A mio avviso, molto convicente.

   Tre. Sì, inserisco un tre - ed evito di arrivare a dieci, come la ricchezza di tutti i romanzi del nostro spingerebbe a fare. Steven Erikson stesso, durante una sua intervista, ha parlato dei suoi romanzi in termini molto semplici, ma esplicativi. Questo quarto, dice l'autore, è dedicato al rapporto umano che intercorre tra le sorelle. Verità profonda, e sintesi, che ho apprezzato molto. Una verità amara, invero, poiché calata in un dramma. Non due sorelle qualsiasi, quelle di House of Chains. Eppure, proprio grazie alle loro figure tormentate si vivono forse la pagine più toccanti del volume, commoventi nel finale.
   Grazie a questo aspetto principale del romanzo, portante per lo stesso autore, ho scoperto una volta di più la profondità di Steven Erikson, la sua umanità e la sua sensibilità. Se il genio narrativo del canadese è evidente dalla costruzione molto ambiziosa della sua saga, il genio letterario si evince da poche, magistrali pagine scritte col cuore.

   In assoluto una spanna sopra a qualsiasi altro autore fantasy contemporaneo.

Voto: 8.5

   Quarto romanzo dei Malazan Books of the Fallen, seguito del capolavoro che è Memories of Ice, non delude le aspettative, sebbene sia leggermente inferiore, a causa della sua essenza frammentaria. Ma, a mio avviso, si tratta di un altro capolavoro. Chi scrive romanzi altrettanto sontuosi, oggigiorno, nella Fantasy? Leggere per imparare e godere di una fantasia di prim'ordine.

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© by Andrea D'Angelo

 

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