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Ursula K. Le Guin
Il mondo di Rocannon
edito da Editrice Nord
Michele Giannone - Il segreto di Krune

   Questo è il primo romanzo che Ursula K. Le Guin pubblicò, nel 1966.
   Se il talento letterario si vede sin dal principio, Ursula Le Guin è uno degli esempi più fulgidi. E, se sin dal principio si vedrà il tipo di letteratura che un autore produrrà, Ursula Le Guin conferma la tesi.

   La fantascienza de Il mondo di Rocannon è quella riflessiva, antropologica e vagamente filosofica del capolavoro La mano sinistra delle tenebre, che le valse numerosi premi (strameritati). Di diverso, in questo romanzo, vi è un'atmosfera quasi "fantasy", per via della vita che popola il pianeta in cui si svolge il romanzo, tecnologicamente involuta.

    Ursula Le Guin, come sempre ci ha abituati, sintetizza. Non si perde in lunghe descrizioni, non tratta momenti meno che salienti. Tutto ha un senso. E il senso è a buccia di cipolla: un senso dentro a un senso più grande, dentro un altro senso ancora più grande... Fino all'epilogo, lieve e profondo. La storia procede spedita e ricca. Non è un romanzo epico, né avventuroso. Con una frase, com'è adusa, l'autrice è capace di spalancarti di fronte agli occhi un mondo o una visione di vita.
   Ciò che mi ha colpito, per la seconda volta dopo Il mondo della foresta, è il modo delicato, poetico, in cui Ursula Le Guin rende certe razze pacifiche, inclini all'altruismo e alla gioia, più armoniche con l'ambiente che le circonda. Come nel succitato - e successivo - romanzo, che le valse un Premio Hugo, anche qui Ursula Le Guin emoziona, quasi commuove.
   E anche qui, come in tutti i suoi grandissimi romanzi, dà il colpo di grazia al lettore nel finale, all'ultima frase. Mi sono commosso, per l'ennesima volta. Mi commossi con La mano sinistra delle tenebre, sempre all'ultima frase. Mi commossi con Il mondo della foresta, nella postfazione dell'autrice. Sembra tutto banale, semplice... ma Ursula Le Guin riesce laddove pochi riescono, dando alla semplicità il suo grande, universale valore. E colpisce a fondo.
   Credo di aver capito cosa mi fa ritenere che sia la più grande scrittrice del fantastico vivente. Il senso dei suoi romanzi è sempre grande, profondo, toccante. Non c'è modo di giudicarla superficiale. Comprendo chi si annoia con la letteratura di Ursula Le Guin: non siamo tutti uguali e intravedo la possibilità del tedio, per taluni - anche in questo romanzo. Chi la considera frettolosa, però - cosa che mi è capitato di leggere di recente - mi sembra invece il vero frettoloso - e superficiale.

   Semplicemente, la più grande scrittrice di fantascienza e fantasy vivente.

Voto: 7.5

   È il suo primo romanzo. Come tale, non raggiunge le vette di alcuni dei successivi, capolavori assoluti, ma è decisamente un esordio strepitoso. Consigliato a tutti coloro i quali amano le storie che lasciano uno strascico indelebile dopo il punto finale.

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© by Andrea D'Angelo

 

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