Ursula K.
Le Guin
Il mondo di Rocannon edito da Editrice
Nord
Questo è il primo romanzo che Ursula
K. Le Guin pubblicò, nel 1966.
Se il talento letterario si vede sin
dal principio, Ursula Le Guin è uno degli esempi più
fulgidi. E, se sin dal principio si vedrà il tipo di
letteratura che un autore produrrà, Ursula Le Guin conferma
la tesi.
La fantascienza de Il mondo di
Rocannon è quella riflessiva, antropologica e
vagamente filosofica del capolavoro La mano sinistra
delle tenebre, che le valse numerosi premi (strameritati).
Di diverso, in questo romanzo, vi è un'atmosfera
quasi "fantasy", per via della vita che popola
il pianeta in cui si svolge il romanzo, tecnologicamente
involuta.
Ursula Le Guin, come sempre ci
ha abituati, sintetizza. Non si perde in lunghe descrizioni,
non tratta momenti meno che salienti. Tutto ha un senso.
E il senso è a buccia di cipolla: un senso dentro a
un senso più grande, dentro un altro senso ancora più
grande... Fino all'epilogo, lieve e profondo. La storia
procede spedita e ricca. Non è un romanzo epico, né
avventuroso. Con una frase, com'è adusa, l'autrice
è capace di spalancarti di fronte agli occhi un mondo
o una visione di vita.
Ciò che mi ha colpito, per la seconda volta dopo Il
mondo della foresta, è il modo delicato, poetico, in cui Ursula Le Guin rende
certe razze pacifiche, inclini all'altruismo e alla gioia, più armoniche con
l'ambiente che le circonda. Come nel succitato - e successivo - romanzo, che
le valse un Premio Hugo, anche
qui Ursula Le Guin emoziona, quasi commuove.
E anche qui, come in tutti i suoi grandissimi romanzi, dà il
colpo di grazia al lettore nel finale, all'ultima frase. Mi sono commosso, per
l'ennesima volta. Mi commossi con La mano sinistra delle tenebre, sempre
all'ultima frase. Mi commossi con Il mondo della foresta, nella postfazione
dell'autrice. Sembra tutto banale, semplice... ma Ursula Le Guin riesce laddove
pochi riescono, dando alla semplicità il suo grande, universale valore. E colpisce
a fondo.
Credo di aver capito cosa mi fa ritenere che sia la più grande
scrittrice del fantastico vivente. Il senso dei suoi romanzi è sempre
grande, profondo, toccante. Non c'è modo di giudicarla superficiale. Comprendo
chi si annoia con la letteratura di Ursula Le Guin: non siamo tutti uguali e
intravedo la possibilità del tedio, per taluni - anche in questo romanzo. Chi
la considera frettolosa, però - cosa che mi è capitato di leggere di recente
- mi sembra invece il vero frettoloso - e superficiale.
Semplicemente, la più grande scrittrice
di fantascienza e fantasy vivente.
Voto: 7.5
È il suo primo romanzo. Come
tale, non raggiunge le vette di alcuni dei successivi,
capolavori assoluti, ma è decisamente un esordio strepitoso.
Consigliato a tutti coloro i quali amano le storie
che lasciano uno strascico indelebile dopo il punto
finale.