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.:  Il sentiero del non-ritorno
 
 

 

Il sentiero del non-ritorno

   Nella parte orientale del Continente Australe, laddove pochi popoli si erano spinti, alcuni villaggi sorgevano distanti l’uno dall’altro, soddisfatti della propria solitaria esistenza. Tra questi ve n’era uno, dall’antico nome Shoallînn, situato in grembo ad una larga valle protetta da impervie colline vestite di foresta vergine. Uno solo dei sentieri portava al villaggio e nessun visitatore era mai stato capace di percorrerlo correttamente... o quasi.
   All’alba dell’estate, quando oramai la vegetazione era esplosa in infinite gradazioni di verde e la profusione degli aromi naturali saturava l’aria, un esile vecchio comparve al limitare di Shoallînn. Le sue fattezze non lasciavano trasparire a che razza appartenesse. Era magro, la pelle raggrinzita gli pendeva così tanto dalle guance che quasi sembrava una maschera e si appoggiava appena curvo ad un nodoso bastone di noce. Eppure, allorché alcuni abitanti di Shoallînn lo osservarono giungere alle prime case, videro quanto il suo sguardo fosse fermo e luminoso.
   Lo accolsero, comprendendo che non poteva costituire un pericolo, lo nutrirono e celebrando l’arrivo dell’estate brindarono anche al nuovo venuto, considerandolo parte della popolazione. Fin da quel giorno il vecchio, che tutti chiamavano affettuosamente Nonno, non volle mai accettare l’ospitalità dei villici e dormì all’aperto, sempre, disteso vicino ad un grosso olmo dal portamento regale.
   Non passò molto tempo che i bambini del villaggio, soltanto tre, si affezionarono a lui. Questi, dapprima un po’ sconcertato, cominciò a raccontare loro storie meravigliose. Non passava pomeriggio estivo in cui i due maschietti non lo pregassero di narrare loro gesta epiche di cavalieri od in cui la bambina non desiderasse udire romantiche storie d’amore che sconfinavano nell’avventura. Il vecchio li accontentò sempre, ma badò bene a non far credere ai tre bimbi che quelle fossero verità; i racconti erano sue mere fantasticherie.
   Un tardo pomeriggio di mezza estate, però, il vecchio cominciò a mormorare di un uomo e della sua grande impresa. Nulla di strano, pensarono i tre bambini, se non fosse stato per il fatto che fu proprio lui a cominciare, prima ancora che loro gli chiedessero di raccontare: non era mai accaduto.
   “Molto tempo fa, in una terra molto lontana,” bastavano queste prime parole ad attirare immediatamente l’attenzione del trio di spettatori, “un uomo di cui non si conobbe il nome, si avvicinò al Sentiero del Nonritorno.”
   “E com’era, Nonno?” Chiese Alvin, dei due maschietti quello di maggiore età. “Aveva dei grandi muscoli?” Esternò la propria curiosità, soffiando via il rosso ciuffo di capelli che gli ricadeva sul naso e le sue lentiggini.
   “No, invero.” Lo guardò paziente il vecchio, con lo sguardo fermo. “Non era un guerriero e nemmeno un cavaliere. Era un battitore.”
   “E cos’è un battitore?” Chiese sempre Alvin.
   “Ma insomma, Alvin!” Intervenne Djun, la bambina, che era la più grandicella: aveva sette anni. “Ogni volta fai così, lascia parlare il Nonno! Interrompi sempre!” Lo guardò inviperita.
   “Ho solo chiesto cos’è un battitore, Djun, lasciami in pace!” Ribatté seccato Alvin.
   “Sei egoista e cattivo!” Sbraitò la bambina. “Pensi sempre a te stesso e basta!”
   “Oh, bambini... insomma.” Intervenne tempestivamente il vecchio, zittendo i due litiganti con un lieve cenno della mano sinistra, quella con cui non teneva il suo inseparabile bastone di noce. “Se litigate tra voi finirete per essere entrambi scontenti: tu non saprai cos’è un battitore e tu non potrai continuare ad ascoltare il mio racconto.”
   “Scusa, Nonno.” Borbottò Djun, chinando il capo.
   “Sì, scusaci Nonno.” Disse di rimando Alvin.
   “Parla per te!” Alzò di scatto la testa la bambina. “Egoista!”
   “Basta bambini.” Si fece serio il vecchio. “Ancora una sola di queste scemenze e tornerò a dormire.”
   A quella terribile minaccia i due ammutolirono e corrucciati si allontanarono l’uno dall’altra. Quindi, non appena regnò il silenzio, il vecchio continuò a parlare.
   “Un battitore è un uomo capace di seguire animali o uomini anche dentro ad una foresta, anche molte ore dopo che chi insegue sia passato; ed è un uomo che mai potrebbe perdersi.”
   “Farebbe capace di trovare anche il Grande Faffo?” Chiese Wajd, un marmocchio di appena quattro anni; Wajd si riferiva ad una roccia nel mezzo del bosco, vicino al villaggio, su cui lui e gli altri due compagni di giochi spesso si sedevano per riposare, considerandola una base segreta. Pur sapendo dove si trovava, gli adulti avevano sempre fatto finta di non scorgerla tra i cespugli spinosi che la circondavano.
   “No, Wajd.” Sorrise il vecchio. “Il Grande Sasso è davvero troppo difficile da trovare.”
   “Ah... bene.” Assunse un’espressione seria il piccolo.
   “Ebbene, bambini, tanto tempo fa quest’uomo, oramai stufo di seguire piste troppo facili, consapevole di essere il miglior battitore di tutte le terre, decise di percorrere il Sentiero del Nonritorno.”
   “Perché proprio il Sentiero del Nonritorno?” Chiese Alvin, affascinato.
   “Perché già in tanti avevano provato a percorrerlo, ma erano tutti scomparsi.” A quella risposta i bambini sgranarono gli occhi, impauriti. “Ma no, non abbiate paura: il Sentiero del Nonritorno è molto lontano da qui, voi non dovete temerlo.” I tre non fiatarono, ma parvero rilassarsi.
   “Dunque...” continuò il vecchio, “una mattina presto, l’uomo giunse all’entrata del Sentiero.”
   “Ed entrò?” Chiese incredulo Alvin, intimamente commosso dal coraggio del battitore.
   “Certo, vi entrò.” Alvin sorrise, mentre Djun sussultò alla sola idea. “Ma non prima di aver letto il cartello che era stato posto vicino all’entrata come avvertimento.”
   “E cofa c’era fcritto?” Chiese Wajd, curioso e per nulla turbato. “Io non fo leggere.” Protestò. Il vecchio trattenne una risata. Poi riprese, nuovamente serio.
   “Le parole intagliate in esso erano molto difficili da capire anche per un uomo coraggioso come lui o per un vecchio intelligente come me.”
   “E lui le ha capite, pero, vero?” Chiese Alvin, sicuro di sé.
   “No, non le capì.” Fu la drastica risposta del vecchio. “Era troppo sicuro di sé per comprendere... troppo.”
   “Cofa c’era fcritto?” Chiese deciso Wajd, un po’ arrabbiato per non aver ricevuto una risposta.
   “C’era scritto così:” cominciò il vecchio, affrettandosi a sedare la curiosità del bambino.

È un nonritorno scoprire il principio di tutte le strade?
È un nonritorno viaggiare alla volta del presente?
Se già conosci la risposta, o prode, allora rinuncia;
ma se brami di sapere ciò che ancora non sai,
se vai cercando il lume che si frappone fra il tuo sguardo ed il sole,
allora entra senza più indugiare,
il segreto della vita ti attende.
Ma bada al segreto, è ottenebrato,
giacché ti attende accanto alla morte.

   “Ecco cosa c’era scritto.” Terminò il vecchio.
   “E cosa vuol dire?” Chiese Djun, ora anch’ella troppo curiosa e confusa per non porre domande.
   “Vuol dire che il battitore avrebbe potuto sapere cosa si trovava in fondo al Sentiero del Nonritorno senza entrarvi. Ma non ha capito, ha voluto vedere con la propria mente piuttosto che con il suo cuore.”
   “E cosa c’è in fondo al sentiero?” Chiese Alvin.
   “Ora vi racconterò, senza che mi interrompiate, d’accordo?” I tre annuirono, tacendo d’improvviso. Sapevano che quando il Nonno diceva così si sarebbe infuriato alla minima interruzione, troncando il racconto e rimandandoli a casa. Era già successo una volta e da allora i tre avevano capito benissimo l’antifona.
   “Il battitore entrò deciso e guardingo nel bosco, seguendo quello che in apparenza era un semplice sentiero che tagliava sinuosamente il sottobosco. Certo, vi dico, era ancora troppo presto perché capisse ciò a cui stava andando incontro.
   “Il primo giorno passò tranquillo. Giunse la sera ed egli si accampò circospetto, tra due alberi che perlomeno lo proteggevano parzialmente da un possibile agguato notturno. Per sicurezza pose la lunga spada che possedeva al suo fianco, tenendo la mano sopra l’elsa.
   “Quella notte non dormì. Dopo meno di un’ora di dormiveglia fu improvvisamente destato da un urlo di terrore e dall’assoluto silenzio che lo seguì. Non accade altro, invero, ma quell’oscuro avvenimento bastò a tenerlo sveglio.
   “Il giorno seguente continuò a dirigersi verso nord, come tutto il giorno precedente. Fu allora, allorché il sole giunse allo zenit, che si trovò tra i piedi il cadavere decomposto di un cavaliere. Era morto già da giorni: l’urlo della notte passata non poteva essere stato suo.
   “Con sguardo attento cercò una seppur minima traccia che rivelasse cosa potesse aver ucciso quello sfortunato cavaliere: conoscere le minacce in anticipo spesso poteva salvare la vita. Ma non trovò nulla. Anche se non l’avrebbe mai ammesso, la cosa lo intimorì. Il corpo del cavaliere era sì in decomposizione, tuttavia non era morto da molto. Quindi, e lo sapeva fin troppo bene, i segni della lotta o comunque dell’aggressione dovevano essere ancora visibili ai suoi occhi esperti.
   “Però... nulla, nemmeno la più piccola indicazione.
   “Decise di proseguire, fiutando l’aria ed aguzzando le orecchie affinché nulla di ciò che accadeva attorno a lui potesse sfuggirgli: doveva accorgersi in tempo delle insidie che si celavano così astutamente all’interno di quel bosco.
   “Passarono altri tre giorni. Si imbatté in altri due cadaveri. Il primo, invero, era uno scheletro e non vi si soffermò più di tanto. Il secondo, invece, si rivelò una vittima recente, mietuta forse appena il giorno antecedente. Com’era possibile? In primo luogo non aveva udito nulla... ma ciò era plausibile all’interno di un bosco, le cui piante attutiscono i rumori lontani. In secondo luogo anche questa volta non vi erano altre tracce se non quelle di quel ragazzo... che probabilmente aveva tentato di percorrere il Sentiero del Nonritorno per dimostrare a se stesso di essere coraggioso: era troppo giovane, perdio!
   “Anche questa volta nessun indizio sugli assassini. Iniziò a scrutare quel luogo con più timore.
   “Continuò, sempre verso nord. Passarono i giorni, passarono delle settimane... ancora nulla. Niente, né assassini né tracce della fine del Sentiero del Nonritorno. Incontrò altri temerari, ma nessuno ancora vivo. Eppure, nonostante paventasse profondamente quel nulla che lo circondava e che pareva essere tanto letale quanto invisibile, la speranza divenne sempre più forte, poiché superava indenne tutti coloro i quali avevano tentato prima di lui.
   “Passava i giorni a camminare verso nord, scrutando ogni tanto in lontananza per vedere ciò che lo aspettava. Trascorreva la maggior parte del tempo ad osservare gli angusti spazi che gli alberi frapponevano tra loro. Le notti, invece, cercava di dormire il più possibile. Si cibava di tutto quanto fosse commestibile: bacche, radici, foglie. Beveva acqua piovana e razionava quella poca che le sue borracce contenevano, riempiendole ogniqualvolta incontrava piccoli ruscelli od il maltempo lavava le brutture di quel bosco. Assaggiava tutto e soltanto in un’occasione ingerì una bacca velenosa; dopo due giorni di crampi allo stomaco, neppure troppo forti, tutto tornò come prima.
   “Di notte, si rese conto, accadevano le cose più strane. Dapprima decise fermamente di non avventurarsi lungo il sentiero al calare delle ombre. Dappoi, però, la sua curiosità principiò ad aumentare, sempre più intensa e spronante. Così, consapevole delle proprie capacità e dei propri limiti, infine conscio di essere assolutamente impotente di fronte alle strane forze notturne che si aggiravano in quel bosco, lungo il Sentiero del Nonritorno, dopo molte settimane decise di incedere anche di notte, sfidando la sorte.
   “E questa sua decisione fu la peggiore che potesse prendere... o la migliore: rischiò la vita, nondimeno scoprì qualcosa.
   “Quella notte, mentre camminava lungo il sentiero, accadde qualcosa di strano. Dei bagliori rutilanti comparvero dinanzi a lui, simili a fuochi. Egli incedette, ovviamente: era la prima volta che vedeva qualcosa di vivo, forse vivo, dopo molto molto tempo. In un attimo i bagliori gli furono addosso. Grazie alla lucidità ed ai nervi saldi, per quanto potevano esserlo dopo settimane di morti misteriose e rumori notturni, si distese, cercando di fingere, imponendosi di sembrare addormentato... di essere come era sempre stato durante le notti passate, quando nulla l’aveva minacciato.
   “E gli andò bene, molto bene... li aveva svegliati, aveva destato i Guardiani del Sentiero del Nonritorno. E questi erano venuti a prenderlo. Si salvò, ma subì le conseguenze della sua follia.
   “I Guardiani lo inchiodarono al terreno e probabilmente fu soltanto perché egli si costrinse a non socchiudere gli occhi che lo risparmiarono. Poi giunse l’atroce sofferenza, sentì le mani bruciare di un fuoco gelido, corrodente. Il dolore fu tale che infine svenne.
   “Si risvegliò il giorno seguente, a metà mattina. Le mani erano semiparalizzate, come fossero due inutili appendici del suo corpo, inerti ed inservibili. Ma l’orrore che lo pervase non fu causato dalla paralisi: al centro delle mani, da palmo a dorso, vi era un foro rotondo, cauterizzato e dal ripugnante colore verdastro, quasi la cancrena stesse divorandogli la carne. Qualcosa aveva trapassato le sue mani ed aveva lasciato il segno del suo passaggio.
   “Non scordò mai quei bagliori e quel dolore lancinante: da quella maledetta notte ogniqualvolta le mani gli si raffreddarono il dolore si ripresentò incontrastabile, torturandolo e facendolo urlare.
   “In seguito passarono altre settimane, passarono mesi... passarono anni. Imparò a servirsi meglio che poté delle mani semiparalizzate, almeno per costruire rozze trappole con cui catturare piccole prede e sopravvivere Non incedette mai più di notte: soltanto di giorno... e sempre verso nord. Il suo aspetto cambiò sensibilmente: divenne magro, emaciato ed incanutì. Il Sentiero del Nonritorno stava pian piano uccidendolo. Eppure ogni giorno, si diceva, ogni giorno che passava si avvicinava sempre più alla meta.
   “Ma mai avrebbe potuto immaginare ciò che lo aspettava, mai avrebbe creduto che il segreto della vita a cui andava incontro e di cui tanto si narrava, dicendo che si trovasse al termine del Sentiero del Nonritorno, fosse ciò che si rivelò alla fine.
   “E giunse alla fine del Sentiero del Nonritorno, dopo più di dieci anni di vita ai suoi margini, premiato per la caparbietà... sbeffeggiato per la follia.
   “Si era illuso, era stato uno sciocco! Aveva creduto che se avesse percorso l’intero Sentiero del Nonritorno avrebbe ottenuto una conoscenza suprema. Aveva creduto che a quel punto non sarebbe ritornato, sarebbe stato troppo squallido conoscere il segreto e tornare tra chi non l’aveva minimamente compreso. Così si era illuso, miei giovani compagni di racconto, si era illuso di poter vedere e comprendere il vero ed unico colore della vita tra le sue tante sfumature.
   “Alla fine, dunque, era arrivato laddove era voluto arrivare, aveva raggiunto la meta che si era prefisso. Sì... vide il segreto della vita, quando oltrepassò l’ultima soglia del Sentiero del Nonritorno.
   “E qualcosa in lui mutò con la raggiunta comprensione. Proprio perché di sfumature si trattava, non avrebbe mai visto il vero ed unico colore che costituiva il segreto della vita, poiché, ricordate le mie parole bambini, a chi è umano non è data la possibilità di vedere il molteplice come l’uno, al mortale non è permesso di scoprire il divino.
   “Il battitore, se avesse riflettuto, avrebbe compreso che ricercare il segreto della vita significava condannarsi a morte, ossia andarle incontro. Presuntuoso e folle, questo era stato.
   “Comunque egli fu più abile di chiunque altro, il migliore: nessuno era e sarebbe mai riuscito ad eguagliarlo. E fu così che, giunto al termine del sentiero dopo anni di cammino, si ritrovò all’inizio dello stesso. Allora rilesse il cartello che aveva veduto prima di avventurarsi all’interno di quel bosco, lungo il Sentiero del Nonritorno.
   “E comprese una volta di più.

È un nonritorno scoprire il principio di tutte le strade?
È un nonritorno viaggiare alla volta del presente?
Se già conosci la risposta, o prode, allora rinuncia;
ma se brami di sapere ciò che ancora non sai,
se vai cercando il lume che si frappone fra il tuo sguardo ed il sole,
allora entra senza più indugiare,
il segreto della vita ti attende.
Ma bada al segreto, è ottenebrato,
giacché ti attende accanto alla morte.

   “Questo era il mio unico racconto per oggi, bambini.” Concluse il vecchio.
   “Una sola domanda, Nonno.” Lo guardò Djun, seria quanto gli altri due. “Questa volta non ti sei inventato tutto vero? Il racconto non era fantasia, vero?”
   “Brava bambina, bravi a tutti e tre.” Sorrise il vecchio annuendo. “Vedo che avete compreso.
   “Certo, miei cari, certo... questo racconto è una delle tante verità.”

               
 
           
           
 
 



© by Andrea D'Angelo

 

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