.:  Le considerazioni

.:  Tempo di fare pulizia
.:  Passi
.:  Una bugia
.:  Non può piovere per sempre
.:  Eh?!
.:  Acqua
.:  Fuoco
.:  Gli editori in Italia
.:  Aria
.:  Terra
.:  Il vuoto
.:  Un sogno?
.:  La molla
.:  Una pennellata di rame
.:  Fiocco di neve
.:  La chiave
.:  L'albero
.:  La croce
.:  L'occhio
.:  La mano
.:  La clessidra
.:  Sei lei?
.:  Il punto
.:  Guerre
.:  Dannazione
.:  Fottetevi!
.:  Tre
.:  Signor Silenzio e Sire Bivio
.:  Sconfitto
.:  Poesia
.:  Luce sarà
.:  Viaggiando
.:  Cari ragazzi,
.:  Basta?
.:  Sovversione naturale
.:  Diritti e doveri
.:  Ma per favore...
.:  Il secchio
.:  Riflessione escatologica
.:  2005
.:  Non significa nulla
.:  Progresso?
.:  Il Premio Italia e il Fantasy
.:  Nolager.com
.:  1052
.:  Colore
.:  Credere nella differenza
.:  Se tornerò
.:  Feliz cumpleaños
 
 

 

Trieste, 23 gennaio 2007

Se tornerò


   Qualcuno si è lamentato del fatto che attendeva i seguiti, sia del Primo Ciclo Minore, che de "La Rocca dei Silenzi". Taluni hanno addirittura commentato che la mia decisione di non scrivere più tradisce la loro fiducia. Ineccepibile, in apparenza (che inganna). Forse la miglior replica sarebbe un silenzio rispettoso, ma ancora una volta tendo a far di testa mia. E replico.

   Stringata premessa: la mia considerazione non tiene conto del fatto che, per leggere i seguiti, sarebbe necessario che il mio editore li volesse pubblicare. Cosa che non è. Tralasciando questo "particolare", proseguo ragionando.

   Scrivere è un atto intimo, la cui scintilla è racchiusa nell'animo dell'autore. E l'animo, non v'è chi non veda, non sottostà a logiche di convenienza. Oltre tutto si è sottovalutato - o almeno così pare al qui scrivente - la baldanza della mia bandiera: l'onestà intellettuale. Dai colori vivaci, mai spenti, tale bandiera esige che chi l'impugni non prenda per i fondelli i lettori e dia il meglio di sé, quando fa spendere loro tempo e denaro. E questo significa, in breve, che è meglio non dare affatto, se non si può dare il meglio di sé.
   Dunque?
   Non dare affatto. E poi cosa? Attendere? Sforzarsi? Non riesco a vedervi un senso.
   Quando cominciai a scrivere - e continuò così per quindici anni, senza cedimenti - mi animava una grande passione. Credevo in ciò che facevo. E poi...

   Durante la stesura de "La Rocca dei Silenzi" avvertivo l'esigenza di cambiare rotta. In soldoni, percepivo che qualcosa non andava. Il problema è che, una volta data alle stampe quell'ultima fatica, ho impiegato due anni per comprendere appieno di cosa abbisognavo. Ho iniziato bene, pur senza rendermene conto fino in fondo: "La Rocca dei Silenzi" è l'inizio del cambiamento. È la mia visione matura - maturità che considero soggettiva e, quindi, relativa - della Fantasy: realtà trasposta. Non più mera analisi narrata dell'umanità (che diede un'impronta importante al "Primo Ciclo Minore"), bensì proposta di direzione. È così che il mio ultimo romanzo è stato scritto. Mancava qualcosa, però. Nei due anni successivi, infatti, a ciò si è aggiunto un tassello fondamentale. Il tassello che mi mancava per comprendere. Ero arrivato a una "realtà trasposta, atta a proporre una direzione". Ma, quale direzione? Propositiva, mi piace pensare. Costruttiva.
   A chi lo ha letto, parrà forse strano definire "costruttivo" un romanzo come "La Rocca dei Silenzi". Ma come ho già avuto modo di dire, quel romanzo è un messaggio di speranza per tanti motivi, che è inutile elencare in questa considerazione. Basti pensare che rappresenta uno spartiacque (se non riuscite a seguirmi, limitatevi a constatare la grande differenza tra esso e la mia prima trilogia, evidente a chiunque). Il suo seguito, "Il giorno dopo", è sulla carta il romanzo che dà forma compiuta alla nuova direzione. Sulla carta, per l'appunto, perché a tutt'oggi esiste soltanto una scaletta dettagliata. Come dicevo, non scrivo più.

   A cosa serve aver raggiunto la consapevolezza di questa nuova direzione, allora? Cosa ancora m'impedisce di scrivere? La convinzione che è meglio così, da ora in avanti e fino a prova contraria. Se prima o poi mi sentirò di nuovo costruttivo (concetto che non posso spiegarvi), allora vi racconterò "Il giorno dopo". È un romanzo pronto, devo soltanto scriverlo (pronto come lo sono altri: vi ho parlato di due anni d'ideazione senza alcuna stesura, non d'immobilità mentale...). E scriverlo è poca cosa, se si possiede l'energia giusta - questione di tre, quattro mesi. Diviene cosa eccessiva, invece, quando l'energia non c'è o non è sufficiente.

   Non mi piace dire "mai", né mi piace dire "per sempre" (nonostante questo dico spesso entrambe le cose!). A voi, però, impugnando la mia bandiera, dico: "Da ora in avanti e fino a prova contraria" . Mi convince molto di più, ragazzi, perché a ben vedere è la (mia) verità sul presente. La porta è aperta, tutto sta nel varcare la soglia un'altra volta. Lo farò? Mi sentirò pronto, prima o poi? Non lo so. Sto cercando un equilibrio, qualcosa che mi consenta di darvi il massimo di me stesso un'altra volta. Ma sono cambiato e pretendo di darvi il massimo di me stesso senza prosciugarmi, errore che invece ho commesso in passato - e dal quale dipende parte della mia decisione. Un simile passo falso non me lo posso più permettere, sono diventato più fragile. Oltre tutto, non sarebbe vantaggioso per nessuno.
   Per l'ennesima volta, scrivere senza vivere non è possibile. Vivere bene la propria vita, scrivendo, sì.

   Siate positivi: se tornerò, significherà che vi avrò dato il massimo.

               
 
           
           
 
 



© by Andrea D'Angelo

 

Homepage Negrore.com Homepage Negrore.com Homepage considerazioni