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Trieste, 25 ottobre 2006

Credere nella differenza


   Se non fossi amato, oggi sentirei più opprimente il grande vuoto che al crepuscolo s’addensa. Se non avessi pubblicato quattro romanzi, oggi crederei d’essermi stimato migliore di ciò che sono. Se non fossi innamorato, oggi penserei davvero che c’è poco da salvare del mio cuore.
   Eppure, per una volta, tutti i se di un mio scritto sono falsi. Ho esaurito le domande. E forse anche la mia dose di buona sorte. Ciò che mi resta è la mia realtà, nuda e indifesa: sono amato da molte anime buone, ho pubblicato quattro romanzi, sono innamorato.
   In un silenzio post-crepuscolare, mi chiedo come mai, come mai...

   Non scrivo più.
   Ah. Per ora? Forse per sempre. Si vedrà. Adesso è così e lo sarà per un bel po’; lo sento. Me ne sto fermo e mi guardo attorno – e un po’ allo specchio. Voglio vedere davvero e scoprire in me qualcosa di vero. Se avrò ancora qualcosa da dire, sarà la verità. Più ancora rispetto a prima.
   Ora, invece, sento vibrare dentro di me una musica incomprensibile, composta di note lunghe come dita affusolate, che tastano nell’oscurità che è il futuro. Si stendono e tendono, cercando. Di notte, al buio, trovano cose che non capisco: calore e silenzio allo stesso tempo. Un calore come mai l’ho percepito prima, intimo ed estraneo. Un silenzio bizzarro, fatto di grugniti e pensieri troppo rapidi.
   Vorrei fermare tutto, congelare il mondo come in un’istantanea e poterlo così analizzare; capire. Il mio pensiero è lento. Il mondo è veloce; troppo per il me d’adesso. Non comprendo più molto, come non mi capitava qualche anno fa. Più vado avanti, meno trovo risposte. E anche le domande nuove mi sovvengono di rado, ormai. Finisco per tediarmi, girando su me stesso senza posa, senza meta, senza capire nulla di nulla.

   Ma un concetto mi è chiaro come non lo è mai stato prima. So cos’è la libertà. E non è un caso che negli ultimi due anni le ho girato attorno, seguendo una spirale che infine mi ha portato al centro, in modo inesorabile. E lì, la decisione: smettere di scrivere. Come sempre, la soluzione è semplice, lineare, netta e inconfutabile.
   Facile? Presumere è ancora più facile. Chiunque pensi una cosa simile dovrebbe percorrere quella spirale, prima. Scrivere è vivere. Ma mentre si può vivere senza scrivere, scrivere senza vivere è impossibile.
   Sicché, eccomi qua, vivo. E vivo vivrò. Con ben chiara di fronte a me l’unica certezza: sono libero. Ora, libero di non scrivere più. Libero di rispondere, finalmente, a tutti coloro i quali mi chiedono cosa sto scrivendo, a che punto sono, quando uscirà il prossimo romanzo... libero di rispondere: «Non scrivo più».
   Difendo con ferocia questi ultimi anni come un tesoro inestimabile, bava alla bocca. Tuttavia, ho percorso il sentiero fino alla fine, ora posso riposarmi sulla panca del rifugio che ho raggiunto, mangiando un buon goulash con polenta, bevendo una birra rinfrescante e abbronzandomi al sole della vita. Tutto ha un senso. Sempre. Basta fare attenzione e si capisce. Quando non si capisce, non bisogna avere fretta di procedere. Basta sedersi, pasteggiare e attendere che l’universo ti scaldi l’anima. È così che ho capito che dovevo fermarmi. Quindi capirò ancora.

   Non si torna indietro, ragazzi. Mai. Chi vuole farlo, ha già sbagliato prima di muovere il primo passo. Chi crede di farlo, s’illude. Il prossimo sentiero che imboccherò sarà diverso. Non può essere altrimenti. E, niente sotterfugi, non ho la più pallida idea di quale sarà. In ogni caso, sono quello che sono, con tutti i miei limiti. Vado avanti, dunque, nonostante me. Avanti per la mia strada, a occhi aperti. Vigile.
   Sono un essere che si evolve.

   L’evoluzione mi ha infine messo di fronte alla mia prima pietra miliare. Su di essa c’è scritto ‘Hai creduto. Hai ricevuto’.
   Ottimo pasto, saporito e rigenerante. Ora prendo un po’ di sole, mi scaldo le ossa. Così... meraviglioso. Sì, penso che sì, credere fa sempre la differenza.

               
 
           
           
 
 



© by Andrea D'Angelo

 

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