Se non fossi amato, oggi sentirei
più opprimente il grande vuoto che al crepuscolo
s’addensa. Se non avessi pubblicato quattro romanzi,
oggi crederei d’essermi stimato migliore di ciò che
sono. Se non fossi innamorato, oggi penserei davvero
che c’è poco da salvare del mio cuore.
Eppure, per una volta, tutti i se di un mio scritto
sono falsi. Ho esaurito le domande. E forse anche la
mia dose di buona sorte. Ciò che mi resta è la
mia realtà, nuda e indifesa: sono amato da molte
anime buone, ho pubblicato quattro romanzi, sono innamorato.
In un silenzio post-crepuscolare, mi chiedo come mai,
come mai...
Non scrivo più.
Ah. Per ora? Forse per sempre. Si vedrà. Adesso è così e
lo sarà per un bel po’; lo sento. Me ne
sto fermo e mi guardo attorno – e un po’ allo
specchio. Voglio vedere davvero e scoprire in me qualcosa
di vero. Se avrò ancora qualcosa da dire, sarà la
verità. Più ancora rispetto a prima.
Ora, invece, sento vibrare dentro di me una musica
incomprensibile, composta di note lunghe come dita
affusolate, che tastano nell’oscurità che è il
futuro. Si stendono e tendono, cercando. Di notte,
al buio, trovano cose che non capisco: calore e silenzio
allo stesso tempo. Un calore come mai l’ho percepito
prima, intimo ed estraneo. Un silenzio bizzarro, fatto
di grugniti e pensieri troppo rapidi.
Vorrei fermare tutto, congelare il mondo come in un’istantanea
e poterlo così analizzare; capire. Il mio pensiero è lento.
Il mondo è veloce; troppo per il me d’adesso.
Non comprendo più molto, come non mi capitava
qualche anno fa. Più vado avanti, meno trovo
risposte. E anche le domande nuove mi sovvengono di
rado, ormai. Finisco per tediarmi, girando su me stesso
senza posa, senza meta, senza capire nulla di nulla.
Ma un concetto mi è chiaro come non lo è mai
stato prima. So cos’è la libertà.
E non è un caso che negli ultimi due anni le
ho girato attorno, seguendo una spirale che infine
mi ha portato al centro, in modo inesorabile. E lì,
la decisione: smettere di scrivere. Come sempre, la
soluzione è semplice, lineare, netta e inconfutabile.
Facile? Presumere è ancora
più facile. Chiunque pensi una cosa simile
dovrebbe percorrere quella spirale, prima.
Scrivere è vivere. Ma mentre si può vivere
senza scrivere, scrivere senza vivere è impossibile.
Sicché, eccomi qua, vivo. E vivo vivrò.
Con ben chiara di fronte a me l’unica certezza:
sono libero. Ora, libero di non scrivere più.
Libero di rispondere, finalmente, a tutti coloro i
quali mi chiedono cosa sto scrivendo, a che punto sono,
quando uscirà il prossimo romanzo... libero di rispondere: «Non scrivo più».
Difendo con ferocia questi ultimi anni come un tesoro
inestimabile, bava alla bocca. Tuttavia, ho percorso
il sentiero fino alla fine, ora posso riposarmi sulla
panca del rifugio che ho raggiunto, mangiando un buon
goulash con polenta, bevendo una birra rinfrescante
e abbronzandomi al sole della vita. Tutto ha un senso.
Sempre. Basta fare attenzione e si capisce. Quando
non si capisce, non bisogna avere fretta di procedere.
Basta sedersi, pasteggiare e attendere che l’universo
ti scaldi l’anima. È così che ho
capito che dovevo fermarmi. Quindi capirò ancora.
Non si torna indietro, ragazzi. Mai. Chi vuole farlo,
ha già sbagliato prima di muovere il primo passo.
Chi crede di farlo, s’illude. Il prossimo sentiero
che imboccherò sarà diverso. Non può essere
altrimenti. E, niente sotterfugi, non ho la più pallida
idea di quale sarà. In ogni caso, sono quello
che sono, con tutti i miei limiti. Vado avanti, dunque,
nonostante me. Avanti per la mia strada, a occhi aperti.
Vigile.
Sono un essere che si evolve.
L’evoluzione mi ha infine messo di fronte alla
mia prima pietra miliare. Su di essa c’è scritto ‘Hai
creduto. Hai ricevuto’.
Ottimo pasto, saporito e rigenerante. Ora prendo un
po’ di sole, mi scaldo le ossa. Così...
meraviglioso. Sì, penso che sì, credere
fa sempre la differenza.