Trieste,
13 maggio 2006
1052
Ecco l’ennesima svolta che attendevo.
Quanto il risultato del Premio Italia, anche questa
l’avevo prevista. Va detto francamente, prevista
sì, ma non così brusca.
L’ultima svolta attesa. Di qui
in avanti, non so cosa sarà di me. Non prevedo
nulla, sebbene muova i miei passi in modo misurato.
1052.
Il numero di copie vendute nel 2005
da “La Rocca dei Silenzi”.
Le conseguenze sono ovvie. Inutile
discuterne.
Perché portare questo dato
alla luce del giorno, dunque? Per una volta, tenterò
di essere sintetico.
Primo. Non mi sono mai nascosto dietro
un dito.
Come ho sempre difeso la mia assoluta
onestà intellettuale e i dati positivi, così
difendo anche quelli negativi. Da me, si può
avere solo una continua, sincera e spietata analisi
della realtà.
Secondo. Sarebbe comunque lecito
tenere per me un risultato così deludente. Tuttavia,
esplicitarlo mi permette di far comprendere la realtà
a chiunque mi abbia letto.
Secondo bis, dunque. Non sono uno
scrittore professionista.
Chi mi ha inseguito con fare denigratorio,
ha preso di mira un ben misero bersaglio. Se ne renda
conto, una volta per tutte.
Chi mi ha dato meriti più grandi
di quelli che ho, consideri che certi meriti sono una
responsabilità troppo greve, che non posso reggere
sulle mie spalle, né credo sia giusto impormi
di reggerla.
Terzo. Una breve riflessione.
Qualcuno si è stupito della
comparsa di una nuova “ondata” di pareri
(positivi) sulla Trilogia delle Sette Gemme dell’Equilibrio,
domandandosi se non fosse in previsione una ristampa.
Sarebbe il caso che ora prendesse atto della fesseria
pensata (ultima di una lunga serie di fesserie scritte
ignorando la realtà). Si prenda atto del fatto
che qualcuno apprezza i miei romanzi senza secondi fini,
per quanto bizzarro possa apparire.
Questo piccolo esempio per giungere
al senso della riflessione.
Non ho mai gradito lo schierarsi o
totalmente contro o totalmente a favore delle mie opere.
Questo darsi contro di continuo dei lettori, attorno
al mio nome, per me è stato fastidioso fin dall’inizio.
Ho sempre amato i pareri pacati, analitici, privi di
eccessi.
Alla luce di un dato di fatto, 1052,
ora prego che i detrattori si mettano il cuore in pace:
Andrea D’Angelo non è mai stato un grosso
problema. E prego che gli affezionati mettano onestamente
in discussione la parte eccessiva dei loro entusiasmi.
Da ora in avanti, mi piacerebbe che
si parlasse delle mie prossime fatiche con serenità
ed equilibrio, senza scontro. Certo, chiedere è
lecito, rispondere è cortesia.
Quarto. Prossime fatiche che, come
ho sempre detto, potrebbero non essere mai edite. La
realtà non fa sconti.
Quinto. Non è in discussione
uno dei pilastri della mia vita: la scrittura. Da vent’anni
scrivo. Continuerò a scrivere.
A tutti, nessuno escluso, un sorriso.
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