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Trieste, 23 ottobre 2005

Il secchio


   Non amo parlare di politica, non più. La politica era una cosa alta, un tempo. Ora è poco più di un argomento qualsiasi per ironizzare o per stuzzicarsi oziosamente in qualche bar. Qualcuno ancora litiga e secondo me spreca fiato e tempo (anche se amo la passionalità e le sue varie forme d'espressione).
   Se il nuovo vento di sinistra (maleodorante) porterà qualcosa di concreto al popolo italiano, lo dirà soltanto il tempo (ben dopo le prossime elezioni, che si spera mandino a casa i miliardari che si sentono martiri, mentre il numero di cittadini sulla soglia della povertà aumenta...).
   A me interessa soltanto la garanzia dell’alternanza, che l’attuale governo sta tentando e tenterà di eliminare a colpi di maggioranza. E mi piacerebbe non sentir parlare di Provvidenza, ma di voti guadagnati con programmi realizzabili e realistici.
   Voterò per il centrosinistra. Ma non sono né di sinistra, né di destra. L’ho sempre sentito (e detto), divenendone sempre più consapevole con il passare degli anni. Non ci sono “buoni statisti” in Italia, oggigiorno, soltanto “statisti meno peggio”.
   Il che non deve portare a non partecipare alla vita democratica del proprio Paese, questo è ovvio. Votare è l’unica occasione che abbiamo per influire sul futuro dell’Italia (con il ritorno al proporzionale, però, siamo di nuovo un po’ più in mano alle decisioni dei partiti, in pratica, non potendo più scegliere il futuro Presidente del Consiglio direttamente... ho i conati, considerando che il 90% di noi volle il maggioritario, più di dieci anni fa – e pur considerando quel maggioritario migliorabile).

   Ma c’è una cosa che considero più importante di qualsiasi considerazione politica. Il popolo non deve dimenticare, perché dimenticare significa essere in balia.
   Non dobbiamo mai dimenticare, ragazzi, qualsiasi idea portiate con voi. La storia insegna, sempre. La storia recente ancora di più.

   Ed è proprio un ricordo di storia recente che mi ha dato l’impulso a scrivere questo pezzo (di certo non l’ennesima polemica sulla televisione, tra molleggiati, nani pelati e mortadelle... – almeno non abbiamo ancora perso il gusto dell’ironia, noi italiani. E in questo siamo grandi!).
   Storia recente, dicevo.
   Ricordo, caro Bobo Craxi, quando sputavi bava acida sul popolo italiano, chiamandolo “popolo di ingrati” perché non abbiamo accettato che il tuo caro paparino, dopo aver “rubato dalle nostre tasche” (non fu il solo? e allora?), tornasse in Italia per farsi curare il piede malato senza poi subire un regolare trattamento giuridico.
   Caro Bobo, pretendevi che papà Bettino fosse un cittadino al di sopra della legge. E, quando il popolo italiano ha semplicemente preteso uguaglianza, tu l’hai tacciato d’ingratitudine.
   Ricordo bene, Bobo, e non dimenticherò mai.

   Se già votare questa sinistra m’avrebbe portato a turarmi il naso, l’eventualità di votare così per il Nuovo Psi (scommettiamo?) mi farà entrare nel seggio con un secchio sottobraccio: vomiterò.

   Che schifo, Bobo, tu e tutti i politicanti che si credono superiori ai cittadini. Dovreste starvene a casa. Il giorno in cui vi sentirete nostri sottoposti, dato che il mandato ve lo diamo noi, forse inizierete a capire qualcosa.
   E, forse, comincerete a guadagnarvi il voto, se non ancora la nostra stima.

   Per il momento, preparo il secchio.

               
 
           
           
 
 



© by Andrea D'Angelo

 

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