Non amo parlare di politica,
non più. La politica era una cosa alta, un tempo.
Ora è poco più di un argomento qualsiasi
per ironizzare o per stuzzicarsi oziosamente in qualche
bar. Qualcuno ancora litiga e secondo me spreca fiato
e tempo (anche se amo la passionalità e le sue
varie forme d'espressione).
Se il nuovo vento di sinistra (maleodorante)
porterà qualcosa di concreto al popolo italiano,
lo dirà soltanto il tempo (ben dopo le prossime
elezioni, che si spera mandino a casa i miliardari che
si sentono martiri, mentre il numero di cittadini sulla
soglia della povertà aumenta...).
A me interessa soltanto la garanzia
dell’alternanza, che l’attuale governo sta
tentando e tenterà di eliminare a colpi di maggioranza.
E mi piacerebbe non sentir parlare di Provvidenza, ma
di voti guadagnati con programmi realizzabili e realistici.
Voterò per il centrosinistra.
Ma non sono né di sinistra, né di destra.
L’ho sempre sentito (e detto), divenendone sempre
più consapevole con il passare degli anni. Non
ci sono “buoni statisti” in Italia, oggigiorno,
soltanto “statisti meno peggio”.
Il che non deve portare a non partecipare
alla vita democratica del proprio Paese, questo è
ovvio. Votare è l’unica occasione che abbiamo
per influire sul futuro dell’Italia (con il ritorno
al proporzionale, però, siamo di nuovo un po’
più in mano alle decisioni dei partiti, in pratica,
non potendo più scegliere il futuro Presidente
del Consiglio direttamente... ho i conati, considerando
che il 90% di noi volle il maggioritario, più
di dieci anni fa – e pur considerando quel maggioritario
migliorabile).
Ma c’è una cosa che
considero più importante di qualsiasi considerazione
politica. Il popolo non deve dimenticare, perché
dimenticare significa essere in balia. Non dobbiamo mai dimenticare,
ragazzi, qualsiasi idea portiate con voi. La storia
insegna, sempre. La storia recente ancora di più.
Ed è proprio un ricordo di
storia recente che mi ha dato l’impulso a scrivere
questo pezzo (di certo non l’ennesima polemica
sulla televisione, tra molleggiati, nani pelati e mortadelle...
– almeno non abbiamo ancora perso il gusto dell’ironia,
noi italiani. E in questo siamo grandi!).
Storia recente, dicevo.
Ricordo, caro Bobo Craxi, quando sputavi
bava acida sul popolo italiano, chiamandolo “popolo
di ingrati” perché non abbiamo accettato
che il tuo caro paparino, dopo aver “rubato dalle
nostre tasche” (non fu il solo? e allora?), tornasse
in Italia per farsi curare il piede malato senza poi
subire un regolare trattamento giuridico.
Caro Bobo, pretendevi che papà
Bettino fosse un cittadino al di sopra della legge.
E, quando il popolo italiano ha semplicemente preteso
uguaglianza, tu l’hai tacciato d’ingratitudine.
Ricordo bene, Bobo, e non dimenticherò
mai.
Se già votare questa sinistra
m’avrebbe portato a turarmi il naso, l’eventualità
di votare così per il Nuovo Psi (scommettiamo?)
mi farà entrare nel seggio con un secchio sottobraccio:
vomiterò.
Che schifo, Bobo, tu e tutti i politicanti
che si credono superiori ai cittadini. Dovreste starvene
a casa. Il giorno in cui vi sentirete nostri sottoposti,
dato che il mandato ve lo diamo noi, forse inizierete
a capire qualcosa.
E, forse, comincerete a guadagnarvi
il voto, se non ancora la nostra stima.