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Trieste, 21 ottobre 2005

Ma per favore...


   Dove sta andando la narrativa fantastica?

   Ultimamente noto che molti lettori – spesso aspiranti scrittori – sono interessati alla preveggenza. Il che, in un certo senso, è molto fantasy. Sembrerebbe attinente, dunque. Molti si interrogano di continuo sul futuro, spesso facendone una questione personale. Ma, sempre perché questa sera sento che qualsiasi mia tiepidezza intellettuale si è sgretolata come argilla nei secoli, credo tutto ciò sia anche e soprattutto sterile.
   Che senso ha chiedersi dove va?
   Anzitutto, permettetemelo, spero vada in ogni direzione possibile. In seconda battuta, risponderei con una domanda: «E chi se ne frega, no?»
   Insomma, non se ne può più di tutto questo parlottare confuso.
   L’unica cosa che ha senso è commentare i dati di fatto: i romanzi pubblicati. E, non vedo perché no, commentare anche ciò che si può trovare in rete, senza spendere un centesimo. A volte l’inedito in rete – rare volte, ma capita – ha più valore della spazzatura che c’è in libreria (l'inedito nel cassetto, chi lo sa?).
   Il resto è aria fritta.
   Tutte le illazioni, le congetture, gli schieramenti, le schermaglie di parte, i fan di questo e i detrattori di quello... abbiamo davvero così tanto tempo da gettare alle ortiche?

   I generi hanno un grande merito: fanno molto parlare di sé, anche se non esistono! E questo, se mi permettete, a me sembra davvero speciale. Sfido chiunque a non esistere e a far parlare così tanto di sé.
   Per me è facile farmi denigrare: esisto! Non mi sembra un merito. Anche se, sarò sincero, gongolo quando leggo certi giudizi negativi che vengono espressi sui miei libri e su di me autore. Se do fastidio, significa che esisto. A chi do fastidio? A chi non esiste, di solito.
   In che senso? Oh, ancora con queste domande inutili...
   Vero. Il fatto che io esista non è una cosa speciale. Preferirei non esistere e che si parlasse male di me lo stesso. Peccato, niente di speciale. Mi accontento così, è solo normale.

   La verità è una sola, ragazzi. Un autore che sia tale tira dritto, va’ per la sua strada. Senza temere alcuna direzione, senza dover mantenere una rotta precisa: perché farsi limitare? perché limitarsi da soli?
   Tutto il ciarlare, sopra e attorno e di continuo, è aria fritta.
   Contano i fatti.
   C’è chi li considera poveri, c’è chi li considera ricchi.
   Una cosa è certa: sono fatti.

   Dove sta andando la narrativa fantastica, dunque?
   Ma per favore...

               
 
           
           
 
 



© by Andrea D'Angelo

 

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