Molti di voi sono miei lettori o,
in qualche modo, sono interessati ai miei romanzi. Ultimamente
vi ritrovate di fronte echi di vita privata, intima,
che tutto hanno a che fare, tranne che con la mia fantasy.
Davvero?
Chi mi conosce sa che sono sempre
me stesso, in qualsiasi luogo e situazione, in qualsiasi
forma espressiva. Non fingo mai d’essere diverso
da ciò che sono, non recito - e quando vi sono
costretto, come m’è capitato ultimamente,
soffro e mi biasimo. Molti, conoscendomi dopo avermi
letto, mi hanno detto: “Come scrivi, così
sei!” Proprio col punto esclamativo: pare sia
sorprendente che uno scrittore e i suoi romanzi si somiglino.
In tutto questo ci sono risvolti più
sottili, per alcuni banali, per altri inconcepibili
e forse perfino sbagliati.
Immaginare ed essere sono la stessa
cosa per uno scrittore. Scrivere e vivere, per me, sono
la stessa, inscindibile cosa.
L’acqua dei laghi, dei fiumi,
dei mari e degli oceani non è, in fondo, tutta
acqua del pianeta Terra? E un filo d’erba verde
non concorre forse a rendere verde l’intera prateria?
La mia prima considerazione, Tempo
di fare pulizia, riporta un’affermazione che
mi venne detta realmente - e che mi trafisse da parte
a parte: “Tu sei troppo prezioso per metterti
lì, fra le righe”. Perché? mi chiesi allora
e mi chiedo ancora oggi. Perché sarei troppo
prezioso per mettermi nero su bianco? Ciò che
sono non è forse l’unica cosa che ha un
valore tale da essere trasmessa? Ciò che sono
non significa forzatamente autobiografia, anzi, ma significa
sicuramente trasmettere i propri valori, i propri credo,
le proprie idee, le proprie emozioni. Senza dimenticarsi, eureka!,
che ciò che si trasmette è il risultato
di una vita sociale. Credere d’essere indipendentemente
da chi ci sta vicino sarebbe sopravvalutarsi e travisare
il senso della vita.
Vivere significa viversi, da soli
e tutti assieme.
Sembra una pappardella volta a giustificare
il narcisismo - aspetto dell’arte e dell’artista
che mi angoscia, lo ammetto.
Ma no. Di nuovo: trasmettersi è
un modo per darsi meno importanza. Considerarmi troppo
prezioso per mettermi lì, fra le righe, questo
sì sarebbe dare a me stesso troppo valore.
Io sono, quindi scrivo. Una storpiatura
del “cogito, ergo sum”? Non mi pare. Scrivere
è semplicemente uno dei miei modi di essere.
E non sarei, se non scrivessi anche
di ciò che sono.
Non è difficile afferrare
il concetto che il mio vivere influenza il mio scrivere.
Tant’è che quest’ultimo periodo della
mia vita è stato talmente intenso che la mia
scrittura ne è stata fagocitata.
In Un nuovo mondo ho scritto
che se i vostri scritti diventano ripetitivi, è
bene smettere di scrivere per un po' e ricominciare
a vivere. Ecco, a volte accade il contrario.
Per troppo vivere, ho smesso di scrivere.
Ho assorbito talmente tanto in così poco tempo,
in questi ultimi mesi, che mi sto chiedendo da che parte
debba cominciare.
O, meglio, ricominciare.
Da Il giorno dopo, mi dico
con fermezza. Luce no, troppo doloroso adesso.
Troppo vicino, troppo intimo. Ma Luce sarà,
anche se forse non avrà futuro, in molti sensi. Luce sarà. È
la mia speranza, è il mio sogno più intimo.
È il mio sogno più fragile.
Il problema è, purtroppo,
che la mia fermezza si scontra con ciò che sento...
e non ce la faccio a iniziare. È tutto pronto,
dettagliato; ma è anche tutto qui dentro, di
fianco al cuore, tutto così tagliente... temo
il mio vivere dia un’impronta sbagliata anche
al giorno dopo.
Sono intrappolato nella notte che
precede il giorno dopo e non riesco ad addormentarmi.
Non vorrei che il giorno descritto risulti troppo buio.
Questa volta non deve esserlo. E non vorrei che vivesse
di luce riflessa.
Allora mi tormento, torcendomi le
dita. Forse è il caso di affrontare il dolore
sino in fondo, dargli un volto e arrivare a scorgere
la luce in quello sguardo che ogni tanto si punta su
di me, confuso e sfuggevole e mille altre cose, in quegli
occhi che mi ricordano quanto sono fragile e in balia
dei venti, come un granello di sabbia.
È che l’ho già
fatto una volta e so quanto faccia male.
Molto tempo fa decisi di non nascondermi
mai più, di non recitare mai più, di essere
soltanto ciò che sono.
Che senso ha difendersi dalla vita?
Volevo soltanto dirvi che tutto,
di uno scrittore, fa i suoi romanzi.