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Trieste, 16 luglio 2005

Luce sarà


   Molti di voi sono miei lettori o, in qualche modo, sono interessati ai miei romanzi. Ultimamente vi ritrovate di fronte echi di vita privata, intima, che tutto hanno a che fare, tranne che con la mia fantasy.
   Davvero?
   Chi mi conosce sa che sono sempre me stesso, in qualsiasi luogo e situazione, in qualsiasi forma espressiva. Non fingo mai d’essere diverso da ciò che sono, non recito - e quando vi sono costretto, come m’è capitato ultimamente, soffro e mi biasimo. Molti, conoscendomi dopo avermi letto, mi hanno detto: “Come scrivi, così sei!” Proprio col punto esclamativo: pare sia sorprendente che uno scrittore e i suoi romanzi si somiglino.
   In tutto questo ci sono risvolti più sottili, per alcuni banali, per altri inconcepibili e forse perfino sbagliati.

   Immaginare ed essere sono la stessa cosa per uno scrittore. Scrivere e vivere, per me, sono la stessa, inscindibile cosa.
   L’acqua dei laghi, dei fiumi, dei mari e degli oceani non è, in fondo, tutta acqua del pianeta Terra? E un filo d’erba verde non concorre forse a rendere verde l’intera prateria?

   La mia prima considerazione, Tempo di fare pulizia, riporta un’affermazione che mi venne detta realmente - e che mi trafisse da parte a parte: “Tu sei troppo prezioso per metterti lì, fra le righe”.
   Perché? mi chiesi allora e mi chiedo ancora oggi. Perché sarei troppo prezioso per mettermi nero su bianco? Ciò che sono non è forse l’unica cosa che ha un valore tale da essere trasmessa? Ciò che sono non significa forzatamente autobiografia, anzi, ma significa sicuramente trasmettere i propri valori, i propri credo, le proprie idee, le proprie emozioni.
   Senza dimenticarsi, eureka!, che ciò che si trasmette è il risultato di una vita sociale. Credere d’essere indipendentemente da chi ci sta vicino sarebbe sopravvalutarsi e travisare il senso della vita.
   Vivere significa viversi, da soli e tutti assieme.

   Sembra una pappardella volta a giustificare il narcisismo - aspetto dell’arte e dell’artista che mi angoscia, lo ammetto.
   Ma no. Di nuovo: trasmettersi è un modo per darsi meno importanza. Considerarmi troppo prezioso per mettermi lì, fra le righe, questo sì sarebbe dare a me stesso troppo valore.

   Io sono, quindi scrivo. Una storpiatura del “cogito, ergo sum”? Non mi pare. Scrivere è semplicemente uno dei miei modi di essere.
   E non sarei, se non scrivessi anche di ciò che sono.

   Non è difficile afferrare il concetto che il mio vivere influenza il mio scrivere. Tant’è che quest’ultimo periodo della mia vita è stato talmente intenso che la mia scrittura ne è stata fagocitata.
   In Un nuovo mondo ho scritto che se i vostri scritti diventano ripetitivi, è bene smettere di scrivere per un po' e ricominciare a vivere. Ecco, a volte accade il contrario.
   Per troppo vivere, ho smesso di scrivere. Ho assorbito talmente tanto in così poco tempo, in questi ultimi mesi, che mi sto chiedendo da che parte debba cominciare.
   O, meglio, ricominciare.

   Da Il giorno dopo, mi dico con fermezza.
   Luce no, troppo doloroso adesso. Troppo vicino, troppo intimo. Ma Luce sarà, anche se forse non avrà futuro, in molti sensi.
   Luce sarà. È la mia speranza, è il mio sogno più intimo. È il mio sogno più fragile.

   Il problema è, purtroppo, che la mia fermezza si scontra con ciò che sento... e non ce la faccio a iniziare. È tutto pronto, dettagliato; ma è anche tutto qui dentro, di fianco al cuore, tutto così tagliente... temo il mio vivere dia un’impronta sbagliata anche al giorno dopo.
   Sono intrappolato nella notte che precede il giorno dopo e non riesco ad addormentarmi. Non vorrei che il giorno descritto risulti troppo buio. Questa volta non deve esserlo. E non vorrei che vivesse di luce riflessa.
   Allora mi tormento, torcendomi le dita. Forse è il caso di affrontare il dolore sino in fondo, dargli un volto e arrivare a scorgere la luce in quello sguardo che ogni tanto si punta su di me, confuso e sfuggevole e mille altre cose, in quegli occhi che mi ricordano quanto sono fragile e in balia dei venti, come un granello di sabbia.
   È che l’ho già fatto una volta e so quanto faccia male.

   Molto tempo fa decisi di non nascondermi mai più, di non recitare mai più, di essere soltanto ciò che sono.
   Che senso ha difendersi dalla vita?

   Volevo soltanto dirvi che tutto, di uno scrittore, fa i suoi romanzi.

               
 
           
           
 
 



© by Andrea D'Angelo

 

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