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Trieste, 9 luglio 2005

Poesia


   Questa poesia che sei per me, non la so spiegare.
   Non la sapevo spiegare prima. Non la sapevo spiegare durante. Non la so spiegare ora, dopo.
   Questo dolore che sei per me, non potevo prevederlo prima. Lo temevo durante. E ora è qui, sta tra me e la mia ombra. È fuori, è attorno, è dentro e non riesco a levarmelo di torno.
   Per quanto faccia, per quanto ami la vita, per quanto la mia vita si faccia amare, con tutte le meraviglie che mi dona ogni giorno... non ci riesco, non sono capace di vivere allo stesso modo di prima.
   Dopo tutto il male che ti ho fatto e ti sto facendo. Un sussulto, un soffio al cuore, come una puntura gelida proprio al centro del petto. E un brivido, un irrigidirsi dei dorsali, le spalle si piegano, quasi a volermi schiacciare. Il respiro m’è sembrato fermarsi nel petto.
   Ti prego non sparire. Sono qui, non vado da nessuna parte. Non parliamo del male, però, perché mi fa troppo male. Ignoriamolo, facciamo finta che non ci sia. Fingiamo. Va tutto bene, tra me e la mia ombra non c’è niente, nel mio petto io non sento ogni tanto questo grumo di sofferenza che vorrei tanto espellere, ma è troppo grosso e devo forzatamente conviverci, perché assorbirlo è impossibile. La verità è che fingere non posso e sarebbe sciocco.
   Eppure tutto questo non viene prima di te. Ho provato a metterlo prima, nel dolore, ma la poesia che sei per me vince sempre, scaccia ogni pensiero, ogni freddo ragionamento. Tu sei calore per me e ogni volta sciogli il ghiaccio che tenta di paralizzarmi.
   Parliamo del tuo bene, allora: è l’unico modo che ho per vivere appieno. Tu eri prima e durante, tu sei adesso. Non c’è soluzione. Contro tutto e contro tutti. Non c’è scelta, non ho scelta di fronte a quello che ho scelto. E che mi ha scelto, in un modo tutto suo, dolce da sembrarmi impossibile, duro da spaccare le ossa.
   Mi resta la poesia che sei e non ti rendi conto di essere. La poesia dei tuoi sguardi confusi, del tuo agitarti in mille modi diversi, del tuo tastare la vita con timore e diffidenza, quasi potessi morirne. E ovunque io vada, ovunque tu sia, sento dentro la poesia che sei, che mi avvolge e copre tutto il resto, impalpabile come un sentimento.
   Ora non ce la faccio a ricordare l’ottavo giorno. E non posso ricordare dicembre. Ma, forse, un giorno qualsiasi di un mese qualsiasi, tornerò a essere poesia per questa mia poesia.
   O forse no. In fondo, la poesia non ha logica. Bisogna accettarlo e farsi forza di questa dolce dura verità.
   La poesia non si spiega. Si sente.

               
 
           
           
 
 



© by Andrea D'Angelo

 

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