Al silenzio dedico questo sito di
troppe parole.
Al silenzio che mi appesta, nei momenti
in cui vorrei urlare. Strana cosa, voler urlare e poi
starsene in silenzio. E un po’ da frustrati, direi.
Sono un frustrato? No. Non più
della norma. Umilmente, chi non ha frustrazioni? Il
fatto è che la vita ti mette alla prova di continuo
e quando credi d’aver imboccato un buon sentiero,
scopri che termina bruscamente in un precipizio e ti
tocca tornare indietro. All’ultimo punto di partenza.
Non c’è altra soluzione.
E allora, se soltanto si ha un minimo
d’amor proprio, si tenta di capire cosa c’era
di buono in quel punto di partenza. In quel punto della
via.
Non è possibile non ci fosse
nulla di buono. O che ciò che si vedeva di buono
fosse l’unico buon motivo per imboccare quel sentiero.
O l’unico buon motivo per continuare a camminare.
Non è possibile.
Sorridere alla malasorte? Be’,
non è il caso di essere così incauti.
E così ottusi. La malasorte è anche una
questione di scelte. La vita è una questione
di scelte, prima di tutto. Scelte che non puoi fare,
imposte dagli eventi, dal prossimo, da lassù
e da laggiù. Scelte che devi fare, se non vuoi
che gli eventi, il prossimo, lassù o laggiù
scelgano per te, che te ne stai immobile di fronte a
quel bivio.
Scegli, con decisione. E prendi il
sentiero di destra, perché sembra molto più
attraente di quello di sinistra. Oh, com’è
bello... fantastico... ho fatto bene... e tutto gioioso
e gongolante giungo a un precipizio.
Fine del sentiero.
Va bene, torniamo indietro. In fondo
non sarà mica un precipizio a uccidermi, no?
A meno che non mi precipiti, per l’appunto, e
mi getti nel vuoto. E non mi sento certo in vena di
eroismi, diciamo da quando sono nato.
Torniamo indietro, dai. È la
cosa migliore. Non sarà una tragedia.
Torniamo indietro. Forza.
Indietro.
Ed eccomi qui, di nuovo di fronte
a quel bivio. Eh, già... il sentiero di sinistra
mi sembra ancora meno attraente. Forse un po’
meglio di prima, ma che piffero di scelta: a me non
piace quello di sinistra! Ma cosa posso farci? Se mi
getto in quel precipizio mi faccio male, alla meglio.
O alla peggio. Insomma, mi faccio. E non è il
caso, dicono tutti. E io cosa dico? Boh? E che ne so?
Altrimenti non starei qui, ammutolito al cospetto di
Sire Bivio.
Datemi soltanto un po’ di tempo.
Poi imbocco il sentiero di sinistra, va bene? Soltanto
un po’ di tempo. Ecco, mi siedo qui, su questo
ceppo roso dai tarli. E me ne sto un po’ in silenzio,
a osservare questo bivio.
Sento il mio sguardo che indugia sul
sentiero di sinistra, tento di convincermi; e, mentre
le rughe mi tormentano la fronte, lentamente giro la
testa e mi ritrovo a fissare quello di destra. Cos’ha
di così speciale, poi? Be’... guarda com’è
bello, com’è promettente. Promette così
tante cose, promette chissà quali meravigliose
mete. Già, promette.
E cosa saranno mai queste promesse?
Sussurri tra gli alberi, aliti troppo flebili per capire
da dove provengono e verso dove spirano. Oh, sono state
folate di vento che bruciava negli occhi, spazzare torrido
di arie che trasportavano la passione della terra, di
un ribollire sotterraneo. E poi, così come l’ultima
folata è proprio l’ultima, ché se
sei lì che ascolti ti accorgi della quiete improvvisa
e te ne stupisci, poi... di nuovo sussurri tra gli alberi
e nulla più.
Sussurri: promessseee... promeeessseee...
prooomeeessseee...
Come fa un sognatore a distinguere
tra una promessa e una bugia? In fondo, se ci si pensa
bene, una promessa può essere entrambe le cose:
sia se stessa, sia una bugia, col tempo. Una bugia non
è altro che una promessa non mantenuta, a volte.
O sempre. Sottigliezze, aliti di vento. Soltanto, come
fa un sognatore a non sovrapporre i propri sogni alle
promesse della vita? La vita promette e promette, ma
mantiene così di rado. Quasi
mai.
No, non è pessimismo. È
silenzio.
Silenzio.
Non c’è altro di certo,
in questo bosco che è la mia vita. Di fronte
a questo bivio per la seconda volta, per la decima volta,
per la... non so più quale volta sia, ecco. Insomma,
di fronte non mi resta che il silenzio.
Il silenzio che sento dentro. Mi fa
rabbrividire. E ammutolisco.
E il silenzio che non sento fuori,
un gran chiasso!, rende ancora più silenzioso
il mio silenzio interiore.
Un’altra volta questo bivio.
Un’altra volta seduto qui, in silenzio.
E che silenzio. Un signor silenzio,
davanti a Sire Bivio.
Signor Silenzio e Sire Bivio: due
grandi figli d'una bugia! Ma, in fondo, cosa sarebbe
la mia vita senza?
Niente da fare, per quanto faccia,
per quanto mi agiti e tenti di ribellarmi, ogni volta
mi ritrovo di fronte a questo bivio.
In silenzio.
Silenzio.
Silenzio.
Silenzio.
Proprio non c’è anima
viva, dentro di me.