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Trieste, 30 gennaio 2003

Il punto


   Ciao, piccola. Facciamo il punto? Lo sai, un punto ogni tanto ci vuole in un lungo racconto. Non possiamo mettere soltanto virgole e puntini di sospensione a ogni frase.
   In fondo, è pur sempre presente, anche se riguarda il passato.
   Non molto, no, non molto passato... ma quanto intenso!

   I saw the world with diamonds in my eyes
   and I’d take my heart e throw it in the sky
   I believed that I’d be forever young
   I could burn a hole in the sun

   I believed, I believed...

   Se ti penso, oggi che questo tempo grigio e questa foschia ci separano, forti dei chilometri, e in fondo deboli, io credo. Ho sempre atteso il giorno in cui sarei stato capace di prendere il mio cuore e lanciarlo in alto, verso il cielo, incurante del poi, incosciente fino al midollo.
   E tu sai, ora, che mi sei dentro fin nel midollo.
   Mi sento giovane, sono giovane come mai sono stato prima. Innamorato, folle, pazzo di desiderio, pazzo di desiderarti a ogni ora del giorno e della notte. Non c’è limite per me, a te, al modo in cui hai spazzato via il mondo e l’hai reso d’un tratto pulito e azzurro, come una bolla di sapone indistruttibile o una perla che rotola su se stessa e lungo la discesa del tempo, a velocità costante.
   E scendendo, col vento nei capelli, brezza o bora che sia, ti ho guardata, ti ho annusata, ti ho sentita fuori e dentro di me, quasi fossi la mia aria e non potessi che circondarmi di te per vivere.
   E il mio cuore ora è lassù da qualche parte, ora che l’ho lanciato verso il cielo, liberandolo. Guarda in alto, ogni tanto lo vedrai passare.
   Il punto, dicevo.
   Be’... il punto è che non si dice.
   Non si dice, ma lo sai.
   E lo so, lo so bene.
   So chi sei.
   Sei lei.
   Sei.

               
 
           
           
 
 



© by Andrea D'Angelo

 

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