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Trieste, 24 luglio 2002

La clessidra


   Negróre e la clessidra, entrambi inscindibilmente legati allo scorrere del tempo.
   È questo che mi lega alla clessidra, con cui ho un rapporto di amore e odio, poiché amo il passare delle stagioni, l’eterno divenire del mondo, mentre odio la brevità del giorno, il precipitarsi continuo delle ore e dei minuti.
   Mi paralizzo di fronte all’enormità della natura, immemore del tempo che scorre, perso nella vastità del mare o di un monte o di un cedro, immobile e incurante del lento stillicidio di attimi che scandisce il cammino del sole e della luna.
   E mi arrabatto con ostinazione, con foga e talvolta con furore di fronte alla cronica e inarrestabile mancanza di tempo: vorrei fare tante cose, probabilmente troppe... non ho la forza né la volontà che ci vorrebbero.

   Non c’è molto di me da dire, in fondo: i miei libri, la mia musica, i miei sogni... quanti ne ho, di sogni! Vivo di sogni. Alcuni sono sfumati, per sempre, ma me ne restano così tanti tra le mani. E’ come avere un pugno di sabbia e vederla cadere a terra rapidamente; so che resteranno pochi granelli, però alla fine qualcuno si fermerà sul palmo. E allora sarò felice e pronto ad aspettare la folata di vento che me li porterà via tutti in un colpo solo.

   Granelli di sabbia, come dentro una clessidra, che nel contempo si vuota e si riempie una volta sola in tutta la vita... fino a quando l’ultimo granello cadrà.

               
 
           
           
 
 



© by Andrea D'Angelo

 

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