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Trieste, 24 luglio 2002

L'albero


   La Triade e l’albero, strettamente legati tra loro.
   Non vi è simbolo più vicino a ciò che rappresenta per me l’epopea che ho ideato e sono ancora ben lungi dal concretizzare del tutto. Tra i vari significati che questo splendido simbolo si è visto attribuire dalle varie culture vi sono, ad esempio, l’aspetto protettivo della Grande Madre (la natura), quando sempreverde esso è vita eterna, quando deciduo è morte che origina vita.
   Quella rappresentata in alto è una quercia, che ho scelto poiché simbolo di forza e verità.

   Nei miei romanzi l’albero rappresenta la Triade stessa, formata da radice, fusto e foglia, che simboleggiano rispettivamente il passato (che è radicato nel terreno della collina, a cui attinge, consapevole di ciò che è stato dimenticato, che penetra nel fusto per donare linfa al fogliame), il presente (che è ciò che l’albero è, ciò che di esso si vede in ogni stagione, la parte che osserva sempre il momento, dipendente dalle radici e incapace di scrutare oltre la cima della collina) e il futuro (sorretto dalle radici, innalzato dal fusto fino a superare in altezza il limite della collina, capace di fissare l’orizzonte dalle innumerevoli prospettive cui il ramificarsi del fusto lo costringe).

   Siamo tutti un po’ albero, poiché tutti abbiamo dei ricordi, radici, poiché tutti abbiamo delle sensazioni, un fusto, poiché tutti abbiamo dei sogni, foglie... che come i nostri capelli incanutiscono e cadono, spesso continuando a crescere fino al sopraggiungere dell’attimo finale.

   Siamo tutti un po’ albero.

               
 
           
           
 
 



© by Andrea D'Angelo

 

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