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Trieste, 13 maggio 2002

Una pennellata di rame


   Esistono delle frasi che nella loro semplicità sono immense; a volte sono come una scala di cristallo che sale verso il sole, a volte spalancano sotto i tuoi stessi piedi un baratro tenebroso.
   Ovunque tu sia, ovunque andrai... ovunque. Questo ovunque, cosa sarà mai? Lontano, vicino?
   Un solo infinito interrogativo a cui dare risposta non è affatto semplice; o la risposta è infinita.
   Esiste una risposta definitiva... per me esiste. Spesso, o sempre, quella risposta è una persona che senti dentro come nessun’altra. È una persona che mai avresti pensato di trovare lì, di trovarla in quel momento, né di scoprire che era lei, né che mai lo diventasse davvero... che fosse lei, però, se ci pensi bene, se provi a sentire veramente dentro di te, capisci d’averlo sempre saputo.
   Era lei fin dall’inizio, è lei adesso; sarà lei?
   Tu, sai chi sei, sai che sto parlando di te; sei una pennellata rossa al centro di me, del mio bianco; rossa come solo il rame riesce ad esserlo, con quelle sfumature infinite. Sai chi sei, tu; sei sempre stata.
   Sei tu la mia risposta infinita.
   Non nasconderti tra queste righe e, ti prego, non intendere le mie parole vuote o il mio vivere pavido. Ti sento da sempre... e lo sai. Te l’ho detto decine di volte, a modo mio, come sono capace, da incapace; e per quanto poco... tu l’hai sempre saputo.
   È così. Ti sento, dentro, in profondità e più a fondo ancora. No... il cuore non c’entra, quella è roba buona per le canzonette. Ti sento nello stomaco che mi si rivolta contro, impedendomi di bere; nei polmoni che sussultano e mi impediscono di respirare con regolarità; nelle gambe, che improvvisamente diventano piombo. Negli occhi, perché non riesco più a vedere il resto. Nelle mani, che stringono il bicchiere e vorrebbero frantumarlo... perché è freddo, non è te.
   Non è te.
   Questa vita è dura, ti mette alla prova di continuo. È quasi un dovere essere forti... e quasi un dovere essere come gli altri ti vogliono, dicendoti che sarebbe un bene per te, essere come loro. Perché non hai ancora capito, perché ignori, perché e perché e perché... come se vivere fosse una strada a senso unico.
   Mi sono scoperto fragile. Ho dovuto raccogliere i cocci di me stesso, più volte. Di fronte a te, e lo sai, rischio di andare di nuovo in pezzi. Eppure non sogno questo e non sembra così, eppure mi stai di fronte e giochi con me come il mare gioca con le scogliere... e tu osservi, stai lì, e credi che le scogliere siano più forti; ma, si sa, è il mare a vincere, sempre, scavando le coste, logorandole.
   Ovunque tu sia, ovunque andrai... lo sai, sarai il mio mare. Sarebbe meglio essere barca che scogliera, in balia delle tue correnti, alla deriva, ma perlomeno libero di viverti assieme ai venti! Ma così non è, sono solo scogliera.
   Ovunque, è questo il problema. Dove sei? Dove stai andando, senza di me? Non è questo che vorrei, non è questo che per me sei. Sei qui, ovunque tu sia e ovunque tu stia andando. Sei qui, dentro me.
   Ovunque io vada, sei una pennellata di rame al centro del mio bianco.

               
 
           
           
 
 



© by Andrea D'Angelo

 

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