Sapete, quella molla lì, quella
che scatta ogni tanto. Ogni tanto, non sempre... ogni
tanto.
Tu stai lì e non te laspetti;
o forse sì.
E lei scatta.
Allora capisci qualcosa, qualcosa
di più. Ma non solo, non solo capisci: senti.
Senti che sei stato uno stupido fino
a quel momento. Tutti ti dicevano la stessa cosa, perfino
tu la ripetevi di continuo.
E lei scatta.
Allora ridi, piangendo. O piangi,
ridendo.
E senti che non sei più quello
di un solo minuto prima, senti di essere pronto a fare
quello che un attimo prima non avresti fatto: andare
a fondo, per capire... per sentire ancora o, meglio,
di nuovo.
Nove maggio duemiladue: e lei scatta.
La paura, la paura... quanto dolore
in più causa la paura rispetto a quello che teme.
Se non avessi avuto paura, in vita mia, avrei sofferto
di meno. Cè un volto, dentro di me, che
se ne sta lì, nellombra, e si chiede perché
non viene mai scorto. Che sciocchezza, è chiaro
a chiunque il perché, anche allombra. A
volte ci si nasconde meglio quando non lo si vorrebbe,
a volte ci si fa del male per paura di farsi del male.
La paura... ma un giorno, lei scatta.
E ti chiedi se davvero hai vissuto
fino a quel momento, se sei stato davvero un uomo e
non, piuttosto, un uomo nellombra. O unombra
e basta.
Esiste ununica differenza che
vale, sempre: cè chi sente e chi ha paura
di sentire.
Quante volte quello stesso preciso
messaggio, quante volte lho udito... e non mi
è mai bastato, perché lho cercato,
con spasmodica immobilità; anche questa sera.
Stavo lì, a cercarlo, a volerlo... per colpirmi,
per schiaffeggiarmi con un catino dacqua gelida,
per lennesima volta, sperando di capire e, infine,
di sentire.
Quella molla, quella tanto attesa,
quella su cui stavo seduto sopra, è scattata.
Tanto facciamo, tutti quanti, ma
basta così poco per sentirci vivi davvero.
Basta sentire... e lei scatta.