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Trieste, 5 dicembre 2001

Un sogno?


   Finalmente torno al mio sito, torno al mio presente.
   Quando, un paio di mesi fa, ho ricevuto la risposta dell’Editrice Nord (nello specifico di Gianfranco Viviani) ero talmente stupito che per un paio di minuti ho camminato su e giù per casa senza capire perché. Ad un tratto mi sono fermato: “Ma cosa k@77! stai pensando?”
   Giuro, non ricordo quei pensieri, ma erano assolutamente folli! o_O
   No, niente che avesse a che fare con la gloria, la fama, la ricchezza o altre simili follie legalizzate... parlo proprio di follia non legalizzata, quella che tutti considerano follia: non avevano senso, punto e basta. Infatti, probabilmente l’incoscio mi vuole proteggere, non li ricordo. :-)

   Bene; da febbraio non sarò più un autore di fantasy inedita, dunque.
   È un sogno? Non saprei dirlo, ve l’assicuro.
   Da un certo punto di vista lo è, piccolo, ma lo è. La parte spensierata e bambina di me stesso ride, ride della grossa. E so che riderà ancora di più, in futuro: tra tutte le immagini che mi sono sovvenute in passato, la più frequente era quella di me in libreria che fissavo basito il mio libro tra gli altri, sugli scaffali. Riderò quel giorno, ve l’assicuro.
   Quella stessa parte di me, però, verrà intimidita da quel poco di popolarità che avrà (sottolineo che il poco è ciò che credo, non falsa modestia: il genere fantasy in Italia è quello che è quanto a diffusione, anche con le più rosee aspettative - e non sono tipo che si fa aspettative -...). In fondo, e sarebbe sciocco altrimenti, mi sento esattamente quello di prima (un po’ più felice me lo concedete?). E quello di prima è un ragazzo che si sente sempre di peso quando parla delle proprie aspirazioni da scrittore, dei propri romanzi, tanto che molte delle persone che mi conoscono non sanno nemmeno che scrivo (tuttora). Qui, nel mio sito, è diverso: scrivo, in fondo... e mi nascondo dietro alla rete delle reti. Un piccolo trucco per uscire dalla tana. ;-)

   Un sogno, dicevo. Da un altro punto di vista non lo è.
   In primo luogo, diamo a Cesare quel che è di Cesare, la breccia nell’editoria italiana è stata aperta da Fabiana Redivo o perlomeno allargata di molto. Senza di lei non avrei avuto quest’occasione.
   In secondo luogo, se l’occasione c’è, bisogna essere in grado di sfruttarla. E qui, senza falsa modestia, credo d’aver fatto molto in questi anni per essere scelto tra i tanti (quello che penso è che sicuramente fossi tra i migliori a presentarsi all’Editrice Nord. Dopo di questo, penso anche che sicuramente non ero il migliore...).
   Anni di dedizione alla scrittura, costellati da “sacrifici”, da molti sforzi per crescere come narratore (saper scrivere non è saper narrare), da un’apertura alle critiche altrui a volte dolorosa... beh, anni di dedizione, con tutto ciò che sta attorno, anni che non potevano passare inosservati.
   Potevano non essere scelti, alla fine, ma non ignorati.
No, non è soltanto un sogno, è anche un traguardo. Piccolo.

   Ora la palla passa a chi mi leggerà, da febbraio.
   Ed in questo tutto il mio potere diviene cenere di un fuoco che è stato. Una cosa è certa: il fuoco che è dentro di me non si è spento, anzi... e, come in passato, nessuno riuscirà a spegnerlo.

               
 
           
           
 
 



© by Andrea D'Angelo

 

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