Un gran senso di vuoto, che torna
maledetto con archi di dolore sordo.
Di nuovo quel vuoto opprimente, scatenato...
stanato.
Cosa puoi mai sapere, tu, di me?
Hai mai sentito dentro di te qualcuno
a tal punto da non riuscire a vedere gli altri?
Ti sei mai sentito così perduto?
Vado alla deriva in un oceano su cui
regna una calma piatta, un oceano che conta una sola
isola, ai miei occhi, che ho perduto durante una tempesta
ed ora non riesco più a ritrovare; sai cosa significa?
Ti sei mai sentito solo perché
quellisola e ciò che significava era la
tua unica compagnia?
Perduta, lisola, probabilmente
per sempre.
Ora, cosa mi importa di altri lidi?
Forse tra essi ce nè
uno che meriti di essere raggiunto, hai ragione, ma
bisogna avere la forza di cercare ancora, di rischiare
ancora, di aprirsi per lennesima volta, pronti
ad essere squartati, ad occhi sbarrati di fronte alla
prossima tempesta, che ti spazzerà via, spingendoti
a largo, inesorabilmente alla deriva, fradicio e disidratato.
Ma di me so molto più di te;
e in questo non mi capisci.
Poco male, amico mio, non sei né
il primo né lultimo incapace di intendere.
Però non calcare la mano, se non vuoi lasciare
un segno più profondo di quanto tu voglia, tra
te e me. Non sai, credendo di sapere, e per questo sei
scusabile (chissà quante volte ho commesso io
lo stesso errore!). Vuoi farmi vedere la mia vita con
i tuoi occhi: per questo non lo sei.
Cè un limite invalicabile,
il rispetto. Ed esiste una soglia che non devi varcare,
oltre la quale cè il vuoto che spesso mi
opprime, un vuoto popolato da persone a cui non ho più
nulla da dire.
E che non hanno più nulla da
dirmi.
Un vuoto colmo di silenzi.
Se non rispetti il limite e varchi
la soglia, diventerai parte del vuoto.