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Trieste, 7 settembre 2001

   Con questo quinto brano terminano le “riproposte”. Spero di aver fatto cosa gradita e, comunque, sono certo lo spirito con cui furono scritti allora è lo stesso che mi anima tuttora: non sono parole gettate al vento, non per me.
   Nel segno delle cose che riconosco come valori fondamentali per la mia vita... le idee, la fantasia, i sogni e la natura... chiudo questa parentesi, che parentesi non è, ma presente che è stato passato e sarà sicuramente futuro.

Terra - Natura e uomo


   Ripenso a Il Leone d’Irlanda di Morgan Llywelyn. Un gran libro con un grande protagonista, realmente esistito. Un uomo, un lottatore, un feroce nemico ed un tenero amante. Ma, soprattutto, un sognatore che ha saputo far diventare i suoi sogni realtà.
   Ed ha sacrificato la sua vita per quel grande sogno che ne racchiudeva miriadi di più piccoli: l’Irlanda.
   Oh, certo! L’ha conquistata, perché l’ha amata fin da piccolo, sentendola dentro di sé quanto il suo cuore. Ed ha creduto nei suoi sogni, fino alla fine, fino alla morte.
   E sì, credo il cuore di un uomo pesi quanto i suoi sogni ed egli valga quanto è capace di combattere per essi.
   Sono di gran lunga più piccolo ed umile, non posso aspirare a grandi imprese. Però so che qualcosa mi lega al leone d’Irlanda: l’amore per la terra e tutte le meraviglie che essa mostra con sfacciata noncuranza. E sono ben più delle sette che l’uomo volle individuare, poiché ogni minuto fiore che non ambisce ad altro se non a fissare in volto il sole, ogni più piccolo insetto che si riposa su un fiore e poi porta il polline in alto nell’aria permettendo l’inizio di un nuovo ciclo, ogni più piccolo bosco che rinasce nel vento e protegge dalla pioggia gli esseri che lo popolano, ogni singolo animale che lungo i suoi sentieri caccia e viene cacciato, ogni particolare e tutti assieme... tutto... tutto è talmente divino nella sua asimmetrica perfezione che si deve credere la Terra stessa un enorme, splendido tempio da adorare.
   E tutto questo senza dimenticare i nostri simili, che pure attorniati da queste meraviglie muoiono di malattia, di fame, di guerra, di religione...
   Non esiste un equilibrio superiore in questo tempio, né esistono delle regole da osservare. Eppoi cosa significa osservare una regola? Stare lì impalati e non fare nulla, perché basta osservarla?
   Dobbiamo rispettarlo davvero questo tempio, come dobbiamo imparare a rispettare noi stessi. E non perché è cosa buona e giusta, no...
   Perché non abbiamo altro.
   Sembra una bestemmia, in fondo; eppure amare ciò di cui si ha bisogno non è sbagliato, è soltanto umano.
   E non siamo che uomini, ossia uno dei tanti esseri di questo angusto angolo illuminato dell’universo.
   Non siamo i primi e non saremo gli ultimi.
   Rendiamo il nostro passaggio armonico, evitando di far troppo rumore.

               
 
           
           
 
 



© by Andrea D'Angelo

 

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