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Trieste, 10 maggio 2001

Eh?!


   Cos’è una domanda, in fondo? Un semplice dubbio? Insomma, un piccolo riflesso dei pensieri? Un’invisibile scheggia che punge il cervello? O qualcosa di più grande? Magari un dilemma esistenziale? Un grosso vuoto da colmare? Poiché in qualche modo bisognerà pur colmarlo, no? No?
   Chi lo sa?
   Ci si interroga sul passato per comprendere il presente? Ed il presente, cos’è? L’attimo fuggente? O il radicamento di ciò che si è, nell’attimo stesso, attimo dopo attimo? Per un futuro migliore? O semplicemente più consapevole? O è qualcosa di più lungo d’un istante, più lungo d’un secondo e di un minuto? È qualcosa che ci opprime, stretto, o qualcosa che ci dà sufficiente spazio per agire? e per non subire? ossia, per scegliere?
   In fondo, abbiamo davvero bisogno di spiegazioni? Per quale perverso motivo l’essere umano cerca la ragione d’ogni cosa? Ma davvero tutti sono così grandi cacciatori di risposte? No? Allora, per quale motivo trovo così affascinante l’essere umano che si interroga di continuo? E per quale motivo trovo incomprensibile, se non involuto, un essere umano che non si pone domande su nulla o quasi? O che se ne pone poche? O comunque troppo poche? E quanto sono troppo poche?
   Grandi interrogativi? Ad esempio, è meglio la consapevolezza o l’inconsapevolezza? Come si vive da consapevoli? Si sta meglio? Una volta trovata la risposta ad una delle infinite domande, si è davvero soddisfatti? La risposta potrebbe non piacere, giusto? Dunque ci si rinforza? E non è forse peggio restare nell’ignoranza? Non sapere? Continuare a vagare nell’oblio del dubbio, del forse, del si vedrà, del chissà, del prima o poi...? Non è meglio il sì o no? la certezza, anche se negativa?
   Abbiamo davvero bisogno di spiegazioni? Le risposte sono anche una sola volta definitive? E quando lo sono, se lo sono, non generano forse ulteriori decine e decine di domande? E le spiegazioni e le risposte sono la stessa cosa?
   Cosa c’è nel mezzo? Cosa, in tutto questo marasma di interrogativi? Esiste una risposta per ogni domanda? una risposta a tutto? O magari una risposta globale? una unica?
   La morte?
   Bene, ma che risposta sarà? Una semplice totale annichilente improvvisa assenza di domande? Il nulla? Non sarebbe forse come non aver avuto risposta, il nulla? Qualcos’altro? Ma cosa? Cosa?
   È davvero necessario questo devastante senso di impotenza di fronte alla vastità della vita, per vivere?
   È davvero necessario distruggersi e struggersi per venirne a capo?
   È davvero necessario?
   Eh?!

               
 
           
           
 
 



© by Andrea D'Angelo

 

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