Una bugia. È
solo una bugia e persino mal dissimulata... niente più
che un sottile strato di pelle, o di tempo, la cela agli
occhi attenti di chi sa, di chi, forse, lascia che il
dubbio penetri in luoghi da cui dovrebbe essere bandito,
come acqua che sinfiltra in minute fessure, impregnando
e gonfiando il legno finché questo non si deforma...
finché la realtà si deforma e diviene qualcosa
che non è, irreale, un ricordo distorto che invece
è nitido presente, se solo quegli occhi vedessero
oltre un paio di lacrime, niente più, un paio di
lacrime che scoprono la luce del giorno ed abbacinate
si fermano, non cadono, inondando un azzurro infinito
quanto il cielo dellalba di primavera, ingrandendo
linfinito come uninconcepibile lente, se solo
vedessero la pena che laltro infinito, piccolo e
vuoto, piccolo piccolo, piccolo... se solo vedessero,
come un soffio lieve o un alito leggero, sfumatura dellaria,
pastello trasparente, se solo vedessero, flebili basterebbero
a sollevare quel sottile strato di pelle, o di tempo,
che cela il deserto al centro del quale, come un granello
di sabbia, ritto e minuscolo, sta il pavido sentimento
di un pavido cuore, mimetizzato tra le dune, unico tra
miliardi ma non visto per ciò che è, unico,
visto come tra miliardi, inutile come uno qualsiasi dei
numeri centrali di un miliardo, al centro del deserto,
lui che invece vorrebbe essere più grande, come
una rosa del deserto, o un grande granello di sabbia,
lui che non vorrebbe essere un pavido sentimento, poiché
pavido non si sente, bensì profondo quanto il deserto,
che non si guada senza un po dacqua, che filtra,
come lacrime in occhi azzurro cielo, infiniti e ciechi
di fronte allo sgomento di un momento, alla tristezza
di un sottile strato di tempo, o di pelle, che seccata
dallaridità del deserto agognava anche due
sole lacrime per idratarsi, per capire infine come mai,
alla fine, infine, finalmente, basta così poco
per rendere quel minuto granello, quel pavido sentimento,
una rosa del deserto, grossa quanto un pugno nello stomaco,
di cui infine sputi il dolore una sera di primavera, dinanzi
allunica cosa che ti resta, timida: una bugia.
Una bugia credere di non sentire più
di tanto, una bugia sperare di risalire la corrente, una
bugia spingersi così tanto allargo nella convinzione
di saper tornare a riva... ed infine trovarsi in balia
di un oceano, burattino in mano alla corrente, avvertendo
le fitte del sentire affondare i denti nelle viscere.
Una bugia. È
solo una bugia, questo non sentire.