Passi... Passi...
lenti, compassati... veloci, affannati... passi, sono
soltanto passi. E ti ritrovi, una
mattina, a pensare alle orme lasciate. Passi passati,
per dove sono passati? Lungo la spiaggia la linea si confonde,
perdendosi in lontananza, divenendo sempre più
fievole ed imperscrutabile. Passi...
Passi... e ti fermi, ti volti. Scruti,
in silenzio. Da dove sono venuti, tutti quei passi?
Niente rumore di cuoio riecheggia, passi
nella sabbia, silenti, portano con sé qualche strascico
sbiadito e liso, là dove la trama dei fili occhieggia
mentre chiedono pietà: non abbandonarci, non
trascurarci... mi sussurrano con il pensiero, mentre
la brezza di mare scivola sul mio volto, alzando appena
i miei capelli, passandovi attraverso quasi fossero la
trama dei fili, quasi tutti castani, alcuni argentati.
E ti ritrovi su quella spiaggia, immoto,
a fissare il cammino compiuto. Passi...
Vorresti dita nella trama di capelli,
pelle sulla tua pelle. Vorresti voltarti indietro, verso
le orme, e trovare un volto che poi, guardando avanti,
vi fosse ancora. Ma non ci sono orme di fronte a te, né
vicine, attorno a quelle alghe scure, né lontane,
fino a quellammasso di scogli laggiù. Non
ci sono orme da seguire, né da calcare. Ancora
passi... Passi, per continuare,
non cedere. Verso dove mi porteranno? E dove si fermeranno?
Potrei sedermi qui, in silenzio, a scrutare
il mare, finché le onde non avranno cancellato
per sempre le mie orme. Allora potrei decidere se tornare
indietro o proseguire. Eppure qualcosa mi dice che no,
non si può tornare indietro: ad orme cancellate,
non farei che crearne di nuove, sempre alle mie spalle.
Passi... Possibile?
Possibile sia tutto qui? Soltanto dei passi? E
guardo la sabbia sui miei piedi, tra le dita fredde, che
lacqua di mare non conforta mai del tutto, perché
è fredda essa stessa. Poi mi accorgo del suo calore
crescente, della sua dolcezza crescente, del sale che
se ne va. E del gorgoglio della risacca non resta che
uneco lontana, che si spegne, si spegne lentamente.
Spruzzato, infradiciato, eppure assetato.
Possibile lunica certezza siano
i passi già compiuti? ...le occasioni perdute,
il tempo che fluisce, la marea che cancella le orme, le
ferite che divengono cicatrici, il sapore agrodolce del
passato... possibile? No, non è
tutto qui. Non lo credo, come non lo credevo prima di
fermarmi qui, a guardare il mare; non lo crederò.
Non si tratta di scegliere; e la scelta
non sarebbe tra lattesa ed il cammino. Si
tratta di vivere. E per quanti passi
ho mosso, per quanti non ne sto muovendo e per quanti
ne muoverò... beh, nulla mi toglierà di
dosso la sensazione di essere vivo e di volere la vita.
Anche ora, indolenzito e stanco, anche ora rido se penso
a ciò che ho conquistato, allo stesso modo in cui
ammutolisco se penso a ciò che ho perduto.
La vita non avrebbe senso senza quelle
orme, senza questa sosta di fronte al mare, che non è
né prima né ultima, e senza quel lungo tratto
di spiaggia vergine ancora da percorrere. Come
fanno a vivere i gabbiani, che volano e galleggiano sullacqua,
senza lasciare traccia del loro passaggio? Come fanno,
quando vogliono voltarsi indietro e pensare alle orme
lasciate, se non ne hanno lasciate? Forse esistono orme
anche sulla superficie del mare, basta saperle vedere.
Basta saperle amare, le orme.