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Trieste, 21 febbraio 2001

Tempo di fare pulizia


   È giunto il momento giusto per inaugurare questa sezione.
   Non ho alcuna intenzione di nascondermi dietro un dito, o un sito. Voglio essere vero, in qualsiasi cosa faccia; quando mi volterò a guardare la strada già percorsa, potrò perlomeno dire di essermi levato di dosso le maschere che mi soffocano, almeno in parte.
   Sicché... sarò spietato, spietato con me stesso.
   La vita a volte ti si rivolta contro; ti schiaffeggia, ti getta a terra, nel fango, e poi ti calpesta. Poi pretende che ti rialzi con dignità e continui il cammino, fino a quando tornerà per umiliarti di nuovo. Molti pensano sia la morte da disprezzare; a mio avviso lei fa solo il suo dovere e sono certo non sia nemmeno tanto contenta dell’ingrato mandato.
   È la vita ad essere insensibile, a tratti gelida; una gran stronza.
   Due giorni fa una persona, cara, molto cara, mi ha chiesto che senso abbia scrivere di me; si riferiva al mio ultimo libro, autobiografico. Per lei, proprio una lei, era un po’ come buttarsi via: tu sei troppo prezioso per metterti lì, fra le righe.
   Però poi, nonostante il mio presunto valore, se n’è andata.
   Ed ora sono qui, con queste righe tra le mani, appese ad un filo, ad un passo dal nulla; sono qui, solo, a riflettere... a rivivere.
   È tempo di fare pulizia e di lasciare spazio al silenzio. Ho veduto Cast Away qualche giorno fa ed ora ho dentro la stessa nitida sensazione di quando sono uscito dal cinema: elimina il superfluo, mi dice. Anche perché, in fondo, già vivere l’indispensabile è una storia senza fine.
   Lasciare spazio al silenzio...
   Che senso ha mettersi lì, tra le righe...?
   Appunto, non ne ha, non ne avrebbe, se ci fosse qualcosa di più del silenzio. Ma è quanto mi resta, a quanto pare, questo silenzio dentro.
   Eppure sembra ne abbia di cose da dire, non sarei qui a scrivere. Dunque? Vi è un senso, infine, un senso da scrutare con sospetto e voglia di rivalsa: scrivere è la mia vita, cosa può cambiare se scrivo la mia vita?
   Forse, un giorno o l’altro, quel presunto valore un’altra lei lo leggerà e lo conquisterà di nuovo.
   Zittendo il silenzio.

               
 
           
           
 
 



© by Andrea D'Angelo

 

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