06 marzo 2010

C'è una cosa che ancora funziona, in Italia...

...nonostante quanto dica il Governo e il Presidente del Consiglio dei Ministri: la Giustizia.
Con tutte le notizie scandalose che leggo in questi giorni dal Sudamerica, almeno ogni tanto sorrido. E vorrei festeggiare con voi questa sentenza d'Appello.

http://www.repubblica.it/cronaca/2010/03/05/news/condanne_a_bolzaneto-2522833/

Per una volta si può dire: Giustizia è stata fatta!
E per fortuna, perché Bolzaneto era ed è una delle pagine nere della nostra storia recente.

Amen.

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11 febbraio 2010

I notiziario dal Venezuela

Temperatura media: 35°
Tempo meteorologico: sole che spacca le pietre con grande tenacia (a volte nuvolette a guisa di dito medio)

I primi cinque giorni a Barquisimeto sono trascorsi all’insegna degli impegni. Ma tutto procede senza intoppi. I racconti subiti in Italia si sono rivelati, come previsto, esagerati.
Il Paese è diviso in tre: chi è pro-Chavez (e giustifica cose ingiustificabili), chi è contro-Chavez (e dice male anche di cose buone) e quelli che si preoccupano soltanto di costruirsi un futuro il migliore possibile, evitando di sprecare fiato per un Governo e un’Opposizione che fanno entrambi acqua da tutte le parti. Come altrove, la Politica è molto distante dal popolo, con l’aggravante che qui la povertà è miseria.

Come sempre il cibo è degno sostituto di quello italiano. Per colazione arepas e jugo de parchita (il nostro “frutto della passione” o “maracujà”). Qui qualsiasi succo è naturale al 100%, anche quello che si compra al supermercato, confezionato (a meno che non sia Nestlé).
Nei supermercati si trova di tutto: prima parte dei racconti falsa ed esagerata. Ci è stato detto che non c’era zucchero (ieri abbiamo comprato un sacco da 5Kg a meno di 2€ e ce n’erano molti). Ci è stato detto che non c’era latte liquido (i sudamericani usano molto quello in polvere), ma quando siamo entrati per la prima volta in una “panaderia”, abbiamo attraversato muri di confezioni da un litro. L’unica cosa che effettivamente scarseggia è la carne. In compenso si trova pasta Barilla e De Cecco, si trova olio Monini e di tutto un po’ (la quantità di frutta e verdura è impressionante. Ci sono cose incomprensibili, che se io le vedessi per terra in un bosco penserei a un “ramo” o a una “pietra” – finendo per morire di fame! Inoltre i venezuelani hanno la peculiarità di cambiare tutti i nomi, tanto che in sudamerica soltanto chi li conosce sa cos’è la “parchita”; il risultato è che non ci si capisce niente, se non con l’esperienza).
Riguardo al cibo, piuttosto che della mancanza di mercanzie, si dovrebbe discutere del loro prezzo: non si capisce come un venezuelano medio possa fare la spesa a quei prezzi.
Sempre restando in tema di “supermercati”, per spiegare la situazione del Venezuela, vi racconto quanto segue. Chavez ha espropriato una catena di supermercati (“Exito”). Chi è contro Chavez dice che è un atto dittatoriale, chi è pro Chavez racconta che nei fatti il Governo ha avvertito due volte l’amministrazione di abbassare i prezzi, perché gli amministratori stavano speculando, aumentandoli ben oltre il limite della ragione. I prezzi sono rimasti altissimi e Chavez ha espropriato l’intera catena di supermercati, riportando i prezzi a livello popolare. Chi ha ragione, in una situazione del genere? Chi costringe i venezuelani alla fame, imponendo prezzi che soltanto i più ricchi possono permettersi (dando nel contempo la colpa al Governo), o chi espropria? La risposta, almeno dal mio punto di vista, non è così scontata, soprattutto quando si vede quanto duro lavorano i venezuelani e quanto poco guadagnano. Espropriare non va bene, ma affamare il popolo per lotta politica nemmeno. Quindi?
Io non so rispondere.

Qui molto è così. Non si capisce niente. Ogni fatto ha due versioni opposte. Come in Italia. La differenza è che qui i fatti sono decisamente peggiori, più delicati da commentare e hanno un impatto sul popolo che l’italiano medio non sa nemmeno cosa sia – a parte i più sfortunati. Ciò nonostante, i due scheramenti continuano il muro contro muro... Dimostrando quanto i popoli siano “bue”, anziché unirsi e cacciare a calci nel sedere chiunque li sfrutti (governi e opposizioni, dato che Chavez, come sempre, è la conseguenza di ciò che c’è stato prima – che non era meglio).
Con le dovute proporzioni, non c’è nulla di nuovo sotto il sole nemmeno in Venezuela.

Frattanto lotto contro le zanzare (“los sancudos”, da me soprannominati “fancudos” - grido di battaglia che latro al cielo ogni volta che ne stecchisco una) e con il caldo. Non è tanto il caldo a distruggere ogni emozione, dall’ora di pranzo fino a un’ora dopo il calar del sole, quanto il fatto che non c’è prospettiva di cambiamento imminente (siamo in “sequia”, fino a maggio). I gradi sono davvero troppi per goderselo. 35, 37... Tutti gli invidiosi laggiù, che soffrono la Bora e la neve, al calduccio dentro le proprie case o i propri uffici, s’interroghino se preferiscono questo caldo costante a quel freddo temporaneo.
Anche perché – e lo dico con una certa soddisfazione di vita – il surriscaldamento globale di cui noi popoli occidentali siamo responsabili colpisce proprio Paesi come questo. E’ un altro anno che passa nel sengo del “Niño” e qui, letteralmente, non piove più. (Con Chavez, al limite del comico, che il giorno prima fa dichiarazioni atee e il giorno dopo, per un po’ di pioggia, esclama: “Ha piovuto, Dio sia benedetto!”). Il livello delle acque de “las represas” (le grandi dighe – nel 2008 Mariacarolina e io visitammo quella del Guri, terza al mondo per grandezza, ed era colma) sono scesi ben al di sotto del livello di guardia: sembrano acquitrini striminziti e fanno paura. L’acqua viene razionata. Sabato e domenica c’è tutto il giorno. Durante la settimana, al massimo all’ora di pranzo viene tolta e riappare, se va bene, verso le nove di sera (ieri alle 22 ancora non c’era e stamani alle 10 non sono riuscito a farmi la doccia). E con 35 gradi la cosa pesa un pochino, va detto, soprattutto quando non si possiede l’aria condizionata (e allora, tutti al centro commerciale!). Per inciso, si dovrebbe parlare, di conseguenza alla mancanza di pioggia, dell’emergenza elettrica... Ma sarà per la prossima volta, quando avrò più informazioni.

Come sempre i primi giorni, quando si entra in un centro commerciale, si rischia l’assideramento (qui la tendenza è quella degli Stati Uniti: solo centri commerciali, soprattutto perché sono sicuri. I negozi al piano terreno degli edifici sono poco frequentati e, quindi, rari rispetto all’Europa). Mi immagino che fra una settimana, com’è successo la volta scorsa, entrerò in bermuda, sandali e maglietta esclamando un “Aaah!” liberatorio (non appena, cioè, mi si saranno scaldate le ossa per bene. Con questo caldo forse prima di una settimana).

Tutti questi svantaggi, però, va detto, sono poca cosa. Almeno, a me pesano poco. Uno non è che pensa di vivere qui – altrimenti farebbe tutto maggior effetto (e il pensiero va sempre ai poveri venezuelani, che non se lo meritano) – quindi il tutto si riduce a stare attenti a non ficcarsi in situazioni pericolose. Cosa che, avendo una macchina (o chi ti accompagna o i soldi per un “libre” – taxi), si risolve facilmente.
A tal proposito, ho conosciuto el Señor Nino Rizzo.Nato a San Remo, vissuto in Romagna (“Non Roma, eh! Parlo dell’Emilia Romagna..." – sembra dimenticarsi che sta parlando con un italiano vero! :) ), vive in Venezuela da una vita, è un architetto padrone di centri commerciali e non ha alcuna intenzione di andarsene da qui. Questo nonostante la moglie sia stata sequestrata due volte e per ben due volte sia stato pagato il riscatto – lei, naturalmente, vorrebbe andarsene. (Per inciso, noi siamo arrivati qui con la mamma di Mariacarolina che ci diceva “siete sequestrabili”, semplicemente perché europei. Un’esagerazione, naturalmente.) Nel 2009 nella sola Barquisimeto ci sono stati 80 sequestri, m’ha detto il Señor Nino. Il quale, con la sintesi propria di chi la sa lunga – e non è l’ultimo arrivato – m’ha detto in un perfetto italiano: “Il socialismo è la miseria per tutti”. Non male. Bisognerebbe chiedere ai figli di Craxi che ne pensano. :) In ogni caso, un incontro particolare, istruttivo.

Fin troppo lunga questa considerazione. Mi scuso per qualsiasi concetto poco chiaro, per la scrittura frettolosa e per qualsiasi considerazione possa risultare “fastidiosa”. Non è mia intenzione infastidire nessuno di voi. In queste situazioni, conscio di essere un uomo fortunato per essere nato in Italia (e anche no, per certi versi, ma il discorso è lungo...), mi limito a fare il cronista. E’ divertente.

Ma una cosa va detta: il Venezuela si meriterebbe molto di più, soprattutto se penso alla sua gente meravigliosa – nonostante tutto. C’è chi ha molto di più e nonostante questo passa l’intera giornata a lamentarsi di qualcosa. Fa riflettere.
Nel prossimo “notiziario” parlerò di tutte le cose belle che sto vedendo e vivendo, a partire dalle donne venezuelane: questa è davvero la fabbrica delle Miss Universo! L’avevo già capito nel 2008, oggi ne ho la conferma sotto gli occhi, continuamente.

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08 settembre 2009

Be', non so a voi...

...ma a me dispiace molto.
Era un esempio di vitalità e impegno nella propria professione. Da ricordare, sempre.

Ciao, Mike.

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27 agosto 2009

La deriva del grande Impero Romano

Un tempo eravamo grandi, noi popoli riuniti sotto Roma. Ma, chissà, finché non ci si laurea in Storia, non si sa quante porcate commettevamo per riuscire a ottenere un Impero. Ma almeno avevamo un Impero. Ora cosa abbiamo? Un Paese in declino, in cui l'ultima moda è beatificare una che la dava via per ottenere vantaggi economici, mentre i più furbi ti piazzano tra le chiappe le gabbie salariali?
Ho come l'impressione, di Storia parlando, che piccoli popoli (litigiosi) siamo sempre stati e piccoli popoli sempre saremo, contando meno di zero in un Europa che ci guarda come noi guardiamo all'Eritrea.

Una cosa è certa, ribadisco tutte le cose dette sulla Lega Nord in questi mesi. Più passa il tempo, più mi rendo conto che il pericolo è reale e grande. Ma di più, o forse proprio per tale motivo, inviterei a intervenire ancora coloro i quali sono qui intervenuti, in tono piuttosto polemico, difendendola come movimento.
Oggi siete ancora così convinti che votare Lega Nord sia civile, dato che saggio ormai mi sentirei di escluderlo?

A me non è mai piaciuto il giochetto dell'uomo nascosto dietro il dito, l'ho sempre trovato idiota: si vede sì il dito, ma anche l'uomo che sta dietro. Parimenti non accetterò più il giochetto, altrettanto idiota, dei distinguo: si può distinguere quanto si vuole, ma il voto finisce in un unico calderone.
Votare Lega Nord ormai significa supportare un certo tipo di idee e iniziative, senza distinguo.
Ora, siccome credo che molti attuali elettori della Lega Nord non trovino divertenti né i videogiochi contro gli immigrati, né le pagine su Facebook che incitano a torturarli, sarebbe il caso di non sollevare più idiote obiezioni. Magari qualcuno tra costoro ha trovato commovente - e scioccante - quanto me la storia della miseria di questi poveri disgraziati arrivati dall'Eritrea (disgraziati soltanto per esservi nati, cosa che, non v'è chi non veda, non si sceglie). Insomma, io non voglio togliere spessore umano a chi ha votato sinora Lega Nord: sbaglierei per primo.
Ma d'ora in avanti, ragazzi, non vi sembra il caso di smetterla di votare questi quattro farabutti istituzionalizzati? Questi volgari "pensatori" del XXI secolo? Non credete sia il caso di guardare in faccia la realtà, una volta per tutte? Di finirla di pensare che quelli sono soltanto messaggi elettorali e comprendere che tali messaggi si traducono in fatti concreti se dati in pasto a una massa di idioti sbavanti che non vedono l'ora di avere un nuovo pretesto per sfogare le proprie frustrazioni?

Una cosa è certa: ho letto e sentito troppo. Ora basta. Non farò più distinzione alcuna tra i leghisti. Chiunque voti Lega Nord deve sapere cosa supporta, oltre alle idee che condivide. (La Legge non ammette ignoranza: il diritto di asilo negato e la tortura sono contro la Legge.) Non basta dire che non si è d'accordo, che sono soltanto parole per arringare la folla, bisogna togliere il voto a simili populisti. Fare leva su istinti così bassi è criminale. E il vostro voto, italiani che votate Lega Nord, da ora in avanti, ai miei occhi, sarà uno schifo di cui non voglio sentire ragioni.
Uno schifo è. E come uno schifo lo tratterò.

Anche perché, diciamocela tutta, sono sposato con una negra immigrata e alcuni dei miei migliori amici sono immigrati.
Cosa volete che vi dica, che avete ragione? Ma fatemi il piacere, va'...

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25 agosto 2009

My Miss Universe

Essendoci stato, posso dire che il Venezuela si meritava di essere il primo Paese a vincere per due anni consecutivi Miss Universo (ma, va detto, io i concorsi di bellezza li considero dannosi per l'immagine della donna, che è molto più di "tette, culo e un bel sorriso"). A tutti gli ometti direi di farsi un giro da quelle parti, naturalmente nel rispetto (ché il turismo sessuale è una delle cose più disgustose che i nostri Paesi "civilizzati" si permettono, per come la vedo io affogando qualsiasi tratto civile di cui si fregiano nella fossa oceanica del loro stesso barbaro disprezzo per chi è più povero soltanto in termini monetari e avrebbe, invece, da insegnare loro molto, in primis che le persone non sono oggetti con cui masturbarsi, possibilmente in luoghi lontani dalle case in cui tali individui vivono, mascherando dietro la volgarità del denaro la loro viltà e la loro incapacità di essere Uomini, ancor prima che uomini).

Approfitto del meritato successo, perciò, per tributare alla mia splendida negretta il titolo di "My Miss Universe": no hay otra mas bella, mi niña. Tu cara y tu alma son mi horizonte: sin, el mundo no tendria mas sentido.

My Miss Universe

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21 agosto 2009

Come continuare?

Davvero, ragazzi, come si fa a parlare di Fantasy quando si leggono i giornali e si scoprono cose atroci? Ogni giorno è così: l'Iran, l'Afghanistan, le stragi, le violenze di ogni tipo, l'indifferenza, l'orrore che provocano le polemiche sterili, faziose (troppo spesso tutte italiane e provenienti da tutte le parti), specie se confrontate con le reali tragedie quotidiane, il razzismo, l'inciviltà che prende sempre più piede, l'economia che continua a guidare "eserciti" di profittatori, i nuovi schiavi, le nuove vittime...
In che mondo viviamo, noi italiani? E noi europei? E il resto del mondo?
E come posso, io, in questo mondo, occuparmi di continuo di una facezia come il Fantasy? A volte mi vien voglia di chiudere baracca e burattini e farla finita, crescendo una volta per tutte. Poi, però, mi rendo conto che sto tradendo un mio ideale, che è tutt'altro che sciocco, superficiale e sterile. Anzi, è uno dei cardini attorno ai quali ruota la mia vita: il Fantasy, se argutamente concepito e scritto, ha un suo senso all'interno del panorama mondiale. Piccolo, marginale, ma ce l'ha. E, quindi, non va gettato via con tanto disprezzo o con una semplice scrollata di spalle.
Ma, va detto, certi giorni si fa difficile riuscire a trovarvi un senso. Molto.

Forse è proprio questo che mi rende così incline a Steven Erikson, al suo Fantasy e, come sempre ho dichiarato, al Fantasy che si occupa della realtà. Il resto, per me, è privo di senso. Non mi diverte, non mi intrattiene. O il Fantasy ha una sua funzione sociale o non sarà mai letteratura.
Le persone muoiono e vengono lasciate morire, in mare, come se niente fosse. La differenza tra una mosca e un essere umano, per alcuni esseri umani, ormai non esiste più. Sono certo che per le mosche esiste. Riusciamo a provare più compassione per un delfino che sta morendo che per decine di bambini, donne e uomini alla deriva? Soltanto perché sono negri? O perché sono disperati? Abbiamo paura di soccorrerli? Paura di come potrebbero reagire? Salire sulla nostra barca? Assalirci? Ci vuole un pescatore solitario qualsiasi, probabilmente uno dei pochi saggi dell'intero Mediterraneo, per portare un po' d'aiuto?

Quando a Steven Erikson, in questa intervista, fu fatto notare quanto siano truci i suoi romanzi, a tratti, lui rispose: "How do I see my work? Well, there's a certain amount of ruthlessness to it, but it's pretty hard in my mind to actually match the brutality of the real world — at least not in a way that anyone would want to read. To say that I am inspired by reality is a statement that verges on the blackest, most caustic comedy. What I am witness to impels my writing; failing that, I would probably descend into despair."
Per una volta provo a tradurre, ma rapidamente (non giudicate il risultato: ciò che conta è il concetto).
"Come vedo il mio lavoro? Be', c'è una certa quantità di spietatezza, ma secondo me è piuttosto difficile uguagliare veramente la brutalità del mondo reale - almeno non nel modo che qualcuno vorrebbe leggere. Dire che vengo ispirato dalla realtà è un'affermazione che rasenta la commedia più nera e caustica. Ciò a cui assisto mi obbliga a scrivere; se questo non fosse possibile, probabilmente piomberei nella disperazione."

Ci siamo capiti? Comprendete la sua - e la mia - posizione?

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13 agosto 2009

La guerra del Fantasy

C'è una guerra che va avanti da un po' di tempo. Ne sono stato parte anche io, anche se non precisamente schierato (ma per saperlo bisognerebbe aver letto tutti i miei interventi in rete: troppi, non è possibile aspettarselo da nessuno). Ma sono stato preso di mira - del resto, scrivo anche Fantasy e Fantasy ho pubblicato sinora... - e quindi la mia posizione è apparsa "schierata".

Da oggi, invece, leggendo una discussione sul forum di Fantasy Magazine, ho deciso che parlerò ancora più chiaro che in passato. E, questa volta, con reale spirito costruttivo e, pur se riferendomi alla mia personale esperienza (dalla quale non posso prescindere), anche con un certo distacco.
Il distacco è ovvio: la mia posizione è unica. Scrivo e scrivo Fantasy da troppo tempo, ormai, per non avere una mia precisa idea di ciò che va fatto e di ciò che non va fatto (secondo me, senza pretendere che la mia Via sia quella di altri). La mia evoluzione è mia soltanto e nessuno può mettervi bocca. Commentare, criticare, elogiare e detrarre... tutto lecito: l'importante è non pretendere che io faccia mio pensiero ciò che è pensiero di altri. Ma, se di questioni generali si parla, se del modo di porsi e del modo di criticare in modo costruttivo si parla, allora sono pronto ad abbracciare qualsiasi argomento.
Ho sempre visto del buono anche nelle critiche più negative - non a me, in generale - e l'ho sempre affermato. Forse è venuta l'ora di analizzare il buono degli schieramenti in campo. Ah, be', per conto mio l'ho sempre fatto e continuo a farlo. Il dibattito in corso mi interessa ed è per questo dannato motivo che non riesco a staccarmene (come forse sarebbe più saggio).

C'è da costruire un movimento, giusto? Era il mio pallino iniziale, ho spinto io in questa direzione anni fa (non dubito che qualcun altro avesse tentato la stessa cosa in passato; semplicemente, se sì, non lo so - ai miei inizi non c'era più nessuno che ne parlava, questo è quanto). Sono sicuro che, però, gli schieramenti in lotta non riescono ad ammettere l'unica verità possibile: è dall'unione delle forze in campo che si può creare uno schieramento. Un po' come se, per fronteggiare un nemico sceso dal nord, potente, numeroso, i vecchi nemici si alleino: vi dice qualcosa? Altrimenti si va avanti così e non cambierà mai nulla. E' lampante: i punti di contatto ci sono, ma gli insulti reciproci posti nel mezzo annullano il loro indubbio potenziale.
Constato una realtà triste, che non esclude nessuno dei contendenti (diversamente, invece, se penso a chi sta nell'ombra): non c'è disponibilità vera e propria al dialogo. Gli esempi si sprecano. Le discussioni intavolate partono già da presupposti battaglieri (qualsiasi sia la parte che inizi la discussione). Ma, si sa, il dialogo costa più dello scontro, se la si guarda dal punto di vista dei condottieri. Certo è che le vittime, laggiù, sul campo di battaglia, dovrebbero contare qualcosa...
Fino a quando i condottieri non saranno disposti a dialogare sul serio, cioè ad abbandonare le armi e mettere in discussione sul serio le proprie idee, laggiù continuerà la strage.

Sapete chi si sta ammazzando, laggiù? I lettori, la loro ricchezza, guidati da condottieri troppo miopi per non vedere che a vincere la guerra non ce la faranno e otterranno, miseramente, soltanto di divenire più poveri.

I lettori non schierati, che leggono dall'esterno, sembrano non avere altra alternativa che schierarsi, se vogliono partecipare al dibattito. E questo a me sembra un evidente limite imposto alla libertà di giudizio e di pensiero. Per questo restano all'esterno. O, peggio, i lettori che subiscono tutto questo, semplicemente perché si affacciano al Fantasy senza esperienza di lettura alle spalle, che fine fanno? (Io una risposta me la sono data e, per quanto articolata, infine non è piacevole.)
Ai lettori, in fondo in fondo, c'è qualcuno che ci pensa davvero?

Fin qui una dichiarazione d'intenti.
Prima o poi passerò ai fatti scritti e inviterò le persone a parlarne qui, nel mio blog.

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11 agosto 2009

Una cosetta piccola piccola

3 italiani su 4 (secondo i sondaggi), al nord, dicono di vedere di buon occhio le "gabbie salariali".
Volevo soltanto far presente che io sono quell'unico (pirla) su 4 che, invece, si considera uguale a tutti i suoi connazionali.
Chiamatemi pure il Quarto, d'ora in avanti. ;)

Se mi votate, la prima cosa che farò andando al governo sarà mettere fuori legge i sondaggi, anziché le intercettazioni.

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29 luglio 2009

No comment


11 luglio 2009


Sardegna - 14/22 luglio 2009


IL rock - 23 luglio 2009

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11 luglio 2009

Oggi sposi


Mariacarolina e/y Andrea

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19 giugno 2009

Tentazioni...

Sono sempre più tentato, anche per via di alcune discussioni in altri luoghi, di ripercorrere passo passo la mia (breve) esperienza editoriale, dal 2001 a oggi.
Sono piuttosto stufo di essere bollato come "polemico", come "generalizzatore" e altre fesserie.
Il fatto è che, nonostante sembri che io dica molte cose su ciò che ho vissuto, da quando Gianfranco Viviani mi mise sotto contratto nel 2001, così non è: ne dico poche. Nonostante sembri che io dica troppo, cioè, costoro non sanno nemmeno di cosa parlano e potrei dire molto, ma molto di più (ho buona memoria, quando le cose mi toccano nel profondo; pessima quando non mi interessano). Forse, più che potrei, dovrei dire.

L'idea mi frulla in testa da tempo. È come quando si scrive un romanzo: lo si fa perché si è maturata una certa idea, il suo senso, e ci si sente pronti per fissarla sulla carta, una volta per tutte. Renderla storia, per non sprecarvi più energie. È un percorso di maturazione e, nel contempo, qualcosa che aiuta a dichiarare il concetto come assorbito e passato.

Semplicemente, mi rendo conto che quanti mi rispondono, non hanno tutti gli elementi per giudicare. Sono certo che dimostrerebbero la loro pochezza intellettuale anche se sapessero tutto. Ma per averne la conferma, dovrei prima esporre la (mia) verità nei dettagli. Soltanto così potrei dichiararli intellettualmente morti o servili o, peggio, disonesti. E soltanto così, forse, si capirebbe una volta per tutte che io vivo per la scrittura, non per il mondo che le gira attorno, che mi colpì fin dall'inizio per le sue meschinità e per la sua infinita tristezza umana.
La verità è, secondo me, che in Italia il genere non emerge perché gli italiani resteranno sempre gli italiani. Ed è sotto gli occhi di tutti cosa siamo, direi. Questo ragionamento va ben al di là degli autori italiani, che tentano in tutti i modi di farsi strada. E, che mi piacciano o meno, hanno tutti la mia solidarietà, finché non si rivelano degli emeriti imbecilli o peggio - non è che scrivere pone su un piedistallo: la persona che sta dietro un testo è ciò che conta di più, sempre, e questo dal mio personalissimo punto di vista fa sempre la differenza, sia in positivo che in negativo, a prescindere dagli scritti. Anzi, direi che è proprio questo il punto: quando io ho a che fare con un editore, con uno scrittore, con un lettore, io vedo una persona e come tale la "giudico" (dai fatti, s'intenda, ecco perché le virgolette). In quest'ottica, mi ripeto, il panorama si fa tristissimo.

Ma, nonostante c'è chi si stizzirà per l'ennesima volta, il mio tempo è quello che è: pochissimo. Ed è troppo tempo che non produco qualcosa dalla a alla zeta. È diventata la priorità assoluta, ora. Ma, prometto, io questo "memorandum" lo voglio scrivere. Se non altro perché potrebbe aiutare, e molto, gli inediti a capire cosa implica il loro sogno di pubblicazione in Italia. "Essere preparati al peggio" non rende l'idea.
E, per quanto possa sembrare un controsenso ciò che sto per scrivere, credetemi che la "tendenza Gamberetta" è una delle derive meno pericolose nel quadro generale. Ho vissuto sulla mia pelle cose che, in tutta sincerità, sono decisamente più tristi. E avere continue conferme che certe esperienze si ripeterebbero anche oggi, se non fossi disilluso, be', m'intristisce e non mi invoglia certo a continuare su questa strada.
Del resto, la mia vita è scrivere. E scrivere è condividere. Il memorandum è cosa buona e giusta. Poi, forse, sarà anche il mio epitaffio artistico (ma questo lasciatelo decidere a me, va', ché un artista non è morto finché crea - il resto è puro narcisismo, che, anche se fa parte di ogni artista, non merita attenzione).

Ma, ma... Riconosco che un po' mi spaventa.
Il problema principale non è il tempo, cioè. È decidere se ho voglia di affrontare tutte le conseguenze di ciò che scriverei: perché, al di là delle (mie) opinabili interpretazioni dei fatti, i fatti rimarrebbero fatti. E ho già sperimentato che per un nonnulla, nell'ambiente, si alza un polverone (ed essendo una nicchia, si finisce con l'avere problemi respiratori). Essendo io uno che non la manda mai a dire, se scrivessi questo memorandum, lo farei con il massimo della schiettezza, perché altrimenti non sarei capace. E allora altro che polverone: una tempesta di sabbia da pieno Sahara!
Le conseguenze editoriali, per me, non sarebbero poi così gravi. Ho già deciso con chi lavorerei volentieri ancora e con chi, invece, non lo rifarei più, a costo di tornare a essere l'inedito che ero prima del 2001. Oltre tutto, chi se ne frega della pubblicazione, quando non soltanto non ti cambia la vita (salvo rarissimi casi da botta di culo vera e propria, spesso immeritata), ma te la rovina pure un po' (e, a momenti, più di un po').

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21 maggio 2009

Sono preoccupato

Sono preoccupato per questo Paese.
Ogni giorno che passa mi sembra che le ombre s'addensino. Qualcuno ha parlato di "democrazia autoritaria": mi sembra una definizione calzante. Gli unici che possono fermare un megalomane come Berlusconi sono i suoi stessi "compagni" di viaggio: Fini, Bossi... Il che la dice lunga sulla gravità della situazione. Anche perché, a ben pensarci, non possono proprio fermarlo: senza di lui tornano all'opposizione (e chi lo sa? Forse no...). Sperare in un loro motto d'orgoglio democratico?
Dall'altra parte? Il nulla o quasi. C'è soltanto Di Pietro che dice le cose chiaramente. Ma essendo l'unica voce forte, è difficile guadagni consensi, perché di solito chi urla non fa una bella impressione. Non vedo salvezza già pronta, dunque. L'Italia è sull'orlo del baratro. Sempre che non vi stia già cadendo da un pezzo.

Mi rende felice che all'inizio del prossimo anno espatrierò. Non avrei mai pensato di dire una cosa simile, né di dirla con la speranza nel cuore: la speranza di trovare qualcosa di più democratico, di più libero, che mi comunichi la possibilità di costruire. Forse, per una questione di coincidenze, una tale decisione giunge al momento giusto.
L'ho già scritto, prendendo a prestito le parole di un'altra cara persona: in Italia si soffoca.

Il clima è da savana equatoriale. E sembra che il Paese si stia via via desertificando. Non c'è giorno in cui la frescura duri fino alle 10 di mattina: entro quell'ora è già stato detto o è già successo qualcosa che intristisce, che angoscia o che che fa indignare e temere per la democrazia.

Nella vita non si può mai dire quale sarà il proprio futuro. Se il mio stato d'animo resterà questo, però, è molto probabile che me ne resterò all'estero, una volta all'estero. Principalmente per questioni personali, sia chiaro; tuttavia, secondariamente, perché dopo tutto quello che ho letto, visto e sentito in questi ultimi mesi gli italiani che appoggiano Berlusconi stanno aumentando.
Oggi me lo stavo chiedendo: "Aumentando?!" Non è possibile.
Quanti danni hanno fatto a sinistra, disgraziati! Sono riusciti a portare gli italiani a preferire questo arrogante despota dei tempi moderni (che si fa il lifting, si fa il parrucchino e si trucca prima di parlare con l'assemblea della Confindustria). Un venditore di fumo. Il più abile venditore di fumo d'Italia: apparenza, con molta sostanza, ma soltanto a suo vantaggio. E, grazie alla sinistra, eccolo lì, quasi al 50%, che si permette di affermare cose incostituzionali un giorno sì e l'altro no.
Qualcuno verrà a dirmi che, nel calcolo delle probabilità, di conseguenza, sono io quello che probabilmente è in errore, dato che il consenso del Despota d'Arcore è in aumento. Contento lui, che si tenga le sue certezze e vi sguazzi. Me ne vado. Osservare in cosa si sta riducendo il Paese Italia non mi lascia indifferente, mi fa male. Dove si soffoca, non si può intravedere un futuro roseo, in cui si potrà costruire qualcosa, magari per i propri figli. Il massimo che puoi fare è tentare di respirare. Il che mi sembra molto un sopravvivere, anziché un vivere. Ecco, io sono per la vita, non per la sopravvivenza.

Ancora una volta, spero di essere in errore. Bramo il giorno in cui i fatti mi smentiranno.
Intanto percepisco che le ombre s'addensano attorno a me.

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12 maggio 2009

Statistiche

E se io fossi un "caso eccezionalissimo"?
E se tu, che leggi, fossi un "caso eccezionalissimo"?
Io, tu, un altro uomo... non importa. Indietro, va' a morire di fame da un'altra parte.
E ringrazia la statistica.

Un uomo (nel barcone), un caso (alla Presidenza del Consiglio).

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15 aprile 2009

Censura

Si abbia l'opinione che si abbia, ma a me sembra che Berlusconi e i vari centrodestrorsi hanno nel DNA la censura. Se c'è un momento in cui gli elettori di centrodestra possono dimostrarsi liberi di pensiero, quello è questo. Protestate, invece di essere proni al potere. Guardatevi con atteggiamento open-mind il video che collego qui sotto e siate onesti. Anzi, no, siate incazzati, perché questi qui ce la fanno sotto il naso a tutti, non a chi, come me, è di sinistra. Questi prendono per il culo gli italiani, stanno insultando anche voi.

La censura si abbatte un'altra volta su Santoro e su chi lavora con lui. Un vignettista viene punito, per aver disegnato una vignetta di dubbio gusto (anche a me è sembrata pesante, in tutta sincerità, ben prima di leggere delle reazioni politiche).
Una trasmissione viene violentemente attaccata, soltanto perché è stata l'unica ad aver perlomeno tentato di far emergere certe porcherie tutte italiane (che non hanno bandiera politica, ma sono politiche).

I fatti non si smentiscono, basta documentarsi. Per fortuna in Italia c'è ancora chi lo fa per noi.
Guardatevi questo: video di Marco Travaglio.
Mettete da parte, per una volta, l'antipatia che vi può suscitare Santoro. Lasciate da parte il suo essere fazioso (a volte lo è, inutile negarlo). Guardate ai fatti. Guardate le baggianate a cui stanno tentando di farci credere. E fategli capire che non è più aria, per gli italiani, di stare seduti a guardare.

Se questo è il Paese che volete, lasciategli pure fare.
Qui non si tratta più di pro Berlusconi, contro Berlusconi. Qui si tratta di alzare la testa, di destra o di sinistra che si sia, contro le porcate di questi arraffa-tutto (in fondo veramente bipartisan, nel portafoglio!).

E' uno schifo. Mi fanno schifo. E il Governo attuale del mio Paese, che persevera con pratiche da piccola dittatura fascista, come la censura è, una volta di più, mi allontana.

Io solidarizzo con la mia gente, i miei concittadini. Non mi interessa se votano Berlusconi o Prodi o Di Pietro. Mi interessa la povera gente che viene presa per il culo e che per questo muore alle 3:32 di notte, sommersa da cumuli di macerie, di destra o di sinistra che sia.

Basta! E' ora di farla finita, per tutti!

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06 aprile 2009

Vita

Se state leggendo questo breve testo, siete vivi, grazie a Dio. Come lo sono io, che lo scrivo.

Bisognerebbe ringraziare ogni giorno la vita, il solo fatto di esistere. Oggi un po' di più, perché c'è chi stanotte non è stato altrettanto fortunato. Senza dimenticare che ci sono notti ogni notte.

Grazie per la vita.
Grazie!

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25 marzo 2009

L'Italia e la mia vita

Quando sento una spinta a comunicare, è raro che vi rinunci. Un tempo, fino a 25 anni, ero un tipo piuttosto taciturno, con tutto ciò che ne consegue. Poi, la vita, ti cambia. E, se t'impunti, comincia a prenderti a schiaffi.
Arriva il momento in cui le guance si sono ormai gonfiate e la tua faccia non ti piace più.
Così cambi.

Quest'anno mi sposo. È una cosa molto personale, che mi emoziona, perciò non mi piace scendere nei particolari. Basti sapere che la mia tenera metà è, in buona parte, artefice del cambiamento. Si dice che gli artisti abbiano sempre vicino una figura importante, che li sospinge e non soltanto sorregge. Nel mio caso è certamente vero.
Nel 2010, invece, me ne andrò dall'Italia. Verso dove? Oh, non chiedetemelo, per favore: ancora non lo sappiamo! :)

Frattano sono qui, come sapete, a scrivere. Ma, avendo guardato le cose in prospettiva con una certa attenzione, so che non sto scrivendo: sto costruendo. Per la precisione, il mio futuro. Sono troppe le cose coinvolte in quest'anno di svolta (niente di più lontano rispetto a un "anno di passaggio"). Inutile elencarle tutte, basti dire che qualsiasi cosa stia facendo in questi giorni non è niente meno che un progetto di vita. È così per tutti, si potrebbe obiettare. Be', forse non tutti decidono di lasciare il proprio Paese a 37 anni. E, naturalmente, pur riflettendovi molto non saprò mai a quanti cambiamenti andrò incontro, finché non mi ci troverò.

Una delle riflessioni più frequenti è: cosa c'è che non va nel mio amato Paese? Perché lo amo e non ci si può far nulla. Eppure, qualcosa me lo rende stretto.
Sarà che mi ritrovo a combattere quotidianamente con una cultura polarizzata, da un lato gli acculturati tromboni, dall'altra le scelte incomprensibili della massa. Ecco, ve lo confesso: io ho sempre tentato di elevarmi, col risultato di essermi sempre sentito diverso (cosa che, sono certo, capita quasi a tutti...). Ma so ciò che non voglio essere: un acculturato trombone. Acculturato mi sa che non lo sono - e questo credo sia un peccato. Trombone? Non lo so, fate voi.
Quando penso all'Italia, al mio Paese, sento che è tutt'altro che fossilizzato. Mi spiace, non concordo con chi dice che è un popolo fermo, quello italiano. Si muove, si muove eccome. Ma, ahimè, in una direzione che mi piace sempre meno. E più lo vedo spostarsi, più mi sento fermo io. Non riesco a crescere in un Paese così: mi sono fossilizzato!
Eh, no. Non è così facile. La frase corretta è "mi ero fossilizzato". All'età di Cristo in croce mi sentivo già bell'e morto. Artisticamente frustrato (cosa c'entra aver pubblicato quattro romanzi? Non c'entra, ragazzi), perché l'arte è il riflesso della vita. Mi sentivo legato a un popolo amato, ma dannatamente conservatore.
Il popolo italiano è tanto conservatore che trasforma sin troppo spesso l'educazione e la gentilezza in ipocrisia. È il popolo dei saluti di cortesia e dello sparlare alle spalle, del "vorrei" anziché del più sincero "voglio", delle mascherate in borghese di troppe persone che impostano la loro vita sull'apparenza, del "100 colpi di spazzola" e del Fantasy che è una "roba", delle "Vacanze di Natale '90" (perché quelli dopo sono peggio!), della Destra che sputa in faccia alla Sinistra e della Sinistra che disprezza la Destra con sufficienza, del Centro che sembra una corrente di medievalisti, dei "militari di quartiere", del "la Legge è uguale per tutti", del "Presidente operaio" e degli operai in Cassaintegrazione, dell'unico politico di spessore che vedo da decenni a Sinistra che preferisce pensare all'Africa, perché l'Italia è troppo dura per lui, delle centrali nucleari di terza generazione che chiuderemo già quando saremo in terza età, dell'eolico no perché rovino il paesaggio, delle banche forti (anche con i più deboli), della Nazionale di Calcio e delle altre Nazionali (forse, quali sono?), dei neo-fascisti negli stadi e a Verona per le strade, delle panchine di Treviso negate agli extracomunitari (che si sedevano ancora, così le hanno tolte fisicamente: siediti ora, negro! In che anno siamo? Obama lo sa), dei Mou (Premio Trombone 2009!) che ci danno dubbie lezioni di stile, del Montanelli che sbatte la porta de "Il Giornale" pur essendo stato gambizzato dalle Brigate Rosse, dell'Enzo Biagi epurato, dei Travaglio che diventano miti (solo perché fanno il loro lavoro), dei Corona che diventano miti (solo perché non sanno lavorare), della torre di controllo che si fa una partitella di calcio (chi perde paga l'aereo!), dei Bamboccioni, della popolazione anziana che schiaccia quella giovane, delle polemiche, delle intercettazioni no, delle intercettazioni sì, delle intercettazioni forse, della Iervolino che intercetta e poi si distrugge le prove da sola, dei talk show in cui prima si piange eppoi si parla male (anche l'italiano, che non è romanesco), dell'esterofilia, del calore umano che si sente dal centro in giù, dalla ricchezza che va dal centro in su, dello spinello no e dell'alcool sì (basta che non mi fai male con l'automobile), dei Grandi Statisti che io non ero ancora nato, dei falsi alternativi (forse erano paninari da adolescenti?), dei falsi ricchi col macchinone in 3256 rate, del maschilismo ancora imperante, delle multinazionali comandate secondo lo stile degli anni '70, dell'opportunismo dei sindacalisti, del collega, del coinquilino, del prossimo, di ogni prossimo: nascondiamoci! Aiuto, stiamo buonini buonini, in silenzio. Se proprio vogliamo fargliela, facciamogliela dietro... alle spalle, che hai capito?
No, basta. Grazie.
Ci si guarda attorno e, pur vedendo tanta bellezza, si sente che il Paese è chiuso su se stesso. Ti tarpa le ali, ti fa sentire impossibilitato a crescere. Negli ultimi sei anni sono stato interAnale e lo sarei ancora se non avessi deciso di prendere in pugno la mia vita. Che cosa mi promettevano? Che cosa volevano regalarmi? Una vita preconfezionata. Me ne vado. Voglio violentarmi, voglio spalancare la mia mente, vivere di più, voglio che quest'immobilità che mi si è appiccicata addosso scivoli via, spazzata da venti nuovi, che mi portano profumi nuovi. Voglio colori nuovi. Voglio qualcosa di nuovo, ché qui non lo trovo.

Eppure, prima che si pensi male di me, altrettante sarebbero le cose positive da scrivere. Facciamo un esempio, va, anziché una lista chilometrica. Ciò che di più bello mi ha dato l'Italia: un nome e un cognome comuni, che, poi, si sono fatti un po' strada nel vostro immaginario e, forse, nei vostri cuori. Il Sig. Nessuno che infine comincia a comunicare con persone che non conosce, ricevendo un'ondata di emozioni, belle e brutte (alla fin fine conservo gelosamente anche quelle brutte, perché mi hanno insegnato molto). Lo scambio, su internet, è tremendamente vitale e stimolante. Le persone che stanno dietro a questi pixel neri su sfondo bianco sono dannatamente intelligenti, interessanti, creative... Sono belle persone. E si muovono, eccome se si muovono. E allora ti rendi conto che tutto quanto vedi di negativo è soltanto la patina che si è depositata sull'Italia, non ciò che l'Italia è.
Quindi, perché voglio andarmene, alla fin fine? Perché gli italiani non si sentono popolo. Non lo sento io, non ci sentiamo così (altrimenti non si spiegherebbero troppe cose). Non sento l'affetto, non sento le emozioni del prossimo fluire verso di me, non sento che ci guardiamo con stima, ma con sospetto, con preconcetto, con astio (e non parlo del "flower power", sia chiaro). Mi è sempre mancato, in fondo. Non adesso, no. Da sempre. Ho sempre sentito che mi mancava qualcosa, pur conoscendo belle persone. E tutti gli altri, che sono la stragrande maggioranza, che fanno? Cammini per strada e ti senti solo, finché non incontri un amico. Ma a voi sembra normale? A me no. Quindi forse sono io che sono anormale.
Là fuori c'è di molto peggio. Ma c'è anche di molto meglio. Dipende da quali sono le priorità di una persona. Così me ne andrò, forse per sentirmi più italiano di quanto mi senta oggi, dato che mi sento cittadino del mondo e come tale intendo muovermi.

Torno al secretum...

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09 febbraio 2009

Intolleranza e ipocrisia

Troppe cose ci sarebbero da dire in questi giorni. Troppe.
Nel rispetto delle convinzioni altrui, mi limito a dire quanto segue: trovo gli avvenimenti di questi giorni violenti, molto violenti. Sono scandalizzato, disgustato e sempre più convinto che la parola "crociata" sia e sarà sempre soltanto interpretabile in accezione negativa.
Da credente, mi ferisce tanta intolleranza da parte dei credenti. Non mi stupisce, ma mi allontana sempre più, invece, la consueta ipocrisia di chi ha il coraggio d'affermare che il Vaticano non interferisce (ormai la distanza è incolmabile, lo dico con dolore). Mi irrita, e molto, chi ha la faccia tosta di "asserire" che l'amore più grande per Eluana sia quello delle suore, anteponendole a un padre che le sta accanto da 17 anni: è infine e finalmente il caso di dire che chi famiglia non costruisce, di famiglia non parli mai più.

Mi dispiace se qualcuno si sentirà urtato da queste mie parole: è semplicemente il mio sentire, il mio credere da credente. Rispettatelo.
(Lascio fuori dal discorso la volgarità allo stato puro, l'eversione opportunistica di Berlusconi.)

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15 gennaio 2009

2009

Mentre la prima metà del primo dodicesimo d'anno se ne sta andando (?!), il qui presente fa il punto della situazione con se stesso - e con voi.

I progetti in campo sono molti, devo ammetterlo. Ma, questa volta, per una volta, il tempo a disposizione sembrerebbe essere sufficiente. Ma riuscire a raggiungere tutti gli obiettivi che mi sono prefissato non è cosa da poco: ho sempre preteso il massimo da me stesso - e anche per questo voi siete costretti ad attendere e attendere.
Be', se le cose vanno come penso io, attenderete ancora un po', ma poi comincerete a sentir parlare di "eventi" concreti. Fatti, insomma, che mancano da troppo tempo sotto il nome Andrea D'Angelo. In molti sensi, pretendo che il 2009 sia il mio anno, anche se per i tempi editoriali è probabile che tutto slitterà nelle vostre viscide manine nel 2010 (scusatela licenza poetica...).

Frattanto sono stato per la prima volta in Africa, nel sudest del Marocco, da Marrakesh fino quasi al confine con l'Algeria (poco più di 500km, ma in Marocco non sono pochi).
Qui sotto potete vedere un'immagine degli splendidi paesaggi che il luogo ci ha regalato (non è stato proprio gratis, eh...). Più precisamente, questo scorcio è stato rubato all'Atlante.

La catena dell'Atlante - Dicembre 2008

E proprio una splendida foto del Sahara è ciò che ho deciso di riportare all'interno del mio sito, come mia nuova "descrizione fisica". Sono piuttosto lontano e in ombra e, inutile dirlo a chi mi conosce bene, la metafora mi piace!
Naturalmente la foto è all'interno della solita pagina. Ecco qui:
http://www.negrore.com/negrore

Tenterò nel mio piccolo di aggiornare un po' più spesso questo blog, ma il fermo intento di non rivelare nulla di ciò che sto facendo (la grande sorpresa iniziale, ricordate?), perché va contro il mio stesso interesse - e questa volta in modo davvero contro, se riesco a spiegarmi.
Bene, basta così per ora.
Ah, no... Un attimo. Tanto per non gettare il sasso e ritrarre la mano, sappiate che pretendo da me stesso l'ultimazione di almeno tre romanzi entro la fine del 2009 (mi piacerebbe quattro, ma credo me lo consentirebbe soltanto uno stato di forma esagerato, da supereroe, tenendo presente che ho altri "progettini" di vita che non sono proprio una passeggiata - leggi, impegnativi -, come, ad esempio, il mio matrimonio).

Hasta luego!

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11 novembre 2008

Sorprese

Le sorprese sono uno dei frutti più dolci della vita. Ma non sempre. A volte sono dei colpi, duri, alla bocca dello stomaco. E' per questo, credo, che i "colpi di scena", le sorprese, nei romanzi sono così importanti: se non ci sono, manca realismo.
La vita è una continua sorpresa, a osservarla bene.

Ed è così, ragazzi, che vengo a dirvi che ho in serbo molte sorprese. Oh, no, come sempre nulla di così vicino nel tempo. Abbiate pazienza. E, no, non così grandi, le sorprese. Ma a chi mi segue, e continua a seguirmi nei miei saliscendi in rete, questa sera è andato un pensiero d'affetto, perché affetto sento di ricevere. Ergo, eccomi qui, a parlarvi delle mie sorprese.
Non saranno tutte belle, a calarvi nei vostri panni. Alcune saranno... bruttine. Ma sempre sorprese saranno, dovrete guardarle con rispetto. E affetto.
Molte cose bollono nel mio calderone fumante. Il tocco di carne più grosso è una bella sorpresa. Inattesa, direi. Un po' anche per me. Sto parlando di libri, naturalmente. Non della mia vita privata - se i miei libri li volessimo considerare per assurdo, ma anche con un minimo di giustizia, la mia vita pubblica.
Ma la mia vita privata c'entra. Eccome se c'entra. Non c'è passo delle mie giornate che non sia scandito da un pensiero per lei. Ed è lei che mi ha curato e che mi ha reso più forte, migliorato. Ed è lei, Mariacarolina, che mi ha dato la forza di immaginare queste sorprese. Sono per lei, prima di tutto. Poi, anche per voi.

Sorprese! Immagino abbiate capito che non vi posso dire niente, che sorprese sarebbero altrimenti? Allora perché scrivevo di essere qui a parlarvi delle mie sorprese? Be', perché ho sentito affetto e voglio contraccambiare. Nel modo più diretto possibile: raccontandovi cosa c'è alla fonte, la cosa più importante e profonda. Cosa ha generato e sta generando queste sorprese. Cioè lei.

Una bella grossa. Una bruttina, che però ne genererà altre due belle grosse. Nel tempo.
Quattro sorprese. Mica poco, ad aver pazienza. :)

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Time's marching on...

Il tempo scorre e con lui scorrono le parole sullo schermo.

Il tempo fa in modo che le cose possano cambiare. E sono cambiate.
In meglio? No, semplicemente in prospettiva.
Era uno, ora è l'altro.

L'unica certezza è che ho un gran daffare.


∞ ∞ ∞ ∞ ∞ ∞ ∞ ∞ 

Non c’è fine senza inizio.
Non c’è inizio senza fine.
Il prezzo da pagare per il completamento di un ciclo storico,
come disse Za Ràno in punto di morte,
mentre si apprestava a varcare la soglia,
è la rinuncia alle proprie certezze.

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16 settembre 2008

La clausura de "Il giorno dopo"

Ho pianificato la stesura della restante parte de "Il giorno dopo" entro il 31 dicembre 2008: 28 capitoli in 14 settimane. 2 capitoli a settimana. Un quantità di testo notevole. Non ce la farò, ma farò di tutto per farcela. Alla peggio lo ultimo a gennaio 2009.

Tempo per amenità come internet: zero. Stop.
Vita in priorità uno. Stop.
Clausura. Stop.

/\_/\__/\_______/\____________________
(Encefalogramma di Andrea D'Angelo)

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23 agosto 2008

Il giorno dopo - Agosto 2008

Il mio diario s'è fermato: preferisco scrivere.
Ma ogni tanto aggiornare un po' non è una perdita di tempo, anzi.

Questa blog-considerazione deviata vi porta al Capitolo XXII ultimato.
Leggete e tornate a commentare qui, se vi aggrada. http://www.negrore.com/tomi/tomo_3/index.htm

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22 agosto 2008

I pezzi di merda che governano il mondo.

Sottotitolo: "E la gente miope che li segue..."
Usain Bolt

A 6 anni avevo già molto chiaro che avrei combattuto il formalismo con tutte le mie forze.

Jacques Rogge - un tempo sportivo, ora moralizzatore - si è permesso di portare il formalismo anche alle Olimpiadi, bacchettando un ragazzo di 22 anni soltanto perché ha festeggiato (assieme a tutto il pubblico) i due ori con due record del mondo nei 100mt e 200mt piani (ha festeggiato, cioè, il piccolo fatto che al momento è l'uomo più veloce del mondo e, stando ai tempi, è anche il più veloce di tutti i tempi).

Criticato da chi ha prima assicurato che non ci sarebbe stata censura in Cina e poi è stato smentito dai fatti (inseguito pure da un'accusa d'aver saputo in anticipo e permesso, anche se non provata), direi che è abbastanza significativo. Detto da chi presiede un comitato che nega di manifestare il lutto, come se lo sport venisse prima della vita e della morte. Come se fingere che non esistano le tragedie in atto, in Tibet, in Georgia, in Spagna e così via, possa rendere i Giochi Olimpici qualcosa di migliore.
Ma chi è così immensamente stupido da crederlo?

Triste, tristissimo vedere come la nostra società (l'Occidente tanto superiore al resto del mondo) si sia trasformata nella patria dell'apparenza e che, a forza di circondarsi d'apparenza, ha smesso essa stessa di godere dell'essenza (che però ha troppa forza ed è facile alla conquista immediata, come ha dimostrato il pubblico di Beijing, che ha ballato e riso e pianto assieme a Bolt - e a noi due che eravamo a casa, appartenenti a mondi diversi, eppure uniti dalla stessa visione del mondo).

È quanto vedo in un sondaggio del Corriere della Sera. Quattro italiani su dieci (4 contro 6) considerano giuste le parole di Rogge. Mi vien voglia di scrivere, perché sono stufo di una società che confonde l'educazione e il rispetto con i formalismi, con l'ipocrisia più radicata, con le maschere e le falsità di cui troppi si vestono.
Stiamo perdendo.
Hanno tentato di farci il lavaggio del cervello e ci stanno riuscendo, lentamente. Almeno in questi giorni c'è stato un negro che ha dimostrato quanto la libertà d'espressione conti ancora. E che non è arrestabile.

O volete metterci tutti agli arresti soltanto perché siamo felici? (Pezzi di merda.)
O volete metterci tutti agli arresti soltanto perché siamo in lutto? (Pezzi di merda.)
O... (Pezzi di merda.)

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11 agosto 2008

Giochi di guerra

Mentre si inauguravano i Giochi Olimpici di Pechino, qualcun altro ha deciso di usare un po' i suoi giocattoli: carroarmati, jet militari, soldati. E, soprattutto, le armi.

La dietrologia è diventata la mia scienza preferita. A esser dietrologi ormai s'indovina sempre. E la concomitanza dei due eventi è più che sospetta. Un mio amico m'ha detto: "Ma figurati, farsi questa figura di merda internazionale, durante la cerimonia d'apertura delle Olimpiadi..."
No, mi spiace. Non ci casco più. Sono un dietrolgo semi-professionista. Se Vladimir Putin non voleva fare questa figuraccia internazionale, allora non doveva comandare al suo esercito di attaccare e di continuare ad attaccare e di non mollare (la provocazione poteva portare a una prima reazione, non a questo). Non è che i militari russi si muovano senza ordini superiori.
Quindi, ancora una volta, la scelta dei tempi è scientifica. Voluta.

Non sta a me vivisezionare i protagonisti politici, né della Georgia, né della Russia. Resta il fatto che questo nostro mondo non è pronto. Mi spiace, lo vedo perseverante, quindi diabolico. La Cina stessa ne è esempio lampante, altro che Olimpiadi.
Mentre siamo qui tutti a tentare di elevare la coscienza collettiva sul riscaldamento globale, con risultati più che insufficienti (il che la dice lunga), loro sono ancora lì a giocare ai conquistatori.
E coi loro giochi schiacciano le vite di migliaia di civili inermi, incolpevoli, che magari stavano guardando in televisione le Olimpiadi.

Questo mondo, quello degli esseri umani, è destinato.
Siamo in grande ritardo, ma continuiamo a frenare.
A chi vogliamo darla a bere?
Amarezza e pessimismo.
Peggio, tristezza.
Stanno uccidendo la mia speranza. Comincio a temere che, anche se è l'ultima a morire, si sa, prima o poi morirà.

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08 agosto 2008

La noia e i fatti

La noia fa fare brutte cose. Vi dirò, ultimamente m'annoio assai poco: giro, vedo gente, faccio cose... Insomma, di tutto un po', e i momenti in cui mi ritrovo a casa, svogliato e di conseguenza annoiato, sono davvero pochi e brevi. Ma la noia ancora persevera diabolica nel tormentarmi.

Non ho più voglia di rete, community e blog che parlano di Fantasy, bene o male, adulto o per ragazzi, genere di valore letterario e spazzatura per decerebrati, polemiche, consigli non richiesti, attacchi premeditati nati sul momento retroattivi smemorati disonesti carpiati e, in fondo, fantastici. Gente che s'insulta parlando di libri. Persone con cuore e anima perse in diatribe prive di senso. Ferite e parate, battaglie e guerre di religione. Minchia, eccheppalle!
Basta, la noia m'assale.

Giungo alla conclusione, per l'ennesima volta, che la rete sia eccezionale nel mettere in campo la creatività, la varietà e la profondità delle passioni umane. YouTube ne è testimonianza straordinaria: l'altro giorno guardavo un ragazzo senza braccia suonare la chitarra coi piedi, in strada, mentre cantava. Ma, dico io, e io cosa cazzo sto facendo che non riesco a dare un buon ritmo allo scrivere? Sono uno smidollato, mi sono perso per strada la forza di volontà, il fuoco della passione? Che pena... Fa riflettere, e molto, la rete. Ma con la realtà attiva, coi fatti, come deve essere e sempre sarà. Invece attorno al Fantasy, in Italia, mi ritrovo troppo spesso a leggere queste montagne di parole gettate al vento - e io ne ho spese tantissime: tutte inutili e sterili come le mie accuse ad altri, perché non hanno portato a nulla, le persone non hanno alcuna intenzione di cambiare idea... e forse hanno pure ragione. Che noia!

Basta. Basta, basta e basta.
Oggi sono finito su un blog (http://strategieevolutive.wordpress.com) a proposito dell'ennesima polemica. Ebbene, mi spiace dirlo, ma anche se capisco chi l'ha criticato d'essere aprioristico, io l'ho trovato interessantissimo, scritto da una persona che sa di cosa sta parlando e che, in ogni suo "post", infila una quantità sbalorditiva di informazioni. È un po' snob, ma alla fin fine mi trovo tristemente d'accordo con lui: che noia quello che si legge in giro. C'è troppo fumo, tanto che non si riesce a vedere a un palmo dal naso. E l'arrosto probabilmente s'è bruciato.

Preferisco i fatti. E quelli giudico. Basta opinionisti, basta parolai. Basta blog inutili (ma lo sono un po' tutti, compreso il mio). Basta migliaia e migliaia di parole: tutta energia sprecata, che potrebbe essere incanalata in qualcosa di più concreto. Basta.

Ecco, un'altra blog-considerazione (post) inutile. Altro tempo sprecato. E non rileggo nemmeno: chissenefrega!
OK. Basta. Ciao.

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29 luglio 2008

Che schifo

Una presa di posizione. No, a chiunque legga, non di sinistra. Non comunista.
La mia è una presa di posizione netta contro chi smantella il Paese a suo vantaggio e a svantaggio dei più deboli: che importa da che parte sta? Immondi farabutti seduti su sedie di velluto, vestiti dai sarti, liftati, imparruccati, nel più basso stile statunitense che guarda all'apparenza, anziché all'essenza (basta una vignetta, negli Stati Uniti, per spostare 10 punti di voto: democrazia evoluta? Uuuh! Come quando con 800mila voti in più, per il "fantastico" sistema che hanno inventato, Al Gore perse comunque le elezioni... - ho l'illusione che con lui le cose sarebbero cambiate davvero e in meglio. Come adesso spero che Obama cambi tutto).

Amo questo Paese.
Meno gli italiani. Molto meno, perché sembrano sciropparsi troppe ore di televisione al giorno per capire in anticipo chi sia il meno peggio da votare. Non sono nessuno per ritenere d'aver la Verità in mano, sia chiaro. Ma la realtà di questi giorni è talmente evidente che mi domando chi ancora possa avere dei dubbi... E come sempre l'Uomo è maestro del senno di poi.

Spero vivamente (perché sono ancora vivo e finché sono vivo, io penso positivo!), viste le IGNOMINIE approvate sinora da questo governo (non si merita l'iniziale maiuscola), che tutti quelli che erano indecisi tra i due schieramenti si siano amaramente pentiti del loro voto, regalando cinque anni di delirio megalomane a un imprenditore che si vanta di successi ottenuti in modo illecito e contro la libertà di mercato di cui tanto va blaterando in giro.

Il solo fatto di sancire enormi vantaggi per quattro gatti spelacchiati (come l'immunità, cioè l'impunità) e poi, come la beffa dopo il danno, colpire chi invece fa fatica a vivere (ho visto vecchietti ritirare pensioni di 400 euro!) rende questo esecutivo indegno di un Paese come il nostro.
Ma, come sempre più spesso sento dire, è quello che ci meritiamo.
Davvero? L'ho detto anche io. Comincio a pensare, però, che gli italiani si meritino molto di più. Hanno sbagliato molto in questi ultimi anni, ma molti hanno delle valide giustificazioni. Ora basta, ragazzi, basta giocare con il nostro Paese. Facciamo sul serio e prepariamoci a RIPRENDERCELO! (In modo democratico, sottolineo.)

Mi fanno schifo.
Sono nauseato e indignato. Tra le cose che più mi inorridiscono c'è il trattamento che questo Paese riserva agli immigrati, agli stranieri, blandendo la xenofobia di persone piccole, che sembrano non aver mai viaggiato in vita loro (9 italiani su 10 hanno paura della criminalità, in forma quasi paranoide, sembra, se si dà ragione a un recente sondaggio). Persone che hanno trasformato l'educazione in formalismo ipocrita, che mentre ti sorridono pensano il peggio di tutto e tutti, che non sono capaci di pensare ad altro se non ai propri minuscoli interessi, coltivando il loro orticello di verdurine tutte uguali e lucide quanto la plastica.

È inutile e sociologicamente molto triste: più cresce il benessere, più la gente si rincoglionisce. Assieme a tutti coloro i quali hanno paura del futuro, dimenticandosi che è nelle loro mani, guardiamo con estrema fiducia alla crisi economica, sperando che si aggravi: magari, un po' più poveri per davvero, gli italiani torneranno a essere il grande popolo che erano nel dopo guerra e che tuttora potrebbero essere, lasciandosi alle spalle questi ultimi anni di egoismo fatale.
Magari! Che gran sogno! Che gran desiderio per il mio Paese: più povero, ma più ricco!

Per ora mi resta lo schifo.

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09 luglio 2008

Amare, viaggiare, daffare.

Mentre tutti s'interrogano su dove sta andando il Fantasy, il qui scrivente, che da autore potrebbe pure intervenire nella discussione, se ne resta immobile, interrogandosi su dove sta andando lui.

Esistono vari aspetti da valutare: il mercato e, di conseguenza, il lato commerciale. I sottogeneri (a patto che esistano davvero e non sia un'allucinazione collettiva, cosa che io sono propenso a pensare). Le classi degli editori e degli scrittori (malfattori o benefattori; adulti, giovanissimi o postumi). Le tematiche, i cliché, la grammatica e la sintassi italiana, l'uso di termini propri o impropri al contesto.
La mia impressione è che tutto questo sia un ribollire fine a se stesso, che finirà col far evaporare tutta l'acqua, anziché cuocere la pasta.
La pasta, mi chiedo io, chi la butterà? E si ricorderà di salare l'acqua?

Tutto molto bello, il dibattito fin troppo spesso acceso sul "fantasy italiano". Ma la verità è che bisogna sfornare romanzi di valore inconfutabile, a prescindere dal sottogenere, dall'età e dai termini utilizzati. Romanzi con più livelli di lettura, che intrattengono e nel contempo fanno riflettere, che raccolgano consensi anche tra i lettori che di Fantasy hanno letto soltanto "Il Signore degli Anelli", perché è un capolavoro e lo meritava.
Sono dell'avviso, cioè, che o si conquisteranno territori abitati da lettori che sono molto selettivi quando guardano al Fantastico in senso lato o l'acqua evaporerà.

E no, non sto affatto pensando a me. La mia strada è chiara ed è destinata a non dare frutti in questo senso. Una mia scelta, precisa, priva di compromessi (da sempre). La mia produzione ha ora una direzione stabilita e una meta precisa. Ciò non toglie che abbia anche - nel cassetto - spunti e canovacci per opere che potrebbero strizzare l'occhio a un pubblico molto più vasto.
A questo punto, però, la domanda è una sola: cosa vuole Andrea? Cosa sta cercando?
Conosco già da tempo la risposta e va nella sopraccitata direzione, tutt'altro che commerciale, tutt'altro che alla omnibus. Esistono sempre i casi letterari, ma nascono in zone d'ombra, non in zone che la gente illumina a giorno con la propria ignoranza (circa il genere Fantasy) e con idee preconfezionate, nient'affatto frutto d'esperienza personale. In una luce simile si può soltanto produrre ciò che la luce può rischiarare. Non c'è spazio per forme alternative d'esistenza, come le tenebre, l'ombra, il chiaroscuro, la luce filtrata...

Personalmente non intervengo più (di tanto). Seguo con interesse i singoli autori italiani, ne acquisto le opere e tento di leggerle integralmente. Per il resto, ragazzi, scrivo e basta.
A me, come autore, cosa serve tutto il resto?

So quello che mi serve: amare, viaggiare e darmi un gran daffare. Tutte cose che viste dal mondo di un lettore equivalgono al silenzio, fino all'eventuale pubblicazione dell'ultimo frutto del daffare.
Amen.

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29 maggio 2008

Ricordate?

Ricordate questa blog-considerazione? Clicca qui!
Ebbene, avete letto di recente i giornali?
D'accordo, ora capite perché m'indignavo per l'ascesa al potere di simili ideali. Anche se primariamente xenofobi, come voi stessi avete puntualizzato, cos'hanno ingenerato?

L'Itlia è un Paese fatto anche da persone rozze, meschine e vigliacche, il cui striscante razzismo si alimenta del potere altrui. Combatterò con tutte le mie forze gli imbecilli e gli ignoranti. Tanto per dimostrarvi che i miei non erano timori, ma amare certezze.

Cosa fate questo fine settimana? Vi pestate allegramente, tra estremisti? Linciate qualcuno perché è diverso dall'italiano medio (che a me fa pure un po' tristezza, eh...)? Appiccate il fuoco a qualche campo Rom?
Ebbene, io me ne vado a Berlino, a conoscere un po' di un altro popolo, felice di poter visitare ciò che un tempo era diviso in due e oggi, invece, simbolicamente procede unito.
Ho il diritto di credere e lottare per un mondo migliore.

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13 maggio 2008

Intervista per "Fabbricanti di universi"

Vi segnalo una mia nuova intervista (per quello che può valere l'intervista di un autore fermo dal marzo del 2005...). Il fatto è che un'intervista non si rifiuta mai. Spero che, quando mi verrà proposta la prossima, avrò finalmente qualcosa da dire su un mio nuovo romanzo edito. Vedremo...

Intanto, eccola qui:
http://www.fabbricantidiuniversi.it/world-building/dangelo.htm

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09 maggio 2008

Intervista a Steven Erikson

A chi non l'avesse ancora letta, suggerisco quest'intervista di Jeff VanderMeer al mio scrittore contemporaneo preferito, Steven Erikson.
È un'intervista molto intima, in certi momenti, e tocca ferite ancora abbondantemente sanguinanti in me. Mi è piaciuta molto.

Nel contempo ho capito perché sono così affine all'autore canadese, di sensibilità parlando: guardo al mondo col suo stesso spirito. E soffro di ciò che vedo proprio come lui descrive (moltissimi di noi, io voglio credere la maggior parte, soffrono di ciò che vedono; ma anche la sofferenza è un aspetto della nostra vita piuttosto soggettivo, ecco perché dico che il mio modo è molto simile al suo - anche e soprattutto come reazione alla sofferenza). Spesso, per l'appunto, ho queste cadute d'umore che mi fanno scrivere in modo cupo, violento, con uno stile quasi spezzato e con una foga che quando sono sereno non ho.
La profondità della tenebra che nasconde l'animo umano era inimmaginabile, finché non hanno cominciato a mostrarcela (soltanto in parte).

Leggetelo qui: http://clarkesworldmagazine.com/erikson_interview.html (in inglese)

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29 aprile 2008

La bellezza che ci circonda

Piazza Cornelia Romana - Trieste, aprile 2008

Ripensando alle ultime foto scattate, ho iniziato a riflettere sul mio viaggio in Sudamerica e sul fatto che da sempre sono capace di vedere bellezza là dove guardi, semplicemente perché è una mia inclinazione. Sono fortunato, nulla più. Non mi ritengo "bravo" o "artistico" per questo, solo fortunato. Questo ha prodotto, in passato, una traduzione della realtà nel "sense of wonder" che le mie descrizioni hanno trasmesso a più d'un lettore.
Ho un certo modo di guardare alle cose: mi soffermo sempre sui particolari. È una cosa che ogni volta mi ricorda un po' il sacchetto di "American Beauty" che gira su se stesso, danzando nell'aria. I particolari sono tutto, in un certo senso (e, per chi mi ha letto, sa che è difficile raggiungere il giusto equilibrio con i particolari... credo di eccedere a volte!). I particolari donano profondità.
Ebbene, la foto qui sopra non è né più né meno che un angolo della piazzetta che dista pochi passi dal portone di casa mia (nostra, ossia dei due "xenofolli" di due considerazioni fa).
Non è bellissima?
Bisogna solo aver voglia di guardare con attenzione, in fondo. Basta regalarsi il tempo di gironzolare un po' una notte, anziché rincasare subito. Quindici minuti, mezz'ora. Camminare un po', fermarsi e scattare alcune foto, giocando con il mondo che ci circonda. Molto, molto semplice. Quasi troppo. Quasi, perché questo è ciò che c'è stato dato di proposito... se soltanto sapessimo riconoscerlo e sfruttarlo a dovere ogni santo giorno della nostra vita.
Il mondo è qui per noi tutti, senza distinzione di alcun tipo. In armonia, viviamolo!
In un modo o nell'altro, con un po' d'astuzia, si riesce a catturarne la bellezza.
E viverlo davvero.

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21 aprile 2008

Il vero silenzio

La Gran Sabana
Una delle cose che mi hanno colpito profondamente della Gran Sabana è il suo silenzio. Il vero silenzio, quello possibile e umanamente godibile. In quei luoghi incontaminati, il mio pensiero è corso spesso al concetto di "inquinamento acustico", in un modo talmente repentino, quasi violento, che ho provato compassione per noi, uomini civilizzati.

Guidare la macchina noleggiata era una meraviglia, circondati su ogni lato da lande sterminate, che sembravano venir inghiottite dalle fauci di foschia dell'orizzonte. E mi sembrava quasi un delitto ogniqualvolta accendevo il motore: inquinante, rumoroso... in una parola blasfemo in un luogo oggettivamente sacro - uno dei pochi che non abbiamo ancora distrutto.
Quando mi sono fermato per scattare la foto soprastante, oltre ad altre, ho subito notato il silenzio che penetrava dai finestrini abbassati (per godere degli oltre 30° esterni, mentre in Italia una perturbazione aveva portato la temperatura a -10° e a Trieste Bora a oltre 100 Km/h...).
Respirando aria pulita e odorando natura tropicale, per la prima volta ho capito cosa sia il silenzio: una cosa meravigliosa, quasi soffocante nella sua soverchiante purezza. Una presenza incombente e totalizzante.

Bizzarro, però, perché il silenzio non era silenzio.

Osservando quel panorama, mi sono accorto di cosa abbisogni l'uomo, quando parla di silenzio.
Ai nostri piedi e a perdita d'occhio, la negretta e io avevamo macchie densissime di vegetazione tropicale (perlopiù palme), tra le cui fronde vivevano allegramente milioni di uccelli. Il loro canto echeggiava, ripetuto, allegro, a tratti quasi roboante.
Eppure il mio orecchio, e la mia anima, percepivano silenzio!

Mi è chiaro, ora, ciò di cui abbisognamo e ciò che, in pratica, drammaticamente non abbiamo se non in qualche valle sperduta tra le numerose, sorprendenti montagne della nostra penisola.
Abbisognamo dell'assenza del rumore dell'Uomo, quel sottile, disgregante e inaridente chiacchiericcio di oggetti inanimati e meccanici. Quel sordo rumore che passeggiando in Carso, sopra Trieste, io sento in sottofondo, come una maledizione che mi segue. Quel rumore sottile e irritante che mia sorella, non più tardi di ieri, ha definito "che pace!" in un parco di Portogruaro e che io, per l'ennesima volta da quando sono tornato, considero un goffo tentativo di nasconderci la verità da soli: siamo prigionieri del chiasso, produttori di rumore e schiavi del nostro stesso male (chi di noi può rinunciare a tutti gli oggetti che quel chiacchiericcio producono? Pochi, molto pochi - e io non sono tra loro).

Chi ha udito il vero silenzio sa che non esistono più le frasi come "tenterò di dimenticarmi del lavoro" o un più sano "tenterò di rilassarmi". Nel vero silenzio ci si dimentica di qualsiasia cosa spiacevole e ci si rilassa naturalmente, all'istante.
Meraviglioso averlo vissuto.
Triste non poterlo rivivere qui, da Uomini in terra.

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15 aprile 2008

Una riflessione sulle elezioni

Questa è la mia risposta a tutti gli italiani che hanno votato Lega Nord.

Fine della sintesi.

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14 aprile 2008

Un passo verso la crescita professionale

Ieri, leggendo on-line Locus Magazine, la rivista più conosciuta negli Stati Uniti (e, credo, nel mondo) che si occupa di fantascienza, fantasy, horror e derive di genere fantastico, ho notato un punto debole di noi autori italiani.
Sarà l'ambiente rissoso, sarà la nicchia in cui siamo (ancora) relegati, ma ritengo che il nostro atteggiamento dovrebbe essere più maturo e consapevole.

Mi spiego.
Gli autori d'oltremanica e d'oltreoceano, forti di un ambiente considerato degno - perché il genere all'estero è visto come letteratura, non come narrativa di serie B -, si occupano di tematiche interessanti, scrivendo articoli che non riguardano soltanto la scrittura (quasi mai banali), ma la vita in generale (che è il centro attorno al quale gravita qualsiasi scritto che meriti l'appellativo di "letteratura").
La mia impressione è che in Italia, invece, finora ci si sia occupati troppo di questioni secondarie, come quella delle vendite e della visibilità, che, seppur importanti, sono secondarie rispetto allo spessore degli autori che vogliono vendere e conquistarsi visibilità (almeno, a me sembra così). Troppe energie sono state spese in una direzione sbagliata, partecipando o addirittura iniziando diatribe sterili che fanno male al movimento - tutto tempo letteralmente sprecato.

Il mio è un appello: cambiamo totalmente registro, ragazzi!
Personalmente sono reo della colpa sopra evidenziata, nonostante abbia contemporaneamente portato avanti, e con forza, un dialogo anche costruttivo con i lettori e gli stessi autori (prima con "Un nuovo mondo", poi tentando di rispondere sempre con trasparenza e riflettendo nei miei interventi sui forum, ad esempio).
È da un po' di tempo che seguo con regolarità giornaliera i blog di molti autori (grazie a un RSS reader, altrimenti sarebbe improponibile...). Lo spessore c'è tutto: molti scrivono considerazioni che meritano attenzione e più d'una volta sono intervenuto direttamente. Lo stesso faccio con alcuni lettori che palesano una cultura del fantastico degna di nota. Non disdegno nessuno, se non chi parla male sistematicamente: troppo facile.
Cosa propongo, in sostanza, non è soltanto di evitare e non alimentare le diatribe che regolarmente spuntano in rete. Propongo di essere attivi, d'impegnarsi nel dire la propria sulla scrittura e guardando alla vita, in modo profondo, serio, trasmettendo i perché della nostra attività e favorendo un dialogo finalmente maturo.
Chi mi segue da un po' sa che l'ho sempre fatto, per un semplice motivo: per me scrivere è un'attività dannatamente seria, senza la quale non sono capace di vivere bene. E, sia chiaro, continuo a credere che sia il caso di difendersi in certi casi, perché ignorare non è sufficiente. Mentre noi ignoriamo, i detrattori e chi sputa sul fantasy italiano non si ferma. Ma tenterò di soprassedere sempre in futuro: lo prometto!
Dobbiamo essere attivi. Noi non abbiamo una rivista di riferimento come Locus Magazine, ma possiamo sempre "creare movimento" tra noi, frequentando i nostri blog, attirando sempre più lettori e non chiudendoci a riccio, guardando all'autore vicino con senso di fratellanza e comunanza, realmente aperti, senza pensare soltanto al proprio piccolo orticello.

Insomma, diamoci da fare per primi, senza star lì a pensare a quante cose ingiuste vengono scritte e dette su di noi.
Siete d'accordo? E volete agire in questo senso?
Prossimamente voglio farvi una piccola sorpresa, cari autori italiani... il tempo è tiranno, ma non cederò!


Un sorriso,
Andrea

P.S.: in ogni caso, occasioni per esprimerci ci sono. La prima che mi viene in mente è proporre nostri articoli (se qualcuno non l'ha già fatto) a riviste come Terre di Confine, di ottima fattura e curata da un sacco di gente appassionata, o come quella di Yavin4: gente volenterosa non manca.
In un certo senso "il movimento siamo noi", ma dobbiamo muoverci!

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27 marzo 2008

Dove sono stato?

Qui!
El Abismo (y Yo)

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28 febbraio 2008

Miss Venezuela

Cari ragazzi,

parto per il Sudamerica. Esco dall'Europa per la prima volta. Sorvolerò un oceano e atterrerò su un altro pianeta, completamente diverso da quello che mi ha sempre circondato. E' quasi come andare sulla Luna, a ben pensarci.
Starò in Venezuela per un mese. Tanto, poco. Meraviglioso in qualsiasi modo la si pensi.
Attendevo questo momento da una vita, sempre sognando la Patagonia. Nella mia ignoranza crassa non sapevo dell'esistenza di altri luoghi d'incontaminata bellezza, che fanno sentire l'uomo per quello che è: il centro di qualcosa, ma un centro praticamente insignificante.
Non so cosa sarà di me dopo questo viaggio. Certo è che mi cambierà - oltreché, come tutti i viaggi, arricchirà (e poi ci si chiede perché il viaggio nel fantasy è tanto sfruttato: è una delle cose più belle della vita!). Quanto mi cambierà è da vedersi, ma so fin d'ora che è un viaggio fondamentale per la mia esistenza, per il mio modo di guardare al mondo, per ciò che sto scrivendo (il cui piccolo indizio è contenuto nella colonna sonora di qualche blog-considerazione fa).

Così, in compagnia della "mia" Miss Venezuela, guidato e condotto per mano in luoghi incantevoli, affronterò una volta di più e con più forza il sentimento che negli ultimi anni mi spinge alla scrittura: la multirazzialità, la fratellanza, l'evoluzione dell'essere umano in direzione dell'uguaglianza.
Se esiste un perché, un fine inintellegibile, in tutto quello che mi è accaduto negli ultimi tre anni, allora lo identificherei con una sola espressione: crescita interiore. Banale, direte voi. Non la pensereste alla stessa maniera se sapeste - quindi soprassiedo.

Di recente ho riscontrato come le persone abbiano di me un'immagine completamente distorta e che, invece, la stragrande maggioranza di quelle che mi hanno conosciuto di persona, approfondendo un po', han finito per volermi bene. Non so perché mi sta succedendo questo, ma lo considero un dono, qualcosa che non devo e non posso sperperare. Sono grato, molto grato. Dal dolore, la gioia. E la tolleranza, una migliore comprensione. Un po' nebuloso, ma la vita è così: sempre poco chiara, finché non si abbatte su di te come un acquazzone, lasciandoti fradicio a filosofeggiare.
Insomma, parte un Andrea, ne tornerà un altro. Migliore, spero. Sicuramente più ricco.

In questo momento della mia vita sono felice - oltreché emozionato al limite della paura.
In fondo, mi dico, sto per vivere il mio fantasy in prima persona... il mio viaggio.


Ciao ragazzi, a presto.
Un sorriso,
Andrea

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19 febbraio 2008

Nausea

È da tempo che ho detto basta alla nausea. Purtroppo ogni volta c'è qualcuno che fa breccia in me, strappandomi alla tana in cui me ne sto al calduccio. Ebbene, lo scrivo qui a chiare lettere: nessuno, mai più, mi strapperà al calduccio della mia tana!

Non m'interessa Fantasy Magazine.
Non m'interessa Fantasy Gamberi.
Non m'interessa chi parteggia per l'uno o per l'altro.
Non m'interessa schierarmi o battermi ancora.
Non m'interessa l'opinione altrui quando filtrata dall'ipocrisia.
Non m'interessa l'opinione altrui quando infarcita di maleducazione.
Non m'interessa cosa pensano i lettori di me.
Non m'interessa cosa pensano gli scrittori di me.
Non m'interessa cosa pensa l'editore di me.
Non m'interessa alcunché oltre alla mia vita e a quella dei miei cari.

Il resto è un di più, perché già così faccio molta fatica a star dietro a questa gran stronza che è la vita.

Quindi che Fantasy Magazine faccia da sé.
Che i Fantasy Gamberi facciano da sé.
Che i parteggiatori parteggino per chi gli pare.
Che io me ne resti fuori.
Che l'ipocrisia si arrovelli su se stessa.
Che la maleducazione crei attorno a sé il mondo che semina.
Che i lettori pensino a loro stessi.
Che gli scrittori facciano altrettanto.
Che il mio editore si limiti a giudicare i miei scritti.
E che la mia vita possa finalmente procedere fluidamente, in compagnia dei cari.

Nell'ultimo anno ho imparato qualcosa.
Ho visto come può finire una vita cara: distrutta pezzo a pezzo, consumata, umiliata, straziata. Spesso il cerchio si chiude in un modo che è vano descrivere - come ho appena fatto. Bisogna essere presenti per capirne le infinite sfumature di dolore e assoluzione.
Accrescitivo: era la vita che mi ha dato vita.

Questo significa una cosa sola: chiunque venga qui in pace, entri.
Tutti gli altri si tengano alla larga da me.

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07 novembre 2007

Sommesso, ma non sottomesso

La vita è così, a volte. Sommessa.
Tutto scorre come il rombo di un torrente in piena e ci passa davanti agli occhi, quasi travolgendoci.
Eppure qualcosa rimane, dietro l'iride, in profondità, radicandosi nel cuore. Lievemente.
Tanto lievemente che del torrente è qualche schizzo.
E del rombo il sussurro in sottofondo.

Non esiste l'attimo migliore, né quello sbagliato.
Esistono gli attimi.

Ciò a cui io ho sempre guardato con meraviglia è l'attimo, quella perfetta, inscindibile creatura data dal concentrato di materia, suoni, colori, odori ed emozioni. Quell'atomo di tempo che sembra immoto per un attimo e che così chiamiamo. Ma che è parte del fluire tutto e lo forma.

Di attimi vi parlerò, perché questo è ciò che io vedo.
Di attimo in attimo.
Attimi.

Qui.

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06 novembre 2007

Ciao, Enzo.

Enzo era mio amico, anche se non lo conoscevo.
Enzo rappresentava l'italiano onesto, lucido, dotato della vera cultura, quella che applicata alla vita porta alla sintesi e alla gentilezza - non quella nozionistica, che porta soltanto alla saccenza (e che quando me la trovo di fronte la definisco "uomo-Focus").
Enzo era un giornalista che si merita di essere ricordato dalla gente comune. Quando i giornalisti di oggi salgono in cattedra per ricordarlo, mi viene la nausea: non uno di loro vale un decimo di Enzo.
Enzo era amico di Indro, nonostante posizioni spesso antitetiche (il primo di sinistra, il secondo di destra perché gambizzato dalle Brigate Rosse). E così colgo l'occasione per salutare anche Indro. Entrambi, puta caso, si scontrarono con Berlusconi, che è la faccia peggiore dell'Italia: rifatta e volgare nonostante i modi appaiano signorili. La faccia che non si deve permettere di salutarlo: sarebbe davvero troppo.

Infine Enzo era tornato. Peccato, per troppo poco tempo.

Enzo, ai miei occhi eri l'ultimo dei grandi.
Enzo, ciao.

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26 ottobre 2007

Un sorriso eterno

Ieri mattina mia madre è morta. Il cuore ha ceduto.
Tutte le cause sono evidenti soltanto agli occhi di chi le è stato accanto.
È, ad ogni modo, la fine di un calvario.

Per chi si fosse domandato quali fossero le mie difficoltà, ora ne conosce la natura.
Ora il mio vivere è strano. Sono stanco, afflitto da un'afflizione lieve, sorda, in un certo senso distante.
Ma, più di tutto, ciò che sento è sollievo e la netta sensazione di non possedere più alcun segreto.

E ora, finalmente, grandemente meritato, Mamma Silvia sta ricevendo il dono per la sua sofferenza.

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15 ottobre 2007

Blog uniti per l'ambiente

Io partecipo, naturalmente.

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04 ottobre 2007

Accanimento terapeutico

Papa Wojtyla chiese: «Se mi portate al Gemelli avete modo di guarirmi?»
La risposta fu no.
Allora replicò: «Resto qui, mi affido a Dio».

Una macchina che ti tiene in vita è accanimento terapeutico.
E anche per Papa Wojtyla quella macchina non era volontà di Dio.

Con questo ho concluso sull'argomento, grazie a Dio.

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20 settembre 2007

Un albero

“Ancient Bristlecone Pine”
Sento di dovere un omaggio a questo guerriero pacifico. Quasi 5000 anni d'età. Una sorta di elfo tolkieniano, insomma, la cui esistenza avrà fine... prima o poi.
Guardandolo, quasi ci si dimentica che è un essere vivente.
Grazie d'esistere, Pino!

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06 settembre 2007

Umiltà

Oggi sono troppo stanco per scrivere, tradurre o anche soltanto leggere. Il poco sonno di questa notte mi costringe ad arrancare nella speranza che l'ora di coricarsi giunga presto e che il riposo sia sereno e rigenerante.

Così, rifletto. Costa meno fatica e mi permette di stare immobile a scrutare la collina deturpata dalle ruspe, che un tempo allietava con il suo verdeggiare le mie pause in ufficio. Non è più un bel panorama. Anche il suo parziale conforto si è infine trasformato in desiderio d'astrazione.
Stamani mi è tornato in mente Tolkien e la sua lotta intellettuale per sconfiggere il cancro dell'industrializzazione selvaggia. E del Maestro m'è tornato alla mente il modo di vivere la scrittura e trasporre la vita in modo guidato.
Di pensiero in pensiero, sono infine arrivato a comprendere che per molti autori il vero salto di qualità avviene quando, in pochi attimi di sublimazione, maturano la consapevolezza che i frutti più dolci dei loro sforzi narrativi non è cosa terrena. Un momento perfetto, perché non è da tutti accettare che le parti migliori delle proprie creazioni letterarie non siano, in realtà, proprie. La farina viene da un altro sacco ed è difficile riconoscerlo e percepirlo in modo chiaro, fin nel midollo. Il vero salto avviene dopo un lungo periodo di sospetto e gestazione, durante il quale lo scrittore pensa e riflette in svariati modi all'ispirazione. E così che s'imbatte, ad esempio, in brani scritti di proprio pugno di cui non ricorda la provenienza e che sente troppo grandi perché gli appartengano davvero, in piena umiltà e affatto sorpreso.
A me è capitato, più di una volta. Ho riletto qualche passaggio e mi sono chiesto se davvero fossi stato io a scrivere quelle parole. Da un po' di tempo a questa parte conosco la risposta.
No.
Esiste un legame invisibile tra scritto, umano e divino. Un legame che per lungo tempo resta impercettibile, che poi diviene percettibile in modo confuso e che, infine, sboccia in una consapevolezza meravigliata. Quando ciò avviene, di solito lo scrittore cambia registro. Le parole sono dosate e la ricerca non è più volta all'effetto, ma all'essenza. Sempre all'essenza, senza posa.
In tutta franchezza, a me sta accadendo esattamente questo, per la prima volta in vita mia.
Per la prima vera volta so che non sono più solo di fronte alla pagina bianca. Mi sento guidato nel mio processo di crescita interiore. E guardo al passato come a una lunga sequela di coincidenze che non erano tali e che ho interpretato male, privo dello strumento ultimo per capire: l'esperienza.

E' vero, non più tardi di un mese fa ho scritto della faticosa solitudine dello scrittore. Mi riconosco in quel sentimento opprimente. Sono umano e fallace. A momenti fragile. A tratti presuntuoso. A volte poco caritatevole perfino con me stesso. Il sentiero si snoda ancora lungo di fronte a me, verso orizzonti che non riesco a sondare. E la sua estensione talvolta mi fa chinare il capo, per stanchezza interiore.
Ma ora so che ciò che voglio vivere e assaporare è il presente. Nel bene e nel male, sapendo che nulla è a caso. Conscio che anche i dolori più acuti infine hanno un senso. Basta volersi bene e darsi il tempo per comprenderli a fondo.
Non c'è condanna peggiore di una mente che rifiuta il cuore e l'anima.
La mia salvezza è nel prossimo, che di giorno in giorno mi mette di fronte ai limiti che minano la mia grandezza di essere umano. La stessa grandezza del prossimo - e che sia più avanti o più indietro di me poco importa, il sentiero che calchiamo è lo stesso.

Guardandomi indietro, quindi, scopro che gli autori che ho amato e amo tuttora sono illuminati dal rapporto che intercorre tra l'umano e il divino. Scritti ricchi di senso, che non hanno paura di guardare alla vita come una via verso la conoscenza, che non temono la derisione del povero di spirito.
E, nella mia ignoranza, meno crassa d'un tempo, li amo per una questione di affinità.

Come scrissi tempo fa, ancora una volta senza rendermi conto appieno di ciò che stavo pensando, “credere fa la differenza”.
Non c'è nulla che possa scalfire la propria umiltà, quando viene dalla consapevolezza di essere tramite.
Siamo esseri carezzati da qualcosa che è più grande di noi, nonostante la nostra essenza sia infinita.

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04 settembre 2007

Il giusto

La vita, si sa, non risparmia sorprese. Di quelle vere, quelle che ti sorprendono. Non quelle promesse, che poi si rivelano sempre deludenti, come quelle dei romanzi o dei film.
In questi giorni mi sto chiedendo se la magia della vita sia la sorpresa, cioè la sua imprevedibilità, o se la magia è scoprire che la vita non ha nulla di sorprendente in sé.
La vita non è sorpresa, è meraviglia.
Qual è la differenza, per me?
Presto detto.

Alcune sere fa, disteso a letto, stavo ascoltando un racconto toccante per la seconda volta. Toccante quanto la prima, tanto che stavo per commuovermi. Poi, d'un tratto, i miei pensieri hanno preso una strana piega, quasi che quel racconto mi portasse a tu per tu con i miei desideri, costruendo un ponte con la parte emozionale di me. Più nitido degli altri, per una ragione inintelleggibile, mi si è presentato il desiderio di ritrovare un brano che avevo composto al pianoforte anni fa. Registrato su una musicassetta (che parola desueta! :), si era perso. Avevo ascoltato tutte le vecchie cassette, tempo fa, una per una... Ma niente.
Ascoltando il racconto, però, spinto dalla grandezza di un cuore puro, sempre emozionante ed emozionato, che comunica entusiasmo e speranza, sempre, un cuore che mi ha conquistato totalmente, be'... ho sentito una spinta irresistibile. Mi sono detto che dovevo tentare ancora. Subito.

Esiste qualcosa di più grande, che ci guida e ci sospinge, che ci sostiene. Qualcosa cui possiamo chiedere, sapendo che ci verrà dato il giusto. Una volta di più, l'ho sentito quella sera, con gran forza.
La prima musicassetta presa in mano, al primo tentativo: il brano!
Non è stata una sorpresa, bensì una meraviglia. Lo sentivo prima di premere play. Avevo desiderato, chiesto di trovarla. Tante volte.
Ho capito che era giusto così, dopo anni di silenzio e di oblio.

Così ho scoperto che le sorprese non esistono, non nel senso più puro del termine. Il caso è frutto della distrazione o delle difficoltà.
Quando credi, senti... sai, nulla è diverso, ma nel contempo lo è tutto.
E la vita acquista un senso, mentre prima non l'aveva.

L'enorme cuore che mi ha conquistato un giorno mi disse: “Perché limitarsi a chiedere all'Universo solo le cose più grandi? Puoi chiedergli tutto quello che vuoi. Poi ti verrà dato il giusto.”
Forse perché era quel cuore a parlarmi, forse perché ero finalmente ricettivo, forse per un motivo che non comprenderò mai - e non importa -, insomma, forse... Semplicemente, meravigliosamente, per un forse, quelle parole mi hanno cambiato la vita.
Credere non è difficile. Difficile, in certi momenti, è ricordarsi che credi. E chiedere aiuto. Sempre.

Chiedete tutto ciò che desiderate. E accettate il giusto che vi verrà dato.

Di cuore, un sorriso.

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