29 luglio 2009

No comment


11 luglio 2009


Sardegna - 14/22 luglio 2009


IL rock - 23 luglio 2009

Etichette: , ,

03 giugno 2009

Il Secretum

Il Secretum è giunto, infine, al suo punto di svolta.
Ho terminato la scaletta, una volta di più in versione "modificata" rispetto al passato. Ne ho prodotte di diversi tipi e, sempre, la cosa viene in modo naturale. A seconda del romanzo che mi trovo ad affrontare, la scaletta muta forma. Cambia connotati. Le scalette si adattano, da sole, specie quando è chiaro lo scopo che ci si prefigge e quali saranno i vantaggi a lavoro ultimato. Non sempre, infatti, la scaletta è rivolta agli stessi aspetti di un romanzo, anche se restano elementi comuni che non si possono eliminare, pena l'inutilità della scaletta. (Questo è uno spunto: ho spesso affermato che "il metodo" dev'essere flessibile. Durante la stesura di una scaletta se ne capisce il perché nel concreto.)

La scaletta ha prodotto i risultati voluti. Anzi tutto ha fatto chiarezza. Poi, cosa non da poco, ha fatto emergere alcune gravi incongruenze. Non me ne sono stupido: finisce sempre così. La scaletta è una benedetta rompiscatole, che evidenzia tutti i tuoi limiti.
Infine, ed è la conseguenza della sua stesura che preferisco, ha suggerito visioni aggiuntive, accrescitive e migliorative, che si collocheranno armonicamente all'interno della vicenda.
Da qui, infatti, ripartirò dall'inizio, rivedendo nell'ottica complessiva ciò che è già stato scritto, in modo spesso miope.

Ora sono alle prese con una delle mie passioni. No, non la scrittura: National Geographic. Ma, certo, in funzione della scrittura. La vita, le passioni e i loro perché, irrompono nella scrittura. Se così non è, quella prodotta è carta straccia.
Torniamo al mio amato, amatissimo mensile. Sto sfogliando molti dei numeri che possiedo (tutti sarebbe eccessivo! È un'encicolpedia...). È necessario. Lo so, così la vostra curiosità aumenta. Non è voluto, ma l'idea mi fa sorridere.
Ebbene sì, il Secretum ha molto a che fare con National Geographic; ovvero, per come la vedo io, col mondo.
Un deciso salto a pié pari laterale, rispetto ai miei romanzi precedenti. Ma nemmeno tanto lontano dal sentiero battuto fino a oggi - per voi che avete letto i miei romanzi editi e che, ovviamente, solo quelli avete potuto leggere. Infatti c'è un quinto romanzo, inedito, che sta nel mezzo tra il pubblicato e il Secretum. Ecco perché il salto laterale non mi porta così distante, a ben riflettere.
Nelle prossime settimane percorrerò un sentiero parallelo, che porta allo stesso rifugio alpino, però. La meta, infatti, non può che essere la stessa di sempre: rileggere la realtà con i miei occhi, che si sforzano di guardare con umiltà lo stupefacente spettacolo della Vita.

Ora, il compito non sarà così facile. Una volta di più mi rendo conto di quanto ambizioso sia il mio intento, questa volta. Sarò all'altezza? Non lo so. Come si può sapere se si è all'altezza di un viaggio in territori sconosciuti, finché non lo si è affrontato e, tornati a casa, lo si "rilegge". Non si può... Non è umano.
Le tematiche sono importanti, anche se camuffate da una vicenda che sembra, in un certo senso, quotidiana e avventurosa nel contempo. Ma così m'è sempre piaciuto che fosse nei miei romanzi, affinché il senso emergesse pian piano, durante la lettura, e infine con prepotenza nel finale.

Intanto sono passato alla II fase, quella in cui capisco quale sia il "reale" senso che voglio dare a questo romanzo. Il virgolettato è semplice: a questo senso se n'è sempre aggiunto un altro, che invariabilmente scopro quando il romanzo è già in libreria da qualche mese. La riflessione a bocce ferme è d'altro tipo, è più alta (ignorando "il mondo là fuori", qualora si fosse capaci d'ignorarlo - a me, a periodi, viene spontaneo, per quanto riguarda la mia produzione). È quasi una riflessione sociologico-comportamentale su se stessi. Mi ritrovo, infatti, immancabilmente (quanti avverbi, oggi! ;) impelagato ad analizzarmi, come essere umano e scrittore. E, come per miracolo - un miracolo che si ripete -, scopro a una certa distanza dai fatti i perché più reconditi del mio scrivere. Una sorta di psicanalisi, se volete.
Il risultato è sempre sorprendete. Il suo messaggio, invariato nel tempo, è sempre lo stesso: "Scrivi. Scrivi ancora e non smettere, per conoscerti meglio e vivere appieno".

Dove mi porterà questo romanzo? A esplorare perché che non posso più attendere, se voglio crescere come autore. Non c'è altra via. La sfida che mi lanciai parecchi mesi or sono è giunta alle sue battute più drammatiche: resterò in piedi? Se sì, illeso o ferito? Questa volta non è all'arma bianca. C'è polvere da sparo, c'è digitale (attenti: il termine può fuorviare), c'è divino e c'è l'Uomo, per come lo conosciamo tutti noi.
Sarò capace di raccontare l'Uomo che tutti conoscono, anziché gli Uomini (de Il giorno dopo, ad esempio) che esistono soltanto nella mia mente, nel mio cuore e nella mia anima?
Ma, poi, c'è davvero differenza?

Etichette: , , ,

25 marzo 2009

L'Italia e la mia vita

Quando sento una spinta a comunicare, è raro che vi rinunci. Un tempo, fino a 25 anni, ero un tipo piuttosto taciturno, con tutto ciò che ne consegue. Poi, la vita, ti cambia. E, se t'impunti, comincia a prenderti a schiaffi.
Arriva il momento in cui le guance si sono ormai gonfiate e la tua faccia non ti piace più.
Così cambi.

Quest'anno mi sposo. È una cosa molto personale, che mi emoziona, perciò non mi piace scendere nei particolari. Basti sapere che la mia tenera metà è, in buona parte, artefice del cambiamento. Si dice che gli artisti abbiano sempre vicino una figura importante, che li sospinge e non soltanto sorregge. Nel mio caso è certamente vero.
Nel 2010, invece, me ne andrò dall'Italia. Verso dove? Oh, non chiedetemelo, per favore: ancora non lo sappiamo! :)

Frattano sono qui, come sapete, a scrivere. Ma, avendo guardato le cose in prospettiva con una certa attenzione, so che non sto scrivendo: sto costruendo. Per la precisione, il mio futuro. Sono troppe le cose coinvolte in quest'anno di svolta (niente di più lontano rispetto a un "anno di passaggio"). Inutile elencarle tutte, basti dire che qualsiasi cosa stia facendo in questi giorni non è niente meno che un progetto di vita. È così per tutti, si potrebbe obiettare. Be', forse non tutti decidono di lasciare il proprio Paese a 37 anni. E, naturalmente, pur riflettendovi molto non saprò mai a quanti cambiamenti andrò incontro, finché non mi ci troverò.

Una delle riflessioni più frequenti è: cosa c'è che non va nel mio amato Paese? Perché lo amo e non ci si può far nulla. Eppure, qualcosa me lo rende stretto.
Sarà che mi ritrovo a combattere quotidianamente con una cultura polarizzata, da un lato gli acculturati tromboni, dall'altra le scelte incomprensibili della massa. Ecco, ve lo confesso: io ho sempre tentato di elevarmi, col risultato di essermi sempre sentito diverso (cosa che, sono certo, capita quasi a tutti...). Ma so ciò che non voglio essere: un acculturato trombone. Acculturato mi sa che non lo sono - e questo credo sia un peccato. Trombone? Non lo so, fate voi.
Quando penso all'Italia, al mio Paese, sento che è tutt'altro che fossilizzato. Mi spiace, non concordo con chi dice che è un popolo fermo, quello italiano. Si muove, si muove eccome. Ma, ahimè, in una direzione che mi piace sempre meno. E più lo vedo spostarsi, più mi sento fermo io. Non riesco a crescere in un Paese così: mi sono fossilizzato!
Eh, no. Non è così facile. La frase corretta è "mi ero fossilizzato". All'età di Cristo in croce mi sentivo già bell'e morto. Artisticamente frustrato (cosa c'entra aver pubblicato quattro romanzi? Non c'entra, ragazzi), perché l'arte è il riflesso della vita. Mi sentivo legato a un popolo amato, ma dannatamente conservatore.
Il popolo italiano è tanto conservatore che trasforma sin troppo spesso l'educazione e la gentilezza in ipocrisia. È il popolo dei saluti di cortesia e dello sparlare alle spalle, del "vorrei" anziché del più sincero "voglio", delle mascherate in borghese di troppe persone che impostano la loro vita sull'apparenza, del "100 colpi di spazzola" e del Fantasy che è una "roba", delle "Vacanze di Natale '90" (perché quelli dopo sono peggio!), della Destra che sputa in faccia alla Sinistra e della Sinistra che disprezza la Destra con sufficienza, del Centro che sembra una corrente di medievalisti, dei "militari di quartiere", del "la Legge è uguale per tutti", del "Presidente operaio" e degli operai in Cassaintegrazione, dell'unico politico di spessore che vedo da decenni a Sinistra che preferisce pensare all'Africa, perché l'Italia è troppo dura per lui, delle centrali nucleari di terza generazione che chiuderemo già quando saremo in terza età, dell'eolico no perché rovino il paesaggio, delle banche forti (anche con i più deboli), della Nazionale di Calcio e delle altre Nazionali (forse, quali sono?), dei neo-fascisti negli stadi e a Verona per le strade, delle panchine di Treviso negate agli extracomunitari (che si sedevano ancora, così le hanno tolte fisicamente: siediti ora, negro! In che anno siamo? Obama lo sa), dei Mou (Premio Trombone 2009!) che ci danno dubbie lezioni di stile, del Montanelli che sbatte la porta de "Il Giornale" pur essendo stato gambizzato dalle Brigate Rosse, dell'Enzo Biagi epurato, dei Travaglio che diventano miti (solo perché fanno il loro lavoro), dei Corona che diventano miti (solo perché non sanno lavorare), della torre di controllo che si fa una partitella di calcio (chi perde paga l'aereo!), dei Bamboccioni, della popolazione anziana che schiaccia quella giovane, delle polemiche, delle intercettazioni no, delle intercettazioni sì, delle intercettazioni forse, della Iervolino che intercetta e poi si distrugge le prove da sola, dei talk show in cui prima si piange eppoi si parla male (anche l'italiano, che non è romanesco), dell'esterofilia, del calore umano che si sente dal centro in giù, dalla ricchezza che va dal centro in su, dello spinello no e dell'alcool sì (basta che non mi fai male con l'automobile), dei Grandi Statisti che io non ero ancora nato, dei falsi alternativi (forse erano paninari da adolescenti?), dei falsi ricchi col macchinone in 3256 rate, del maschilismo ancora imperante, delle multinazionali comandate secondo lo stile degli anni '70, dell'opportunismo dei sindacalisti, del collega, del coinquilino, del prossimo, di ogni prossimo: nascondiamoci! Aiuto, stiamo buonini buonini, in silenzio. Se proprio vogliamo fargliela, facciamogliela dietro... alle spalle, che hai capito?
No, basta. Grazie.
Ci si guarda attorno e, pur vedendo tanta bellezza, si sente che il Paese è chiuso su se stesso. Ti tarpa le ali, ti fa sentire impossibilitato a crescere. Negli ultimi sei anni sono stato interAnale e lo sarei ancora se non avessi deciso di prendere in pugno la mia vita. Che cosa mi promettevano? Che cosa volevano regalarmi? Una vita preconfezionata. Me ne vado. Voglio violentarmi, voglio spalancare la mia mente, vivere di più, voglio che quest'immobilità che mi si è appiccicata addosso scivoli via, spazzata da venti nuovi, che mi portano profumi nuovi. Voglio colori nuovi. Voglio qualcosa di nuovo, ché qui non lo trovo.

Eppure, prima che si pensi male di me, altrettante sarebbero le cose positive da scrivere. Facciamo un esempio, va, anziché una lista chilometrica. Ciò che di più bello mi ha dato l'Italia: un nome e un cognome comuni, che, poi, si sono fatti un po' strada nel vostro immaginario e, forse, nei vostri cuori. Il Sig. Nessuno che infine comincia a comunicare con persone che non conosce, ricevendo un'ondata di emozioni, belle e brutte (alla fin fine conservo gelosamente anche quelle brutte, perché mi hanno insegnato molto). Lo scambio, su internet, è tremendamente vitale e stimolante. Le persone che stanno dietro a questi pixel neri su sfondo bianco sono dannatamente intelligenti, interessanti, creative... Sono belle persone. E si muovono, eccome se si muovono. E allora ti rendi conto che tutto quanto vedi di negativo è soltanto la patina che si è depositata sull'Italia, non ciò che l'Italia è.
Quindi, perché voglio andarmene, alla fin fine? Perché gli italiani non si sentono popolo. Non lo sento io, non ci sentiamo così (altrimenti non si spiegherebbero troppe cose). Non sento l'affetto, non sento le emozioni del prossimo fluire verso di me, non sento che ci guardiamo con stima, ma con sospetto, con preconcetto, con astio (e non parlo del "flower power", sia chiaro). Mi è sempre mancato, in fondo. Non adesso, no. Da sempre. Ho sempre sentito che mi mancava qualcosa, pur conoscendo belle persone. E tutti gli altri, che sono la stragrande maggioranza, che fanno? Cammini per strada e ti senti solo, finché non incontri un amico. Ma a voi sembra normale? A me no. Quindi forse sono io che sono anormale.
Là fuori c'è di molto peggio. Ma c'è anche di molto meglio. Dipende da quali sono le priorità di una persona. Così me ne andrò, forse per sentirmi più italiano di quanto mi senta oggi, dato che mi sento cittadino del mondo e come tale intendo muovermi.

Torno al secretum...

Etichette: , , , , ,

23 agosto 2008

Il giorno dopo - Agosto 2008

Il mio diario s'è fermato: preferisco scrivere.
Ma ogni tanto aggiornare un po' non è una perdita di tempo, anzi.

Questa blog-considerazione deviata vi porta al Capitolo XXII ultimato.
Leggete e tornate a commentare qui, se vi aggrada. http://www.negrore.com/tomi/tomo_3/index.htm

Etichette: , , ,

29 maggio 2008

Ricordate?

Ricordate questa blog-considerazione? Clicca qui!
Ebbene, avete letto di recente i giornali?
D'accordo, ora capite perché m'indignavo per l'ascesa al potere di simili ideali. Anche se primariamente xenofobi, come voi stessi avete puntualizzato, cos'hanno ingenerato?

L'Itlia è un Paese fatto anche da persone rozze, meschine e vigliacche, il cui striscante razzismo si alimenta del potere altrui. Combatterò con tutte le mie forze gli imbecilli e gli ignoranti. Tanto per dimostrarvi che i miei non erano timori, ma amare certezze.

Cosa fate questo fine settimana? Vi pestate allegramente, tra estremisti? Linciate qualcuno perché è diverso dall'italiano medio (che a me fa pure un po' tristezza, eh...)? Appiccate il fuoco a qualche campo Rom?
Ebbene, io me ne vado a Berlino, a conoscere un po' di un altro popolo, felice di poter visitare ciò che un tempo era diviso in due e oggi, invece, simbolicamente procede unito.
Ho il diritto di credere e lottare per un mondo migliore.

Etichette: , ,

29 aprile 2008

La bellezza che ci circonda

Piazza Cornelia Romana - Trieste, aprile 2008

Ripensando alle ultime foto scattate, ho iniziato a riflettere sul mio viaggio in Sudamerica e sul fatto che da sempre sono capace di vedere bellezza là dove guardi, semplicemente perché è una mia inclinazione. Sono fortunato, nulla più. Non mi ritengo "bravo" o "artistico" per questo, solo fortunato. Questo ha prodotto, in passato, una traduzione della realtà nel "sense of wonder" che le mie descrizioni hanno trasmesso a più d'un lettore.
Ho un certo modo di guardare alle cose: mi soffermo sempre sui particolari. È una cosa che ogni volta mi ricorda un po' il sacchetto di "American Beauty" che gira su se stesso, danzando nell'aria. I particolari sono tutto, in un certo senso (e, per chi mi ha letto, sa che è difficile raggiungere il giusto equilibrio con i particolari... credo di eccedere a volte!). I particolari donano profondità.
Ebbene, la foto qui sopra non è né più né meno che un angolo della piazzetta che dista pochi passi dal portone di casa mia (nostra, ossia dei due "xenofolli" di due considerazioni fa).
Non è bellissima?
Bisogna solo aver voglia di guardare con attenzione, in fondo. Basta regalarsi il tempo di gironzolare un po' una notte, anziché rincasare subito. Quindici minuti, mezz'ora. Camminare un po', fermarsi e scattare alcune foto, giocando con il mondo che ci circonda. Molto, molto semplice. Quasi troppo. Quasi, perché questo è ciò che c'è stato dato di proposito... se soltanto sapessimo riconoscerlo e sfruttarlo a dovere ogni santo giorno della nostra vita.
Il mondo è qui per noi tutti, senza distinzione di alcun tipo. In armonia, viviamolo!
In un modo o nell'altro, con un po' d'astuzia, si riesce a catturarne la bellezza.
E viverlo davvero.

Etichette: , ,

21 aprile 2008

Il vero silenzio

La Gran Sabana
Una delle cose che mi hanno colpito profondamente della Gran Sabana è il suo silenzio. Il vero silenzio, quello possibile e umanamente godibile. In quei luoghi incontaminati, il mio pensiero è corso spesso al concetto di "inquinamento acustico", in un modo talmente repentino, quasi violento, che ho provato compassione per noi, uomini civilizzati.

Guidare la macchina noleggiata era una meraviglia, circondati su ogni lato da lande sterminate, che sembravano venir inghiottite dalle fauci di foschia dell'orizzonte. E mi sembrava quasi un delitto ogniqualvolta accendevo il motore: inquinante, rumoroso... in una parola blasfemo in un luogo oggettivamente sacro - uno dei pochi che non abbiamo ancora distrutto.
Quando mi sono fermato per scattare la foto soprastante, oltre ad altre, ho subito notato il silenzio che penetrava dai finestrini abbassati (per godere degli oltre 30° esterni, mentre in Italia una perturbazione aveva portato la temperatura a -10° e a Trieste Bora a oltre 100 Km/h...).
Respirando aria pulita e odorando natura tropicale, per la prima volta ho capito cosa sia il silenzio: una cosa meravigliosa, quasi soffocante nella sua soverchiante purezza. Una presenza incombente e totalizzante.

Bizzarro, però, perché il silenzio non era silenzio.

Osservando quel panorama, mi sono accorto di cosa abbisogni l'uomo, quando parla di silenzio.
Ai nostri piedi e a perdita d'occhio, la negretta e io avevamo macchie densissime di vegetazione tropicale (perlopiù palme), tra le cui fronde vivevano allegramente milioni di uccelli. Il loro canto echeggiava, ripetuto, allegro, a tratti quasi roboante.
Eppure il mio orecchio, e la mia anima, percepivano silenzio!

Mi è chiaro, ora, ciò di cui abbisognamo e ciò che, in pratica, drammaticamente non abbiamo se non in qualche valle sperduta tra le numerose, sorprendenti montagne della nostra penisola.
Abbisognamo dell'assenza del rumore dell'Uomo, quel sottile, disgregante e inaridente chiacchiericcio di oggetti inanimati e meccanici. Quel sordo rumore che passeggiando in Carso, sopra Trieste, io sento in sottofondo, come una maledizione che mi segue. Quel rumore sottile e irritante che mia sorella, non più tardi di ieri, ha definito "che pace!" in un parco di Portogruaro e che io, per l'ennesima volta da quando sono tornato, considero un goffo tentativo di nasconderci la verità da soli: siamo prigionieri del chiasso, produttori di rumore e schiavi del nostro stesso male (chi di noi può rinunciare a tutti gli oggetti che quel chiacchiericcio producono? Pochi, molto pochi - e io non sono tra loro).

Chi ha udito il vero silenzio sa che non esistono più le frasi come "tenterò di dimenticarmi del lavoro" o un più sano "tenterò di rilassarmi". Nel vero silenzio ci si dimentica di qualsiasia cosa spiacevole e ci si rilassa naturalmente, all'istante.
Meraviglioso averlo vissuto.
Triste non poterlo rivivere qui, da Uomini in terra.

Etichette: , ,

27 marzo 2008

Dove sono stato?

Qui!
El Abismo (y Yo)

Etichette: ,

28 febbraio 2008

Miss Venezuela

Cari ragazzi,

parto per il Sudamerica. Esco dall'Europa per la prima volta. Sorvolerò un oceano e atterrerò su un altro pianeta, completamente diverso da quello che mi ha sempre circondato. E' quasi come andare sulla Luna, a ben pensarci.
Starò in Venezuela per un mese. Tanto, poco. Meraviglioso in qualsiasi modo la si pensi.
Attendevo questo momento da una vita, sempre sognando la Patagonia. Nella mia ignoranza crassa non sapevo dell'esistenza di altri luoghi d'incontaminata bellezza, che fanno sentire l'uomo per quello che è: il centro di qualcosa, ma un centro praticamente insignificante.
Non so cosa sarà di me dopo questo viaggio. Certo è che mi cambierà - oltreché, come tutti i viaggi, arricchirà (e poi ci si chiede perché il viaggio nel fantasy è tanto sfruttato: è una delle cose più belle della vita!). Quanto mi cambierà è da vedersi, ma so fin d'ora che è un viaggio fondamentale per la mia esistenza, per il mio modo di guardare al mondo, per ciò che sto scrivendo (il cui piccolo indizio è contenuto nella colonna sonora di qualche blog-considerazione fa).

Così, in compagnia della "mia" Miss Venezuela, guidato e condotto per mano in luoghi incantevoli, affronterò una volta di più e con più forza il sentimento che negli ultimi anni mi spinge alla scrittura: la multirazzialità, la fratellanza, l'evoluzione dell'essere umano in direzione dell'uguaglianza.
Se esiste un perché, un fine inintellegibile, in tutto quello che mi è accaduto negli ultimi tre anni, allora lo identificherei con una sola espressione: crescita interiore. Banale, direte voi. Non la pensereste alla stessa maniera se sapeste - quindi soprassiedo.

Di recente ho riscontrato come le persone abbiano di me un'immagine completamente distorta e che, invece, la stragrande maggioranza di quelle che mi hanno conosciuto di persona, approfondendo un po', han finito per volermi bene. Non so perché mi sta succedendo questo, ma lo considero un dono, qualcosa che non devo e non posso sperperare. Sono grato, molto grato. Dal dolore, la gioia. E la tolleranza, una migliore comprensione. Un po' nebuloso, ma la vita è così: sempre poco chiara, finché non si abbatte su di te come un acquazzone, lasciandoti fradicio a filosofeggiare.
Insomma, parte un Andrea, ne tornerà un altro. Migliore, spero. Sicuramente più ricco.

In questo momento della mia vita sono felice - oltreché emozionato al limite della paura.
In fondo, mi dico, sto per vivere il mio fantasy in prima persona... il mio viaggio.


Ciao ragazzi, a presto.
Un sorriso,
Andrea

Etichette: ,

Homepage Negróre.com Homepage Negróre.com Homepage blog-considerazioni