13 maggio 2008

Intervista per "Fabbricanti di universi"

Vi segnalo una mia nuova intervista (per quello che può valere l'intervista di un autore fermo dal marzo del 2005...). Il fatto è che un'intervista non si rifiuta mai. Spero che, quando mi verrà proposta la prossima, avrò finalmente qualcosa da dire su un mio nuovo romanzo edito. Vedremo...

Intanto, eccola qui:
http://www.fabbricantidiuniversi.it/world-building/dangelo.htm

Etichette: , , , , , ,

9 maggio 2008

Intervista a Steven Erikson

A chi non l'avesse ancora letta, suggerisco quest'intervista di Jeff VanderMeer al mio scrittore contemporaneo preferito, Steven Erikson.
È un'intervista molto intima, in certi momenti, e tocca ferite ancora abbondantemente sanguinanti in me. Mi è piaciuta molto.

Nel contempo ho capito perché sono così affine all'autore canadese, di sensibilità parlando: guardo al mondo col suo stesso spirito. E soffro di ciò che vedo proprio come lui descrive (moltissimi di noi, io voglio credere la maggior parte, soffrono di ciò che vedono; ma anche la sofferenza è un aspetto della nostra vita piuttosto soggettivo, ecco perché dico che il mio modo è molto simile al suo - anche e soprattutto come reazione alla sofferenza). Spesso, per l'appunto, ho queste cadute d'umore che mi fanno scrivere in modo cupo, violento, con uno stile quasi spezzato e con una foga che quando sono sereno non ho.
La profondità della tenebra che nasconde l'animo umano era inimmaginabile, finché non hanno cominciato a mostrarcela (soltanto in parte).

Leggetelo qui: http://clarkesworldmagazine.com/erikson_interview.html (in inglese)

Etichette: , , ,

28 aprile 2008

Magia!

« Rodarred, l'antica capitale della Provincia AEana, era una città costituita di punte: una foresta di pini, e al di sopra delle guglie dei pini, una più aerea foresta di torri. [...] »

Ursula K. Le Guin
I reietti dell'altro pianeta
Questa è magia!

Ero venuto qui soltanto per dirvi questo. Per omaggiare la donna che per me resta la più grande scrittrice vivente del fantastico. Poi, m'è venuto in mente che invece potevamo fare un gioco.
Vi va? Daiii! Per favore! Sarei felice se partecipaste, tutti!
Il brano qui sopra (rileggetelo dopo!) è l'inizio di un capitolo. Le due parti sottostanti sono la sua continuazione. Le tre parti, cioè, sono un paragrafo unico.
Bene, detto ciò, io le ho divise così.
In tre.
C'è un perché. Anzi, un doppio perché: uno più evidente e uno più profondo. Sono sicuro, però, che è la mia personalissima visione della scrittura - che mi ha portato a definire quest'esempio "magia!". Per scoprirlo, vorrei che voi tentaste di dare una spiegazione dei perché, senza che io ve lo dica. **

Ora leggete i tre brani, partendo da quello qui sopra. Aspetto la vostra spiegazione con ansia.

E due...

« [...] Le strade erano scure e strette, muschiose, spesso nebbiose, al di sotto degli alberi. Soltanto dai sette ponti che attraversavano il fiume si poteva alzare lo sguardo e vedere la cima delle torri. Alcune di esse erano alte cento metri e più, altre erano dei semplici germogli, come se fossero case normali andate a seme. Alcune erano fatte di pietra, altra di porcellana, di mosaico, fogli di vetro colorato, coperture di rame, stagno, oro, ornate in modo incredibile, delicate, luccicanti. »

...e tre!

« [...] In queste strade affascinanti e allucinanti aveva sede l'urrasiano Consiglio dei Governi Mondiali fin dall'inizio dei suoi trecento anni d'esistenza. Anche molte ambasciate e consolati presso il Consiglio e l'A-Io si raggruppavano a Rodarred, a meno di un'ora da Nio Esseia, sede nazionale del governo.»

Ecco fatto.
Giocate, vi prego!

Un sorriso,
Andrea

** (In seguito, se vorrete, in un'altra considerazione - "post"... bleah! - facciamo il gioco contrario: le suddividerete voi a vostro piacimento e spiegherete il perché.)

Etichette: , , ,

14 aprile 2008

Un passo verso la crescita professionale

Ieri, leggendo on-line Locus Magazine, la rivista più conosciuta negli Stati Uniti (e, credo, nel mondo) che si occupa di fantascienza, fantasy, horror e derive di genere fantastico, ho notato un punto debole di noi autori italiani.
Sarà l'ambiente rissoso, sarà la nicchia in cui siamo (ancora) relegati, ma ritengo che il nostro atteggiamento dovrebbe essere più maturo e consapevole.

Mi spiego.
Gli autori d'oltremanica e d'oltreoceano, forti di un ambiente considerato degno - perché il genere all'estero è visto come letteratura, non come narrativa di serie B -, si occupano di tematiche interessanti, scrivendo articoli che non riguardano soltanto la scrittura (quasi mai banali), ma la vita in generale (che è il centro attorno al quale gravita qualsiasi scritto che meriti l'appellativo di "letteratura").
La mia impressione è che in Italia, invece, finora ci si sia occupati troppo di questioni secondarie, come quella delle vendite e della visibilità, che, seppur importanti, sono secondarie rispetto allo spessore degli autori che vogliono vendere e conquistarsi visibilità (almeno, a me sembra così). Troppe energie sono state spese in una direzione sbagliata, partecipando o addirittura iniziando diatribe sterili che fanno male al movimento - tutto tempo letteralmente sprecato.

Il mio è un appello: cambiamo totalmente registro, ragazzi!
Personalmente sono reo della colpa sopra evidenziata, nonostante abbia contemporaneamente portato avanti, e con forza, un dialogo anche costruttivo con i lettori e gli stessi autori (prima con "Un nuovo mondo", poi tentando di rispondere sempre con trasparenza e riflettendo nei miei interventi sui forum, ad esempio).
È da un po' di tempo che seguo con regolarità giornaliera i blog di molti autori (grazie a un RSS reader, altrimenti sarebbe improponibile...). Lo spessore c'è tutto: molti scrivono considerazioni che meritano attenzione e più d'una volta sono intervenuto direttamente. Lo stesso faccio con alcuni lettori che palesano una cultura del fantastico degna di nota. Non disdegno nessuno, se non chi parla male sistematicamente: troppo facile.
Cosa propongo, in sostanza, non è soltanto di evitare e non alimentare le diatribe che regolarmente spuntano in rete. Propongo di essere attivi, d'impegnarsi nel dire la propria sulla scrittura e guardando alla vita, in modo profondo, serio, trasmettendo i perché della nostra attività e favorendo un dialogo finalmente maturo.
Chi mi segue da un po' sa che l'ho sempre fatto, per un semplice motivo: per me scrivere è un'attività dannatamente seria, senza la quale non sono capace di vivere bene. E, sia chiaro, continuo a credere che sia il caso di difendersi in certi casi, perché ignorare non è sufficiente. Mentre noi ignoriamo, i detrattori e chi sputa sul fantasy italiano non si ferma. Ma tenterò di soprassedere sempre in futuro: lo prometto!
Dobbiamo essere attivi. Noi non abbiamo una rivista di riferimento come Locus Magazine, ma possiamo sempre "creare movimento" tra noi, frequentando i nostri blog, attirando sempre più lettori e non chiudendoci a riccio, guardando all'autore vicino con senso di fratellanza e comunanza, realmente aperti, senza pensare soltanto al proprio piccolo orticello.

Insomma, diamoci da fare per primi, senza star lì a pensare a quante cose ingiuste vengono scritte e dette su di noi.
Siete d'accordo? E volete agire in questo senso?
Prossimamente voglio farvi una piccola sorpresa, cari autori italiani... il tempo è tiranno, ma non cederò!


Un sorriso,
Andrea

P.S.: in ogni caso, occasioni per esprimerci ci sono. La prima che mi viene in mente è proporre nostri articoli (se qualcuno non l'ha già fatto) a riviste come Terre di Confine, di ottima fattura e curata da un sacco di gente appassionata, o come quella di Yavin4: gente volenterosa non manca.
In un certo senso "il movimento siamo noi", ma dobbiamo muoverci!

Etichette: , , , ,

3 aprile 2008

Il fantasy italiano è nato morto, molti credono.

Non sono tra questi ferventi credenti.

Oggi Fantasy Magazine pubblica le nuove uscite comunicate dalle case editrici italiane che si occupano (anche) di fantasy. I primi due titoli sono di Asengard e Armenia ed entrambi hanno suscitato il mio interesse.
Il romanzo di Mariangela Cerrino non pare particolarmente originale leggendo la quarta di copertina, anzi! Tuttavia l'autrice è una donna colta - oltreché estremamente garbata e gentile - ed è una garanzia per quanto concerne la qualità della prosa. La Signora Cerrino è indubitabilmente brava: sento di poter mettere la mano sul fuoco prima di leggere una sola riga del suo romanzo. Ciò che m'incuriosisce di questa sua nuova opera, dunque, è che va in una direzione molto classica, cosa che lei - a mia memoria - non ha mai sperimentato.
Il romanzo di Solomon Troy Cassini (un nome d'arte, direi - forse mi sbaglio, ma non credo, data anche la natura della casa editrice), invece, mi pare piuttosto originale sulla carta. L'ambientazione lo è al di là di ogni dubbio: il mondo reale a noi vicino (Austria - molto vicino a dove vivo, Trieste) infarcito di elementi fantasy (passaggio verso altri mondi). In questo caso si dovrà verificare la qualità del testo, poiché l'autore non lo conosco, né ho mai letto nulla di suo. Ma, anche in questo caso, sommando gli elementi a disposizione, la quarta di copertina ha suscitato il mio interesse.

Vogliamo aggiungere a questo il recente passato?
Abbiamo un Riccardo Coltri, che scrive attingendo a piene mani alla mitologia italica. Abbiamo un Luca Tarenzi, che scrive narrativa fantastica molto vicina a Gaiman. Abbiamo Michele Giannone, che affronta con successo ambientazioni di difficile resa come un matriarcato. Abbiamo Fabiana Redivo che ha scritto in tempi record una saga di sei romanzi che attinge alla cultura classica che le è propria e che strizza l'occhio a David Eddings. Infine, abbiamo un Andrea D'Angelo che scrive romanzi d'ambientazione puramente fantasy che però guardano esplicitamente al mondo reale. E tutti, includendomi, capaci di una buona prosa.
Grande varietà di temi e di approcci.
Infatti abbiamo - ma non li ho letti e quindi non posso giudicare -, autori nuovi e prolifici, come quelli pubblicati da Asengard, da Fabbri, da Fanucci. Li cito a memoria: Uberto Ceretoli, Ester Manzini, Marco Davide, Antonia Romagnoli, Laura Iuorio. Per i più giovani abbiamo Licia Troisi, Francesco Falconi, Fabio Cicolani, Silvana De Mari.

Insomma, a me sembra che pensare puro sfruttamento commerciale di pessima qualità questo fiorire d'autori sia pessimismo (e fastidio) allo stato puro. Siamo proprio sicuri che da tutto questo, se ancora non c'è la qualità sperata e agognata, non ne verrà? Davvero non vedere che questo ribollire, questo crescente entusiasmo degli autori stessi, che infine hanno possibilità concrete di esprimersi pubblicamente e, quindi, di crescere professionalmente... insomma, non vedere che tutto questo è soltanto l'inizio di qualcosa a me sembra non soltanto miope, ma ottusamente cocciuto.

Da quando sono stato edito, fin dalla mia prima, controversa (e unica) apparizione all'Italcon, ho sempre sostenuto che buoni autori esistono: basta cercarli seriamente e dare loro fiducia. Mi è sempre stato risposto che è come cercare un ago in un pagliaio, anche dal mio stesso editore. Non ero d'accordo e non lo sono tuttora. Come non sono d'accordo col disfattismo che ha regnato fino a un po' di tempo fa.
Un nuovo regno si sta affacciando ed è fatto da persone che cominciano a guardare con interesse al fantasy italiano, anche dopo averlo provato. Che siano tutti dei decerebrati incapaci di giudicare quanto leggono?
Personalmente guardo in avanti, sempre. Chi vuole guardare al passato, piangendo sul latte versato, faccia pure: è suo inalienabile diritto farlo, ma mi dispiace per lui.

Sto dicendo che si devono leggere autori italiani? Assolutamente no! Non si legge ciò che non si vuole leggere. La scelta dei libri e degli autori è una delle poche cose che questa società ci lascia ancora la libertà di fare (anche se, in un certo senso, alcuni davvero bravi sono quasi introvabili ed è poco democratico - e molto prono a una logica capitalistica, che ha vantaggi E svantaggi).
Tutti liberi, insomma. Ma che il Regno dei Disfattisti sappia che la Lega dei Volenterosi sta avanzando, forse con un esercito ancora debole, ma avanza e conquista territorio.

Il bambino sembrava morto, poi ha cominciato a piangere.
E' vivo. Lo dico da tempo: è vivo e cresce sano!

Etichette: ,

6 febbraio 2008

I migliori romanzi italiani di fantasy

Questa classifica è la mia visione dello stato attuale, precisando che mi mancano parecchi autori nostrani. La aggiornerò di volta in volta, man mano che leggerò.
Dal migliore al peggiore. E, per una volta tanto, gioco d'anticipo: includo anche i miei... pur essendo un'operazione difficile.

Zeferina - Riccardo Coltri
La Rocca dei Silenzi - Andrea D'Angelo
Pentar - Luca Tarenzi
La Fortezza - Andrea D'Angelo
Il segreto di Krune - Michele Giannone
L'arcimago Lork - Andrea D'Angelo
La pietra degli elementi - Fabiana Redivo
Il libro dell'Impero - Adalberto Cersosimo
Amazon - Gianluigi Zuddas
Il seme perduto - Fabiana Redivo
La setta degli assasini - Licia Troisi
Il figlio delle tempeste - Fabiana Redivo
Le sette gemme - Andrea D'Angelo
L'eterno sogno - Daniele Bonfanti
La lama nera - Dario de Judicibus
Il segno dei ribelli - Rossella Romano
Estasia - Francesco Falconi
Nihal della Terra del Vento - Licia Troisi
Il respiro delle montagne - Ornella Lepre

La classifica è stata buttata giù al volo, quindi può essere che ripensi a certe posizioni. I miei romanzi sono in posizioni alte, ma è piuttosto ovvio: amo ciò che scrivo. La loro posizione è più che altro dovuta a una (vaga) riflessione sulla tecnica e sull'originalità e potenza dell'affresco. Ed ecco che, in tutta sincerità, La Rocca dei Silenzi lo considero secondo al solo, piccolo Zeferina, che è troppo originale e ben scritto per metterlo al di sotto. Poi, al mio esercizio di sincerità, sovrapponete il vostro, senza patemi d'animo. Ma dovevo collocarmi, per dire come la penso in generale. Credo, a tutt'oggi, che tra gli autori italiani recenti un romanzo come La Rocca dei Silenzi non sia stato scritto. Attendo con grande ansia soprattutto Riccardo Coltri e Michele Giannone, il primo reo di non avermi ancora fatto godere con un romanzo lungo, il secondo che m'è parso racchiudere in sé il potenziale maggiore. C'è poi il bravissimo Luca Tarenzi, molto originale, che però si cimenta con un fantasy un po' fuori dalle righe, alla Gaiman, che io non bramo di leggere. Ma ha stoffa da vendere. Naturalmente, ricordando la sua prosa deliziosamente scorrevole, attendo al varco Fabiana Redivo (di cui non ho letto colpevolmente la seconda trilogia) e i nuovi progetti di Licia Troisi (che si è molto migliorata tecnicamente con la seconda trilogia, di cui ho letto il primo romanzo) e Francesco Falconi (che nel finale del suo Estasia m'è parso in piena forma e la cui fantasia è fuori discussione).

Prossimamente devo leggere un bel po' di romanzi italiani: Uberto Ceretoli ed Ester Manzini della Asengard, devo terminare Fabrizio Valenza, affrontare Sergio Valzania e Morgan Fairy (pseudonimo di Angela P. Fassio). Mi incuriosisce un trittico di autrici: Milena Debenedetti, Laura Iuorio e Antonia Romagnoli - considerando che nel fantastico i miei autori preferiti sono autrici, immagino per una questione di sensibilità affine, ne sono attratto ancora di più. E così via... In linea di massima qualsiasi esordiente italiano (e non) mi attira.
Ci sono, poi, tanti giovani di belle speranze - alcuni davvero promettenti - che mi piacerebbe trovare in libreria (e sarei felice di spingere più in basso, in classifica, tutti i miei romanzi!).

E' il momento giusto.

Etichette: ,

17 gennaio 2008

Classifica dei peggiori 10 autori fantasy

Bene, affronto questa spinosa questione.
Chi mettere tra i peggiori? E secondo che criteri? Questo non è il momento di dirlo.
Basti la mia personalissima classifica: dal peggiore al migliore dei peggiori.

David Eddings
Richard Awilson
Ornella Lepre
Licia Troisi (romanzo d'esordio)
Nancy Varian Berberick
Anne McAffrey
H.P.Lovecraft (il suo fantasy)
Terry Goodkind
Harry Turtledove
Anselm Audley

Il piatto è servito.

Etichette: ,

11 gennaio 2008

Classifica dei migliori 10 autori fantasy

Secondo il mio personalissimo gusto, ovviamente.
E rigidamente in ordine di preferenza.

Ursula K. Le Guin
John R. R. Tolkien
Steven Erikson
Celia S. Friedman
Robin Hobb
Michael Scott Rohan
Glen Cook
David Gemmell
China Mieville
George R. R. Martin

Non ho letto ancora nulla di alcuni autori che sono certo potrebbero inserirsi in questa classifica in continuo divenire: Robert Jordan, Tad Williams (introvabile, se non a cifre oltremodo esose), Paul Edwin Zimmer (mi manca il primo romanzo della sua trilogia), Greg Keyes (attendo l'uscita del quarto), Scott Bakker (devo ordinarlo) e Scott Lynch (ce l'ho!), Fritz Leiber (ce l'ho!), Jack Vance (ho Lionesse!). Questi sono quelli che, a naso, mi sembrano i migliori candidati a sconvolgere la classifica nel prossimo futuro.

Ho dovuto escludere autori come Raymond E. Feist, Weis & Hickman, Neil Gaiman, Michael Moorcock, Roger Zelazny, Poul Anderson e altri, che ora non ricordo più (ma che prima ho scartato... :).

In questi giorni sto leggendo Ursula K. Le Guin, "I reietti dell'altro pianeta", che mi mancava e che so a priori essere un capolavoro. In ogni caso, già dalle prime cinquanta pagine lo si capisce.
Tra gli italiani m'incuriosiscono i romanzi della Asengard e l'ultima italiana edita da Fanucci. Leggere, leggere, leggere...

E intanto continuo per la mia strada, felice di avere l'imbarazzo della scelta in tutti i sensi.

Prosit!

Etichette: ,

6 novembre 2007

Ciao, Enzo.

Enzo era mio amico, anche se non lo conoscevo.
Enzo rappresentava l'italiano onesto, lucido, dotato della vera cultura, quella che applicata alla vita porta alla sintesi e alla gentilezza - non quella nozionistica, che porta soltanto alla saccenza (e che quando me la trovo di fronte la definisco "uomo-Focus").
Enzo era un giornalista che si merita di essere ricordato dalla gente comune. Quando i giornalisti di oggi salgono in cattedra per ricordarlo, mi viene la nausea: non uno di loro vale un decimo di Enzo.
Enzo era amico di Indro, nonostante posizioni spesso antitetiche (il primo di sinistra, il secondo di destra perché gambizzato dalle Brigate Rosse). E così colgo l'occasione per salutare anche Indro. Entrambi, puta caso, si scontrarono con Berlusconi, che è la faccia peggiore dell'Italia: rifatta e volgare nonostante i modi appaiano signorili. La faccia che non si deve permettere di salutarlo: sarebbe davvero troppo.

Infine Enzo era tornato. Peccato, per troppo poco tempo.

Enzo, ai miei occhi eri l'ultimo dei grandi.
Enzo, ciao.

Etichette: ,

5 novembre 2007

La mia opinione

Ho letto con molto interesse i punti di vista di tutti, nella precedente discussione.
Tenterò, ora, di chiarire il mio punto di vista. Non è cosa facile, a meno che io non voglia scrivere un testo chilometrico. Ecco, non voglio.
Eventualmente chiarirò alcuni punti mal esposti nei successivi commenti. Scusatemi fin d'ora se qualcosa sarà comprensibile soltanto per il sottoscritto.

Anzitutto sono costretto a una doverosa premessa.
Pare che il mio contrastare le opinioni dei più pignoli mi faccia passare per uno che pensa alla costruzione di un romanzo fantasy in modo sciatto. Sembra, insomma, che io consideri di poco valore il rigore della ricerca antecedente la prima stesura, che dia un valore pressoché nullo alla coerenza interna e che, dulcis in fundo, consideri robaccia le spiegazioni scientifiche (fisiche, ambientali, antropologiche, comportamentali, eccetera).
È buffo constatare che prima venivo considerato troppo “rigido”, mentre ora troppo “sciatto”.
A ogni modo, per chiunque mi pensi così, ho già detto e scritto abbastanza. Non devo dimostrare niente a nessuno (nemmeno a me stesso, in questo caso). Un primo assaggio di quanto io pensi, in concreto, è la mia piccola sequela di consigli, a questo indirizzo: http://www.negrore.com/scrittura/ . Tuttavia ho detto e scritto molto di più, nei vari forum.
Il succo del mio pensiero è molto semplice: ciò che conta è il senso del romanzo, ma non lo si può far emergere senza rigore.

Credo che la via corretta sia quella dell'equilibrio, quella che coniuga rigore e senso. Esatto, coniuga. Cioè non che antepone il rigore al senso.
Non esiste un livello giusto di rigore: dipende dal tipo di romanzo che si vuole scrivere e che fine ha. Un conto è scrivere “hard science-fiction”, un conto “fantasy”. E già qui sento del brusio serpeggiare. No, non ho scritto che ci voglia meno rigore quando si scrive fantasy, ho scritto che i romanzi non sono tutti uguali e che non tutti necessitano della stessa ricetta di scrittura (un po' come le minestre, che certo non sono tutte uguali).
Quanto sto dicendo è che il rigore dev'essere indirizzato, occuparsi degli aspetti peculiari del romanzo (alcuni aspetti sono comuni a tutti i romanzi, lapalissiano, mentre altri no).
Ma, e da questo non si scappa, rigore dev'esserci. Altrimenti - una domanda importante - come si porta il lettore fino all'ultima pagina del proprio romanzo e gli si dona il senso dell'opera (che, non v'è chi non veda, può essere colto soltanto grazie a una lettura completa)? Inoltre, se mi permettete una battuta per sottolineare una cosa che mi sembra nessuno abbia sottolineato, rigore e cuore fanno rima. Cioè? Cioè il rigore non è affatto antitetico al cuore, il rigore è amore per la scrittura e per il buon narrare.

Senza rigore non si arriva al senso, dunque. Questo sembrerebbe presupporre che il rigore sia antecendente al senso, cioè l'esatto contrario di quanto ho affermato più sopra. Sembra, ma non è così: rigore e senso devono procedere di pari passo; vanno quindi coniugati, armonizzati... seguiti con amorevole cura. Rigore e senso devono entrambi arricchire tutte le pagine del romanzo (anche se, per propria natura, lo fanno in modo difforme).
D'altro canto, il senso non è affatto una cosa “ineffabile” (o, meglio, lo è soltanto perché le sensibilità sono diverse. Ma così il discorso si complica, quindi salto a pié pari - concedetemelo). Il senso di un romanzo è la sua anima, senza la quale ci troviamo di fronte a carta straccia, priva di alcun valore. Il senso è qualcosa di profondo, qualcosa che resta dentro a lettura terminata ed è, alla fin fine, ciò che spinge il lettore a riflettere, evitandogli di subire la lettura e nient'altro.

Sento un secondo brusio. Qualcuno potrebbe obiettare che in un'opera d'intrattenimento il senso (un significato profondo, non scritto) non sia così importante. Ebbene, chiunque la pensi così guarda ai romanzi in modo molto diverso dal mio.
In tutta sincerità, dei romanzi privi di senso non so che farmene. Per me sono spazzatura, tempo e denaro gettati al vento (e che non impollinano un bel niente!). Inutili, insomma. Anzi, dannosi, perché tolgono spazio a tutti coloro i quali hanno qualcosa di più profondo da dire... e che magari non riusciranno mai a pubblicare.
L'intrattenimento fine a se stesso non mi ha mai intrattenuto. Mi annoia.
Sono fatto così.
Questo è, se credete, il limite della mia opinione.

Ma di opinione si tratta, per l'appunto.
È fondamentale soltanto quando il romanzo in questione è mio.

Etichette: ,

6 settembre 2007

Umiltà

Oggi sono troppo stanco per scrivere, tradurre o anche soltanto leggere. Il poco sonno di questa notte mi costringe ad arrancare nella speranza che l'ora di coricarsi giunga presto e che il riposo sia sereno e rigenerante.

Così, rifletto. Costa meno fatica e mi permette di stare immobile a scrutare la collina deturpata dalle ruspe, che un tempo allietava con il suo verdeggiare le mie pause in ufficio. Non è più un bel panorama. Anche il suo parziale conforto si è infine trasformato in desiderio d'astrazione.
Stamani mi è tornato in mente Tolkien e la sua lotta intellettuale per sconfiggere il cancro dell'industrializzazione selvaggia. E del Maestro m'è tornato alla mente il modo di vivere la scrittura e trasporre la vita in modo guidato.
Di pensiero in pensiero, sono infine arrivato a comprendere che per molti autori il vero salto di qualità avviene quando, in pochi attimi di sublimazione, maturano la consapevolezza che i frutti più dolci dei loro sforzi narrativi non è cosa terrena. Un momento perfetto, perché non è da tutti accettare che le parti migliori delle proprie creazioni letterarie non siano, in realtà, proprie. La farina viene da un altro sacco ed è difficile riconoscerlo e percepirlo in modo chiaro, fin nel midollo. Il vero salto avviene dopo un lungo periodo di sospetto e gestazione, durante il quale lo scrittore pensa e riflette in svariati modi all'ispirazione. E così che s'imbatte, ad esempio, in brani scritti di proprio pugno di cui non ricorda la provenienza e che sente troppo grandi perché gli appartengano davvero, in piena umiltà e affatto sorpreso.
A me è capitato, più di una volta. Ho riletto qualche passaggio e mi sono chiesto se davvero fossi stato io a scrivere quelle parole. Da un po' di tempo a questa parte conosco la risposta.
No.
Esiste un legame invisibile tra scritto, umano e divino. Un legame che per lungo tempo resta impercettibile, che poi diviene percettibile in modo confuso e che, infine, sboccia in una consapevolezza meravigliata. Quando ciò avviene, di solito lo scrittore cambia registro. Le parole sono dosate e la ricerca non è più volta all'effetto, ma all'essenza. Sempre all'essenza, senza posa.
In tutta franchezza, a me sta accadendo esattamente questo, per la prima volta in vita mia.
Per la prima vera volta so che non sono più solo di fronte alla pagina bianca. Mi sento guidato nel mio processo di crescita interiore. E guardo al passato come a una lunga sequela di coincidenze che non erano tali e che ho interpretato male, privo dello strumento ultimo per capire: l'esperienza.

E' vero, non più tardi di un mese fa ho scritto della faticosa solitudine dello scrittore. Mi riconosco in quel sentimento opprimente. Sono umano e fallace. A momenti fragile. A tratti presuntuoso. A volte poco caritatevole perfino con me stesso. Il sentiero si snoda ancora lungo di fronte a me, verso orizzonti che non riesco a sondare. E la sua estensione talvolta mi fa chinare il capo, per stanchezza interiore.
Ma ora so che ciò che voglio vivere e assaporare è il presente. Nel bene e nel male, sapendo che nulla è a caso. Conscio che anche i dolori più acuti infine hanno un senso. Basta volersi bene e darsi il tempo per comprenderli a fondo.
Non c'è condanna peggiore di una mente che rifiuta il cuore e l'anima.
La mia salvezza è nel prossimo, che di giorno in giorno mi mette di fronte ai limiti che minano la mia grandezza di essere umano. La stessa grandezza del prossimo - e che sia più avanti o più indietro di me poco importa, il sentiero che calchiamo è lo stesso.

Guardandomi indietro, quindi, scopro che gli autori che ho amato e amo tuttora sono illuminati dal rapporto che intercorre tra l'umano e il divino. Scritti ricchi di senso, che non hanno paura di guardare alla vita come una via verso la conoscenza, che non temono la derisione del povero di spirito.
E, nella mia ignoranza, meno crassa d'un tempo, li amo per una questione di affinità.

Come scrissi tempo fa, ancora una volta senza rendermi conto appieno di ciò che stavo pensando, “credere fa la differenza”.
Non c'è nulla che possa scalfire la propria umiltà, quando viene dalla consapevolezza di essere tramite.
Siamo esseri carezzati da qualcosa che è più grande di noi, nonostante la nostra essenza sia infinita.

Etichette: , ,

26 luglio 2007

Steven Erikson - Uno

Amo questo autore.
Dopo un mirabile prologo, in Midnight Tides apre la narrazione così (e mi spiace per chi non sa l'inglese, ma non mi azzardo a storpiarlo).

« Here, then, is the tale. Between the swish of the tides, when giants knelt down and became mountains. When they fell scattered on the land like balast stones of the sky, yet could not hold fast against the rising dawn. Between the swish of the tides, we will speak of one such giant. Because the tale hides within his own.
   And because it amuses.
   Thus.

   In darkness he closed his eyes. Only by day did he elect to open them, for he reasoned in this manner: night defies vision and so, if little can be seen, what value seeking to pierce the gloom?
   Witness as well, this. He came to the edge of the land and discovered the sea, and was fascinated by the mysterious fluid. A fascination that became a singular obsession through the course of that fated day. He could see how the waves moved, up and down along the entire shore, a ceaseless motion that ever threatened to engulf all the land, yet ever failed to do so. He watched the sea through the afternoon's high winds, witness to its wild thrashing far up along the sloping strand, and sometimes it did indeed reach far, but always it would sullenly retreat once more.
   When night arrived, he closed his eyes and lay down to sleep. Tomorrow, he decided, he would look once more upon this sea.
In darkness he closed his eyes.
   The tides came with the night, swirling up round the giant. The tides came and drowned his as he slept. And the water seeped minerals into his flesh, until he became as rock, a gnarled ridge on the strand. Then, each night for thousands of years, the tides came to wear away at his form. Stealing his shape.
But not entirely. To see him true, even to this day, one must look in darkness. Or close one's eyes to slits in brightest sunlight. Glance askance, or focus on all but the stone itself.
   Of all gifts Father Shadow has given his children, this one talent stands tallest. Look away to see. Trust in it, and you will be led into Shadow. Where all truths hide.
   Look away to see.
   Now, look away.
»

No so su di voi, ma su di me Steven Erikson ha un effetto devastante. Mi rende di nuovo un ragazzino in preda alla meraviglia, dopo anni di tedio e qualche vago picco di riconoscimento. Tra gli autori contemporanei che conosco, lui è l'autore che più di ogni altro scrive ciò che io considero "letteratura fantasy". E mi fa sentire piccolo, ogni volta.

Continuo, va'...

Etichette: , ,

Homepage Negróre.com Homepage Negróre.com Homepage blog-considerazioni