13 agosto 2009

La guerra del Fantasy

C'è una guerra che va avanti da un po' di tempo. Ne sono stato parte anche io, anche se non precisamente schierato (ma per saperlo bisognerebbe aver letto tutti i miei interventi in rete: troppi, non è possibile aspettarselo da nessuno). Ma sono stato preso di mira - del resto, scrivo anche Fantasy e Fantasy ho pubblicato sinora... - e quindi la mia posizione è apparsa "schierata".

Da oggi, invece, leggendo una discussione sul forum di Fantasy Magazine, ho deciso che parlerò ancora più chiaro che in passato. E, questa volta, con reale spirito costruttivo e, pur se riferendomi alla mia personale esperienza (dalla quale non posso prescindere), anche con un certo distacco.
Il distacco è ovvio: la mia posizione è unica. Scrivo e scrivo Fantasy da troppo tempo, ormai, per non avere una mia precisa idea di ciò che va fatto e di ciò che non va fatto (secondo me, senza pretendere che la mia Via sia quella di altri). La mia evoluzione è mia soltanto e nessuno può mettervi bocca. Commentare, criticare, elogiare e detrarre... tutto lecito: l'importante è non pretendere che io faccia mio pensiero ciò che è pensiero di altri. Ma, se di questioni generali si parla, se del modo di porsi e del modo di criticare in modo costruttivo si parla, allora sono pronto ad abbracciare qualsiasi argomento.
Ho sempre visto del buono anche nelle critiche più negative - non a me, in generale - e l'ho sempre affermato. Forse è venuta l'ora di analizzare il buono degli schieramenti in campo. Ah, be', per conto mio l'ho sempre fatto e continuo a farlo. Il dibattito in corso mi interessa ed è per questo dannato motivo che non riesco a staccarmene (come forse sarebbe più saggio).

C'è da costruire un movimento, giusto? Era il mio pallino iniziale, ho spinto io in questa direzione anni fa (non dubito che qualcun altro avesse tentato la stessa cosa in passato; semplicemente, se sì, non lo so - ai miei inizi non c'era più nessuno che ne parlava, questo è quanto). Sono sicuro che, però, gli schieramenti in lotta non riescono ad ammettere l'unica verità possibile: è dall'unione delle forze in campo che si può creare uno schieramento. Un po' come se, per fronteggiare un nemico sceso dal nord, potente, numeroso, i vecchi nemici si alleino: vi dice qualcosa? Altrimenti si va avanti così e non cambierà mai nulla. E' lampante: i punti di contatto ci sono, ma gli insulti reciproci posti nel mezzo annullano il loro indubbio potenziale.
Constato una realtà triste, che non esclude nessuno dei contendenti (diversamente, invece, se penso a chi sta nell'ombra): non c'è disponibilità vera e propria al dialogo. Gli esempi si sprecano. Le discussioni intavolate partono già da presupposti battaglieri (qualsiasi sia la parte che inizi la discussione). Ma, si sa, il dialogo costa più dello scontro, se la si guarda dal punto di vista dei condottieri. Certo è che le vittime, laggiù, sul campo di battaglia, dovrebbero contare qualcosa...
Fino a quando i condottieri non saranno disposti a dialogare sul serio, cioè ad abbandonare le armi e mettere in discussione sul serio le proprie idee, laggiù continuerà la strage.

Sapete chi si sta ammazzando, laggiù? I lettori, la loro ricchezza, guidati da condottieri troppo miopi per non vedere che a vincere la guerra non ce la faranno e otterranno, miseramente, soltanto di divenire più poveri.

I lettori non schierati, che leggono dall'esterno, sembrano non avere altra alternativa che schierarsi, se vogliono partecipare al dibattito. E questo a me sembra un evidente limite imposto alla libertà di giudizio e di pensiero. Per questo restano all'esterno. O, peggio, i lettori che subiscono tutto questo, semplicemente perché si affacciano al Fantasy senza esperienza di lettura alle spalle, che fine fanno? (Io una risposta me la sono data e, per quanto articolata, infine non è piacevole.)
Ai lettori, in fondo in fondo, c'è qualcuno che ci pensa davvero?

Fin qui una dichiarazione d'intenti.
Prima o poi passerò ai fatti scritti e inviterò le persone a parlarne qui, nel mio blog.

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22 giugno 2009

Abbandoni 1

Da oggi ho deciso di rendervi partecipi dei miei abbandoni. Se da un lato la mia opinione sui romanzi che abbandono non la prendo troppo sul serio, la considero semplicemente umorale - perché non mi permetterei mai di giudicare un libro che ho letto soltanto in parte (non si può giudicare un romanzo senza aver letto il suo finale e poter, così, osservare l'intero affresco che l'autore ha voluto dipingere), dall'altro lato esistono delle motivazioni che me li fanno abbandonare. Sono le più disparate, tutte convergenti verso un due unici sentimenti, di solito: la noia e il fastidio.
La vita è troppo breve per annoiarsi. Ed è troppo preziosa per perseverare nel fastidio.

Cominciamo, dunque, dagli ultimi due abbandoni.

Wunderkind, di G. L. D'Andrea
Molti hanno amato questo romanzo e lo stanno amando, segno che ha del buono in sé. Personalmente ho trovato eccessivi gli entusiasmi, in primis per la scrittura, non esente da difetti, il peggiore dei quali è la ricerca esasperata ed esasperante dell'effetto. Ciò nonostante, la narrazione è scorrevole e l'inizio del romanzo a me è piaciuto molto. Ma tutto il potenziale si è perso in poche decine di pagine, semplicemente perché a me questo tipo di horror dà fastidio. Mi sembra di essere trattato come un bambinetto pauroso: dovrebbero farmi paura questi mostri? No, mi spiace. Abbandonato per fastidio: mi attendevo qualcosa di più maturo (giustamente inserito nello scaffale per ragazzi, fino a dove ho letto (pag.184), nonostante i commenti di molti lettori promettessero brividi a spron battuto).

2012 L'Apocalisse, di Whitley Strieber
Cominciato da tre, quattro giorni, ho deciso che stavo sprecando il mio tempo.
Il romanzo è scritto in modo pietoso. Non so se è colpa della traduzione, dell'autore o di entrambi. Ma l'effetto è particolarmente fastidioso. Ci sono interi passaggi in cui l'azione è talmente confusa che si è costretti a tornare indietro di continuo. E, no, non è affatto un effetto voluto. Ma questo è il minimo e potrebbe essere una percezione dell'Andrea lettore. Ma le frasi: brutte come poche volte mi è capitato di leggere. Oltre tutto, fin dall'inizio si respira la puzza dell'idiozia cui saremo destinati proseguendo la lettura. Enormi lenti? Ma per favore...
L'unica nota positiva è la doppia vita del protagonista, che si muove nella nostra dimensione e nell'altra (che sarebbe quella dell'Apocalisse). Un'idea interessante, che colpisce, soprattutto all'inizio. Ma poi la pessima scrittura fa franare tutto. Peccato.
In una parola: illeggibile. Non avevo letto nulla di questo autore, ma se la sua produzione somiglia a questa porcheria che ha tanto di trailer apocalittico, su IBS, be'... Anche in questo caso l'abbandono è per fastidio (ma molto, molto maggiore di quello provato con Wunderkind).
Dalla quarta di copertina: "Una lettura terrificante, pagine di suspence ambientate lungo il confine oscuro che separa la fantasia dalla realtà". Di nuovo si promette paura, e scappa da ridere.


Dato che inauguro oggi questo tipo di blog-considerazione (gli Abbandoni), vi spiego la piccola, elastica regola cui l'Andrea lettore ha deciso di attenersi. Un romanzo mi deve invogliare con le sue prime 50 pagine, altrimenti lo abbandono immediatamente. Se supero pagina 50 e ho ancora voglia di leggere, m'impongo ulteriori 50 pagine. La pagina 100, di solito, è quella oltre la quale 7/8 romanzi su 10 vengono riposti sullo scaffale. Dalla pagina 100 in poi, di solito sono troppo addentro alla storia per non giungere alla fine. Ma non è raro che romanzi di 500 pagine mi facciano desistere, perché m chiedono un dispendio di tempo troppo alto per ciò che mi stanno dando.
Alla prossima.

Sto leggendo "Il silenzio di Lenth" di Luca Centi (sono a pagina 300), "The Bonhunters" di Steven Erikson (in inglese), "La sombra del viento" di Carlos Ruiz Zafon (in spagnolo). Presto attaccherò "Trilogia della città di K", di Agota Kristof.

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