11 dicembre 2009

Silvio Berlusconi

Un uomo con le palle

Sembra sia così che si definisca oggi chiunque sia preda di un delirio d'innocenza.
E chi lo segue dovrà risponderne di fronte alla Storia.
Povera Italia.

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17 settembre 2009

Democrazia

In una democrazia reale, il cittadino ammette l'idea fondamentale che non ha sempre ragione.
Ecco, in Italia è questo il problema principale: hanno ragione tutti... E intanto il Paese affonda.

Del "dopo Berlusconi", dell'"ancora Berlusconi" non m'interessa un fico secco.
Non mi interessa quello che hanno da dirsi tra loro e da dire a noi.
Voglio fatti.

E i fatti giudico, sempre.
Primo, la difesa del "Lodo Alfano" è risibile.
Se il lodo passa, sarà un fatto. Se non passerà un altro.

Stiamo a vedere.
Ma nel frattempo fate qualcosa di democratico, cazzo!

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15 settembre 2009

V per Vendetta

L'ho visto l'altra sera in televisione, per caso e non dall'inizio (ma quasi).
I paralleli con il regime informativo italiano - e la trasformazione che sta avvenendo - sono piuttosto scioccanti.

Abbiamo bisogno delle maschere?
La manifestazione del 19 settembre non è una questione di Destra o di Sinistra, è una questione di libera informazione per tutti. Spero ci vada il popolo italiano, per manifestare il proprio malcontento e la propria stanchezza di fronte a questa battaglia a colpi di giornale o di "spot" televisivi.

Se questo Paese è ancora democratico, lo si vedrà da come agiranno i suoi stessi cittadini.
Se la gente preferirà starsene a casa a guardare l'anticipo di campionato sulle pay-tv o fare shopping nei centri commerciali, allora l'Italia sarà morta. Con buona pace degli italiani.

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27 agosto 2009

La deriva del grande Impero Romano

Un tempo eravamo grandi, noi popoli riuniti sotto Roma. Ma, chissà, finché non ci si laurea in Storia, non si sa quante porcate commettevamo per riuscire a ottenere un Impero. Ma almeno avevamo un Impero. Ora cosa abbiamo? Un Paese in declino, in cui l'ultima moda è beatificare una che la dava via per ottenere vantaggi economici, mentre i più furbi ti piazzano tra le chiappe le gabbie salariali?
Ho come l'impressione, di Storia parlando, che piccoli popoli (litigiosi) siamo sempre stati e piccoli popoli sempre saremo, contando meno di zero in un Europa che ci guarda come noi guardiamo all'Eritrea.

Una cosa è certa, ribadisco tutte le cose dette sulla Lega Nord in questi mesi. Più passa il tempo, più mi rendo conto che il pericolo è reale e grande. Ma di più, o forse proprio per tale motivo, inviterei a intervenire ancora coloro i quali sono qui intervenuti, in tono piuttosto polemico, difendendola come movimento.
Oggi siete ancora così convinti che votare Lega Nord sia civile, dato che saggio ormai mi sentirei di escluderlo?

A me non è mai piaciuto il giochetto dell'uomo nascosto dietro il dito, l'ho sempre trovato idiota: si vede sì il dito, ma anche l'uomo che sta dietro. Parimenti non accetterò più il giochetto, altrettanto idiota, dei distinguo: si può distinguere quanto si vuole, ma il voto finisce in un unico calderone.
Votare Lega Nord ormai significa supportare un certo tipo di idee e iniziative, senza distinguo.
Ora, siccome credo che molti attuali elettori della Lega Nord non trovino divertenti né i videogiochi contro gli immigrati, né le pagine su Facebook che incitano a torturarli, sarebbe il caso di non sollevare più idiote obiezioni. Magari qualcuno tra costoro ha trovato commovente - e scioccante - quanto me la storia della miseria di questi poveri disgraziati arrivati dall'Eritrea (disgraziati soltanto per esservi nati, cosa che, non v'è chi non veda, non si sceglie). Insomma, io non voglio togliere spessore umano a chi ha votato sinora Lega Nord: sbaglierei per primo.
Ma d'ora in avanti, ragazzi, non vi sembra il caso di smetterla di votare questi quattro farabutti istituzionalizzati? Questi volgari "pensatori" del XXI secolo? Non credete sia il caso di guardare in faccia la realtà, una volta per tutte? Di finirla di pensare che quelli sono soltanto messaggi elettorali e comprendere che tali messaggi si traducono in fatti concreti se dati in pasto a una massa di idioti sbavanti che non vedono l'ora di avere un nuovo pretesto per sfogare le proprie frustrazioni?

Una cosa è certa: ho letto e sentito troppo. Ora basta. Non farò più distinzione alcuna tra i leghisti. Chiunque voti Lega Nord deve sapere cosa supporta, oltre alle idee che condivide. (La Legge non ammette ignoranza: il diritto di asilo negato e la tortura sono contro la Legge.) Non basta dire che non si è d'accordo, che sono soltanto parole per arringare la folla, bisogna togliere il voto a simili populisti. Fare leva su istinti così bassi è criminale. E il vostro voto, italiani che votate Lega Nord, da ora in avanti, ai miei occhi, sarà uno schifo di cui non voglio sentire ragioni.
Uno schifo è. E come uno schifo lo tratterò.

Anche perché, diciamocela tutta, sono sposato con una negra immigrata e alcuni dei miei migliori amici sono immigrati.
Cosa volete che vi dica, che avete ragione? Ma fatemi il piacere, va'...

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21 agosto 2009

Come continuare?

Davvero, ragazzi, come si fa a parlare di Fantasy quando si leggono i giornali e si scoprono cose atroci? Ogni giorno è così: l'Iran, l'Afghanistan, le stragi, le violenze di ogni tipo, l'indifferenza, l'orrore che provocano le polemiche sterili, faziose (troppo spesso tutte italiane e provenienti da tutte le parti), specie se confrontate con le reali tragedie quotidiane, il razzismo, l'inciviltà che prende sempre più piede, l'economia che continua a guidare "eserciti" di profittatori, i nuovi schiavi, le nuove vittime...
In che mondo viviamo, noi italiani? E noi europei? E il resto del mondo?
E come posso, io, in questo mondo, occuparmi di continuo di una facezia come il Fantasy? A volte mi vien voglia di chiudere baracca e burattini e farla finita, crescendo una volta per tutte. Poi, però, mi rendo conto che sto tradendo un mio ideale, che è tutt'altro che sciocco, superficiale e sterile. Anzi, è uno dei cardini attorno ai quali ruota la mia vita: il Fantasy, se argutamente concepito e scritto, ha un suo senso all'interno del panorama mondiale. Piccolo, marginale, ma ce l'ha. E, quindi, non va gettato via con tanto disprezzo o con una semplice scrollata di spalle.
Ma, va detto, certi giorni si fa difficile riuscire a trovarvi un senso. Molto.

Forse è proprio questo che mi rende così incline a Steven Erikson, al suo Fantasy e, come sempre ho dichiarato, al Fantasy che si occupa della realtà. Il resto, per me, è privo di senso. Non mi diverte, non mi intrattiene. O il Fantasy ha una sua funzione sociale o non sarà mai letteratura.
Le persone muoiono e vengono lasciate morire, in mare, come se niente fosse. La differenza tra una mosca e un essere umano, per alcuni esseri umani, ormai non esiste più. Sono certo che per le mosche esiste. Riusciamo a provare più compassione per un delfino che sta morendo che per decine di bambini, donne e uomini alla deriva? Soltanto perché sono negri? O perché sono disperati? Abbiamo paura di soccorrerli? Paura di come potrebbero reagire? Salire sulla nostra barca? Assalirci? Ci vuole un pescatore solitario qualsiasi, probabilmente uno dei pochi saggi dell'intero Mediterraneo, per portare un po' d'aiuto?

Quando a Steven Erikson, in questa intervista, fu fatto notare quanto siano truci i suoi romanzi, a tratti, lui rispose: "How do I see my work? Well, there's a certain amount of ruthlessness to it, but it's pretty hard in my mind to actually match the brutality of the real world — at least not in a way that anyone would want to read. To say that I am inspired by reality is a statement that verges on the blackest, most caustic comedy. What I am witness to impels my writing; failing that, I would probably descend into despair."
Per una volta provo a tradurre, ma rapidamente (non giudicate il risultato: ciò che conta è il concetto).
"Come vedo il mio lavoro? Be', c'è una certa quantità di spietatezza, ma secondo me è piuttosto difficile uguagliare veramente la brutalità del mondo reale - almeno non nel modo che qualcuno vorrebbe leggere. Dire che vengo ispirato dalla realtà è un'affermazione che rasenta la commedia più nera e caustica. Ciò a cui assisto mi obbliga a scrivere; se questo non fosse possibile, probabilmente piomberei nella disperazione."

Ci siamo capiti? Comprendete la sua - e la mia - posizione?

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06 agosto 2009

Steven Erikson e il perché scrivere fantasy.

C'è un passaggio del romanzo di Steven Erikson che sto leggendo (The Bonehunters, sesto della saga Malazan), che spiega senza la necessità di essere spiegato ciò che, secondo me, dovrebbe fare il Fantasy. Oppure, se preferite, illustra quale sia il potenziale del Fantasy.

Eccolo qui.
" His gaze worked its way down the squalid street, building to building, the decrepit remnants of what had once been a thriving community. Intent on its own destruction, even then, though no doubt few thought that way at the time. The forest must have seemed endless, or at least immortal, and so they had harvested with frenzied abandon. But now the trees were gone, and all those hoarded coins of profit had slipped away, leaving hands filled with nothing but sand. Most of the looters would have moved on, sought out some other stand of ancient trees, to persist in the addiction of momentary gain. Making one desert after another... until the deserts meet. "

Tutto chiaro?

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19 giugno 2009

Tentazioni...

Sono sempre più tentato, anche per via di alcune discussioni in altri luoghi, di ripercorrere passo passo la mia (breve) esperienza editoriale, dal 2001 a oggi.
Sono piuttosto stufo di essere bollato come "polemico", come "generalizzatore" e altre fesserie.
Il fatto è che, nonostante sembri che io dica molte cose su ciò che ho vissuto, da quando Gianfranco Viviani mi mise sotto contratto nel 2001, così non è: ne dico poche. Nonostante sembri che io dica troppo, cioè, costoro non sanno nemmeno di cosa parlano e potrei dire molto, ma molto di più (ho buona memoria, quando le cose mi toccano nel profondo; pessima quando non mi interessano). Forse, più che potrei, dovrei dire.

L'idea mi frulla in testa da tempo. È come quando si scrive un romanzo: lo si fa perché si è maturata una certa idea, il suo senso, e ci si sente pronti per fissarla sulla carta, una volta per tutte. Renderla storia, per non sprecarvi più energie. È un percorso di maturazione e, nel contempo, qualcosa che aiuta a dichiarare il concetto come assorbito e passato.

Semplicemente, mi rendo conto che quanti mi rispondono, non hanno tutti gli elementi per giudicare. Sono certo che dimostrerebbero la loro pochezza intellettuale anche se sapessero tutto. Ma per averne la conferma, dovrei prima esporre la (mia) verità nei dettagli. Soltanto così potrei dichiararli intellettualmente morti o servili o, peggio, disonesti. E soltanto così, forse, si capirebbe una volta per tutte che io vivo per la scrittura, non per il mondo che le gira attorno, che mi colpì fin dall'inizio per le sue meschinità e per la sua infinita tristezza umana.
La verità è, secondo me, che in Italia il genere non emerge perché gli italiani resteranno sempre gli italiani. Ed è sotto gli occhi di tutti cosa siamo, direi. Questo ragionamento va ben al di là degli autori italiani, che tentano in tutti i modi di farsi strada. E, che mi piacciano o meno, hanno tutti la mia solidarietà, finché non si rivelano degli emeriti imbecilli o peggio - non è che scrivere pone su un piedistallo: la persona che sta dietro un testo è ciò che conta di più, sempre, e questo dal mio personalissimo punto di vista fa sempre la differenza, sia in positivo che in negativo, a prescindere dagli scritti. Anzi, direi che è proprio questo il punto: quando io ho a che fare con un editore, con uno scrittore, con un lettore, io vedo una persona e come tale la "giudico" (dai fatti, s'intenda, ecco perché le virgolette). In quest'ottica, mi ripeto, il panorama si fa tristissimo.

Ma, nonostante c'è chi si stizzirà per l'ennesima volta, il mio tempo è quello che è: pochissimo. Ed è troppo tempo che non produco qualcosa dalla a alla zeta. È diventata la priorità assoluta, ora. Ma, prometto, io questo "memorandum" lo voglio scrivere. Se non altro perché potrebbe aiutare, e molto, gli inediti a capire cosa implica il loro sogno di pubblicazione in Italia. "Essere preparati al peggio" non rende l'idea.
E, per quanto possa sembrare un controsenso ciò che sto per scrivere, credetemi che la "tendenza Gamberetta" è una delle derive meno pericolose nel quadro generale. Ho vissuto sulla mia pelle cose che, in tutta sincerità, sono decisamente più tristi. E avere continue conferme che certe esperienze si ripeterebbero anche oggi, se non fossi disilluso, be', m'intristisce e non mi invoglia certo a continuare su questa strada.
Del resto, la mia vita è scrivere. E scrivere è condividere. Il memorandum è cosa buona e giusta. Poi, forse, sarà anche il mio epitaffio artistico (ma questo lasciatelo decidere a me, va', ché un artista non è morto finché crea - il resto è puro narcisismo, che, anche se fa parte di ogni artista, non merita attenzione).

Ma, ma... Riconosco che un po' mi spaventa.
Il problema principale non è il tempo, cioè. È decidere se ho voglia di affrontare tutte le conseguenze di ciò che scriverei: perché, al di là delle (mie) opinabili interpretazioni dei fatti, i fatti rimarrebbero fatti. E ho già sperimentato che per un nonnulla, nell'ambiente, si alza un polverone (ed essendo una nicchia, si finisce con l'avere problemi respiratori). Essendo io uno che non la manda mai a dire, se scrivessi questo memorandum, lo farei con il massimo della schiettezza, perché altrimenti non sarei capace. E allora altro che polverone: una tempesta di sabbia da pieno Sahara!
Le conseguenze editoriali, per me, non sarebbero poi così gravi. Ho già deciso con chi lavorerei volentieri ancora e con chi, invece, non lo rifarei più, a costo di tornare a essere l'inedito che ero prima del 2001. Oltre tutto, chi se ne frega della pubblicazione, quando non soltanto non ti cambia la vita (salvo rarissimi casi da botta di culo vera e propria, spesso immeritata), ma te la rovina pure un po' (e, a momenti, più di un po').

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03 giugno 2009

Il Secretum

Il Secretum è giunto, infine, al suo punto di svolta.
Ho terminato la scaletta, una volta di più in versione "modificata" rispetto al passato. Ne ho prodotte di diversi tipi e, sempre, la cosa viene in modo naturale. A seconda del romanzo che mi trovo ad affrontare, la scaletta muta forma. Cambia connotati. Le scalette si adattano, da sole, specie quando è chiaro lo scopo che ci si prefigge e quali saranno i vantaggi a lavoro ultimato. Non sempre, infatti, la scaletta è rivolta agli stessi aspetti di un romanzo, anche se restano elementi comuni che non si possono eliminare, pena l'inutilità della scaletta. (Questo è uno spunto: ho spesso affermato che "il metodo" dev'essere flessibile. Durante la stesura di una scaletta se ne capisce il perché nel concreto.)

La scaletta ha prodotto i risultati voluti. Anzi tutto ha fatto chiarezza. Poi, cosa non da poco, ha fatto emergere alcune gravi incongruenze. Non me ne sono stupido: finisce sempre così. La scaletta è una benedetta rompiscatole, che evidenzia tutti i tuoi limiti.
Infine, ed è la conseguenza della sua stesura che preferisco, ha suggerito visioni aggiuntive, accrescitive e migliorative, che si collocheranno armonicamente all'interno della vicenda.
Da qui, infatti, ripartirò dall'inizio, rivedendo nell'ottica complessiva ciò che è già stato scritto, in modo spesso miope.

Ora sono alle prese con una delle mie passioni. No, non la scrittura: National Geographic. Ma, certo, in funzione della scrittura. La vita, le passioni e i loro perché, irrompono nella scrittura. Se così non è, quella prodotta è carta straccia.
Torniamo al mio amato, amatissimo mensile. Sto sfogliando molti dei numeri che possiedo (tutti sarebbe eccessivo! È un'encicolpedia...). È necessario. Lo so, così la vostra curiosità aumenta. Non è voluto, ma l'idea mi fa sorridere.
Ebbene sì, il Secretum ha molto a che fare con National Geographic; ovvero, per come la vedo io, col mondo.
Un deciso salto a pié pari laterale, rispetto ai miei romanzi precedenti. Ma nemmeno tanto lontano dal sentiero battuto fino a oggi - per voi che avete letto i miei romanzi editi e che, ovviamente, solo quelli avete potuto leggere. Infatti c'è un quinto romanzo, inedito, che sta nel mezzo tra il pubblicato e il Secretum. Ecco perché il salto laterale non mi porta così distante, a ben riflettere.
Nelle prossime settimane percorrerò un sentiero parallelo, che porta allo stesso rifugio alpino, però. La meta, infatti, non può che essere la stessa di sempre: rileggere la realtà con i miei occhi, che si sforzano di guardare con umiltà lo stupefacente spettacolo della Vita.

Ora, il compito non sarà così facile. Una volta di più mi rendo conto di quanto ambizioso sia il mio intento, questa volta. Sarò all'altezza? Non lo so. Come si può sapere se si è all'altezza di un viaggio in territori sconosciuti, finché non lo si è affrontato e, tornati a casa, lo si "rilegge". Non si può... Non è umano.
Le tematiche sono importanti, anche se camuffate da una vicenda che sembra, in un certo senso, quotidiana e avventurosa nel contempo. Ma così m'è sempre piaciuto che fosse nei miei romanzi, affinché il senso emergesse pian piano, durante la lettura, e infine con prepotenza nel finale.

Intanto sono passato alla II fase, quella in cui capisco quale sia il "reale" senso che voglio dare a questo romanzo. Il virgolettato è semplice: a questo senso se n'è sempre aggiunto un altro, che invariabilmente scopro quando il romanzo è già in libreria da qualche mese. La riflessione a bocce ferme è d'altro tipo, è più alta (ignorando "il mondo là fuori", qualora si fosse capaci d'ignorarlo - a me, a periodi, viene spontaneo, per quanto riguarda la mia produzione). È quasi una riflessione sociologico-comportamentale su se stessi. Mi ritrovo, infatti, immancabilmente (quanti avverbi, oggi! ;) impelagato ad analizzarmi, come essere umano e scrittore. E, come per miracolo - un miracolo che si ripete -, scopro a una certa distanza dai fatti i perché più reconditi del mio scrivere. Una sorta di psicanalisi, se volete.
Il risultato è sempre sorprendete. Il suo messaggio, invariato nel tempo, è sempre lo stesso: "Scrivi. Scrivi ancora e non smettere, per conoscerti meglio e vivere appieno".

Dove mi porterà questo romanzo? A esplorare perché che non posso più attendere, se voglio crescere come autore. Non c'è altra via. La sfida che mi lanciai parecchi mesi or sono è giunta alle sue battute più drammatiche: resterò in piedi? Se sì, illeso o ferito? Questa volta non è all'arma bianca. C'è polvere da sparo, c'è digitale (attenti: il termine può fuorviare), c'è divino e c'è l'Uomo, per come lo conosciamo tutti noi.
Sarò capace di raccontare l'Uomo che tutti conoscono, anziché gli Uomini (de Il giorno dopo, ad esempio) che esistono soltanto nella mia mente, nel mio cuore e nella mia anima?
Ma, poi, c'è davvero differenza?

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26 maggio 2009

Velate minacce?

Ho appena sentito quello stinco di santo di Capezzone (uno dei più abili volti nuovi tra i voltagabbana della politica).
Intervistato sui "guai" del Presidente del Consiglio, ha parlato di un'indegna campagna mediatica contro una ragazza e Berlusconi. Poi, come se niente fosse, ha detto che non augura a coloro i quali stanno portando innanzi tale campagna che succeda la stessa cosa alle loro figlie e ai loro cari.

Non so voi, ma io continuo a sentire una gran puzza...
Siamo in odore di santità o in lezzo da dittatura?

Li osservo, come li stanno osservando molti altri: in silenzio, seduti in riva al fiume. Osservo e terrò bene a mente: non dimenticherò niente. Si guardino dagli italiani, coloro che pensano di poterli manipolare come meglio credono. Un giorno potrebbero risvegliarsi e scoprire che è stato tutto un sogno (e per noi un incubo). Non posso credere che questa tragica farsa durerà a lungo. O forse, semplicemente, lo spero.

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21 maggio 2009

Sono preoccupato

Sono preoccupato per questo Paese.
Ogni giorno che passa mi sembra che le ombre s'addensino. Qualcuno ha parlato di "democrazia autoritaria": mi sembra una definizione calzante. Gli unici che possono fermare un megalomane come Berlusconi sono i suoi stessi "compagni" di viaggio: Fini, Bossi... Il che la dice lunga sulla gravità della situazione. Anche perché, a ben pensarci, non possono proprio fermarlo: senza di lui tornano all'opposizione (e chi lo sa? Forse no...). Sperare in un loro motto d'orgoglio democratico?
Dall'altra parte? Il nulla o quasi. C'è soltanto Di Pietro che dice le cose chiaramente. Ma essendo l'unica voce forte, è difficile guadagni consensi, perché di solito chi urla non fa una bella impressione. Non vedo salvezza già pronta, dunque. L'Italia è sull'orlo del baratro. Sempre che non vi stia già cadendo da un pezzo.

Mi rende felice che all'inizio del prossimo anno espatrierò. Non avrei mai pensato di dire una cosa simile, né di dirla con la speranza nel cuore: la speranza di trovare qualcosa di più democratico, di più libero, che mi comunichi la possibilità di costruire. Forse, per una questione di coincidenze, una tale decisione giunge al momento giusto.
L'ho già scritto, prendendo a prestito le parole di un'altra cara persona: in Italia si soffoca.

Il clima è da savana equatoriale. E sembra che il Paese si stia via via desertificando. Non c'è giorno in cui la frescura duri fino alle 10 di mattina: entro quell'ora è già stato detto o è già successo qualcosa che intristisce, che angoscia o che che fa indignare e temere per la democrazia.

Nella vita non si può mai dire quale sarà il proprio futuro. Se il mio stato d'animo resterà questo, però, è molto probabile che me ne resterò all'estero, una volta all'estero. Principalmente per questioni personali, sia chiaro; tuttavia, secondariamente, perché dopo tutto quello che ho letto, visto e sentito in questi ultimi mesi gli italiani che appoggiano Berlusconi stanno aumentando.
Oggi me lo stavo chiedendo: "Aumentando?!" Non è possibile.
Quanti danni hanno fatto a sinistra, disgraziati! Sono riusciti a portare gli italiani a preferire questo arrogante despota dei tempi moderni (che si fa il lifting, si fa il parrucchino e si trucca prima di parlare con l'assemblea della Confindustria). Un venditore di fumo. Il più abile venditore di fumo d'Italia: apparenza, con molta sostanza, ma soltanto a suo vantaggio. E, grazie alla sinistra, eccolo lì, quasi al 50%, che si permette di affermare cose incostituzionali un giorno sì e l'altro no.
Qualcuno verrà a dirmi che, nel calcolo delle probabilità, di conseguenza, sono io quello che probabilmente è in errore, dato che il consenso del Despota d'Arcore è in aumento. Contento lui, che si tenga le sue certezze e vi sguazzi. Me ne vado. Osservare in cosa si sta riducendo il Paese Italia non mi lascia indifferente, mi fa male. Dove si soffoca, non si può intravedere un futuro roseo, in cui si potrà costruire qualcosa, magari per i propri figli. Il massimo che puoi fare è tentare di respirare. Il che mi sembra molto un sopravvivere, anziché un vivere. Ecco, io sono per la vita, non per la sopravvivenza.

Ancora una volta, spero di essere in errore. Bramo il giorno in cui i fatti mi smentiranno.
Intanto percepisco che le ombre s'addensano attorno a me.

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15 aprile 2009

Censura

Si abbia l'opinione che si abbia, ma a me sembra che Berlusconi e i vari centrodestrorsi hanno nel DNA la censura. Se c'è un momento in cui gli elettori di centrodestra possono dimostrarsi liberi di pensiero, quello è questo. Protestate, invece di essere proni al potere. Guardatevi con atteggiamento open-mind il video che collego qui sotto e siate onesti. Anzi, no, siate incazzati, perché questi qui ce la fanno sotto il naso a tutti, non a chi, come me, è di sinistra. Questi prendono per il culo gli italiani, stanno insultando anche voi.

La censura si abbatte un'altra volta su Santoro e su chi lavora con lui. Un vignettista viene punito, per aver disegnato una vignetta di dubbio gusto (anche a me è sembrata pesante, in tutta sincerità, ben prima di leggere delle reazioni politiche).
Una trasmissione viene violentemente attaccata, soltanto perché è stata l'unica ad aver perlomeno tentato di far emergere certe porcherie tutte italiane (che non hanno bandiera politica, ma sono politiche).

I fatti non si smentiscono, basta documentarsi. Per fortuna in Italia c'è ancora chi lo fa per noi.
Guardatevi questo: video di Marco Travaglio.
Mettete da parte, per una volta, l'antipatia che vi può suscitare Santoro. Lasciate da parte il suo essere fazioso (a volte lo è, inutile negarlo). Guardate ai fatti. Guardate le baggianate a cui stanno tentando di farci credere. E fategli capire che non è più aria, per gli italiani, di stare seduti a guardare.

Se questo è il Paese che volete, lasciategli pure fare.
Qui non si tratta più di pro Berlusconi, contro Berlusconi. Qui si tratta di alzare la testa, di destra o di sinistra che si sia, contro le porcate di questi arraffa-tutto (in fondo veramente bipartisan, nel portafoglio!).

E' uno schifo. Mi fanno schifo. E il Governo attuale del mio Paese, che persevera con pratiche da piccola dittatura fascista, come la censura è, una volta di più, mi allontana.

Io solidarizzo con la mia gente, i miei concittadini. Non mi interessa se votano Berlusconi o Prodi o Di Pietro. Mi interessa la povera gente che viene presa per il culo e che per questo muore alle 3:32 di notte, sommersa da cumuli di macerie, di destra o di sinistra che sia.

Basta! E' ora di farla finita, per tutti!

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