23 novembre 2009

Vendo buona parte della mia libreria

Come da titolo, dato che nel 2010 espatrierò, ho deciso di sacrificare buona parte della mia libreria. A malincuore? Nemmeno tanto, devo essere sincero, perché vi si sono accumulati titoli che spesso non ho scelto d'acquistare (omaggi delle case editrici, che credono gli autori editi abbiano le case enormi e zeppe di scaffali da riempire!), che ahimè non ho mai avuto il tempo di leggere (una forma di consumismo che ho abbandonato da due, tre anni, per fortuna!) o che ho letto e, in tutta sincerità, non mi frega niente di avere in libreria (come secondi e terzi romanzi di trilogie di cui già il primo romanzo m'è bastato).
Vedetelo come una sorta di feng-shui letterario, in cui costruirò una libreria fatta di soli titoli letti e che abbiano un certo valore per me. Sarà, cioè, una libreria decisamente meno fornita dell'attuale.

Non tutti hanno gli stessi gusti, però. Quindi, può essere che qualcuno di voi cerchi da tempo alcuni di questi titoli o, magari, non li abbia acquistati per via del prezzo. Ebbene, forse questa è l'occasione giusta.

Alcune regolette rapide, per me necessarie:
1. Non ho il tempo materiale per occuparmi di decine e decine di spedizioni, quindi vi chiedo un minimo di 3 romanzi a spedizione. Se possibile 5.
2. Il prezzo: 50% nel caso in cui siano in perfette condizioni (spesso sono intonsi, perché omaggio). In ogni caso, la lista non specifica le loro condizioni. Ne parliamo nei singoli casi. Potete essere sicuri di una cosa, però: se sono cartonati, sono in perfette condizioni. Tratto bene i libri e l'unica cosa che può essere rovinata è il dorso, piegato mentre leggevo.
3. Nel caso in cui il romanzo sia abbastanza rovinato, ve lo tiro dietro! :) E' possibile che ve lo regali proprio, basta che venga inserito in un pacchetto che ne contenga altri.
4. Le spese di spedizione sono a vostro carico. Personalmente penso di spedirli tutti tramite posta ordinaria. Se avete altre preferenze, se ne può discutere.

La lista va considerata "in divenire".
Aggiungerò romanzi strada facendo, perché sto ancora lavorando alla libreria (a detrimento della prima stesura del Secretum, ma, del resto, non posso aspettare il giorno dell'espatrio per muovermi). A proposito, sarò in Italia fino a Natale sicuramente. Poi me ne andrò per qualche mese in Venezuela e, quindi, non potrò occuparmi di spedire alcunché. Ma al mio ritorno potrò (anche se sarò sommerso di cose da fare). Il mio consiglio, se vi interessa qualche romanzo, è di contattarmi il prima possibile.
Chiunque di voi abiti a Trieste, è il benvenuto in casa mia! I libri sono qui a sua disposizione. E magari ci facciamo una bella chiacchierata sul Fantasy.
Nel caso in cui vediate che possiedo un autore, ma che manca qualche romanzo, chiedetemi pure di controllare se per caso ho il romanzo mancante (ad esempio in lista ci sono soltanto due romanzi di una trilogia): è possibile che non sia ancora arrivato all'ultimo strato. Per lo stesso motivo, però, preferirei vendere trilogie intere, per non "spaiare" i romanzi e ritrovarmi con copie che da sole sarebbero difficilmente vendibili.

.: LA LISTA :.

(P) = paperback (copertina morbida, economica)
(C) = cartonato (copertina rigida con o senza sovraccoperta)

Altieri Alan D. - (tutti C) - Magdeburg, l’eretico / La furia / Il demone

Audley Anselm - (tutti C) Eresia / Inquisizione

Awilson Richard - (tutti P) - La città delle ombre / La città di Tantras / La città degli abissi

Berberick Nancy Varian - (P) La leggenda della Stormblade

BeuSeigneur James - (C) A sua immagine

Della Corte Marco - (P) Trenta giorni

• Eddings David & Leigh - (C) Belgarath il mago

Evangelisti Valerio - (P) Metallo urlante

Feist Raymond E. - (P) L’artiglio del falco d’argento

Folsom Allan - (C) L’esule

Gabaldon Diana - (tutti C) - La croce di fuoco / Vessilli di guerra / Tamburi d’autunno / Passione oltre il tempo

Gaiman Neil - (P) American Gods

Goodkind Terry - (C) L’assedio delle tenebre / (C) La profezia del mago

Hamilton Laurell K. - (C) Luna nera

Herbert Frank - (P) Progetto 40

Jordan Robert - (tutti P) - The Eye of the World / The Dragon Reborn / The Great Hunt

King Stephen - (P) L’ultimo cavaliere / (P) La chiamata dei tre / (P) Terre desolate / (P) La sfera del buio / (C) I lupi del Calla / (C) La canzone di Susannah

Knaak Richard - (P) La leggenda di Huma

Kurtz & Harris - (tutti P) - La loggia del lince / Il cerchio dei dodici

La Bibbia - (ed. Piemme) (C) Testo ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana

Llywelyn Morgan - (C) Il leone d’Irlanda

Marco John - (P) Il grande intrigo

Martin George R. R. - (tutti C) - Il grande inverno / Il trono di spade / Il regno dei lupi / La regina dei Draghi / Tempesta di spade / I fiumi della guerra / Il portale delle tenebre / Il dominio della regina

Nerozzi Gianfranco - (P) In fondo al nero

Novel Fabio - (P) Scatole siamesi

Pratchett Terry - (tutti P) - Il colore della magia / A me le guardie

Rice Anne - (C) Taltos il ritorno

Robb J. D. - (C) Codice cinque

Rowley Christopher - (P) Guerra per l’eternità

Salvatore R. A. - (tutti P) Il dilemma di Drizzt / La fuga di Drizzt / L’esilio di Drizzt / Le lande di ghiaccio / Le lande d’argento / Le lande di fuoco / Il risveglio del demone / Lo spirito del demone /

Scott Manda - (C) Il sogno della regina

Sprague De Camp L. - (P) L’abisso del passato

Stroud Johnathan - (C) L’amuleto di Samarcanda / (C) L’occho del Golem

Suzuki Koji - (tutti C) - Ring - Loop - Spiral

Troisi Licia - (C) Nihal della Terra del Vento (1)

Turtledove Harry - (tutti C) - La legione perduta / Le daghe della legione / Un imparatore per la legione / La legione di Videssos

Urania - (P) Millemondi estate 1996 / (P) Millemondi primavera 1996

Weis & Hickman - (tutti P) - Il ciclo di Darksword / Il destino dei gemelli / La guerra dei gemelli / La sfida dei gemelli / I draghi del crepuscolo d’autunno / I draghi della notte d’inverno / I draghi dell’alba di primavera

Williams - (P) La leggenda del Weasel

Wright John C. - (tutti P) - L’età dell’oro / Phoenix

Zelazny Roger - (P) Signore di luce

Zimmer M. Bradley - (tutti P) - Le nebbie di Avalon / Il giglio nero / La signora delle tempeste / La giustizia delle spade

Zimmer M. Bradley - (tutti C) - L’erede / Attacco a Darkover / La caduta di Neskaya

Zudda Gianluigi - (P) Il volo dell’angelo

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30 ottobre 2009

Ma non sarà che...

...il Fantasy per ragazzi non esiste? Non sarà proprio questo il tranello in cui sono caduti gli editori?
Voglio dire, quando io mi appassionai al genere - finendo per regalare un bel po' del denaro che ho guadagnato a librai, editori e autori - lessi il Tolkien de "Lo Hobbit" e de "Il Signore degli Anelli". Poi passai a Terry Brooks, che rinsaldò la mia passione. Romanzi per yound adults quelli? Decisamente no, per un pubblico adulto. Eppure ero nel pieno della "teen-age". (Tutto ciò accadde tra i tredici e i quindici anni.)

Un genio io? O, peggio, involute le nuove generazioni?
Non ci credo.
Ci sono un sacco di cose che ti vengono spacciate per verità, con la forza dell'evidenza. Ma l'evidenza a me fa sempre storcere il naso. Dietro qualcosa di evidente si nasconde sempre un tranello. La realtà, la vita, non è mai nera o bianca. L'idea netta, le certezze, sono veleno per la nostra mente. Non c'è altra vita intelligente nell'Universo, mi si diceva. Non riuscivo a crederci: sarebbe stato "uno spreco di spazio". Non esistono buoni scrittori di Fantasy in Italia, mi si diceva sempre. Non si trovano, è come cercare un ago in un pagliaio. E io non ci credevo, mi sembrava assurdo. Ora mi si vuole dire che i ragazzi vogliono romanzi-porcata, zeppi d'incongruenze, di inverosimiglianze, scritti male, lacunosi in molti modi, perché quello è ciò che gli piace leggere. Non ci credo.
Così mi siedo sulla riva del fiume e aspetto che passi il cadavere del mio nemico.
Chi è? A voi la risposta, ma sappiate che il suo volto è mutevole.

Ho sempre ritenuto che i miei Fantasy siano rivolti agli adulti. Ma mi rendo conto soltanto ora che il mio concetto di "adulto" è qualcosa di completamente difforme rispetto a ciò che si va blaterando in giro, specie quando penso ai lettori. "Adulto", per me, è anche il teenager che cerca profondità in un Fantasy e che, soprattutto e sicuramente senza la minima difficoltà, la riconosce nei "Fantasy adulti".
Trattare il prossimo come se fosse inferiore a te non porta mai a nulla di buono.

Sono fermamente convinto che "Il giorno dopo" sarà per tutti gli adulti italiani che sono appassionati di Fantasy, abbiano essi trenta, cinquanta o tredici anni. E sono sicuro che piacerà a molti di loro.
Non esistono vie segrete per arrivare al lettore: basta considerarlo intelligente e sensibile tanto quanto te.
L'unica via, sempre la solita, è guardare ai giovani come al nostro futuro. Comincio ad avere un'età in cui un teenager per me è il futuro: abbiamo vent'anni di differenza. Ho vissuto il doppio dei suoi anni. Eppure io mi rivolgo anche a lui, con i miei scritti, rifiutando nel contempo l'etichetta di "romanzo per ragazzi".
La constatazione non mi sorprende, in fondo, né mi fa cambiare modo di scrivere. Io sono io e devo a qualsiasi lettore sincerità.

Del resto, mi dico, chi più di uno scrittore deve amare il futuro?

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29 ottobre 2009

Luca Centi - Il silenzio di Lenth

Dal momento che sono troppo impegnato per scrivere una nuova considerazione e che non sono ancora riuscito a domare il nuovo Dreamweaver (il vecchio codice del mio sito, per qualche motivo, gli sta sulle scatole!), ho deciso di pubblicare direttamente qui, per la prima volta, una recensione. Era già scritta da qualche tempo.


La recensione

“Freeway” è una collana della Piemme rivolta ai ragazzi, quegli young adults che negli ultimi anni tanto vengono presi di mira dai reparti marketing e commerciali delle case editrici – e non solo – del mondo. Tuttavia non ho alcuna intenzione di recensire Il silenzio di Lenth in quest’ottica riduttiva: sono adulto e la mia opinione non può che essere quella di un adulto. Non esiste un’altra possibilità. Tener conto del”target” dichiarato lo possono fare le testate giornalistiche che recensiscono romanzi. A me non interessa.
Il mio scansare come posso le etichette nel caso del romanzo di Luca Centi è ancora più giustificato: a me il testo non sembra affatto destinato ai soli ragazzi. Non è un trattato filosofico per soli filosofi d’esperienza, ma affronta tematiche adulte.
Più che infastidito dall’uso di termini anglosassoni – scusatemi – vengo subito al punto: il romanzo mi è piaciuto soltanto in parte. Leggete la mia frase in senso letterale: ci sono intere parti che non mi sono piaciute o che non mi hanno convinto, altre (anch’esse prese integralmente) che invece mi hanno convinto e spinto, alla fine, a terminare la lettura.
Il romanzo, comunque, genera numerose riflessioni, ma non è possibile affrontarle senza anticipare qualcosa della vicenda. Quindi, chiunque voglia continuare a leggere, sia avvisato: ci sono piccole anticipazioni.

Cominciamo dall’inizio, com’è buona prassi. Alla prima parte del romanzo, che si svolge nel nostro mondo, do una sufficienza. La lettura è interessante, ma troppo frammentaria. I continui cambi di scena, l’insistere in modo a volte poco elegante sul “non detto”, la caratterizzazione non ottimale dei personaggi mi hanno confuso. Non sono un tipo di lettore che si perde facilmente, ma a freddo posso dire che l’inizio di questo romanzo non m’ha fatto un’impressione molto positiva. Nemmeno negativa, però: resta un antefatto interessante e piuttosto originale. In sintesi m’ha incuriosito, ma ho faticato ad apprezzarla.
Poi, da un capitolo all’altro, veniamo sputati nel mondo di Lenth, che ricalca a grandi linee (con le sue originalità) i classici mondi fantasy: ha un’impronta medievale, è presente una certa dose di magia e perfino alcuni dei. L’accento sulla spiritualità dei personaggi e sulle pratiche religiose diviene subito il cardine attorno al quale l’azione si muove. M’è piaciuto, ma inizio a essere difficile di gusti anche su questo fronte, a causa o grazie alla lettura dei Malazan Book of the Fallen – in cui la religiosità e la spiritualità vengono approfonditi in modo esemplare. (Steven Erikson è il mio nuovo metro di paragone, cioè è il 9 nel voto finale.)
Nonostante le mie altre esperienze di lettura, questa parte del romanzo a me è piaciuta nella sua linearità: equilibrata, affronta con un certo rigore la vicenda, anche se a tratti i (nuovi) personaggi continuano ad avere problemi di spessore (la caratterizzazione è migliore che nella prima parte, ma alcuni personaggi si fatica a ricordarli e con il girare delle pagine rischiano di diventare dei semplici nomi con un obiettivo tra parentesi, anziché ricordare al lettore una persona – cosa che invece dovrebbe avvenire). In ogni caso, l’autore è riuscito a rendere credibile la realtà dei paesi (dediti a specifici ordini e, quindi, adoranti singoli dei), in pratica costituita da villaggi isolati e popolati da “timorati di Dio” – mi si passi il termine, essendo le divinità di concezione pagana. Almeno, questo è ciò che io ho immaginato.
A proposito di immaginazione, passo a quella che considero la parte che prometteva di più e ha mantenuto di meno. La “terza parte”, quella che porta i personaggi fuori dalle realtà dei villaggi, nel mondo che non conoscono e che temono, aveva tutto il potenziale per dare al me-lettore grandi soddisfazioni. Purtroppo, e me ne sono reso conto quasi subito, il narratore s’è perso, nonostante fino a quel momento avesse dato prova di lucidità. La narrazione si fa sincopata, perde ritmo; diventa semplicemente veloce... il che non è la stessa cosa di scorrevole.
Vado a capo e affronto un punto spinoso: le descrizioni (ovvero sia la comunicazione, la rappresentazione dell’ambientazione).
Dove sono le descrizioni?
Abbiamo di fronte un intero, nuovo mondo, ma non c’è dato modo di vederlo (se non raramente e con sguardi fugaci, superficiali). Ho dovuto letteralmente resistere alla frustrazione di non sapere dove si svolgesse l’azione, ottenendo informazioni insufficienti. In linea di massima ritengo questa mancanza oggettiva (potrei sbagliarmi, ma vi ho pensato a lungo). Ora, la cosa m’era già successa con Licia Troisi, leggendo il suo romanzo d’esordio (anche se in quel caso la sensazione di spaesamento era maggiore, perché le pecche della narrazione erano molte, non soltanto descrittive).
Mi s’intenda: quanto sto dicendo non è un particolare tecnico irrilevante, da “specialisti” del genere. È una mancanza grave. Qualcuno potrebbe spiegare agli editor che non esiste fantasy se non esiste il sense of wonder? Traduciamolo: il senso del meraviglioso – che non è il gusto per il bizzarro, né l’incaponirsi a elencare migliaia di dettagli paesaggistici, soffocando il ritmo della narrazione. Il sense of wonder è semplicemente il sano gusto dell’esploratore, intimamente legato alla curiosità e alla voglia di scoprire “il nuovo”. E che senso ha creare un nuovo mondo, mi chiedo io, se poi non lo si mostra al lettore?
Un nuovo mondo, se è il luogo in cui si svolge la storia, è la prima cosa che il lettore vuole conoscere, prima ancora di sapere cosa succederà. L’ambientazione è una premessa e un contorno, cioè non può essere più importante dei personaggi e della storia. Ma resta una premessa doverosa e un contorno fondamentale, almeno per quanto riguarda il Fantasy.
Ciò detto, non me la sento di puntare il dito contro Luca Centi. Anche perché il romanzo è bizzarro: dimostra capacità “per parti”, come ho già accennato. La cosa non ha senso, il che mi fa pensare a una sola possibilità che causi questo strano effetto “quattro mani e due teste”. Ho la netta, spiacevolissima impressione che quando si comincia a parlare di ragazzi, degli young adults, gli editor e gli editori siano ossessionati dalla fruibilità dei contenuti, anziché perseguire la necessaria sintesi. E la ricerca del semplice scade nel semplicistico.
Capiamoci: scrivere bene non è tagliare per avere di meno, ma mettere tutto ciò che serve sintetizzando.
La mia impressione è che certi stacchi siano tagli bell’e buoni. Sono incappato in scalini fin troppo evidenti tra un paragrafo e l’altro: era impossibile non inciampare. Sta di fatto che nella parte centrale del romanzo la qualità narrativa è scesa sotto la sufficienza, in controtendenza rispetto al resto del romanzo (primo motivo che mi fa pensare non sia l’autore la causa di questo calo). Purtroppo, va detto, questa “terza parte” è la parte più lunga del romanzo e pesa sul giudizio finale (nota: sono io che suddivido così il romanzo).
Tutto ciò per dire: «Che peccato!» L’ambientazione è studiata, lo si capisce dal modo in cui danno risposte i personaggi che possono dare risposte (eh?). Tutto combacia, almeno ai miei occhi (senza star lì ad analizzare il capello, cioè). E far combaciare i dettagli prova l’impegno di Luca Centi nel costruire una storia attorno a un’ambientazione di spessore. Nelle poche concessioni descrittive, infatti, si percepisce che l’autore ne ha una visione chiara (il che non è scontato, come non è scontato che riesca a trasferire questa chiarezza nel testo, vero). Da qui ulteriori sospetti: è vero che si idea dieci per inserire due, tre, al massimo quattro nel testo del proprio romanzo. Ma inserire zero virgola cinque sembra una scelta imposta dall’alto. Se così non è, e io mi sbaglio, Luca Centi non ama a sufficienza il mondo che ha creato... E questo sarebbe un brutto campanello d’allarme.
L’ultima parte m’ha risollevato il morale e, in un certo senso, m’ha anche confermato che qualcosa dev’essere successo nella parte centrale: gli ultimi tre capitoli sono ottimi, i migliori del romanzo a mio avviso. Sono ciò che sarebbe dovuto essere tutto il resto: dicono in modo sintetico, ma senza dare la sensazione al lettore di una certa fretta espositiva, senza lasciarlo in preda alla confusione e lasciandogli godere l’intreccio al giusto ritmo, circondato e coccolato dai particolari necessari, girando attorno a pochi personaggi ben delineati e credibili.

Certo, è difficile che un’opera d’esordio sia equilibrata in ogni sua parte. Questo, però, non può essere un pensiero che condiziona il giudizio finale: se il romanzo è in libreria e si spendono soldi per comprarlo – come per tutti gli altri romanzi, s’intenda –, il lettore non può che giudicare ciò che legge. Non si può pensare all’autore, agli editor che hanno dei target, a un’opera d’esordio o alla tendenza del mercato. Si legge e basta.
Il romanzo di Luca Centi è un buon esordio, originale nel modo di porsi. Vi sono però alcune pesanti pecche tecniche, che risaltano ancora più quando ci si rende conto che l’autore sa scrivere in modo scorrevole, piacevole e non banale. L’autore ha un buon stile. Peccato che il buon stile deve poi piegarsi a raccontare in modo appropriato tutto ciò che dev’essere raccontato, evitando che il lettore si perda tra le parole e... perda interesse.

Voto 5

La parte centrale mi ha davvero irritato (stavo per abbandonare la lettura): non era onesta col lettore, giocava con lui come fa il gatto con il topo e questo, si sia ragazzi o adulti, non è giusto. Poi, l’impressione è che ci sia lo zampino di qualcuno “esterno”, ma non conta: non posso che dare un’insufficienza al romanzo.
Nel contempo dico a chiare lettere che, secondo me, Luca Centi ha tutte le carte in regola per riuscire laddove molti in Italia e all’Estero hanno fallito: scrivere un fantasy originale rivisitando (in questo il prosieguo della trilogia avrà qualcosa da dire, ne sono certo). Escludendo le questioni tecniche, Il silenzio di Lenth è già un esordio di valore.

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10 ottobre 2009

Le fondamenta

Un'altra questione, all'interno della discussione su il Fantasy scritto da italiani, ma che va applicata alla narrativa di genere tutta, italiana e straniera, è quella dell'onestà intellettuale.

La percezione di un romanzo da parte dei lettori, qualcuno diceva, è spesso ristretta per colpa di una buona dose di ignoranza - quasi sempre non si conosce affatto il Fantasy, ma spesso ci si mette di mezzo anche l'ignoranza in senso lato. Le librerie sono diventati supermercati e, in percentuale, pochi sono coloro che vi si muovono con cognizione di causa, da lettori appassionati e assidui. E in questo quadro i best-seller, i romanzi che scorrono più facilmente verso l'epilogo (e che di frequente non hanno altri meriti), sono quelli che diventano metro di paragone non soltanto per i lettori, ma anche per gli editori, che finiscono per imporre uno "standard stilistico" angusto, perché è quello che vende.
D'accordo, opinioni sacrosante, in cui mi ci ritrovo. E come non abbassare il capo per lo sconforto leggendo i dati di lettura in Italia: i lettori sono pochi e sembra che di questo andamento negativo del mercato del libro gli editori vogliano soltanto lagnarsi, senza prendersi le responsabilità che hanno. È sotto gli occhi di chiunque segua con un certa attenzione il mercato del libro che questo sistema non funziona. Così continuando, finirà come la finanza mondiale: crollerà con il suo mercato. (E adesso ci si mette pure la pirateria: contrariamente ai musicisti, gli scrittori non fanno concerti con cui guadagnarsi da vivere. Ma come dare torto ai lettori-pirata, quando vengono bombardati da porcherie nove volte su dieci? C'è da riflettere tutti assieme. Personalmente, li seguo con un vivo interesse, perché spesso hanno una nuova visione del mondo che mi colpisce, quando non sono mossi dal mero, facile e accattivante gusto del "gratis".)

Ma oggi voglio soltanto partire da tutto questo, considerando anche la pirateria (il mio "La Rocca dei Silenzi" è facilmente scaricabile in PDF - ed è perfetto, ho controllato, pensando: "Se lo devono leggere senza pagare, mi sta bene, purché leggano il testo originale, senza che sia infarcito da errori OCR, con corsivi saltati, eccetera. Almeno da questo punto di vista sono soddisfatto).

A monte di tutto questo, come fondamenta necessarie per sperare in una crescita del Fantasy in Italia anche per gli scrittori italiani, c'è l'onestà intellettuale. È ora di finirla di dare credito a opere che prendono in giro il lettore, certo - e in questo c'è una responsabilità degli editori - ma sono soprattutto gli autori che devono smetterla di proporre agli editori simili porcherie, che con un semplice editing non possono elevarsi più di tanto dalla triste condizione in cui vengono proposti.
Lo scrittore deve avere ben chiaro cosa vuole fare, nel pieno rispetto dei lettori, e impegnarsi a fondo per produrre un testo onesto. Non importa se si prefigge di intrattenere e basta o se, invece, è più ambizioso. Ciò che importa è che il testo sia onesto, non usi trucchi da strapazzo, se non apertamente e per il divertimento di autore e lettore. Non deve mascherarsi da capolavoro, quando nelle intenzioni vuole semplicemente divertire. Non deve considerarsi letteratura, superiore a romanzi che non dovrebbe nemmeno permettersi di citare, quando il suo obiettivo è vendere il più possibile, raggiungere ricchezza e fama. C'è un limite alla supponenza.
L'umiltà in questo Paese s'è persa. Non voglio scadere nel politico - perché purtroppo la Politica, in Italia, ha perso l'iniziale maiuscola - ma è molto facile notare come in qualsiasi ambiente e disciplina ci siano orde di giovanotti convinti che basta fare una cosa per essere riconosciuti Maestri e volere successo e fama al primo colpo.

Il processo della scrittura implica molto. L'onestà intellettuale è la forza che regola l'intero processo: senza, lo scrittore non esiste. Ribadisco, il concetto non è che si debba produrre forzatamente qualcosa di letterario, profondo, filosofico e mettiamoci tutto ciò cui ambiamo; il concetto è non spacciarsi per ciò che non si è, ponderando la propria situazione, non mentirsi. Una lucida onestà è fondamentale in quest'arte, perché senza non si cresce. Come nella vita.

Soltanto quando si sa, con lucidità e dopo avervi lavorato sodo, che il proprio testo è davvero onesto, si può pretendere altrettanta onestà dagli editori e, poi, dai lettori. Il concetto è molto semplice, secondo me: il mercato del libro e i lettori esistono perché esistono scrittori. Come si può credere che l'andamento negativo migliori, se il primo attore dello spettacolo è disonesto con il pubblico cui vuole rivolgere la sua opera?

Questo discorso non vuole elevarmi dalla massa. Non mi considero arrivato, né considero di aver fatto molto bene. Come ho scritto, m'infilo nel secondo gruppo, conscio che devo migliorarmi ancora molto. Ma in quel gruppo sto, lo dico senza presunzione, ma per consapevolezza acquisita col sudore (ribadendo che devo sudare ancora molto), perché sono onesto, come tutti gli altri autori che mi fanno compagnia.
Resta il fatto che il primo dovere di un autore è criticare se stesso. E che, a mio avviso, se l'autocritica fosse diffusa in Italia, non assisteremmo allo scempio del Fantasy cui assistiamo troppe volte. Scempio che crea soltanto i presupposti per mettere radici nella fottuta nicchia e restarci fino alla morte della propria fantasia.

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23 settembre 2009

Pazientate

Anzitutto sto scrivendo.
Il Secretum procede bene, anche se più lentamente di quanto vorrei. Ho superato la metà. 340 pagine scritte finora. 22 capitoli ultimati, ancora dai 13 ai 15 da scrivere. La storia fluisce senza grossi intoppi, ma è difficile da scrivere. E tanto ricca che perdercisi è un rischio in cui posso incappare a ogni angolo. Quindi, in sintesi, sono molto concentrato sul romanzo.

In seconda battuta, sto elaborando un pensiero che vorrei mettere per iscritto entro la settimana e su cui c'è molto da dire. Del resto m'ha colpito una discussione letta altrove: se vogliamo parlare di scrittura, prima dobbiamo parlare di lettura.
Datemi un po' di tempo. Poi mi ci rituffo.

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24 agosto 2009

Interviste Inedite - Mariateresa "meloth" Cermola

Anzitutto, Mariateresa, presenta la tua persona.

Sono una ragazza di 18 anni che quest'anno frequenterà il terzo anno di liceo classico. Adoro il fantasy, soprattutto il sottogenere epic fantasy, con numerose riserve riguardo il weird. Non disdegno gli altri generi letterari, infatti ho letto di tutto. Amo recitare e scrivere, infatti voglio diventare una brava attrice e una brava scrittrice. Nutro una grande passione verso la cultura dei popoli nordici, specie per i celti e i normanni, e sto imparando il gallese e il gaelico. Ho un carattere piuttosto difficile, orgoglioso e ribelle ma anche umile. Sono molto curiosa ma stento a fare facilmente amicizia perchè sono anche estremamente sensibile. La mia fiducia una volta persa non è più riconquistabile. Tuttavia, chi ha la fortuna di conquistare il mio affetto avrà sempre il mio appoggio.

Ora, dato che sei un’autrice, presenta il tuo essere scrittrice.

Per me essere scrittrice ha sempre significato essere diversa. Questo all'inizio mi ha creato molto dolore. Nessuno capiva il mio modo strano di guardare al mondo, così diverso dalle convenzioni sociali che hanno di solito gli adolescenti. Se poi si scrive fantasy, e si crede fermamente che ciò che si scrive è reale, la stranezza sfiora la pazzia. Solo il mostrare ai lettori il mio mondo immaginario, che poi rispecchia la mia visione del mondo, mi consola. Poter essere la madre di tante creature e tante terre è difficile ma confortante al tempo stesso. Ma è un amore che richiede sacrificio. Perchè un figlio rimane in ogni caso un figlio per la propria madre anche se ha molti difetti, ma questo non significa che va lasciato a se stesso senza educazione. Un libro, per essere buono, va educato ovvero scritto bene.

Questo significa che gli unici interlocutori possibili, quando vuoi parlare di Fantasy e di scrittura, li trovi in Internet?

Non solo in internet. La mia migliore amica, Sara, è appassionata come me e scrive anche lei. Ci scambiamo spesso opinioni. Lei ha una fervida immaginazione, che a me spesso manca, e mi dona consigli preziosi su come creare. Io ho qualche nozione di tecnica in più e gliela mostro volentieri. Uno scambio di opinioni e conoscenze, come vorrei che fosse nel mondo. Al di là di età e tempo.

Hai avuto un’esperienza di pubblicazione a pagamento. Puoi raccontarci com’è andata e cosa ne hai tratto?

Ho pubblicato a pagamento circa 3 anni fa. Non è stata una bella esperienza, ma sono felice di averla fatta. Mi ha aperto gli occhi su molte cose. Avevo finito da molto tempo la mia prima trilogia, ma sentivo già che non mi apparteneva. Era nata come opera ispirata a Tolkien, nel cui mondo mi rifuggiavo spesso cercando un rimedio all'amarezza della mia solitudine. Purtroppo il mondo di cui avevo scritto era lo stesso nel quale mi rifuggiavo. Opera di un altro, non mia. Ma la casa editrice a pagamento, Edizioni Universitarie Romane, mi rassicurò su ciò che avevo scritto. Non sapevo nulla degli editor, nè che esistevano case editrici non a pagamento. Decisi di tentare, seppur con riluttanza. Quando mi resi conto di aver sbagliato era troppo tardi. Il libro era già in circolazione e le prime critiche erano tutte negative. Tuttavia compresi di poter cambiare e migliorare. Avevo questa volontà dentro di me, il desiderio di creare qualcosa di mio e farlo nella maniera più adeguata. L'esperienza negativa mi ha fatto prendere coscienza dei miei errori e mi ha dato la forza per andare avanti.

Consiglieresti l’esperienza “a pagamento” agli altri autori inediti?

Mai. Purtroppo a pagamento si pubblica qualsiasi tipo di scritto senza darne una buona valutazione.

Stai scrivendo qualcosa?

Sto scrivendo La sacerdotessa di Irminsul, il primo romanzo di una pentalogia intitolata Una ragazza speciale. Dovrei classificarlo come High fantasy, per la presenza di un universo parallelo piuttosto vasto e la dicotomia tra bene e male, ma ho mischiato vari elementi dell'heroic fantasy e dell'epic fantasy. La storia è ambientata a Isgard, un mondo parallelo al nostro che ha la stessa conformazione dell'Inghilterra dove vive la protagonista Rose. C'è un pizzico di elemento potteriano come le scuole dove si impara la magia, anche se la magia nel mio libro è intesa come arte al suo massimo livello espressivo. Rose scopre di essere una strega da uno strano individuo e decide di abbandonare il mondo che odia per quello nuovo. Ma, a differenza di Harry Potter, non sarà mai veramente una strega. Non sa fare magie, si sente diversa dagli altri esseri che popolano questo mondo. Una debole creatura conscia della sua insignificanza e della sua impotenza in un mondo tanto vasto. E forse proprio per questo tanto forte e coraggiosa. Conoscere i propri limiti è il primo passo per affrontare gli ostacoli della vita.

Cos’è la scrittura, per te? In che modo la vivi? Quale fine ti proponi, se ve n’è uno?

La scrittura per me è, come diceva Oscar Wilde e tutta la corrente dell'estetismo, lo stato più nobile al quale si eleva l'animo umano. Del resto, è ciò che ci distingue propriamente dagli altri esseri viventi. La capacità di creare con le parole nuove realtà che sono il riflesso del mondo che ci circonda reinterpretato tramite i nostri occhi. E la scrittura è meravigliosa proprio perchè ogni mente vede, pensa e crea in modo particolare e unico. Ma per fare questo bisogna avere molta pazienza e molta forza. Io vivo la scrittura come un'arte, ma soprattutto come una conoscenza che va conquistata di continuo. Per poter creare e non solo imitare, si deve continuamente cercare, interrogarsi, esplorare. Senza aver paura di uscire dal proprio guscio protettivo. Anche se le verità nuove che si scoprono possono fare molto male. E il fine vero della scrittura è essenzialmente comunicare nuove verità, non assolute, ma parte dell'assoluto. Nuovi punti di vista, nuove prospettive. Lo si può fare con un semplice personaggio, con una storia intera, con un saggio. Sono modi diversi per esprimere lo stesso contenuto.

Senti di dire qualcosa a chi scrive?

Nel mio piccolo posso dire a chi scrive di leggere libri di diverso genere e diversa trama e non smettere mai di cercare il confronto tra opinioni diverse. Senza tralasciare ovviamente il gusto personale. Inoltre, l'arte della scrittura va continuamente affinata. La tecnica è utilissima per sprigionare al meglio tutte le potenzialità che la storia contiene. Seguire i consigli dei manuali di scrittura creativa è un ottimo modo per migliorarsi. Ovviamente dopo ci vuole tanto esercizio, così tanto da far venire le veschiche alle mani.

Quali manuali di scrittura creativa hai letto e ti senti di consigliare?

Ho seguito il corso in dvd e rivista di Scrivere, tenuto da Alessandro Baricco della scuola Holden e con i consigli di molti autori e saggisti italiani(Alessandro Pallavicini in primis). Non parla di nessun genere in particolare, ma spiega come creare un buon incipit e le tecniche di scrittura più efficaci. Di recente ho seguito anche il corso di Telanera, che offre consigli su quando scrivere e come passare dall'idea mentale a quella impressa sulla carta. Ho dato anche uno sguardo a On writing di Stephen King, una versione su internet, ma non mi sono trovata d'accordo su alcune cose da lui affermate. Frequento inoltre Forum XII, la sezione scrittura creativa, dove intervengono anche autori per dare consigli. Come vedi è poco materiale, ma credo buono. Per lo meno mi ha aiutata a migliorare con le sue piccole ma essenziali regole. Il resto lo trovo nei libri che leggo. Un libro scritto bene è il migliore esempio che esista al mondo per scrivere bene

Parliamo di Fantasy: il panorama attuale è piuttosto movimentato – cosa dovuta a vari fattori, come ormai è risaputo. È un genere che non conosce pausa, che si autoalimenta, che si evolve di continuo. Qual è la tua visione del Fantasy attuale?

Purtroppo la mia visione del fantasy attuale non è del tutto rosea. Vedo sempre più editori che, vedendo il richiamo mediatico di tale genere portato in auge soprattutto dal cinema, puntano su romanzi anche di scarsa qualità pur di soddisfare le richieste del pubblico. Pubblico per la maggior parte ignorante del genere e anche della buona letteratura, quindi poco avvezzo alla lettura in generale. Il fantasy si adatta sempre di più a determinate convenzioni sociali divise a fasce. C'è il fantasy young adoults per adolescenti, con protagonisti giovani in cerca di avventure e quello per adulti che punta o sulla violenza o sul sesso. Manca il fantasy dedicato ai giovanissimi. Spesso, per comodità, il fantasy per giovani è propinato anche ai ragazzini e i bambini leggono poco. Dovrebbero leggere fiabe o favole, volendo seguire la logica del mercato. Ma io credo ancora nelle parole del saggio C.S. Lewis: Se una storia è bella, lo è sia per un bambino di 10 anni che per un uomo di 40. Forse la verità è che tutta la società sta attraversando una proggressiva crisi dei valori che la porta verso il declino, e questo si riflette anche nella letteratura.

In questa visione tutt’altro che rosea, quali sono gli autori che hai apprezzato di più?

Di autori attuali, nonostante diverse riserve, ho apprezzato Christopher Paolini e Stephenie Meyer, pur con i suoi errori, non è male. Uno scrittore moderno è da considerarsi anche Neil Gaiman, che ho amato quanto Tolkien. E Tolkien è il mio scrittore preferito. Martin scrive molto bene, ma l'ho abbandonato dopo il primo libro, Il trono di spade. La sua visione del mondo non fa per me. Il gusto influisce molto sulla scelta dei libri, anche quando ci si sforza di fare esperienze nuove. Elisa Rosso, pur avendo prodotto un lavoro alquanto immaturo, la giudico migliore di molti altri scrittori giovanissimi. Ho apprezzato J.K. Rowling, pur divergendo in diversi punti sulla sua concezione di magia e sul mondo da lei creato. Lisa Tuttle è intrigante, anche se la scrittura è piuttosto piatta. Degli altri autori moderni non ho gradito nulla. Di Luca Centi non posso ancora esprimere un giudizio completo.

La domanda che sto per formularti è stata posta sin troppe volte agli adulti e troppo poco ai diretti interessati. Tu sei giovane: cosa ne pensi dell’attuale “fenomeno” dei baby-boom del Fantasy?

Io sono giovane, ma non penso bene dei miei colleghi giovani. Non per l'età, ma per la loro ingenuità. Credono di non avere nulla da imparare, e continuano a commettere gli stessi errori. Non vogliono maturare, migliorare facendo esperienza. Esperienza che prescinde dagli anni e dal tempo, come molti adulti invece ritengono. In proposito ho aperto una discussione sul mio blog Edhwenden, dal titolo Ma Leopardi era Leopardi. Mi veniva appunto detto che Leopardi ha scritto opere bellissime fin da giovane perchè era Leopardi, un grande genio. Ho risposto osservando che forse genio poteva anche esserlo, ma che passava ogni singola giornata davanti a "gli studi leggiadri" e "le sudate carte" declamate nella poesia A Silvia. La prima poesia, Morte di Ettore, la scrisse a 11 anni. Conoscendo bene i metodi di composizione sia italiani che della tradizione latina e greca. Per quanto talentuoso potesse essere, dubito che senza esercizio e studio sarebbe stato il grande letterato che tutti conosciamo. Nella vita le cose bisogna conquistarle con grande fatica, aprendo la mente e accogliendo tutto il sapere che il mondo ci offre. Ognuno di noi, nel proprio piccolo, a qualcosa di prezioso da insegnare al prossimo. Perchè ognuno di noi ha esperienze diverse.

Quello che io riscontro è una “corsa alla pubblicazione”. Comprensibile, ma non credi che il contatto con un editore dovrebbe aspettare la giusta maturazione dell’autore, tecnicamente parlando?

Ogni cosa al suo tempo. Come la frutta, che matura in stagioni e tempi diversi. Mai correre alla pubblicazione se si è indecisi sul lavoro svolto. Perchè vale la pena aspettare qualche altro mese o un anno e produrre un libro valido che gettarsi nel mondo dell'editoria con un prodotto scadente e magari senza conoscerne le regole. Io ho imparato a mie spese cosa vuol dire.

E ora, la conditio sine qua non, dato che ormai non si può parlare di Fantasy, in Italia, se non si parla del baby-boom e degli autori italiani. Dato che alcuni ne hai letti, a che punto sono gli autori italiani di Fantasy editi in italia, secondo te? Hai qualche suggerimento da dare loro?

Gli autori italiani di fantasy per la maggior parte sono partiti male, e continuano a procedere male. Parlo in generale, ovviamente. Ci sono anche autori, come Silvana de Mari e Gianluigi Zuddas, che mi hanno piacevolmente colpito. Ora sto leggendo il Silenzio di Lenth di Luca Centi, anche lui giovane, e nonostante diverse pecche trovo la storia un buon punto di partenza dal quale migliorarsi. Ho letto purtroppo più opere non valide che buone, il che spesso mi rende diffidente. Ma sto cercando di superare questa reazione. Non credo di essere abbastanza esperta per consigliare persone che hanno pubblicato e sono affermate, ma da appassionata di fantasy e di scrittura posso solo dire: ricercate. Il segreto è nel ricercare, come ho detto sopra, nell'apprendere quante più conoscenze è possibile riguardo il fantasy e la scrittura in generale. Poi sta all'autore mostrare le sue nuove realtà. Ma la tecnica è sempre importante. Come si potrebbe costruire una casa senza un buon proggetto?

Quindi, se capisco bene e volendo riassumere, ciò che tu vedi negli autori italiani è una diffusa carenza tecnica? E, se sì, cosa intendi per carenza tecnica?

Negli autori italiani c'è un'ignoranza di base riguardo le regole che servono per scrivere. Quindi si intende sia la tecnica, ovvero il modo nel quale esprimersi, sia la trattazione del contenuto. Non ci si documenta, si ignora il genere di cui si tratta, non si caratterizzano bene personaggi e ambiente. Lo stile è personale, ma occorre anche saper distinguere quando è il caso di usare uno stile più sciolto e quando invece si può usare uno più elaborato.

Grazie, Mariateresa, per averci detto come la pensi.

Sono sempre felice di discutere di fantasy e scrittura, pur avendo ancora molto da imparare.

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17 agosto 2009

Le Interviste Inedite

Con oggi inauguro un nuovo filone di blog-considerazioni: le "Interviste Inedite". Il motivo del nome è banale e intuibile: si tratta di interviste, da me realizzate, ad autori ancora inediti (tra i quali rientrano anche quelli che hanno pubblicato a pagamento, non importa con quale successo tra i lettori - chiunque volesse farsi avanti, deve soddisfare quest'unico requisito).

Essendo la prima intervista, spero di molte, lasciatemi partire con una premessa. (Vista la lunghezza della premessa, ho deciso di pubblicare la prima intervista tra alcuni giorni, anche per darvi modo di discutere e dire la vostra - magari dare ulteriori suggerimenti: sempre ben accetti! - su quanto state per leggere, qui sotto.)
L'idea, ma ormai lo sapete, nasce dalla frustrazione ingenerata dal leggere discussioni in cui il "muro contro muro" soffoca qualsiasi spunto costruttivo. Il modo in cui gli inediti vengono trattati, troppo spesso, fa suonare un primo campanello d'allarme: davvero non hanno nulla di interessante da dirci? Ebbene, m'è sembrato un buon inizio cominciare da un'autrice inedita, giovane, che in una di quelle discussioni è finita.

L'intervista verrà proposta sempre nella sua forma originale, senza correzioni di sorta da parte mia. Non ho tempo di rivedere testi altrui. In aggiunta, è semplicemente giusto che un autore curi le risposte di una propria intervista. Ognuno si deve prendere le proprie responsabilità, insomma (specie sui contenuti, più che sulla correttezza grammatico-sintattica - anche se, permettetemi, uno scrittore che sia tale ha sempre a cuore la forma dei propri scritti, anche se pubblicati in Rete). Come intervistatore, il mio unico dovere è curare le domande (che col tempo cambieranno. Essendo questa la prima intervista, i temi toccati sono quelli sulla punta delle dita di tutti e, volendo, un po' banali. La visione d'insieme migliorerà col tempo e immagino che, di conseguenza, miglioreranno anche le domande.)

Pubblicata on-line l'intervista, io sarò il Moderatore della discussione.
Non ammetterò polemica sterile. Non ammetterò maleducazione. Non ammetterò la presenza di chiunque infici il dialogo, in un qualsivoglia modo. Quest'iniziativa, che mi costa tempo, voglio scavi in ciò che di buono c'è in ognuno di noi (e c'è, perché io lo vedo già in rete in ognuno degli attori, anche se contaminato da mille e mille sciocchezze e rigidità). Il potenziale esiste e questo scontro continuo in rete lo annienta in modo poco lungimirante per tutti.
Nel contempo, sia chiaro che non vedo il mio blog come un'alternativa ad altri luoghi d'incontro on-line (i vari forum e i vari altri blog, ben più conosciuti del mio). Considerate questo blog un "luogo altro", una realtà deviata, in cui i "muro contro muro" non vengono tollerati e si rispetta chiunque venga nel rispetto, a qualsiasi "parrocchia" appartenga. Lo dico seriamente: non ho mai guardato in faccia nessuno, nemmeno quando in gioco c'era la mia pubblicazione. Figuratevi quando in campo c'è mera teoria e non anni di lavoro nell'ombra: chiunque si senta di intervenire rispettando il prossimo mi avrà al suo fianco, non importa di quale opinione sarà latore, non importa se non ci stiamo simpatici, se ci siamo scontrati in passato. Sarò un arbitro "super partes", pur se con la sua opinione in merito (cioè rivendico il diritto di dire la mia, ma sempre nel solco del rispetto di tutti). Naturalmente, perché un arbitro sia riconosciuto tale, dev'essere anche sindacabile: se sbaglierò in qualcosa, e mi verrà dimostrato, sarò pronto a tornare sui miei passi (cioè, nonostante sia casa mia, avrete tutto il diritto di criticare mie eventuali censure).
Diretta conseguenza dei concetti qui sopra - soprattutto di quello che il mio blog non è in concorrenza con niente e nessuno - vi invito a non pubblicizzare altrove l'iniziativa. Se volete pubblicizzarla, fatelo in modo mirato, direttamente con chi conoscete e di cui vi fidate, sapendo che può essere interessato e dare un contributo di qualità: contattatelo via e-mail, via sms, insomma in forma privata. Non mi è mai piaciuto il passaparola indiscriminato, che va a rompere le scatole in forum o blog altrui (diverso il discorso se i relativi "padroni" decidessero di pubblicizzare la cosa. Ma, sottolineo a scanso di equivoci, comunque non apprezzerei: le notizie date in pasto a chicchessia finiscono per coinvolgere persone a caso, spesso disinteressate, troppo spesso pronte a tutto pur di levarsi di dosso la noia...)
Pubblicizzare a destra e a manca l'iniziativa sarebbe deleterio, secondo me. Mi piacerebbe che il dialogo crescesse, ma che i partecipanti acquisiti fossero persone realmente interessate. Insomma: pochi, ma buoni. E se di più, che il numero cresca pure lentamente, ma bene.

Ciò detto, non ci saranno soltanto le Interviste Inedite. Tanto per cominciare ho intenzione di intervistare autori editi, anche qui con qualche "piccola novità" nel pensarle e redigerle. Ma ancora, le possibilità sono infinite: ho in mente altri tipi di blog-considerazioni, tutte volte a un unico scopo: creare un dibattito più civile e aperto sul Fantasy. Il dialogo diventerà interessante se la partecipazione sarà costruttiva. Il fine non è pubblicizzare chicchessia, tanto meno me stesso (dopo quattro anni di assenza dalle librerie, un quinto verso la conclusione e un sesto che, per ora, non vede ancora nulla di mio in previsione, potete ormai considerarmi un passato remoto). Il fine è parlare finalmente e una volta per tutte in modo costruttivo. Non pretendo di essere l'unico a farlo, né di avere lo Scettro della Verità in mano. Ma la rete, perlomeno i luoghi più conosciuti, offrono notevoli suggerimenti su cosa ci sia che non va nel dialogo, oggi. E' mia intenzione dare luogo e voce a qualsiasi persona o aspetto del Fantasy in Italia che non viene trattato con il dovuto rispetto per tutti gli attori coinvolti. Come, ad esempio, una ragazza inedita di 18 anni, da cui comincerò entro pochi giorni.

Ribadisco, siamo proprio sicuri che gli inediti non abbiano nulla di interessante da dirci?

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13 agosto 2009

La guerra del Fantasy

C'è una guerra che va avanti da un po' di tempo. Ne sono stato parte anche io, anche se non precisamente schierato (ma per saperlo bisognerebbe aver letto tutti i miei interventi in rete: troppi, non è possibile aspettarselo da nessuno). Ma sono stato preso di mira - del resto, scrivo anche Fantasy e Fantasy ho pubblicato sinora... - e quindi la mia posizione è apparsa "schierata".

Da oggi, invece, leggendo una discussione sul forum di Fantasy Magazine, ho deciso che parlerò ancora più chiaro che in passato. E, questa volta, con reale spirito costruttivo e, pur se riferendomi alla mia personale esperienza (dalla quale non posso prescindere), anche con un certo distacco.
Il distacco è ovvio: la mia posizione è unica. Scrivo e scrivo Fantasy da troppo tempo, ormai, per non avere una mia precisa idea di ciò che va fatto e di ciò che non va fatto (secondo me, senza pretendere che la mia Via sia quella di altri). La mia evoluzione è mia soltanto e nessuno può mettervi bocca. Commentare, criticare, elogiare e detrarre... tutto lecito: l'importante è non pretendere che io faccia mio pensiero ciò che è pensiero di altri. Ma, se di questioni generali si parla, se del modo di porsi e del modo di criticare in modo costruttivo si parla, allora sono pronto ad abbracciare qualsiasi argomento.
Ho sempre visto del buono anche nelle critiche più negative - non a me, in generale - e l'ho sempre affermato. Forse è venuta l'ora di analizzare il buono degli schieramenti in campo. Ah, be', per conto mio l'ho sempre fatto e continuo a farlo. Il dibattito in corso mi interessa ed è per questo dannato motivo che non riesco a staccarmene (come forse sarebbe più saggio).

C'è da costruire un movimento, giusto? Era il mio pallino iniziale, ho spinto io in questa direzione anni fa (non dubito che qualcun altro avesse tentato la stessa cosa in passato; semplicemente, se sì, non lo so - ai miei inizi non c'era più nessuno che ne parlava, questo è quanto). Sono sicuro che, però, gli schieramenti in lotta non riescono ad ammettere l'unica verità possibile: è dall'unione delle forze in campo che si può creare uno schieramento. Un po' come se, per fronteggiare un nemico sceso dal nord, potente, numeroso, i vecchi nemici si alleino: vi dice qualcosa? Altrimenti si va avanti così e non cambierà mai nulla. E' lampante: i punti di contatto ci sono, ma gli insulti reciproci posti nel mezzo annullano il loro indubbio potenziale.
Constato una realtà triste, che non esclude nessuno dei contendenti (diversamente, invece, se penso a chi sta nell'ombra): non c'è disponibilità vera e propria al dialogo. Gli esempi si sprecano. Le discussioni intavolate partono già da presupposti battaglieri (qualsiasi sia la parte che inizi la discussione). Ma, si sa, il dialogo costa più dello scontro, se la si guarda dal punto di vista dei condottieri. Certo è che le vittime, laggiù, sul campo di battaglia, dovrebbero contare qualcosa...
Fino a quando i condottieri non saranno disposti a dialogare sul serio, cioè ad abbandonare le armi e mettere in discussione sul serio le proprie idee, laggiù continuerà la strage.

Sapete chi si sta ammazzando, laggiù? I lettori, la loro ricchezza, guidati da condottieri troppo miopi per non vedere che a vincere la guerra non ce la faranno e otterranno, miseramente, soltanto di divenire più poveri.

I lettori non schierati, che leggono dall'esterno, sembrano non avere altra alternativa che schierarsi, se vogliono partecipare al dibattito. E questo a me sembra un evidente limite imposto alla libertà di giudizio e di pensiero. Per questo restano all'esterno. O, peggio, i lettori che subiscono tutto questo, semplicemente perché si affacciano al Fantasy senza esperienza di lettura alle spalle, che fine fanno? (Io una risposta me la sono data e, per quanto articolata, infine non è piacevole.)
Ai lettori, in fondo in fondo, c'è qualcuno che ci pensa davvero?

Fin qui una dichiarazione d'intenti.
Prima o poi passerò ai fatti scritti e inviterò le persone a parlarne qui, nel mio blog.

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07 agosto 2009

La descrizione - Steven Erikson docet

Tanto per parlare di descrizioni, fondamentali per il "sense of wonder" (componente fondamentale del fantastico in senso lato, a mio modo di vedere), dico che a me la lunghezza non dispiace, se ha un suo senso.
Steven Erikson è maestro anche in questo e proprio in questo temo sia irraggiungibile, perché è un archeologo acquisito sul campo, non soltanto sui testi. E la differenza c'è e si vede tutta: la sua è esperienza della realtà, non mero studio della realtà.

Da The Bonehunters
" Samar Dev studied the elongated, sinuous line of boulders on the ledge of bedrock below and to their left. Skins of grey and green lichen, clumps of skeletal dusty green moss, studded with red flowers, surrounding each stone, and beyond that deeper verdancy of another kind of moss, soft and sodden. On the path they walked the bedrock was scoured clean, the granite pink and raw, with layers falling away from edges in large, flat plates. Here and there, black lichen the texture of sharkskin spilled out from fissures and veins. She saw a deer antler lying discarded from some past rutting season, the tips of its tines gnawed by rodents, and was reminded how,in the natural world, nothing goes to waste.
   Dips in the high ground held stands of black spruce, as many dead as living, while more exposed sections of the bedrock low-lying juniper formed knee-high islands spreading branches over the stone, each island bordered by shrubs of blueberry and wintergreen. Jackpines stood as lone sentinels atop rises in the strangely folded, amorphous rock.
   Harsh and forbidding, this was a landscape that would never yield to human domination. If felt ancient in ways not matched by any place Samar Dev had seen before, not even by the wastelands of the Jhag Odhan. It was said that beneath every manner of surface on this world, whether sand or sea, floodplain or forest, there was solid rock, twisted and folded by unseen pressures. But here, all other possible surfaces had been scoured away, exposing the veined muscle itself. "

Con precisione tassonomica, quasi con pedanteria, in questa descrizione Erikson ci fa vedere il paesaggio come in una nitida fotografia a colori. Non soltanto ce lo fa vedere, ma con pochissime frasi ce lo fa vedere con gli occhi del personaggio in questione (Samar Dev). Qui, però, si mescola la cultura del personaggio con quella dell'autore. Le frasi chiave, che danno un senso a tutte queste righe di descrizione, rendendole infine degne di essere lette, sono secondo me le ultime due - dopo le quali, immancabilmente, si ritorna al procedere della storia (tale è la lucidità di Erikson, che abbonda, ma mai vagabondando senza meta).
Con quelle due ultime frasi ci fa vedere ciò che ha descritto dal punto di vista di un geologo, come spesso fa, cambiando completamente il sapore della tassonomia (pedanteria?) precedente.

Maestria o meno, resta l'immagine chiara del luogo in cui i personaggi si muovono. Sarà una delle caratteristiche che rende i romanzi di Erikson dei tomi imponenti, aiutando l'accumulo di parole su parole, ma io non vi rinuncerei mai. Sarà che il mio modo di scrivere - e quindi di leggere - è visivo, ma quando le descrizioni sono troppo scarne (consigliate da qualche editor poco illuminato, o troppo propenso ad assecondare la pigrizia dei lettori), io mi annoio e, peggio, non riesco a vivere l'azione.
Se mi si vuol sbattere in faccia l'azione, incoronandola regina incontrastata della narrazione (e del testo), si scriva altro, per favore, non Fantasy.

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22 giugno 2009

Abbandoni 1

Da oggi ho deciso di rendervi partecipi dei miei abbandoni. Se da un lato la mia opinione sui romanzi che abbandono non la prendo troppo sul serio, la considero semplicemente umorale - perché non mi permetterei mai di giudicare un libro che ho letto soltanto in parte (non si può giudicare un romanzo senza aver letto il suo finale e poter, così, osservare l'intero affresco che l'autore ha voluto dipingere), dall'altro lato esistono delle motivazioni che me li fanno abbandonare. Sono le più disparate, tutte convergenti verso un due unici sentimenti, di solito: la noia e il fastidio.
La vita è troppo breve per annoiarsi. Ed è troppo preziosa per perseverare nel fastidio.

Cominciamo, dunque, dagli ultimi due abbandoni.

Wunderkind, di G. L. D'Andrea
Molti hanno amato questo romanzo e lo stanno amando, segno che ha del buono in sé. Personalmente ho trovato eccessivi gli entusiasmi, in primis per la scrittura, non esente da difetti, il peggiore dei quali è la ricerca esasperata ed esasperante dell'effetto. Ciò nonostante, la narrazione è scorrevole e l'inizio del romanzo a me è piaciuto molto. Ma tutto il potenziale si è perso in poche decine di pagine, semplicemente perché a me questo tipo di horror dà fastidio. Mi sembra di essere trattato come un bambinetto pauroso: dovrebbero farmi paura questi mostri? No, mi spiace. Abbandonato per fastidio: mi attendevo qualcosa di più maturo (giustamente inserito nello scaffale per ragazzi, fino a dove ho letto (pag.184), nonostante i commenti di molti lettori promettessero brividi a spron battuto).

2012 L'Apocalisse, di Whitley Strieber
Cominciato da tre, quattro giorni, ho deciso che stavo sprecando il mio tempo.
Il romanzo è scritto in modo pietoso. Non so se è colpa della traduzione, dell'autore o di entrambi. Ma l'effetto è particolarmente fastidioso. Ci sono interi passaggi in cui l'azione è talmente confusa che si è costretti a tornare indietro di continuo. E, no, non è affatto un effetto voluto. Ma questo è il minimo e potrebbe essere una percezione dell'Andrea lettore. Ma le frasi: brutte come poche volte mi è capitato di leggere. Oltre tutto, fin dall'inizio si respira la puzza dell'idiozia cui saremo destinati proseguendo la lettura. Enormi lenti? Ma per favore...
L'unica nota positiva è la doppia vita del protagonista, che si muove nella nostra dimensione e nell'altra (che sarebbe quella dell'Apocalisse). Un'idea interessante, che colpisce, soprattutto all'inizio. Ma poi la pessima scrittura fa franare tutto. Peccato.
In una parola: illeggibile. Non avevo letto nulla di questo autore, ma se la sua produzione somiglia a questa porcheria che ha tanto di trailer apocalittico, su IBS, be'... Anche in questo caso l'abbandono è per fastidio (ma molto, molto maggiore di quello provato con Wunderkind).
Dalla quarta di copertina: "Una lettura terrificante, pagine di suspence ambientate lungo il confine oscuro che separa la fantasia dalla realtà". Di nuovo si promette paura, e scappa da ridere.


Dato che inauguro oggi questo tipo di blog-considerazione (gli Abbandoni), vi spiego la piccola, elastica regola cui l'Andrea lettore ha deciso di attenersi. Un romanzo mi deve invogliare con le sue prime 50 pagine, altrimenti lo abbandono immediatamente. Se supero pagina 50 e ho ancora voglia di leggere, m'impongo ulteriori 50 pagine. La pagina 100, di solito, è quella oltre la quale 7/8 romanzi su 10 vengono riposti sullo scaffale. Dalla pagina 100 in poi, di solito sono troppo addentro alla storia per non giungere alla fine. Ma non è raro che romanzi di 500 pagine mi facciano desistere, perché m chiedono un dispendio di tempo troppo alto per ciò che mi stanno dando.
Alla prossima.

Sto leggendo "Il silenzio di Lenth" di Luca Centi (sono a pagina 300), "The Bonhunters" di Steven Erikson (in inglese), "La sombra del viento" di Carlos Ruiz Zafon (in spagnolo). Presto attaccherò "Trilogia della città di K", di Agota Kristof.

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