Quand'ero un ragazzo, ero come tutti i ragazzi: ignorante. A dir il vero, lo sono tuttora. Vero. Allora diciamo che la differenza, rispetto a oggi, è che ero più ignorante e meno consapevole di esserlo. Banale, in fondo. Lo sanno tutti.
Quando si parla di letteratura, i ragazzi sono un punto spinoso da affrontare. Tutti hanno paura di dire qualcosa di negativo, passando per bacchettoni. Di contro, tutti hanno paura di dire qualcosa di troppo positivo, passando per piaggiatori.
Una cosa è certa: il più grande mercato librario, in Italia, è quello dedicato ai ragazzi.
Parliamone, dunque.
I ragazzi hanno molte doti. La prima è la loro genuinità. Prendete il sostantivo come una mescola di schiettezza, sincerità, passionalità, emotività, freschezza, eccetera. Una miscela esplosiva, che li rende particolarmente vivi e vivaci, che fa loro aprire la bocca prima che qualche pensiero da frustrati li castri, zittendoli. Questo sono i ragazzi: genuini. E, quindi, buoni. Qualsiasi cosa esca dalle loro bocche.
Ma quale capacità critica hanno?
Risponderò per me, naturalmente. La loro capacità critica è gravemente minata dalla poca esperienza. Se non è nulla, è uno zero con virgola. Ciò che sta dopo la virgola è presto detto. I decimali corrispondono alle loro doti più spiccate, che gli permettono di capire quando un libro è una vera porcata. Insomma, non si fanno prendere per i fondelli troppo facilmente. A meno che, e questo capita, non siano in fregola intellettuale (e non solo). La passionalità può tradire, infatti.
Il ragazzo che fui amò
Le pietre magiche di Shannara e tutt'oggi non riesco a considerare quel libro se non un piccolo capolavoro. Ma so perfettamente che, se lo leggessi oggi, non lo troverei così magico. Sarebbe bello, non straordinariamente bello. Eppure, quando a suo tempo, qualche settimana prima, lessi
La spada di Shannara, mi resi subito conto che era una (brutta) copia de
Il Signore degli Anelli.
Erano i primi libri che leggevo di mia scelta, non imposti dall'alto.
Ebbene, i decimali mi permisero di subodorare la fregatura della "spada". Ma mi piacque lo stesso. Un adulto con una discreta capacità critica non si sarebbe nemmeno preso la briga di terminare il primo romanzo di Terry Brooks.
Cosa significa tutto questo, per il qui scrivente?
Il fantasy per ragazzi è un grosso mercato, ma i ragazzi non premiano chiunque. La loro capacità critica è acerba, non è capace di distinguere tra pessima operazione commerciale e brutto libro, tra capolavoro e libro di gran mestiere. Ma sanno cos'è il brutto e cos'è il bello per loro. Sanno volersi bene e ricercano il piacere, con più incisività di un adulto.
Ma si perdono, e qui casca il palco, quando il piacere è
semplice, perché il semplice è difficile da distinguere dal superficiale (scrivere semplice è molto difficile, vi riescono soltanto i maestri).
Qual è la differenza tra semplice e superficiale? Presto detto, non mi tiro indietro.
Semplice:
La storia infinita, di Michael Ende.
Superficiale:
Nihal della Terra del Vento, di Licia Troisi.
Entrambi i romanzi vendono tantissimo. Trovatemi un ragazzo che non li conosca entrambi.
Come tutte le questioni spinose, però, non riesco a capire se il mio pensiero sia un'opinione o contenga un reale fondo di verità.
Chi siamo, noi adulti, per decidere cosa sia di qualità per i ragazzi? E, soprattutto, è proprio vero che i ragazzi non possano capire la differenza tra narrativa e letteratura, magari d'istinto? (Tra superficiale e semplice?)
Penso al ragazzo che fui. Ero acerbo come lo sono tutti i ragazzi. Così un fatto riaffiora di prepotenza. Quando terminai di leggere
Il Signore degli Anelli e cominciai a scrivere, un pensiero lampeggiò nella mia mente, abbacinante: «Non voglio leggere mai più questo romanzo, mi influenzerebbe troppo!» E, credeteci o meno, a tutt'oggi ho il terrore di rileggerlo. Esatto, non l'ho ancora riletto.
Nient'altro suscitò in me pari stupore e timore nel contempo quanto fece la letteratura di Tolkien. Non me ne resi conto, ma la mia strada di lettore era già segnata.
Chi mi colpì in seguito con altrettanta forza, infatti, fu soltanto Ursula Le Guin.
Due autori del fantastico universalmente riconosciuti come latori di letteratura e non di semplice narrativa.
Ma il dubbio permane. Ecco perché voglio il vostro parere, nonostante una risposta me la sia già data.
Vorrei che la confutaste o la avvaloraste.
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