14 dicembre 2009

E la (in questo caso sottile) epurazione continua...

Come da titolo.

http://www.repubblica.it/2009/12/sezioni/spettacoli_e_cultura/bignardi-allontanata/bignardi-allontanata/bignardi-allontanata.html

È uno dei pochi programmi televisivi che guardo con una certa regolarità (in rete, però, perché stare agli orari della televisione, che te li cambiano sotto il naso, non ci sto). A questo punto attendo che diano un calcio nel sedere pure a Fabio Fazio e l'opera è compiuta.
Stiamo a vedere cosa succederà a RaiTre, l'unico canale televisivo che mi ricorda la RAI di quando ero piccolo, con approfondimenti, satira politica libera da polemiche isteriche, dato che hanno cambiato il direttore.

Prima del volo della "Statuina del Duomo", il nostro Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha continuato imperterrito con i suoi attacchi eversivi alla Costituzione e alle Istituzioni come la Corte Costituzionale, nonché alla Libera Informazione. Fini, l'hai sentito? Sembra che non ti calcoli di striscio...

A me sembra che l'emergenza del Paese sia l'attacco alle sue Istituzioni. Bisogna pensarci seriamente, ora che è stato scongiurato il peggio per il Presidente del Consiglio - cosa di cui sono felice, sinceramente: poteva perdere un occhio o poteva essere colpito a una tempia... Non sarebbe stato così divertente. E già così, vederlo insanguinato, non è stato bello, ragazzi. A me fa impressione la violenza, anche se commessa contro un capo del governo che secondo la mia opinione sta usando il Paese per il suo tornaconto, il che è una cosa vergognosa. Berlusconi pronuncia parole che, secondo me, forse meriterebbero una denuncia della Repubblica Italiana. Ma la violenza non c'entra niente con le parole, per quanto eversive. La violenza è violenza, è sbagliata, punto e basta. Va detto forte e chiaro: chiunque gioisca alla vista di quelle immagini è un cretino! A me hanno fatto impressione - ma meno di quelle dell'Iran! Oh berlusconiani, non parliamo di martiri, per favore, che quelli sono un'altra cosa, cazzo! - e umanamente mi sono sentito vicino a Silvio Berlusconi.

Vedere il servizio sulle sue parole, però, mi ha indignato un'altra volta. Politicamente mi fa infuriare.
Perché gli italiani sono così ignoranti? Perché non sanno che il loro Presidente del Consiglio parla di una Repubblica Presidenziale che non esiste, che la Costituzione è diversa e che dare pieni poteri al capo del Governo, soltanto perché eletto dal popolo, significa trasformarla in qualcosa di autoritario? Perché gli italiani si predicano sempre così colti e poi si fanno menare per il naso tanto facilmente?
Perché non ci si rende conto che la deriva berlusconiana è pericolosa, dato che non ci sono i contrappesi per un presidenzialismo simile? (Che invece ci sono negli Stati Uniti, perché il sistema tutto è stato pensato in quella direzione.) Perché non si rendono conto che Silvio Berlusconi vuole carta bianca, vuole fare tutto ciò che gli passa per la testa senza che nessuno possa dirgli di no? Sistemi politici simili si chiamano dittature, non repubbliche presidenziali.
Viva la Corte Costituzionale! Viva il Presidente della Repubblica!

Fanculo questo Governo estremista ed eversivo. E fanculo la Sinistra che gli ha permesso di diventare così forte in quindici anni: la colpa è loro! E speriamo che le cose si risolvano senza i Graviano e altre porcherie, che si risolvano grazie al popolo.
Berlusconi deve andare a casa (a me non interessa che vada in prigione, a meno che non sia colpevole). A casa, non appena sarà possibile mandarcelo in modo democratico, con un bel voto da calcio in culo.

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23 giugno 2009

L'Iran e il moralizzatore

In questi giorni i tragici eventi iraniani hanno colpito tutti. Personalmente, l'unica riflessione che mi sento di fare è una riflessione democratica.
Gli iraniani sono scesi in piazza certi che ci sarebbero stati scontri. Forse non erano certi che qualcuno di loro sarebbe morto, perché la speranza è sempre l'ultima a morire nell'animo umano, ma quando il primo morto c'è stato, non sono tornati a casa. Quindi, di fronte agli occhi sgranati o bagnati dalle lacrime di persone come me, appartenenti al mondo dei ricchi e consumisti, si sono immolati nel nome di una democrazia per cui hanno appena cominciato a lottare, stando alla linea di un dittatore come Ahmadinejad.
Perché gli iraniani dell'opposizione sono scesi in piazza a morire? Per reclamare il loro diritto al voto, democraticamente conteggiato. Una banalità che poi tanto banale non è. Non sono scesi in piazza a morire, insomma, chiedendo che Ahmadinejad se ne andasse. Non è stato, né è un tentativo di golpe da parte di un'opposizione esasperata. Chiedono il rispetto del voto. Anche se certi che così otterrebbero la maggioranza, ribadisco, soltanto quello chiedono.

Tornando in Italia, la cosa fa molto riflettere.
Vero è che la certezza fino all'ultimo voto del conteggio democratico non esiste nemmeno in Italia - e questo dovrebbe far riflettere, perché se c'è gente che si fa ammazzare pur di vedere rispettare il proprio diritto, chi commette brogli in Italia, di destra o di sinistra che sia, andrebbe messo in galera per un bel po'. E' un reato decisamente grave.
Ma fa molto riflettere perché gli italiani, sfiduciati nei confronti di questa classe politica, scelgono spesso di non andare alle urne a votare. Ed è l'evidente reazione di un popolo che crede la propria democrazia non sia in pericolo. Una reazione miope, quantomeno poco lungimirante, che non ci fa onore. Gli occhi della ragazza che sta morendo, e muore, a Teheran sembrano dirci questo: sto morendo perché il mio Paese abbia una democrazia e scongiuri una dittatura. Se non fossimo tutti gravemente consapevoli che sta succedendo adesso, in queste ore, sul nostro Pianeta Terra, sembrerebbe un documento storico a colori. Un documento universale, tragico simbolo di ciò che sta accadendo in Iran, ma anche simbolo universale di quanto vale un voto democratico in qualsiasi Paese del mondo. Vale una vita, perché la democrazia è un ideale e per gli ideali si muore.
In un mondo che ha ormai bocciato gli idealisti come "anacronistici" o, peggio, come "idioti illusi", fa molto riflettere.

Le mie invettive dei giorni passati, che considero valide a tutt'oggi (e anche a "tutto domani"), mi sembra non sottolineassero un punto fondamentale. Sempre per evitare fraintendimenti, preferisco specificare quindi quale sia il mio pensiero.
Al di là di tutta la morale che si può fare attorno ai fatti ormai conosciuti della vita privata del nostro Presidente del Consiglio, resta il fatto che è stato democraticamente eletto. E, almeno per quanto mi riguarda, qualsiasi tentativo di togliergli la poltrona da sotto il culo sarebbe un atto eversivo, contro cui io mi schiero nettamente. Il principio democratico conta più di quello che io possa pensare di Berlusconi. (Ma, sia chiaro, il discorso "democrazia in Italia" non finisce qui e non si ferma certo alle volgari nottate di una delle quattro cariche più alte dello stato, all'interno perfino di residenze istituzionali trasformate in privè.)
La sinistra italiana ha sbagliato tantissimo negli ultimi anni e continua tragicamente a sbagliare. Pensano di battere l'avversario sfruttando gli scandali che lo coinvolgono, anziché proponendo qualcosa. Forse Franceschini & Co. sarebbero felici di una crisi di governo che riportasse tutti alle urne e la cosa spaventa, perché denuncia quanto siano distanti dalla realtà del Paese: perderebbero, le prenderebbero di santa ragione.
L'Italia ha bisogno di assorbire e metabolizzare il Governo Berlusconi, permettendo poi di espellerlo come una sostanza tossica. Perché ciò avvenga, è spiacevole dirlo, bisogna lasciare che questi democratici autoritari che reggono il Paese continuino a fare lo schifo che hanno fatto sinora. Soltanto il tempo porterà a galla la verità e gli italiani, compresi gli elettori di centrodestra, inizieranno a sentire sulla propria pelle che sono stati ingannati, distratti da un'informazione servile.
Non c'è altro modo e fa strabuzzare gli occhi che il centrosinistra non se ne renda conto. Fa incazzare, e di brutto, vederli sbraitare ogni giorno sul Papi, producendosi in facili battutine adolescenziali, quando invece dovrebbero costruire un'opposizione che distrugga atto di governo dopo atto di governo ciò che PDL e Lega assieme stanno drammaticamente portando avanti: un disegno che cambia l'Italia in un Paese da cui espatrierò volentieri. (Il tutto in pochi anni: complimenti, è proprio vero che lavorano sodo!)

In tutto questo s'inserisce la dichiarazione del Direttore del TG1 Minzolini di ieri. E' un esempio perfetto per illustrare ciò che ho appena scritto.
Condivido almeno parte delle sue parole e me le godo con un ghigno. La sua linea non fa una grinza e, vi dirò, è una buona linea. Attenersi ai fatti sarebbe giornalismo. Il fatto che l'inchiesta di Bari ancora non ne abbia prodotti, di definitivi, è vero. (Poi, ci sarebbe da dire che un'inchiesta, con prove messe sotto chiave, è un fatto in sé, anche se ovviamente non prova la colpevolezza e il coinvolgimento di nessuno.) La citazione del caso Sircana, poi, è l'apoteosi dell'ipocrisia - e qui finisce la mia condivisione (dato che un conto è colpire un governo con un fatto di strada, un conto con festini reiterati all'interno di uno dei massimi edifici delle istituzioni. Ma, si sa, la destra non ha mai avuto nel suo DNA le sfumature (la sinistra sì e per questo si è sempre fatta del male da sola). Per loro è tutto o bianco o, meglio, nero. O, al limite, rosso, alla vista del quale reagiscono come i tori.)
Ma resta la linea del direttore Minzolini, che mi sta bene. Mi fa ghignare, sì, perché lo aspetto al varco. Il giorno in cui ci sarà un fatto, non potrà più tirarsi indietro dal renderlo pubblico a mezzo televisivo. Dovrà dirlo, chiaramente, con tanto di primo servizio, perché lo scandalo è piuttosto grave. (E se pensate che non lo sia, guardate cos'è successo in Inghilterra, in una democrazia più compiuta della nostra, cioè, per dei rimborsi spese anche di poche decine di sterline. Riflettete, prima di aprire bocca.) Quel giorno, anche chi oggi non lo crede, capirà che ormai siamo sotto un'informazione che con la democrazia ha poco a che fare e che sceglie posizioni etico-moralistiche all'occorrenza, quando fa comodo.
Come dicevo, questa presa di posizione illustra ciò che penso si debba fare con questo Governo, per agire nel solco della democrazia e avere ragione del centrodestra alle prossime elezioni: attendere, attendere che i fatti emergano e che i silenzi tuonino in tutta la loro evidenza.
Caro Direttore Minzolini, attendo la sua puntuale messa in onda, documentata e ampia, dei fatti futuri. La attendo con un ghigno sulle labbra. Stiamo a vedere fin dove arriva la sua dirittura morale e la sua onestà intellettuale.

Tornando all'Iran, a quei grandi poveracci che si sono fatti ammazzare, picchiare, corrodere dagli acidi e arrestare a Teheran, fa rabbrividire la china presa dall'Italia, un Paese che ormai vive le giornate a fare battutine su Silvio Berlusconi o sui comunisti.
Cosa ne penserebbero i Padri Fondatori? Cosa ne penserebbero gli statisti del passato (ché nel presente non ne esistono)?
Vien voglia di mettersi a piangere.

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19 giugno 2009

Tentazioni...

Sono sempre più tentato, anche per via di alcune discussioni in altri luoghi, di ripercorrere passo passo la mia (breve) esperienza editoriale, dal 2001 a oggi.
Sono piuttosto stufo di essere bollato come "polemico", come "generalizzatore" e altre fesserie.
Il fatto è che, nonostante sembri che io dica molte cose su ciò che ho vissuto, da quando Gianfranco Viviani mi mise sotto contratto nel 2001, così non è: ne dico poche. Nonostante sembri che io dica troppo, cioè, costoro non sanno nemmeno di cosa parlano e potrei dire molto, ma molto di più (ho buona memoria, quando le cose mi toccano nel profondo; pessima quando non mi interessano). Forse, più che potrei, dovrei dire.

L'idea mi frulla in testa da tempo. È come quando si scrive un romanzo: lo si fa perché si è maturata una certa idea, il suo senso, e ci si sente pronti per fissarla sulla carta, una volta per tutte. Renderla storia, per non sprecarvi più energie. È un percorso di maturazione e, nel contempo, qualcosa che aiuta a dichiarare il concetto come assorbito e passato.

Semplicemente, mi rendo conto che quanti mi rispondono, non hanno tutti gli elementi per giudicare. Sono certo che dimostrerebbero la loro pochezza intellettuale anche se sapessero tutto. Ma per averne la conferma, dovrei prima esporre la (mia) verità nei dettagli. Soltanto così potrei dichiararli intellettualmente morti o servili o, peggio, disonesti. E soltanto così, forse, si capirebbe una volta per tutte che io vivo per la scrittura, non per il mondo che le gira attorno, che mi colpì fin dall'inizio per le sue meschinità e per la sua infinita tristezza umana.
La verità è, secondo me, che in Italia il genere non emerge perché gli italiani resteranno sempre gli italiani. Ed è sotto gli occhi di tutti cosa siamo, direi. Questo ragionamento va ben al di là degli autori italiani, che tentano in tutti i modi di farsi strada. E, che mi piacciano o meno, hanno tutti la mia solidarietà, finché non si rivelano degli emeriti imbecilli o peggio - non è che scrivere pone su un piedistallo: la persona che sta dietro un testo è ciò che conta di più, sempre, e questo dal mio personalissimo punto di vista fa sempre la differenza, sia in positivo che in negativo, a prescindere dagli scritti. Anzi, direi che è proprio questo il punto: quando io ho a che fare con un editore, con uno scrittore, con un lettore, io vedo una persona e come tale la "giudico" (dai fatti, s'intenda, ecco perché le virgolette). In quest'ottica, mi ripeto, il panorama si fa tristissimo.

Ma, nonostante c'è chi si stizzirà per l'ennesima volta, il mio tempo è quello che è: pochissimo. Ed è troppo tempo che non produco qualcosa dalla a alla zeta. È diventata la priorità assoluta, ora. Ma, prometto, io questo "memorandum" lo voglio scrivere. Se non altro perché potrebbe aiutare, e molto, gli inediti a capire cosa implica il loro sogno di pubblicazione in Italia. "Essere preparati al peggio" non rende l'idea.
E, per quanto possa sembrare un controsenso ciò che sto per scrivere, credetemi che la "tendenza Gamberetta" è una delle derive meno pericolose nel quadro generale. Ho vissuto sulla mia pelle cose che, in tutta sincerità, sono decisamente più tristi. E avere continue conferme che certe esperienze si ripeterebbero anche oggi, se non fossi disilluso, be', m'intristisce e non mi invoglia certo a continuare su questa strada.
Del resto, la mia vita è scrivere. E scrivere è condividere. Il memorandum è cosa buona e giusta. Poi, forse, sarà anche il mio epitaffio artistico (ma questo lasciatelo decidere a me, va', ché un artista non è morto finché crea - il resto è puro narcisismo, che, anche se fa parte di ogni artista, non merita attenzione).

Ma, ma... Riconosco che un po' mi spaventa.
Il problema principale non è il tempo, cioè. È decidere se ho voglia di affrontare tutte le conseguenze di ciò che scriverei: perché, al di là delle (mie) opinabili interpretazioni dei fatti, i fatti rimarrebbero fatti. E ho già sperimentato che per un nonnulla, nell'ambiente, si alza un polverone (ed essendo una nicchia, si finisce con l'avere problemi respiratori). Essendo io uno che non la manda mai a dire, se scrivessi questo memorandum, lo farei con il massimo della schiettezza, perché altrimenti non sarei capace. E allora altro che polverone: una tempesta di sabbia da pieno Sahara!
Le conseguenze editoriali, per me, non sarebbero poi così gravi. Ho già deciso con chi lavorerei volentieri ancora e con chi, invece, non lo rifarei più, a costo di tornare a essere l'inedito che ero prima del 2001. Oltre tutto, chi se ne frega della pubblicazione, quando non soltanto non ti cambia la vita (salvo rarissimi casi da botta di culo vera e propria, spesso immeritata), ma te la rovina pure un po' (e, a momenti, più di un po').

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15 aprile 2009

Censura

Si abbia l'opinione che si abbia, ma a me sembra che Berlusconi e i vari centrodestrorsi hanno nel DNA la censura. Se c'è un momento in cui gli elettori di centrodestra possono dimostrarsi liberi di pensiero, quello è questo. Protestate, invece di essere proni al potere. Guardatevi con atteggiamento open-mind il video che collego qui sotto e siate onesti. Anzi, no, siate incazzati, perché questi qui ce la fanno sotto il naso a tutti, non a chi, come me, è di sinistra. Questi prendono per il culo gli italiani, stanno insultando anche voi.

La censura si abbatte un'altra volta su Santoro e su chi lavora con lui. Un vignettista viene punito, per aver disegnato una vignetta di dubbio gusto (anche a me è sembrata pesante, in tutta sincerità, ben prima di leggere delle reazioni politiche).
Una trasmissione viene violentemente attaccata, soltanto perché è stata l'unica ad aver perlomeno tentato di far emergere certe porcherie tutte italiane (che non hanno bandiera politica, ma sono politiche).

I fatti non si smentiscono, basta documentarsi. Per fortuna in Italia c'è ancora chi lo fa per noi.
Guardatevi questo: video di Marco Travaglio.
Mettete da parte, per una volta, l'antipatia che vi può suscitare Santoro. Lasciate da parte il suo essere fazioso (a volte lo è, inutile negarlo). Guardate ai fatti. Guardate le baggianate a cui stanno tentando di farci credere. E fategli capire che non è più aria, per gli italiani, di stare seduti a guardare.

Se questo è il Paese che volete, lasciategli pure fare.
Qui non si tratta più di pro Berlusconi, contro Berlusconi. Qui si tratta di alzare la testa, di destra o di sinistra che si sia, contro le porcate di questi arraffa-tutto (in fondo veramente bipartisan, nel portafoglio!).

E' uno schifo. Mi fanno schifo. E il Governo attuale del mio Paese, che persevera con pratiche da piccola dittatura fascista, come la censura è, una volta di più, mi allontana.

Io solidarizzo con la mia gente, i miei concittadini. Non mi interessa se votano Berlusconi o Prodi o Di Pietro. Mi interessa la povera gente che viene presa per il culo e che per questo muore alle 3:32 di notte, sommersa da cumuli di macerie, di destra o di sinistra che sia.

Basta! E' ora di farla finita, per tutti!

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