Questo è in risposta a chi crede che la
compassione possa essere criticata.
Che il pensiero ci distingua non significa che ci elevi a migliori. Forse qualcuno potrebbe obiettare che l’uomo domina il pianeta Terra; può fare il bello e il cattivo tempo, come si usa dire, pur nel timore delle catastrofi naturali, che ci spazzano via come granelli di sabbia. D'accordo, il pensiero è potente. Innegabile.
E allora?
Ho sempre ritenuto che il pensiero sia per l'uomo come la velocità per il ghepardo, la statura per la giraffa, la vista per l’aquila... andate avanti voi con l’elenco. Ognuna di queste peculiarità può essere utilizzata bene o male.
C'è il rischio di
sopravvalutarla, la propria peculiarità.
Un ghepardo corre velocissimo, ma sfruttare questa sua capacità troppo a lungo significherebbe sfinirsi e soffrire la fame per giorni. Gli occorre uno scatto misurato per avere successo nella caccia. La giraffa arriva molto in alto, ma non dappertutto. Per bere deve chinarsi faticosamente in avanti e in quei momenti è vulnerabile. L’aquila scorge le prede da un'altitudine elevata, ma sa che deve ghermirle prima che raggiungano la tana: averle scorte non significa già stringerle tra gli artigli. Un uomo può pensare in modo costruttivo o distruttivo.
Non siamo superiori.La nostra peculiarità è più "potente" delle altre. Ciò significa che i risultati ottenuti grazie al pensiero sono di maggior rilievo, sia in positivo che in negativo. Il "maggior rilievo", però, è un'arma a doppiotaglio. Se l’uomo scopre un vaccino contro un virus letale, riesce a salvare anche centinaia di migliaia di vite. Se utilizza l’energia atomica per distruggere, annulla in pochi secondi l’apporto positivo che il suo vaccino ha dato alla sopravvivenza del genere umano.
Ora, il qualcuno potrebbe suggerire che tali risultati, di enorme portata, rendono l’uomo un animale superiore, insomma...
migliore. Mi sono intrappolato da solo? Forse.
O forse no.
Anziché elencare le numerose devastazioni dell'uomo, che sarebbe scadere nel demagogico, mi limito a una considerazione. L’uomo non è il primo essere vissuto su questo pianeta, né sarà l’ultimo. Il che si traduce in
migliore di tanti, ma non di tutti.
La sopravvivenza in sé nasconde tante di quelle incognite e variabili che, forse, è sciocco credersi migliori dei panda perché prima o poi questi diventeranno un ricordo umano. È soltanto una questione di equilibri e di sfumature. La vita sul pianeta soggiace a equilibri che possono essere alterati. A causa di qualcosa – l'uomo non l'ha ancora stabilito con certezza – i dinosaursi si sono estinti. Eppure dominavano il pianeta Terra. Ebbene, per noi potrebbe essere qualcos’altro, non importa cosa. Ciò che conta è che potrebbe essere. La possibilità stessa ci dice: «Non sopravvalutatevi, siete fatti di carne e ossa, non esiste l’immortalità.»
L'immortalità...
...trascendiamo, dunque.
E l’anima?L'anima ce la siamo attribuita da soli. E, nel contempo, l'abbiamo negata agli animali (non tutti l'hanno fatto, va detto). Questa negazione è, ai miei occhi, un esempio lampante di come l'uomo sopravvaluti la propria peculiarità, il pensiero.
La teoria sull'anima di molte religioni mi ha sempre ricordato un’altra teoria storica dell’umanità: l’universo geocentrico. «Il sole», si diceva un tempo, «ruota attorno alla terra.» E, così divagando, mi sovvengono altri esempi di
sopravvalutazione del pensiero. Non esistono altre forme di vita nell’universo. O, di contro, gli extraterrestri ci spiano.
Per fortuna, il pensiero può essere utilizzato bene, oltreché male. C’è ancora qualcuno che pensa bene e, quindi,
dubita. È la terra che gira attorno al sole. Esistono altre forme di vita nell’universo, dobbiamo soltanto scovarle. O forse non le troveremo mai, perché non saremo in grado di farlo. Gli extraterrestri possono essere più arretrati di noi o, magari, se ne sbattono altamente della nostra esistenza, pur essendo capaci di contattarci.
E di questo passo...L’anima è qualcosa di comune a ogni creatura vivente o non esiste affatto. Il pensiero è la nostra peculiarità, come per il ghepardo lo è la velocità, per la giraffa la statura e per l’aquila la vista.
È ora di finirla con gli estremismi intellettuali.C'è chi vede il male anche laddove vi è il bene. C'è chi critica la compassione, perché gli sembra mal diretta. È mai mal diretta la compassione? O, forse, non ve n'è abbastanza, tra noi, che ci riteniamo la razza principe e ci arroghiamo diritti che nessuno ci ha mai dato in esclusiva? Chi siamo noi per parlare nel nome di ogni specie vivente del pianeta?
E, soprattutto, chi siamo noi per giudicare le azioni del prossimo, in base alle nostre proprie?
Come dicevo, esiste la compassione. Ed esiste anche il buon senso, che non calpesta la compassione altrui, nel nome di una verità soggettiva. La Terra, il nostro pianeta, abbisogna di molto più che dell'antropocentrismo, di cui fece a meno per quasi tutta la sua storia.
Gli estremismi intellettuali, quelli che portano a puntare il dito, anziché considerare la realtà una variegata verità che non è in mano ad alcuno, devono sopravvivere per amor della stessa variegata verità. Ma li considererò sempre e soltanto parte del contenuto, mai il contenitore.
Fatela finita di calpestare chi vuole fare del bene, anche se
quel bene a voi sembra privo d'utilità, modaiolo o che non considera il prossimo più vicino.
Fare del bene non è mai un male.
Ed essere qui a doverlo affermare, comunque conscio della mia pochezza, mi sembra davvero stupido.
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