21 aprile 2008

Il vero silenzio

La Gran Sabana
Una delle cose che mi hanno colpito profondamente della Gran Sabana è il suo silenzio. Il vero silenzio, quello possibile e umanamente godibile. In quei luoghi incontaminati, il mio pensiero è corso spesso al concetto di "inquinamento acustico", in un modo talmente repentino, quasi violento, che ho provato compassione per noi, uomini civilizzati.

Guidare la macchina noleggiata era una meraviglia, circondati su ogni lato da lande sterminate, che sembravano venir inghiottite dalle fauci di foschia dell'orizzonte. E mi sembrava quasi un delitto ogniqualvolta accendevo il motore: inquinante, rumoroso... in una parola blasfemo in un luogo oggettivamente sacro - uno dei pochi che non abbiamo ancora distrutto.
Quando mi sono fermato per scattare la foto soprastante, oltre ad altre, ho subito notato il silenzio che penetrava dai finestrini abbassati (per godere degli oltre 30° esterni, mentre in Italia una perturbazione aveva portato la temperatura a -10° e a Trieste Bora a oltre 100 Km/h...).
Respirando aria pulita e odorando natura tropicale, per la prima volta ho capito cosa sia il silenzio: una cosa meravigliosa, quasi soffocante nella sua soverchiante purezza. Una presenza incombente e totalizzante.

Bizzarro, però, perché il silenzio non era silenzio.

Osservando quel panorama, mi sono accorto di cosa abbisogni l'uomo, quando parla di silenzio.
Ai nostri piedi e a perdita d'occhio, la negretta e io avevamo macchie densissime di vegetazione tropicale (perlopiù palme), tra le cui fronde vivevano allegramente milioni di uccelli. Il loro canto echeggiava, ripetuto, allegro, a tratti quasi roboante.
Eppure il mio orecchio, e la mia anima, percepivano silenzio!

Mi è chiaro, ora, ciò di cui abbisognamo e ciò che, in pratica, drammaticamente non abbiamo se non in qualche valle sperduta tra le numerose, sorprendenti montagne della nostra penisola.
Abbisognamo dell'assenza del rumore dell'Uomo, quel sottile, disgregante e inaridente chiacchiericcio di oggetti inanimati e meccanici. Quel sordo rumore che passeggiando in Carso, sopra Trieste, io sento in sottofondo, come una maledizione che mi segue. Quel rumore sottile e irritante che mia sorella, non più tardi di ieri, ha definito "che pace!" in un parco di Portogruaro e che io, per l'ennesima volta da quando sono tornato, considero un goffo tentativo di nasconderci la verità da soli: siamo prigionieri del chiasso, produttori di rumore e schiavi del nostro stesso male (chi di noi può rinunciare a tutti gli oggetti che quel chiacchiericcio producono? Pochi, molto pochi - e io non sono tra loro).

Chi ha udito il vero silenzio sa che non esistono più le frasi come "tenterò di dimenticarmi del lavoro" o un più sano "tenterò di rilassarmi". Nel vero silenzio ci si dimentica di qualsiasia cosa spiacevole e ci si rilassa naturalmente, all'istante.
Meraviglioso averlo vissuto.
Triste non poterlo rivivere qui, da Uomini in terra.

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15 ottobre 2007

Blog uniti per l'ambiente

Io partecipo, naturalmente.

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20 settembre 2007

Un albero

“Ancient Bristlecone Pine”
Sento di dovere un omaggio a questo guerriero pacifico. Quasi 5000 anni d'età. Una sorta di elfo tolkieniano, insomma, la cui esistenza avrà fine... prima o poi.
Guardandolo, quasi ci si dimentica che è un essere vivente.
Grazie d'esistere, Pino!

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7 giugno 2007

Nessun accordo sul clima?

Ma andatevene a fare in culo, va'!
E che Bush Jr. sia il primo della fila.

Grazie.

Facciamo qualcosa noi.
I nostri governanti non riescono a vedere nemmeno la punta del loro naso.
http://www.climatecrisis.net

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3 aprile 2007

Libertà di pensiero?

Questo è in risposta a chi crede che la compassione possa essere criticata.

Che il pensiero ci distingua non significa che ci elevi a migliori. Forse qualcuno potrebbe obiettare che l’uomo domina il pianeta Terra; può fare il bello e il cattivo tempo, come si usa dire, pur nel timore delle catastrofi naturali, che ci spazzano via come granelli di sabbia. D'accordo, il pensiero è potente. Innegabile.

E allora?
Ho sempre ritenuto che il pensiero sia per l'uomo come la velocità per il ghepardo, la statura per la giraffa, la vista per l’aquila... andate avanti voi con l’elenco. Ognuna di queste peculiarità può essere utilizzata bene o male.
C'è il rischio di sopravvalutarla, la propria peculiarità.
Un ghepardo corre velocissimo, ma sfruttare questa sua capacità troppo a lungo significherebbe sfinirsi e soffrire la fame per giorni. Gli occorre uno scatto misurato per avere successo nella caccia. La giraffa arriva molto in alto, ma non dappertutto. Per bere deve chinarsi faticosamente in avanti e in quei momenti è vulnerabile. L’aquila scorge le prede da un'altitudine elevata, ma sa che deve ghermirle prima che raggiungano la tana: averle scorte non significa già stringerle tra gli artigli. Un uomo può pensare in modo costruttivo o distruttivo.

Non siamo superiori.
La nostra peculiarità è più "potente" delle altre. Ciò significa che i risultati ottenuti grazie al pensiero sono di maggior rilievo, sia in positivo che in negativo. Il "maggior rilievo", però, è un'arma a doppiotaglio. Se l’uomo scopre un vaccino contro un virus letale, riesce a salvare anche centinaia di migliaia di vite. Se utilizza l’energia atomica per distruggere, annulla in pochi secondi l’apporto positivo che il suo vaccino ha dato alla sopravvivenza del genere umano.
Ora, il qualcuno potrebbe suggerire che tali risultati, di enorme portata, rendono l’uomo un animale superiore, insomma... migliore. Mi sono intrappolato da solo? Forse.
O forse no.
Anziché elencare le numerose devastazioni dell'uomo, che sarebbe scadere nel demagogico, mi limito a una considerazione. L’uomo non è il primo essere vissuto su questo pianeta, né sarà l’ultimo. Il che si traduce in migliore di tanti, ma non di tutti.
La sopravvivenza in sé nasconde tante di quelle incognite e variabili che, forse, è sciocco credersi migliori dei panda perché prima o poi questi diventeranno un ricordo umano. È soltanto una questione di equilibri e di sfumature. La vita sul pianeta soggiace a equilibri che possono essere alterati. A causa di qualcosa – l'uomo non l'ha ancora stabilito con certezza – i dinosaursi si sono estinti. Eppure dominavano il pianeta Terra. Ebbene, per noi potrebbe essere qualcos’altro, non importa cosa. Ciò che conta è che potrebbe essere. La possibilità stessa ci dice: «Non sopravvalutatevi, siete fatti di carne e ossa, non esiste l’immortalità.»
L'immortalità...

...trascendiamo, dunque.

E l’anima?
L'anima ce la siamo attribuita da soli. E, nel contempo, l'abbiamo negata agli animali (non tutti l'hanno fatto, va detto). Questa negazione è, ai miei occhi, un esempio lampante di come l'uomo sopravvaluti la propria peculiarità, il pensiero.
La teoria sull'anima di molte religioni mi ha sempre ricordato un’altra teoria storica dell’umanità: l’universo geocentrico. «Il sole», si diceva un tempo, «ruota attorno alla terra.» E, così divagando, mi sovvengono altri esempi di sopravvalutazione del pensiero. Non esistono altre forme di vita nell’universo. O, di contro, gli extraterrestri ci spiano.
Per fortuna, il pensiero può essere utilizzato bene, oltreché male. C’è ancora qualcuno che pensa bene e, quindi, dubita. È la terra che gira attorno al sole. Esistono altre forme di vita nell’universo, dobbiamo soltanto scovarle. O forse non le troveremo mai, perché non saremo in grado di farlo. Gli extraterrestri possono essere più arretrati di noi o, magari, se ne sbattono altamente della nostra esistenza, pur essendo capaci di contattarci.
E di questo passo...
L’anima è qualcosa di comune a ogni creatura vivente o non esiste affatto. Il pensiero è la nostra peculiarità, come per il ghepardo lo è la velocità, per la giraffa la statura e per l’aquila la vista.

È ora di finirla con gli estremismi intellettuali.
C'è chi vede il male anche laddove vi è il bene. C'è chi critica la compassione, perché gli sembra mal diretta. È mai mal diretta la compassione? O, forse, non ve n'è abbastanza, tra noi, che ci riteniamo la razza principe e ci arroghiamo diritti che nessuno ci ha mai dato in esclusiva? Chi siamo noi per parlare nel nome di ogni specie vivente del pianeta?
E, soprattutto, chi siamo noi per giudicare le azioni del prossimo, in base alle nostre proprie?

Come dicevo, esiste la compassione. Ed esiste anche il buon senso, che non calpesta la compassione altrui, nel nome di una verità soggettiva. La Terra, il nostro pianeta, abbisogna di molto più che dell'antropocentrismo, di cui fece a meno per quasi tutta la sua storia.
Gli estremismi intellettuali, quelli che portano a puntare il dito, anziché considerare la realtà una variegata verità che non è in mano ad alcuno, devono sopravvivere per amor della stessa variegata verità. Ma li considererò sempre e soltanto parte del contenuto, mai il contenitore.

Fatela finita di calpestare chi vuole fare del bene, anche se quel bene a voi sembra privo d'utilità, modaiolo o che non considera il prossimo più vicino.
Fare del bene non è mai un male.
Ed essere qui a doverlo affermare, comunque conscio della mia pochezza, mi sembra davvero stupido.

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28 marzo 2007

Oh, Caaanadaaa... Oh, Caaanadaaa...



Quand'ero piccolo, amavo il Canada. Giocando, era sempre la mia nazionale preferita, assieme all'Italia. Credo che l'indiscutibile fascino delle sue foreste sterminate mi attraesse. È la mia natura, che mi porta ad apprezzare i paesaggi dal clima rigido, sebbene ami l'estate e il mare.
Mai avrei pensato che un giorno il mio amore per uno stato lontano potesse trasformarsi in un urlo di dolore.

Lo scorso anno sono stati trucidati 335.000 piccoli di foca. Trecentotrentacinquemila!
Quando l'ho letto, non riuscivo a crederci.

Tentiamo di fermarli. Basta poco:
http://getactive.peta.org/campaign/seal_hunt07

Se volete vedervi anche il video, andate qui:
http://www.peta.org/feat-canadaSealHunt.asp


Fate un favore al bambino che ancora c'è in me. Grazie!

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20 marzo 2007

Design insostenibile


La didascalia del Corriere della Sera, tra le altre cose, diceva: "[...] un hotel di 400 stanze, cinque stelle, tutto giocato sull’inclusione della natura e sul design sostenibile."
Desing sostenibile questo? Cioè, far sparire alla vista una cascata è ecologico. Niente da fare, chi non ha ancora avuto la fortuna di vedere questa cascata (tra i tanti, io), non la potrà vedere mai più. Se anche fossi ricco, ne vedrei parte, dall'interno dell'albergo, e non nel contesto naturale.
Ho forse scritto "stupido" in fronte? A me sembra insostenibile, nel peggiore dei modi. Non mi serve visionare alcuno studio presentato. No, grazie. Accettando un simile progetto sotto l'etichetta eco-sostenibile, finirà che di naturale non vedremo più nulla!
Scusatemi, forse sono un retrogrado no-global terrorista dimmerda, ma io non mi faccio prendere per i fondelli. Oltre tutto, guarda caso, sono pure un comunista (dimmerda), perché m'infastidisce che tolgano alla mia vista una cascata per inscatolarla e servirla ai pochi riccastri che potranno permettersi quest'albergo. Almeno costruissero un ostello della gioventù... sarebbero stati perlomeno originali (anche se comunque non eco-sostenibili).
Qualcuno potrebbe obiettare che l'uomo ha sempre costruito in mezzo alla natura, sfruttando i posti più belli. Potrei controbattere in cento modi, ma mi limito a due sole osservazioni. Uno, esiste l'evoluzione della specie, di cui una nuova consapevolezza ecologica fa parte. Ahimè, noto, esiste anche l'involuzione. Due – cosa che mi fa imbestialire –, almeno una volta non ce la menavano. Quando costruivano, chessò, un castello in cima a una splendida collina, non dicevano che si armonizzava con l'ambiente (design sostenibile). Dicevano che era il posto migliore per costruirlo, perché più sicuro, facilmente difendibile. Visto che l'arroganza li guida, potrebbero almeno essere sfacciati, sarebbe più onesto. Dicessero: «È un posto talmente bello, che abbiamo pensato di farci una montagna di soldi».

Di questo passo, spariranno posti naturali di grande impatto, che colmano l'animo, meravigliano, che ci fanno sentire piccoli e impotenti, ma in fondo parte di qualcosa di più grande. A me l'artificio umano, per quanto d'impatto visivo, non darà mai più emozione di quanto me ne dia anche un piccolo fiore. Ma si sa, se ti piacciono i fiori, alla visita di leva ti mandano in psicanalisi.

A me questo desing sostenibile sembra una gran cagata.

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