Niente da fare, dietrofront.
Un'ammissione di colpa? Un'ammissione di responsabilità. Non posso produrre narrativa costringendomi a voler calcare sentieri che sono d'altri. Mi sono formato in un modo. Quel modo funziona molto bene con me. Ma sono curioso, amo sperimentare, soprattutto quando si parla di scrittura. Forse, però, è ora di dare alla sperimentazione tecnica il giusto valore: s'inventi scrivendo, non ci si inventi la scrittura.
Questo mi darà la possibilità di comprendere la direzione. Sebbene la storia sia dentro di me, vi sono troppi particolari, troppa documentazione necessaria, troppi fili da sbrogliare per riuscirvi a ritmi accettabili. E, soprattutto, per riuscirvi senza che voi, quando leggerete, non vi accorgiate di niente (e vi riflettiate, spero, soltanto a storia finita).
Ciò compreso, l'unica via è la pianificazione. Almeno nel mio caso. Altrimenti non ce la posso fare. La mia scrittura si nutre di se stessa. Se devo continuamente interrompermi, perché devo documentarmi, perché mi sono ricordato di un particolare che devo annotare subito, perché mi sono accorto di un errore e devo correggerlo immediatamente, tornando a tre capitoli prima, se... Se continuo a procedere a singhiozzo, la mia scrittura suonerà singhiozzante, poco armonica. E, peggio ancora, così suonerà la storia, slegata, poco dinamica.


