Abbandoni 1
Da oggi ho deciso di rendervi partecipi dei miei abbandoni. Se da un lato la mia opinione sui romanzi che abbandono non la prendo troppo sul serio, la considero semplicemente umorale - perché non mi permetterei mai di giudicare un libro che ho letto soltanto in parte (non si può giudicare un romanzo senza aver letto il suo finale e poter, così, osservare l'intero affresco che l'autore ha voluto dipingere), dall'altro lato esistono delle motivazioni che me li fanno abbandonare. Sono le più disparate, tutte convergenti verso un due unici sentimenti, di solito: la noia e il fastidio.
La vita è troppo breve per annoiarsi. Ed è troppo preziosa per perseverare nel fastidio.
Cominciamo, dunque, dagli ultimi due abbandoni.
Wunderkind, di G. L. D'Andrea
Molti hanno amato questo romanzo e lo stanno amando, segno che ha del buono in sé. Personalmente ho trovato eccessivi gli entusiasmi, in primis per la scrittura, non esente da difetti, il peggiore dei quali è la ricerca esasperata ed esasperante dell'effetto. Ciò nonostante, la narrazione è scorrevole e l'inizio del romanzo a me è piaciuto molto. Ma tutto il potenziale si è perso in poche decine di pagine, semplicemente perché a me questo tipo di horror dà fastidio. Mi sembra di essere trattato come un bambinetto pauroso: dovrebbero farmi paura questi mostri? No, mi spiace. Abbandonato per fastidio: mi attendevo qualcosa di più maturo (giustamente inserito nello scaffale per ragazzi, fino a dove ho letto (pag.184), nonostante i commenti di molti lettori promettessero brividi a spron battuto).
2012 L'Apocalisse, di Whitley Strieber
Cominciato da tre, quattro giorni, ho deciso che stavo sprecando il mio tempo.
Il romanzo è scritto in modo pietoso. Non so se è colpa della traduzione, dell'autore o di entrambi. Ma l'effetto è particolarmente fastidioso. Ci sono interi passaggi in cui l'azione è talmente confusa che si è costretti a tornare indietro di continuo. E, no, non è affatto un effetto voluto. Ma questo è il minimo e potrebbe essere una percezione dell'Andrea lettore. Ma le frasi: brutte come poche volte mi è capitato di leggere. Oltre tutto, fin dall'inizio si respira la puzza dell'idiozia cui saremo destinati proseguendo la lettura. Enormi lenti? Ma per favore...
L'unica nota positiva è la doppia vita del protagonista, che si muove nella nostra dimensione e nell'altra (che sarebbe quella dell'Apocalisse). Un'idea interessante, che colpisce, soprattutto all'inizio. Ma poi la pessima scrittura fa franare tutto. Peccato.
In una parola: illeggibile. Non avevo letto nulla di questo autore, ma se la sua produzione somiglia a questa porcheria che ha tanto di trailer apocalittico, su IBS, be'... Anche in questo caso l'abbandono è per fastidio (ma molto, molto maggiore di quello provato con Wunderkind).
Dalla quarta di copertina: "Una lettura terrificante, pagine di suspence ambientate lungo il confine oscuro che separa la fantasia dalla realtà". Di nuovo si promette paura, e scappa da ridere.
Dato che inauguro oggi questo tipo di blog-considerazione (gli Abbandoni), vi spiego la piccola, elastica regola cui l'Andrea lettore ha deciso di attenersi. Un romanzo mi deve invogliare con le sue prime 50 pagine, altrimenti lo abbandono immediatamente. Se supero pagina 50 e ho ancora voglia di leggere, m'impongo ulteriori 50 pagine. La pagina 100, di solito, è quella oltre la quale 7/8 romanzi su 10 vengono riposti sullo scaffale. Dalla pagina 100 in poi, di solito sono troppo addentro alla storia per non giungere alla fine. Ma non è raro che romanzi di 500 pagine mi facciano desistere, perché m chiedono un dispendio di tempo troppo alto per ciò che mi stanno dando.
Alla prossima.
Sto leggendo "Il silenzio di Lenth" di Luca Centi (sono a pagina 300), "The Bonhunters" di Steven Erikson (in inglese), "La sombra del viento" di Carlos Ruiz Zafon (in spagnolo). Presto attaccherò "Trilogia della città di K", di Agota Kristof.
La vita è troppo breve per annoiarsi. Ed è troppo preziosa per perseverare nel fastidio.
Cominciamo, dunque, dagli ultimi due abbandoni.
Wunderkind, di G. L. D'AndreaMolti hanno amato questo romanzo e lo stanno amando, segno che ha del buono in sé. Personalmente ho trovato eccessivi gli entusiasmi, in primis per la scrittura, non esente da difetti, il peggiore dei quali è la ricerca esasperata ed esasperante dell'effetto. Ciò nonostante, la narrazione è scorrevole e l'inizio del romanzo a me è piaciuto molto. Ma tutto il potenziale si è perso in poche decine di pagine, semplicemente perché a me questo tipo di horror dà fastidio. Mi sembra di essere trattato come un bambinetto pauroso: dovrebbero farmi paura questi mostri? No, mi spiace. Abbandonato per fastidio: mi attendevo qualcosa di più maturo (giustamente inserito nello scaffale per ragazzi, fino a dove ho letto (pag.184), nonostante i commenti di molti lettori promettessero brividi a spron battuto).
2012 L'Apocalisse, di Whitley StrieberCominciato da tre, quattro giorni, ho deciso che stavo sprecando il mio tempo.
Il romanzo è scritto in modo pietoso. Non so se è colpa della traduzione, dell'autore o di entrambi. Ma l'effetto è particolarmente fastidioso. Ci sono interi passaggi in cui l'azione è talmente confusa che si è costretti a tornare indietro di continuo. E, no, non è affatto un effetto voluto. Ma questo è il minimo e potrebbe essere una percezione dell'Andrea lettore. Ma le frasi: brutte come poche volte mi è capitato di leggere. Oltre tutto, fin dall'inizio si respira la puzza dell'idiozia cui saremo destinati proseguendo la lettura. Enormi lenti? Ma per favore...
L'unica nota positiva è la doppia vita del protagonista, che si muove nella nostra dimensione e nell'altra (che sarebbe quella dell'Apocalisse). Un'idea interessante, che colpisce, soprattutto all'inizio. Ma poi la pessima scrittura fa franare tutto. Peccato.
In una parola: illeggibile. Non avevo letto nulla di questo autore, ma se la sua produzione somiglia a questa porcheria che ha tanto di trailer apocalittico, su IBS, be'... Anche in questo caso l'abbandono è per fastidio (ma molto, molto maggiore di quello provato con Wunderkind).
Dalla quarta di copertina: "Una lettura terrificante, pagine di suspence ambientate lungo il confine oscuro che separa la fantasia dalla realtà". Di nuovo si promette paura, e scappa da ridere.
Dato che inauguro oggi questo tipo di blog-considerazione (gli Abbandoni), vi spiego la piccola, elastica regola cui l'Andrea lettore ha deciso di attenersi. Un romanzo mi deve invogliare con le sue prime 50 pagine, altrimenti lo abbandono immediatamente. Se supero pagina 50 e ho ancora voglia di leggere, m'impongo ulteriori 50 pagine. La pagina 100, di solito, è quella oltre la quale 7/8 romanzi su 10 vengono riposti sullo scaffale. Dalla pagina 100 in poi, di solito sono troppo addentro alla storia per non giungere alla fine. Ma non è raro che romanzi di 500 pagine mi facciano desistere, perché m chiedono un dispendio di tempo troppo alto per ciò che mi stanno dando.
Alla prossima.
Sto leggendo "Il silenzio di Lenth" di Luca Centi (sono a pagina 300), "The Bonhunters" di Steven Erikson (in inglese), "La sombra del viento" di Carlos Ruiz Zafon (in spagnolo). Presto attaccherò "Trilogia della città di K", di Agota Kristof.


