04 gennaio 2010

Rifletto...

...

? ...? ...?

!

Un tempo amavo la solitudine. Da quando ho smesso di amarla sono diventato un ingenuo. Non me lo perdono. O, forse, lo sono sempre stato e il passare degli anni ha soltanto reso più evidente il difetto. In entrambi i casi, devo darmi una regolata.

Ognuno ha i suoi limiti.
La sopportazione è una pessima convivenza, e io preferisco vivere, anziché illudermi ogni maledetta volta.

Il lavoro continua.
Forse, d'ora in avanti, sarà ancora meglio.


P.S.: non chiedetemi spiegazioni (sappiate solo che, se non di riflesso, non si tratta della mia vita privata: quella va a gonfie vele!).
P.P.S.: sì, sono incazzato. Ma più che altro mi sento un idiota. Che sia un'evoluzione?

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22 Commenti:

Blogger Federico Russo "Taotor" ha detto...

Penso di capire. :D
Io ci metterei sopra solo un bel LOL, se fossi in te. XD

04 gennaio 2010 21.13  
Blogger Parao ha detto...

Avessi la tua leggerezza, Federico! Ci sto lavorando. :)

Purtroppo la mia sopportazione ha raggiunto il limite - e non parlo di niente di specifico, ma dell'andazzo generale, del peso totale di tutta la merda che mi becco da quasi dieci anni: ormai m'ha sommerso (e ci sarà un perché, anche se magari non è quello che chi me l'ha gettata addosso crede).
Le soluzioni sono due: o esco dal cumulo di letame o muoio soffocato. Cosa mi conviene fare, secondo te?

Insomma, sono trascorsi anni. E' ora che cresca, non ti pare? Niente decisioni drastiche, ma un semplice, radicale cambio d'atteggiamento. Qui non si parla di non porgere l'altra guancia, ma di ignorare bellamente. E allegramente, se possibile.
Tanto, cosa cazzo cambia? Per un autore edito peggio di essere sepolti da un cumulo di merda, da più parti, ripetutamente, cosa c'è? E' meglio dare un'occhiata indietro e capire perché si stava meglio quando si stava peggio. Non è così scontato. E non credo sia impossibile riacciuffare l'entusiasmo d'un tempo, basta essere consci che c'è un limite a quello stesso entusiasmo: là fuori è zeppo di "urlatori" e di "picchiatori", meglio non farsi nemmeno mezza illusione, quando la propria voce non sarà mai altrettanto potente e i propri muscoli mai altrettanto forti. Non sono capace di urlare e nemmeno di picchiare: è meglio che lasci il ring, prima di uscirne sordo e tumefatto.

E se passare per quel ring è l'unico modo per farcela, allora no, grazie!

04 gennaio 2010 21.48  
Anonymous Ohdrein ha detto...

Certo che la solitudine in questo periodo è un argomento che va alla grande :D in questi giorni c'era una discussione anche su FM. Che sia come l'influenza di stagione: è contagiosa? :P
Battute a parte, se ti accorgi di un limite, vuol dire che lo stai già superando. E poi sei sicuro che si tratti davvero di ingenuità e non di approcciattarti alla vita con gli occhi di un bambino? E poi sei sicuro che sia un difetto, uno sbaglio? O forse sono tutti gli altri che stanno sbagliando, che sono malati? E sei tu quello sano?

04 gennaio 2010 21.53  
Blogger by Ax ha detto...

Si dovrebbe sempre poter scegliere. Sembra banale, ma tu puoi?
Meglio uscire dal cumulo di letame per essere presenti, piuttosto che morire soffocati e perdere la parola.
D'accordo, non urlerai né picchierai, ma hai il dono di saper usare le parole... quale migliore arma?

04 gennaio 2010 22.32  
Blogger Nutza ha detto...

Dato che non so a cosa ti riferisci esattamente, ogni interpretazione potrebbe essere azzardata.
Ma, se posso permettermi di darti un consiglio: dici che sei incazzato; benissimo: lascia sbollire la rabbia. In questo momento faresti solo terra bruciata attorno a te.
Dov'è l'Andrea di "anche se siamo in pochi, qualcuno deve pur iniziare a cambiare le cose"? L'Andrea propositivo e appassionato?
Per quel poco che ti conosco, trovo che questo atteggiamento disfattista non è da te.
Lascia che la fiammella della rabbia si estingua e poi... soffia sulla cenere, e guarda cosa è rimasto sotto.
Uno spirito più combattivo di prima, magari ;)

05 gennaio 2010 01.31  
Blogger Parao ha detto...

Ohdrein, certo, io ho il tipico approccio da bambino. Non sono cresciuto, in molti sensi. Ma questo non mi ha mai impedito di affrontare la vita, nemmeno quando ha cominciato a picchiare forte.
Qui il discorso è differente: è il mezzo che falsa tutto. Certi interlocutori non apparirebbero così forti dal vivo, soprattutto a chi ascolta (per carità, non è che la realtà sia un filtro onnipotente: c'è chi è bravissimo a recitare la parte anche dal vivo...). E' lì, a quattr'occhi, quando ci si guarda negli occhi, che escono veramente il carattere, i pregi e i difetti. Qui in Rete si può recitare molto di più. Ci si può costruire e c'è chi lo fa a regola d'arte, con una strategia precisa. Non si parla di stupidi, ma di persone che fiutano quando tira una brutta aria, mentre parlano con qualcuno che non se la beve. E, naturalmente, sono personaggi convinti che "la miglior difesa è l'attacco". Quindi prima ti distruggono, meglio è.

E' un gioco al massacro cui non intendo più partecipare. E' rozzo, incivile e soprattutto sterile. Con gli arrivisti non c'è dialogo possibile, qualsiasi parola può venire manipolata, con arroganza, spregiudicatezza, volgarità. Tutte doti che non possiedo e, quindi, non posso combattere ad armi pari. Ergo, mi tolgo di torno e che parlino i fatti. Quelli veri.

Ax, certo che io posso scegliere: io amo scrivere, non essere pubblicato, dileggiato, insultato, denigrato. E amo essere letto: ho i miei lettori affezionati, tanto mi basta. Tutto il resto è un di più. E' un di più che ha un prezzo, a quanto pare: non sono un consumista e, se una cosa costa troppo, non la compro.
Esco dal negozio, Ax. Se poi la vita mi regalerà la cosa che non ho voluto comprare per via del prezzo, meglio. Sennò non mi lamento: sono un uomo felice e se non riuscirò mai a diventare uno scrittore professionista non sarà la fine del mondo; come se fosse l'unica cosa che so fare e che posso fare... :)

Nutza, grazie per l'intento, ma stavolta non c'è possibilità che la rabbia sbollisca del tutto (dormirci sopra non è servito a molto, infatti, se non a schiarirmi le idee su come comportarmi).
Ribadisco: il limite è stato superato. Anzi, c'è proprio questo di positivo: le parole questa volta hanno avuto l'effetto di svegliarmi definitivamente. Sbollirà la rabbia per lo sbruffone di turno, ma resterà forte e chiaro il messaggio: via da qui, il più in fretta possibile. Basta con questa farsa. E' ora di finirla. Sotto la cenere non è rimasto più niente, Nutza, tutte le vacche son scappate e il pozzo è avvelenato. Restano le preziose persone con cui ho un vero dialogo, che abitano dall'altra parte della collina. Chiederò un tetto a quelle, nei momenti di bisogno.
L'Andrea propositivo e appassionato che tu citi c'è ancora, ma si sta sempre più rintanando. La porta per i pochi "vecchi" è sempre aperta, quanto al fatto di andare a cercarne di nuovi... No way! Basta. Più che stanco, deluso e disilluso, è proprio ora che cominci a farmi gli affari miei sul serio. C'è chi è molto più bravo di me in questo, ma non è detto che gli arrivisti non abbiano nulla da insegnare. Se non altro ho imparato a riconoscerli, anche se si nascondono sotto mentite spoglie. Forse è questo che li fa incazzare così tanto.

05 gennaio 2010 10.43  
Blogger by Ax ha detto...

Andrea, bene, scegli di scansare il letame e io condivido.
Scegli di stare fuori dall'arena, quella dove si gioca per vedere il sangue, e frequentare le strade intorno, quelle ancora più difficili perché lì non si gioca affatto.

Be', magari un giorno ci si incontrerà, con molta altra gente a farti compagnia. ;)

05 gennaio 2010 11.07  
Blogger Federico Russo "Taotor" ha detto...

===
Più che stanco, deluso e disilluso, è proprio ora che cominci a farmi gli affari miei sul serio.
===

A mio avviso, sarebbe una sconfitta. Voglio dire, è come autocensurarsi, no? Come rifiutarsi di uscire di casa per paura che qualcuno ti dia una spallata e attaccare briga.
Secondo me bisogna sempre mettersi in gioco. E alcuni episodi non sono altro che il carburante necessario per farlo. :D

05 gennaio 2010 11.08  
Blogger Parao ha detto...

No, Federico: io in strada ci esco ogni giorno. Ed è su quella strada, quella reale, che ho sempre giocato le partite importanti. Non si tratta di autocensura, ma di argomenti esclusi da ciò di cui discuto. Del resto è già da un po' che sono molto più distaccato. Non devo far altro che staccarmi definitivamente: ma cosa me ne frega, a me, di gente simile? Internet fuorvia: quello che ho fatto per troppo tempo è stato avvicinarmi a degli attaccabrighe o a dei presuntuosi, sperando di ragionarvi. Una cosa che nella vita reale non farei mai! Mi tengo alla larga, perché non amo sprecare il mio tempo.
In Rete, ecco, ho sprecato fin troppo tempo, dato ciò che ho ricevuto in cambio. Ma, insomma, poco male. Va bene così: sono state mie scelte, accetto le conseguenze. Ora scelgo di agire in modo diverso.
Ma, vedrai, non è che tu noterai tanta differenza. Credimi, non è una sconfitta: è un'evoluzione.

Scanso il letame, sì, Ax. Puzza, riempie l'aria di mosche e ti fa passare l'appetito. :)

05 gennaio 2010 11.25  
Anonymous Ohdrein ha detto...

Andrea, non sei l'unico che sto sentendo in questo periodo che è stanco di critiche sterili e inutili: ne sto sentendo diversi. Il mio pensiero è questo (riporto le parole usate da un'altra parte): "Nel bene o nel male, la gente parla, e parlerà, sempre; l'unica cosa da fare è prendere se c'è qualcosa di costruttivo e di buono, lasciando perdere tutto il resto: è una perdita di tempo e rispondere ai dibattiti sterili sottrae solo energia. Questa energia è meglio impiegarla in altra maniera, ma alla gente, si sa, piace lamentarsi e fare polemica, perchè in questo modo ha un appiglio per non fare. Assurdo e inutile: io preferisco darmi da fare e costruire, piuttosto che perdere temnpo a distruggere; perchè distruggi oggi, distruggi domani, alla fine non rimane nulla. E poi?
Meglio creare, allora."

Il consiglio che ti ha dato Nutza è valido, ma capisco quello che dici: arriva il momento che ti stanchi di tutto il fango che ti circonda e che ti senti tirato addoso e dici basta. Si dà un taglio netto, perchè per certe cose non vale va più la pena darsi da fare; i rami morti vanno eliminati.
Basta arrivisti, basta prepotenti, tiranni, falsi e ipocriti; basta con questa cultura adolescenziale, narcisista e vuota.
Come fai tu, occorre essere bambini, sapendo affrontare la vita da individui maturi.

05 gennaio 2010 12.40  
Blogger Parao ha detto...

Condivido: bisogna ascoltare in silenzio. E poi fare.
Tutto il resto sono chiacchiere da bar.

E il concetto non riguarda più, semplicemente, la cultura: è un'entità indiscernibile, affollata da molti truffatori. Riguarda la mia vita. Capito questo, dopo averlo subito, si reagisce. Niente più sponde per i liquami: che colino a valle.

05 gennaio 2010 12.48  
Blogger by Ax ha detto...

Andrea, quello che ti proponi è indubbiamente un'evoluzione, ma discorsi come questo, lo sai anche tu, tengono fino a quando non si incappa in un'altra situazione che si trova insopportabile e si vuole intervenire per cercare di 'ragionare', per tentare di creare un dialogo per lo scambio di idee. È lo spirito di comunicazione, non alza mai la bandiera bianca, e in te ce n'è molto (sembro Yoda!).
In fondo, si tenta di arginare i liquami proprio per evitare che la valle si intasi.
Che la Forza sia con te. ;)

05 gennaio 2010 13.32  
Blogger Parao ha detto...

Eccerto! :)
E io con Yoda ti rispondo: "Non tentare. Fare o non fare."

05 gennaio 2010 13.44  
Anonymous Ohdrein ha detto...

L'Impero colpisce ancora. Mitico :)

05 gennaio 2010 14.08  
Blogger Nutza ha detto...

Grazie a questo scambio di commenti credo di aver inquadrato meglio la questione e la tua posizione, Andrea.
Anch'io, in questi giorni, mi sono ritrovata a pensare le stesse cose... e con più o meno la stessa rabbia dentro.
Per capirci meglio: ho seguito a distanza il putiferio scatenato su Lipperatura, la querelle "fantasy: letteratura o monnezza?", ma non me la sono sentita affatto di inserirmi e dire la mia. Come dice giustamente By Ax, in rete ci sono molte "arene dove si gioca per vedere il sangue". Ero tentata di dire la mia sul mio blog... ma credo desisterò: a che pro? Col rischio di scatenare altri flame? Oppure, semplicemente, per ritrovarci lì noi "quattro gatti" a ripeterci sempre le stesse cose?
Dalla querelle su Lipperatura, navigando navigando, sono finita in altri blog... e lì ho trovato la stessa situazione, se non peggiore: fazioni di lettori contro altri lettori o autori; e uno spreco enorme di parole... parole... parole... Anche lì non me la son sentita di inserirmi: chi me lo fa fare?
La mia politica, dunque, converge con la tua: dal mio piccolo porto franco (Le Storie Infinite) dirò la mia, certo; ma se, da quell'eremo, la mia voce non raggiungerà proprio tutti, pazienza: mi basta, appunto, sapere che ci siete voi "quattro gatti" a darmi retta.

05 gennaio 2010 14.52  
Anonymous Gladius ha detto...

Be', meglio nulla o tanta stolidità e alcuni piacevoli universi? Il punto secondo me è tutto lì, e se reputi di aver già quanto ti basta e realizza, be', hai ragione, abbandona o limita la realtà virtuale. E' questione di priorità e scelte seconde me, ma io non sceglierei mai questa strada. Sarebbe come smettere di provare emozioni per paura del dolore, e rimanere ancorati ai soliti emozionali scogli. In ogni caso, points of view... as always. (se ho frainteso il criptico discorso, deleta pure questo intervento)

05 gennaio 2010 22.46  
Anonymous Ohdrein ha detto...

Gladius, io non penso che Andrea abbia un certo comportamento per paura del dolore e rimanere cristallizzati su certe posizioni; credo invece che sia una persona aperta alle esperienze e al confronto, a mettersi in gioco.
Arrabbiarsi, rincagnirsi per cose inutili, come le polemiche, non servono a nulla. Ci si stanca di portare pesi morti, come quelli: arriva il punto che li si scarica. E lui ha fatto quello.
Se ci si pensa, la parola non è il linguaggio migliore; certo aiuta, ma è limitato. Un linguaggio migliore è come si vive. Perchè parlare, parlare, parlare, se non porta poi a fare, che cosa serve? Politica docet.
Andrea non si riferiva a smettere di parlare, tagliare i ponti e andare a vivere in un eremo lontano da tutti; solamente lasciar perder le sterilità.
Tu aiuteresti chi non vuole essere aiutato? Perderesti tempo a spiegare a chi vuole fare sempre gli stessi errori?
Le persone cambiano se voglio cambiare, non in base alle parole che gli si dicono; chi fa polemica non vuole cambiare: solo lamentarsi e avere attenzione.

06 gennaio 2010 00.02  
Anonymous Gladius ha detto...

Ah, okay. Grazie Ohdrein per il chiarimento, adesso ho capito a cosa vi riferivate.

06 gennaio 2010 01.38  
Blogger Parao ha detto...

In realtà mi preme una precisazione, Ohdrein.
Non ho cercato il dialogo per aiutare qualcuno in particolare, né per spiegare a qualcuno i suoi errori. Chi sono per fare una cosa del genere? Ho cercato il dialogo, perché il dialogo mi fa crescere, per mettere in discussione me stesso.

Nel momento in cui ti rendi conto che non stai crescendo, che quella cacofonia di voci che dicono tutto e il contrario di tutto e spesso sulle ali di emozioni eccessive, quando capisci che ben pochi riescono a trattarti col rispetto che si deve a un altro essere intelligente e di conseguenza tentano di elevare i propri discorsi e le proprie tesi approfondendo... in quel momento percepisci quanto è sterile.

E, ribadisco, Gladius, qui la porta resterà sempre aperta.
Solo non ho più voglia di andare a vedere cosa c'è nelle case degli altri, ecco.
Eppoi nella nostra nicchia l'aria è stantia, puzza. Non si respira più. L'atmosfera è asfittica e soffoca ogni buona intenzione. Con tutti gli scrittori che ci sono là fuori. Proprio uno come me, che accetta con un certo fastidio i "generi", disprezza i "sotto-generi" (parlo di questioni di etichetta, eh, non dei testi veri e propri), cosa se ne fa addossato in quest'angolo polveroso?
Ho perso fin troppa serenità seguendo certe diatribe senza fine e ho gettato alle ortiche fin troppe buone intenzioni. Come scrivevo, preferisco vivere.

06 gennaio 2010 14.08  
Anonymous Ohdrein ha detto...

Avevo capito Andrea, è solo che a un certo punto mi ha preso la mano e il discorso si è ampliato come una spirale che sale: partito da un punto e finito chissà dove :P La parte che riguardava il tuo pensiero finisce quando comincio a parlare del linguaggio: da lì sono partito per la tangente, ma l'intento era di spiegare il succo a Gladius, il concetto. Ma forse sono andato oltre ;)

06 gennaio 2010 15.52  
OpenID noventastefano ha detto...

Mi spiace sempre leggere queste cose. Rifuggo quasi sempre dalle discussioni proprio perché adoro il dialogo, ma raramente, se devo essere sincero, l'ho davvero trovato in rete. Alla fine mi rimaneva sempre addosso solo una gran rabbia che... no, non sbollisce affatto. Capisco quindi la tua scelta e la condivido, combattere i mulini a vento è inutile: le discussioni in internet diventano troppo spesso sterili litigi.

Per il resto quoto quanto detto da Ohdrein come ho fatto su FM.

Lascio la polemica a chi ha voglia di farla, io sono per una bella chiacchierata in simpatia e con toni piacevoli.

Stefanoventa

07 gennaio 2010 10.37  
Blogger Parao ha detto...

Stefano, è così.
Ho detto quello che sto pensando in questi giorni nella nuova considerazione di oggi. Ma, sì, la scelta è quella di tenermi stretto il dialogo che sono riuscito a guadagnarmi in questi anni; quello e soltanto quello.
Il resto è un gioco che non vale la candela.

In momenti come questo è molto facile fare polemica. Potrei alzare un polverone che la metà basterebbe: ho elementi a sufficienza. Ma preferisco parlare per me e a voi, spiegandovi la mia posizione in modo chiaro. Poi, chi c'è c'è (e io spero, naturalmente, che voi ci siate e restiate).
Non posso fare altrimenti.

07 gennaio 2010 12.19  

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