La (loro) pietra tombale
http://www.steamfantasy.it/blog/2008/09/13/sarei-potuto-essere-io-e-forse-lo-sono/
La pietra tombale è stata posata. Amen.
Internet è molte cose. Tra le tante, come ho già avuto modo di dire, è il rifugio degli imbecilli - i quali, per l'appunto, pensano di trovarsi in un rifugio, mentendo a se stessi, perché scrivono pubblicamente e poi non accettano che l'intruso entri nel loro "rifugio". Così lo chiamano "troll", convinti la loro teoria sia inattaccabile, il loro concetto di diritto ineccepibile.
Loro sono liberi di insultare e denigrare la persona autore, schernendola con un sarcasmo d'infimo livello (che fa proseliti, va sottolineato, perché la madre degli imbecilli è sempre in cinta - miete vittime, direi, anche tra gli insospettabili). Sono liberi di farlo pubblicamente, in rete (usando nome e cognome reali del loro oggetto di derisione, nascondendosi dietro un nomignolo - quasi sempre). E quando la persona derisa si permette di intervenire, viene definita "troll", cioè - per chi ancora non lo sapesse - uno che va in giro a provocare gli altri, infuocando le discussioni.
Per come la vedo io, queste persone sono decisamente più pronte di me alla società odierna, società che sento sempre più distante - e sempre più vicine le persone che dimostrano di avere una sensibilità affine alla mia. Pretendono libera espressione, ma non accettano il diritto di replica (che in rete si manifesta con un intervento diretto all'interno dei blog in cui prendono di mira qualcuno).
Se sono così irritato per quello che c'è scritto nella pagina raggiungibile cliccando sul link sopra incollato, forse, si potrebbe pensare, ho la coda di paglia. No. Ciò che mi irrita non è tutta la questione - sebbene contenga falsità piuttosto fastidiose -, bensì il fatto che in data successiva a quel brano e a quei commenti io abbia dialogato in rete con la persona in questione. Se avessi saputo, non avrei sprecato un millisecondo del mio tempo con lui. Non sono così misericordioso con gli imbecilli (e la cultura posseduta non assolve, mi dispiace; anzi, semmai aggrava). E, purtroppo, non riesco nemmeno a provare pietà. Devo migliorare, dunque.
Lascio a voi il compito di giudicare, me e loro. Se avete voglia di sprecare il vostro tempo, fate pure le vostre ricerche, approfondendo quanto è successo (a me ne è subito passata la voglia e non ricordo l'episodio. Non abbisogno di ricerche, comunque: so cosa mi muove e mi ha sempre mosso. Non ritengo d'aver fatto errori in rete, tranne uno, ingenuo, agli esordi - già chiarito con la persona in questione, a distanza di un po' di anni).
Quello che voglio far capire, con questa blog-considerazione, è molto semplice: questo mi allontana dalla rete. È un ottimo esempio: brano e commenti sono chiarificatori. E qualificano chi li scrive. Ma sono pochi, lì; ce ne sono stati e ce ne sono molti altri. Vedete voi: se il brano vi piace e siete d'accordo, smettete di leggere il mio blog e statemi lontani. Se invece capite...
Vi prego una cosa: non intervenite in una questione annosa - la data del brano lo sottolinea. Non sono qui per crearmi un esercito. Né tanto meno per ricevere buffetti d'incoraggiamento (infatti bloccherò i commenti a questo brano, affinché sia chiaro).
Non ho bisogno di sostenitori contro simili bassezze, né abbisogno di vicinanza o comprensione o qualsiasi altra cosa. Ciò di cui abbisogno è una sana, distaccata visione di una società fatta troppo spesso da persone che hanno dei valori morali relativi di una relatività affatto discutibile. Uno dei Comandamenti più calpestati e insudiciati dal presente è quello che predica di non fare al prossimo ciò che non vorresti venisse fatto a te - probabilmente perché necessita di riflessione per essere rispettato. Abbisogno, cioè, di riuscire a scrutare certi individui con freddezza, quasi che fossero nemici morti nell'atto stesso di dar fiato ai loro concetti, sepolti e su cui è stata posata una pietra tombale, infine e finalmente.
La speranza che un giorno, chissà, a qualche incontro letterario tali persone abbiano il coraggio di presentarsi per quello che sono, col loro nomignolo in rete, guardandomi negli occhi, è probabilmente un'illusione. Del resto, perché farlo? Non avrebbero dialogo, dopo una simile presentazione. Non parlo con chi manca delle qualità umane minime per affrontare un discorso costruttivo (si sentiranno offese, probabilmente, giudicate senza che io sappia nulla di chi sono in realtà. Ebbene, se qualità umane possiedono, allora le sviliscono scrivendo simili interventi in rete. La relatività di cui scrivevo poco fa, per l'appunto. Si rendano conto che ogni gesto, ogni parola conta. Non esiste una "sospensione della civiltà", cosa in cui invece sembrano credere).
Resta la convinzione che il cimitero si stia espandendo, ahimè. Nuove fosse vengono scavate, la processione continua. Un viavai di carri funebri è ben distinguibile lungo la linea dell'orizzonte. Pretendo da me stesso di non versare più una lacrima per queste morti, perché ne ho altre, di valore infinitamente più grande, da piangere. E pretendo di tirare dritto per la mia strada. Da ora e una volta per tutte.
Alla prossima, più serena blog-considerazione.
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