30 gennaio 2009

La (loro) pietra tombale

Questa mattina, dopo aver letto l'ultima intervista a Marco Davide, m'è tornato l'insano impulso di farmi un giretto in rete. Google: ricerca «"la rocca dei silenzi" recensione». Essendo un romanzo del marzo 2005, ed essendo io tutt'altro che un autore di successo, non ho trovato nulla di nuovo fino a quando non mi sono imbattuto in questo:
http://www.steamfantasy.it/blog/2008/09/13/sarei-potuto-essere-io-e-forse-lo-sono/

La pietra tombale è stata posata. Amen.
Internet è molte cose. Tra le tante, come ho già avuto modo di dire, è il rifugio degli imbecilli - i quali, per l'appunto, pensano di trovarsi in un rifugio, mentendo a se stessi, perché scrivono pubblicamente e poi non accettano che l'intruso entri nel loro "rifugio". Così lo chiamano "troll", convinti la loro teoria sia inattaccabile, il loro concetto di diritto ineccepibile.
Loro sono liberi di insultare e denigrare la persona autore, schernendola con un sarcasmo d'infimo livello (che fa proseliti, va sottolineato, perché la madre degli imbecilli è sempre in cinta - miete vittime, direi, anche tra gli insospettabili). Sono liberi di farlo pubblicamente, in rete (usando nome e cognome reali del loro oggetto di derisione, nascondendosi dietro un nomignolo - quasi sempre). E quando la persona derisa si permette di intervenire, viene definita "troll", cioè - per chi ancora non lo sapesse - uno che va in giro a provocare gli altri, infuocando le discussioni.
Per come la vedo io, queste persone sono decisamente più pronte di me alla società odierna, società che sento sempre più distante - e sempre più vicine le persone che dimostrano di avere una sensibilità affine alla mia. Pretendono libera espressione, ma non accettano il diritto di replica (che in rete si manifesta con un intervento diretto all'interno dei blog in cui prendono di mira qualcuno).
Se sono così irritato per quello che c'è scritto nella pagina raggiungibile cliccando sul link sopra incollato, forse, si potrebbe pensare, ho la coda di paglia. No. Ciò che mi irrita non è tutta la questione - sebbene contenga falsità piuttosto fastidiose -, bensì il fatto che in data successiva a quel brano e a quei commenti io abbia dialogato in rete con la persona in questione. Se avessi saputo, non avrei sprecato un millisecondo del mio tempo con lui. Non sono così misericordioso con gli imbecilli (e la cultura posseduta non assolve, mi dispiace; anzi, semmai aggrava). E, purtroppo, non riesco nemmeno a provare pietà. Devo migliorare, dunque.

Lascio a voi il compito di giudicare, me e loro. Se avete voglia di sprecare il vostro tempo, fate pure le vostre ricerche, approfondendo quanto è successo (a me ne è subito passata la voglia e non ricordo l'episodio. Non abbisogno di ricerche, comunque: so cosa mi muove e mi ha sempre mosso. Non ritengo d'aver fatto errori in rete, tranne uno, ingenuo, agli esordi - già chiarito con la persona in questione, a distanza di un po' di anni).
Quello che voglio far capire, con questa blog-considerazione, è molto semplice: questo mi allontana dalla rete. È un ottimo esempio: brano e commenti sono chiarificatori. E qualificano chi li scrive. Ma sono pochi, lì; ce ne sono stati e ce ne sono molti altri. Vedete voi: se il brano vi piace e siete d'accordo, smettete di leggere il mio blog e statemi lontani. Se invece capite...
Vi prego una cosa: non intervenite in una questione annosa - la data del brano lo sottolinea. Non sono qui per crearmi un esercito. Né tanto meno per ricevere buffetti d'incoraggiamento (infatti bloccherò i commenti a questo brano, affinché sia chiaro).
Non ho bisogno di sostenitori contro simili bassezze, né abbisogno di vicinanza o comprensione o qualsiasi altra cosa. Ciò di cui abbisogno è una sana, distaccata visione di una società fatta troppo spesso da persone che hanno dei valori morali relativi di una relatività affatto discutibile. Uno dei Comandamenti più calpestati e insudiciati dal presente è quello che predica di non fare al prossimo ciò che non vorresti venisse fatto a te - probabilmente perché necessita di riflessione per essere rispettato. Abbisogno, cioè, di riuscire a scrutare certi individui con freddezza, quasi che fossero nemici morti nell'atto stesso di dar fiato ai loro concetti, sepolti e su cui è stata posata una pietra tombale, infine e finalmente.
La speranza che un giorno, chissà, a qualche incontro letterario tali persone abbiano il coraggio di presentarsi per quello che sono, col loro nomignolo in rete, guardandomi negli occhi, è probabilmente un'illusione. Del resto, perché farlo? Non avrebbero dialogo, dopo una simile presentazione. Non parlo con chi manca delle qualità umane minime per affrontare un discorso costruttivo (si sentiranno offese, probabilmente, giudicate senza che io sappia nulla di chi sono in realtà. Ebbene, se qualità umane possiedono, allora le sviliscono scrivendo simili interventi in rete. La relatività di cui scrivevo poco fa, per l'appunto. Si rendano conto che ogni gesto, ogni parola conta. Non esiste una "sospensione della civiltà", cosa in cui invece sembrano credere).

Resta la convinzione che il cimitero si stia espandendo, ahimè. Nuove fosse vengono scavate, la processione continua. Un viavai di carri funebri è ben distinguibile lungo la linea dell'orizzonte. Pretendo da me stesso di non versare più una lacrima per queste morti, perché ne ho altre, di valore infinitamente più grande, da piangere. E pretendo di tirare dritto per la mia strada. Da ora e una volta per tutte.

Alla prossima, più serena blog-considerazione.

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21 gennaio 2009

Sottrazione


L'avevo già detto? Non ricordo, ma, anzi, a me pare d'aver detto spesso il contrario. Che, coè, durante la revisione mi trovavo spesso ad aggiungere, anziché a sottrarre.
Non è così ultimamente. Mi scopro sempre più verboso e, di conseguenza, molesto. Per il tipo di testo che sto scrivendo adesso la cosa è deleteria (ma per quale testo la sintesi non è la chiave di volta?).
Molesto, esatto. Mi irrita vedere come in prima stesura scrivo interi passaggi inutili. Ma cosa mi passa per la testa? Credo sia la stessa cosa che mi succede quando parlo, perché scrivo come parlo, in linea di massima. Immagino la noia dei miei poveri interlocutori: "Questo qui è affetto da logorrea..." penseranno. O, più realisticamente: "Cheppalle!"
Già, bisogna darci un taglio.
C'è qualcuno là fuori che ha qualche suggerimento sul come tenere a bada la verbosità durante la prima stesura, senza però stroncare l'ispirazione? In fondo, mi dico, anche un Sepùlveda, a inizio revisione, si ritrova un manoscritto che poi diventa molto più breve (lo afferma lui stesso, in "Raccontare, resistere" - TEA). E non è che sia l'ultimo scrittore arrivato.
Non c'è modo, dunque? È semplicemente normale, devo conviverci e fare del mio meglio durante la revisione? Se così è, la seconda fase diventa ben più importante di quanto è stata finora. Qui c'è un sacco di lavoro da fare!

Puff... puff...

Pant! Pant!

(Mannaggiammé!)

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15 gennaio 2009

2009

Mentre la prima metà del primo dodicesimo d'anno se ne sta andando (?!), il qui presente fa il punto della situazione con se stesso - e con voi.

I progetti in campo sono molti, devo ammetterlo. Ma, questa volta, per una volta, il tempo a disposizione sembrerebbe essere sufficiente. Ma riuscire a raggiungere tutti gli obiettivi che mi sono prefissato non è cosa da poco: ho sempre preteso il massimo da me stesso - e anche per questo voi siete costretti ad attendere e attendere.
Be', se le cose vanno come penso io, attenderete ancora un po', ma poi comincerete a sentir parlare di "eventi" concreti. Fatti, insomma, che mancano da troppo tempo sotto il nome Andrea D'Angelo. In molti sensi, pretendo che il 2009 sia il mio anno, anche se per i tempi editoriali è probabile che tutto slitterà nelle vostre viscide manine nel 2010 (scusatela licenza poetica...).

Frattanto sono stato per la prima volta in Africa, nel sudest del Marocco, da Marrakesh fino quasi al confine con l'Algeria (poco più di 500km, ma in Marocco non sono pochi).
Qui sotto potete vedere un'immagine degli splendidi paesaggi che il luogo ci ha regalato (non è stato proprio gratis, eh...). Più precisamente, questo scorcio è stato rubato all'Atlante.

La catena dell'Atlante - Dicembre 2008

E proprio una splendida foto del Sahara è ciò che ho deciso di riportare all'interno del mio sito, come mia nuova "descrizione fisica". Sono piuttosto lontano e in ombra e, inutile dirlo a chi mi conosce bene, la metafora mi piace!
Naturalmente la foto è all'interno della solita pagina. Ecco qui:
http://www.negrore.com/negrore

Tenterò nel mio piccolo di aggiornare un po' più spesso questo blog, ma il fermo intento di non rivelare nulla di ciò che sto facendo (la grande sorpresa iniziale, ricordate?), perché va contro il mio stesso interesse - e questa volta in modo davvero contro, se riesco a spiegarmi.
Bene, basta così per ora.
Ah, no... Un attimo. Tanto per non gettare il sasso e ritrarre la mano, sappiate che pretendo da me stesso l'ultimazione di almeno tre romanzi entro la fine del 2009 (mi piacerebbe quattro, ma credo me lo consentirebbe soltanto uno stato di forma esagerato, da supereroe, tenendo presente che ho altri "progettini" di vita che non sono proprio una passeggiata - leggi, impegnativi -, come, ad esempio, il mio matrimonio).

Hasta luego!

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09 gennaio 2009

Recensione - La lama del dolore

Comincio l'anno con una nuova recensione, dopo molto tempo (tra parentesi, ho soltanto quella di "Pentar", ma tenterò di recuperare informazioni dal pozzo buio della mia memoria).

Leggetela e tornate a commentare nel blog, se avete piacere.

Marco Davide - Lothar Basler - La lama del dolore
http://www.negrore.com/recensioni/10lotharbasler1.htm

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