17 dicembre 2009

Terry Brooks

Devo essere sincero, i commenti che leggo in rete ormai suscitano in me un certo distacco. Mi sento freddo, di fronte a certe esternazioni, scritte da emeriti sconosciuti, senza né arte né parte, capaci soltanto di attaccare e di detrarre (cosa molta diversa dal "criticare").

Terry Brooks è un autore su cui mi sono formato. Mi rendo conto che allora ero giovane e che oggi guardo ai suoi romanzi con un occhio completamente diverso. Non potrei mai considerare le sue storie a livello della capacità immaginifica di un Steven Erikson, ma neanche di un Francesco Barbi, di un Riccardo Coltri, di un Luca Tarenzi o di un Francesco Dimitri (tanto per parlare di casa nostra), che quanto a originalità non si discutono. È rimasto invischiato in Shannara e da lì non è più riuscito a schiodarsi, fino alla fine dei suoi giorni. Lui stesso lo ha affermato e la cosa dovrebbe far riflettere tutti coloro i quali si prodigano nel denigrarlo in ogni occasione.
Un conto è non apprezzarlo: il lettore ha i suoi gusti e vanno sempre rispettati. Un conto è considerarlo uno scribacchino in base ai propri gusti.

Cos'ha Terry Brooks per meritarsi il successo che ha?
Inizialmente ha avuto soltanto un editore particolarmente lungimirante. Poi, però, ha dimostrato di saper scrivere, tecnicamente parlando, molto meglio della maggior parte degli altri autori. Ciò che lui rende scorrevole, altri contorcono. La sua prosa fluisce ed è un piacere leggerlo (mi tornano in mente i capitoli iniziali del secondo romanzo della trilogia del "Verbo e del Vuoto", tanto per far piazza pulita del suo fantasy più classico: sono un manuale di scrittura creativa, tanto di cappello). Il contenuto, purtroppo, a lungo andare è rimasto sempre lo stesso e questo non depone a suo vantaggio. Ma chiunque là fuori pensi che non sia uno scrittore, chiunque lo denigri come se fosse l'ultimo della classe, ogni santissima volta che spunta il suo nome, dovrebbe anzitutto ricordare che il 50% di un romanzo è fatto dalla capacità di narrare una storia. E in questo Terry Brooks può fissare negli occhi chiunque.

Il resto sono chiacchiere.

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9 Commenti:

Blogger emilio ha detto...

E al 99% sono d'accordo con te ;-)! L'1% riguarda la capacità immaginifica di T.Brooks nei confronti di altri grandi, quali Erikson & co. Trovo che, in quanto a quest'ultima, la trilogia del Verbo & Vuoto non abbia nulla da invidiare a scrittori considerati molto più "cool", come Gaiman, Mieville ecc... e anche Shannara continua a produrre piccole chicche. Ma, con ogni probabilità, sono un caso clinico: mi sono goduto anche la serie della Jerle Shannara!
In attesa di poter rivedere quei vecchi scapestarti di Tarko e Balko, in bocca al metalupo per il tuo nuovo progetto!
Tallund

17 dicembre 2009 14.30  
Blogger Gladius ha detto...

Brooks è Sicuramente un ottimo scrittore, ma come accade spesso nell'idolatrare qualcosa, i lettori si dividono solo in chi lo ama e chi lo disprezza, abbandonando quella moderazione che sovente è la giusta chiave di lettura di un'opera. Mi accorgo sempre più, giorno dopo giorno, che viviamo un mondo in cui la normalità, la media e qualunque giudizio diverso dal tutto o niente viene visto come la cosa peggiore che possa capitare. Forse abbiamo bisogno di emozioni più forti di quelle che ci suscitano le cose, una tendenza naturale a romanzare la vita e le cose che ne fanno parte, un giornalistico modo di affrontare la giornata. Sinceramente non lo so. Resta il fatto che a me Terry ha regalato momenti indimenticabili quando ero neanche quindicenne, e rimarà lì nella mia memoria insieme agli altri grandi autori che ho avuto la fortuna di incontrare nei loro libri. Perciò, grande o non grande che sia, è riuscito laddove molti sono caduti miseramente: lasciare il segno.

17 dicembre 2009 15.02  
Blogger by Ax ha detto...

Ho letto per la prima volta Brooks l'anno scorso, per cui non posso certo dire di essere un fan.
Il mio giudizio nasce unicamente dalla lettura dei primi 3 volumi di Shannara. Di questi, ciò che mi colpì fu la naturale scorrevolezza e il senso di intimità che l'autore riusciva a instaurare con i suoi personaggi e l'ambientazione. Contrariamente (almeno credo) a molti, fu il primo libro a catturarmi maggiormente. Diciamo che lo godetti appieno, seppur senza particolari emozioni, se non quelle di provare interesse per il suo stile semplice e efficace.
Continuando la trilogia, però, mi fu quasi subito chiaro che la struttura narrativa era bene o male la stessa in ogni libro.
Questo incise molto sul mio apprezzamento. Difatti, anche "Le Pietre", suo 'capolavoro' secondo molti, sicuramente il più toccante, non riuscì a lasciare un segno così netto da farmi mettere Brooks tra i preferiti.

Ad oggi, quando penso a Brooks lo faccio con simpatia, tenendo bene a mente che, come dici tu, il 50% di un romanzo è fatto dalla capacità di narrare una storia, e lui ci riesce meglio di molti altri. Riflessione che comunque non è ancora così forte da farmi prendere in mano un altro suo romanzo, almeno di quelli ambientati a Shannara.
Ho anche "Landover". Che dite, merita una chance? ;)

17 dicembre 2009 19.11  
Blogger Alessandro "Okamis" Canella ha detto...

Parto da te by Ax.
Sì, Landover merita una chance, soprattutto il primo libro, il mio preferito di Brooks. Poi, però, la serie perde un po' di mordente, e il quinto, lo ammetto, lo ritengo proprio un brutto libro.

Più in generale...
Brooks amo definirlo un onesto artigiano. Non uno di quegli scrittori capaci (o desiderosi?) di rivoluzionare il campo in cui si muove, ma di certo uno che il suo mestiere lo conosce e anche molto bene. La tecnica c'è, è indubbio, e "A volte la magia funziona" è uno dei migliori volumi sulla scrittura sul mercato (personalmente lo ritengo pure migliore di un altro classico del genere, "On writing" di King). Il difetto di Brooks è quello già segnalato: praticamente racconta sempre la stessa storia. Oltre a ciò ne aggiungo un altro, personalissimo: il fatto che i volumi conclusivi delle sue saghe sono sempre nettamente inferiori a quelli iniziali. Insomma, non uno di quegli scrittori che porterei con me su un isola deserta, ma comunque un buon maestro.

18 dicembre 2009 00.31  
Blogger Parao ha detto...

Soprattutto, ragazzi, non c'è mai stata alcuna presunzione in lui. Ha sempre detto le cose come stanno. "A volte la magia funziona" è quasi scioccante da questo punto di vista. Ma, del resto, ottenuto il successo che ha ottenuto, l'onestà intellettuale ha potuto permettersela.
A me piace soprattutto come persona, ecco. E resta uno degli autori che più mi piacerebbe conoscere di persona. (Conservo una sua lettera ancora oggi con gelosia... - nonostante sia la prova concreta di quanto poco sapesse al tempo dell'Italia e della situazione tragicomica in cui gli autori nostrani sono costretti a scrivere! ;)

18 dicembre 2009 14.20  
Blogger andreatortoreto ha detto...

Da molto tempo avrei voluto leggere, sul web, parole come le tue Andrea. Mi trovo totalmente in linea con quanto dici tu; grazie a Brooks ho scoperto il fantasy e, ancora oggi, pur essendo più consapevole, maturo, critico nei suoi riguardi, continuo a leggerlo con piacere. La sua prosa, la capacità di gestire la storia, di tener desto l'interesse, lo rendono, appunto tecnicamente, uno scrittore come pochi

19 dicembre 2009 16.19  
Blogger andreatortoreto ha detto...

Aggiungo una cosa, ripetendo che non sono un cieco paladino della causa Brooks ma un lettore che adora il fantasy; alcuni suoi personaggi, anche malvagi, alcune momenti dei suoi romanzi, sono tra le poche cose che vorrei dimenticare per poterle leggere nuovamente...

20 dicembre 2009 23.26  
Anonymous Marco Longobardo ha detto...

Andrea, sono un grande fan di Terry Brooks, e non mi sto qui a dilungare su perchè mi piaccia - anche io come te mi sono formato sui suoi libri, ho pianto e sofferto con Amberle e Walker, riso con Cogline, tremato con Nest.

Volevo semplicemente esprimere stima e apprezzamento per quanto hai detto sul modo di scrivere di Terry: lui sa. Anche se le storie forse sono quelle di sempre, lui sa scrivere.
Si potesse dirlo di autori forse più 'originali'...

19 gennaio 2010 13.27  
Blogger Parao ha detto...

E' dura farsi scivolare addosso certe esternazioni, gratuite, spesso ignoranti nel senso più stretto del termine. Non è la prima volta che mi sento di dover difendere Terry Brooks. Ma questo non è difficile: gli devo gratitudine e rispetto per ciò che ha aiutato a crescere in me. Senza i suoi romanzi sarei cresciuto più lentamente, come scrittore. Sono stati una tappa fondamentale, ben più di altri, e chiunque pensi che questo sia motivo di vergogna, trova risposta nelle mie attestazioni di stima nei confronti dello scrittore Brooks, oltreché dell'uomo Terry. (Di cui conservo gelosamente una lettera di risposta di suo pugno, di ormai moltissimi anni fa.)

Una cosa, Marco, perché non vorrei essere frainteso. Gli autori che ho citato sono tutti autori che stimo moltissimo ed erano esempi positivi. Non li mettevo in contrapposizione con Terry Brooks. Quelli in contrapposizione non li nomino, perché non meritano di essere nominati.

Alla nostra, Marco! Prosit! :)

19 gennaio 2010 14.09  

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