23 giugno 2009

L'Iran e il moralizzatore

In questi giorni i tragici eventi iraniani hanno colpito tutti. Personalmente, l'unica riflessione che mi sento di fare è una riflessione democratica.
Gli iraniani sono scesi in piazza certi che ci sarebbero stati scontri. Forse non erano certi che qualcuno di loro sarebbe morto, perché la speranza è sempre l'ultima a morire nell'animo umano, ma quando il primo morto c'è stato, non sono tornati a casa. Quindi, di fronte agli occhi sgranati o bagnati dalle lacrime di persone come me, appartenenti al mondo dei ricchi e consumisti, si sono immolati nel nome di una democrazia per cui hanno appena cominciato a lottare, stando alla linea di un dittatore come Ahmadinejad.
Perché gli iraniani dell'opposizione sono scesi in piazza a morire? Per reclamare il loro diritto al voto, democraticamente conteggiato. Una banalità che poi tanto banale non è. Non sono scesi in piazza a morire, insomma, chiedendo che Ahmadinejad se ne andasse. Non è stato, né è un tentativo di golpe da parte di un'opposizione esasperata. Chiedono il rispetto del voto. Anche se certi che così otterrebbero la maggioranza, ribadisco, soltanto quello chiedono.

Tornando in Italia, la cosa fa molto riflettere.
Vero è che la certezza fino all'ultimo voto del conteggio democratico non esiste nemmeno in Italia - e questo dovrebbe far riflettere, perché se c'è gente che si fa ammazzare pur di vedere rispettare il proprio diritto, chi commette brogli in Italia, di destra o di sinistra che sia, andrebbe messo in galera per un bel po'. E' un reato decisamente grave.
Ma fa molto riflettere perché gli italiani, sfiduciati nei confronti di questa classe politica, scelgono spesso di non andare alle urne a votare. Ed è l'evidente reazione di un popolo che crede la propria democrazia non sia in pericolo. Una reazione miope, quantomeno poco lungimirante, che non ci fa onore. Gli occhi della ragazza che sta morendo, e muore, a Teheran sembrano dirci questo: sto morendo perché il mio Paese abbia una democrazia e scongiuri una dittatura. Se non fossimo tutti gravemente consapevoli che sta succedendo adesso, in queste ore, sul nostro Pianeta Terra, sembrerebbe un documento storico a colori. Un documento universale, tragico simbolo di ciò che sta accadendo in Iran, ma anche simbolo universale di quanto vale un voto democratico in qualsiasi Paese del mondo. Vale una vita, perché la democrazia è un ideale e per gli ideali si muore.
In un mondo che ha ormai bocciato gli idealisti come "anacronistici" o, peggio, come "idioti illusi", fa molto riflettere.

Le mie invettive dei giorni passati, che considero valide a tutt'oggi (e anche a "tutto domani"), mi sembra non sottolineassero un punto fondamentale. Sempre per evitare fraintendimenti, preferisco specificare quindi quale sia il mio pensiero.
Al di là di tutta la morale che si può fare attorno ai fatti ormai conosciuti della vita privata del nostro Presidente del Consiglio, resta il fatto che è stato democraticamente eletto. E, almeno per quanto mi riguarda, qualsiasi tentativo di togliergli la poltrona da sotto il culo sarebbe un atto eversivo, contro cui io mi schiero nettamente. Il principio democratico conta più di quello che io possa pensare di Berlusconi. (Ma, sia chiaro, il discorso "democrazia in Italia" non finisce qui e non si ferma certo alle volgari nottate di una delle quattro cariche più alte dello stato, all'interno perfino di residenze istituzionali trasformate in privè.)
La sinistra italiana ha sbagliato tantissimo negli ultimi anni e continua tragicamente a sbagliare. Pensano di battere l'avversario sfruttando gli scandali che lo coinvolgono, anziché proponendo qualcosa. Forse Franceschini & Co. sarebbero felici di una crisi di governo che riportasse tutti alle urne e la cosa spaventa, perché denuncia quanto siano distanti dalla realtà del Paese: perderebbero, le prenderebbero di santa ragione.
L'Italia ha bisogno di assorbire e metabolizzare il Governo Berlusconi, permettendo poi di espellerlo come una sostanza tossica. Perché ciò avvenga, è spiacevole dirlo, bisogna lasciare che questi democratici autoritari che reggono il Paese continuino a fare lo schifo che hanno fatto sinora. Soltanto il tempo porterà a galla la verità e gli italiani, compresi gli elettori di centrodestra, inizieranno a sentire sulla propria pelle che sono stati ingannati, distratti da un'informazione servile.
Non c'è altro modo e fa strabuzzare gli occhi che il centrosinistra non se ne renda conto. Fa incazzare, e di brutto, vederli sbraitare ogni giorno sul Papi, producendosi in facili battutine adolescenziali, quando invece dovrebbero costruire un'opposizione che distrugga atto di governo dopo atto di governo ciò che PDL e Lega assieme stanno drammaticamente portando avanti: un disegno che cambia l'Italia in un Paese da cui espatrierò volentieri. (Il tutto in pochi anni: complimenti, è proprio vero che lavorano sodo!)

In tutto questo s'inserisce la dichiarazione del Direttore del TG1 Minzolini di ieri. E' un esempio perfetto per illustrare ciò che ho appena scritto.
Condivido almeno parte delle sue parole e me le godo con un ghigno. La sua linea non fa una grinza e, vi dirò, è una buona linea. Attenersi ai fatti sarebbe giornalismo. Il fatto che l'inchiesta di Bari ancora non ne abbia prodotti, di definitivi, è vero. (Poi, ci sarebbe da dire che un'inchiesta, con prove messe sotto chiave, è un fatto in sé, anche se ovviamente non prova la colpevolezza e il coinvolgimento di nessuno.) La citazione del caso Sircana, poi, è l'apoteosi dell'ipocrisia - e qui finisce la mia condivisione (dato che un conto è colpire un governo con un fatto di strada, un conto con festini reiterati all'interno di uno dei massimi edifici delle istituzioni. Ma, si sa, la destra non ha mai avuto nel suo DNA le sfumature (la sinistra sì e per questo si è sempre fatta del male da sola). Per loro è tutto o bianco o, meglio, nero. O, al limite, rosso, alla vista del quale reagiscono come i tori.)
Ma resta la linea del direttore Minzolini, che mi sta bene. Mi fa ghignare, sì, perché lo aspetto al varco. Il giorno in cui ci sarà un fatto, non potrà più tirarsi indietro dal renderlo pubblico a mezzo televisivo. Dovrà dirlo, chiaramente, con tanto di primo servizio, perché lo scandalo è piuttosto grave. (E se pensate che non lo sia, guardate cos'è successo in Inghilterra, in una democrazia più compiuta della nostra, cioè, per dei rimborsi spese anche di poche decine di sterline. Riflettete, prima di aprire bocca.) Quel giorno, anche chi oggi non lo crede, capirà che ormai siamo sotto un'informazione che con la democrazia ha poco a che fare e che sceglie posizioni etico-moralistiche all'occorrenza, quando fa comodo.
Come dicevo, questa presa di posizione illustra ciò che penso si debba fare con questo Governo, per agire nel solco della democrazia e avere ragione del centrodestra alle prossime elezioni: attendere, attendere che i fatti emergano e che i silenzi tuonino in tutta la loro evidenza.
Caro Direttore Minzolini, attendo la sua puntuale messa in onda, documentata e ampia, dei fatti futuri. La attendo con un ghigno sulle labbra. Stiamo a vedere fin dove arriva la sua dirittura morale e la sua onestà intellettuale.

Tornando all'Iran, a quei grandi poveracci che si sono fatti ammazzare, picchiare, corrodere dagli acidi e arrestare a Teheran, fa rabbrividire la china presa dall'Italia, un Paese che ormai vive le giornate a fare battutine su Silvio Berlusconi o sui comunisti.
Cosa ne penserebbero i Padri Fondatori? Cosa ne penserebbero gli statisti del passato (ché nel presente non ne esistono)?
Vien voglia di mettersi a piangere.

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